Zizzagando. 13 titoli di sport

Con Bobo Kovac

(v.zagn) 1) Il 7 aprile, dunque martedì, la morte di Maurizio Mosca, l’inventore del trash, il re insieme ad Aldo Biscardi delle discussioni. 10 anni fa ci lasciò, memorabile l’Appello del Martedì con Moana Pozzi.

2) Ghirardi paga personalmente i creditori, cerca insomma di uscire pulito dalla vicenda processuale, si è sempre professato innocente, ovvero aveva venduto il Parma all’albanese Taci, che gli era stato suggerito dalla stessa Lega. Il punto.

3) Il coronavirus renderà più normale lo sport mondiale. I conti gonfiati, le sponsorizzazioni, l’iperpagamento di tanti, anche solo i terzi portieri. Ascoltando tanti campioni dello sport passato, fra gli anni ’70 e 2000, è evidente che in calcio, basket, volley e altri sport di vertice ci sono ritorni di immagine elevatissimi contratti molto pesanti.

4) Bella l’idea di finire i campionati a settembre, affascinante. Io farei senza i playoff, in tanti sport. Non sono indispensabili, anzi.

5) Motociclismo, i 18 mesi di stop a Iannone. L’avvocato De Rensis venne a presentare un libro, a Reggio. Il doping e lo sport italiano. il personaggio da copertina.

I videoracconti.

1) Calcio femminile. “I procuratori prendono il 20% dello stipendio – rivela Alice Pignagnoli -, ovvero una mensilità alla giocatrice e una alla società”. Insomma è come quando si affitta un immobile. Percentuale altissima, record, nel calcio mi dissero sul 5%.

2) La Lazio, l’affrescone con Pino Wilson: “Meglio lasciare il fuorigioco, una volta si picchiava di più, adesso è punito il fallo tattico. C’erano i blocchi, in nazionale, solo il Cagliari e noi lo squarciammo. Cosa fa la rosa del primo scudetto. La storia dell’Internapoli e dei Cosmos. Le scommesse: retrocedemmo e fummo condannati per una sola partita, Lazio-Milan, stetti in galera 6 giorni. Avevo il contratto da dirigente della Lazio, avrei giocato qualche altro mese e poi sarei passato alla scrivania”-

3) Basket, Prandi. Tre ore e mezza di storia, con l’ex presidente della pallacanestro Reggiana, tanta reggianità ma anche spunti nazionali. “Mi cacciarono dalla presidenza di Lega basket, dopo 5 anni, Sabatini della Virtus Bologna e Minucci di Siena, due bei personaggini. Con Petrucci avevamo baruffato spesso, accettai la presidenza degli arbitri per fare pace, invece voleva comandare lui”. Come ha comandato spesso su Egidio Bianchi. Adesso mi pare che con Gandini sarà più facile, viene dalla Roma, immagino l’abbia caldeggiato, dal calcio. “Il nuovo presidente è stato scelto dalla commissione con Milano, Virtus Bologna e Sassari, evidentemente Proli a qualcuno non era andato bene”. La carriera manageriale tutta, i 19 anni di presidenza della Reggiana. “E Reggio dall’82 è in serie A, minimo A2, poche società, come Reggio”.

4) Volley, Manu Benelli: “Il problema sono i dirigenti, pochi sono competenti, comandano i procuratori, fanno le squadre, dovrebbero invece essere i presidenti, a farle. Io nel 2012 mi sono autoretrocessa alle giovani, ho scoperto Lo Bianco e altre”. Due ore e mezza sugli allenatori e sul sestetto della nazionale di sempre, un po’ di Teodora Ravenna e naturalmente la carriera.

5) Amarcord, la Teodora Ravenna vinse 11 scudetti e 73 partite di fila, Liliana Bernardi: “Ma io ho sempre lavorato. A 19 anni non avevo voglia di studiare, sono stata assunta nell’azienda della proprietà, ma ho sempre lavorato 8 ore e la sera mi allenavo, è stata dura. Solo io e magari un’altra, fra le titolari. Addirittura, ho saltato la nazionale, a lungo, mondiali ed europei, perchè il gm Beppone Brusi voleva che in nazionale andasse ad allenare Sergio Guerra, il tecnico del nostro miracolo. Non volevo parlare dei miei genitori: sono nata a Capodistria, quando avevo 2 anni uno ci portò via, insieme a mia sorella, in un campo profughi, a Cremona, senza neanche consultare la mamma. Scelse poi dove andare, a Ravenna, è stata la mia fortuna, naturalmente. E mia sorella era più forte di me. Mi mancano 2 anni alla pensione, ne ho 60 appena compiuti, 4 giorni fa. Non ho mai digerito l’addio a Ravenna, ho dato l’anima, mi ero fatta male, nel ’93 il dg Bottaro – poi fido di Michele Uva, ovunque – mi comunicò che ero congedata. Andai a Fano, in A2, e smisi, a soli 34 anni. All’epoca le centrali ricevevano, era un’altra pallavolo, senza libero e con il cambio palla”.

6) La bulgara Zeza Bojurina, moglie del giornalista della Gazzetta Sandro Filippini. “La Bulgaria era povera, prima della caduta del muro, gli allenamenti durissimi. L’Italia mi ha cambiato la vita”.

7) Pallanuoto, Noemi Toth: “L’Ungheria e l’Italia, il setterosa campione del mondo e l’Orizzonte Catania, il Volturno e mio marito, i gemelli e Santa Maria Capua Vetere. I 10 scudetti con papà, in Ungheria, e la Coppa dei campioni, il bello dell’acqua e degli allenamenti in acqua”.

8) La centralità del regista, in tutti gli sport. Pirlo, il racconto di Manuela Benelli nel volley, Pino Marzella nell’hockey pista spiega che è fondamentale, lui che era bomber. La galleria dei playmaker di ogni sport.
L’hockey su pista, appunto, il racconto del campione italiano più vincente e noto, nel mondo: “I portoghesi sono estrosi, gli spagnoli i più vincenti. Il miracolo Giovinazzo, all’inizio non ci pagavano proprio, lo scudetto a Reggio Emilia, i magnati che a Monza e a Novara hanno investito più di tutti. La svolta mancata è stata Barcellona ’92, eravamo solo sport dimostrativo. Le donne sono tecnicamente interessanti, il movimento vale un 20%, purtroppo. Il fascino della frenata, del dribbling, le risse sfiorate in campo e il farsi rispettare anche fuori. Ero il Maradona e anche un po’ Cassano. Per una decina d’anni ero uscito dalle rotelle, mia moglie ha un’agenzia di modelle, è un’ex modella”.

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