
https://www.enordest.it/2025/05/11/io-italiana-media-e-lelezione-di-prevost-dellillinois/
Silvia Gilioli
Ho seguito la proclamazione del papa come un’italiana media. Rientravo dal lavoro, di impiegata, sono passata a prendere un certificato dal medico di base e, nel viaggio, breve, mio marito mi ha avvisato della fumata bianca ma qualcosa avevo già visto tramite lo smartphone.
Sono rientrata a casa in tempo per vedere l’affaccio alla finestra. Mio marito si confonde, pur avendo ascoltato alla radio e visto in tv, scambia il nuovo papa per chi l’annuncia, io stessa fatico a comprendere quella formula in latino. Lui intuisce qualcosa dai due nomi di battesimo pronunciati, ma al cognome Prevost sono io a capire. Era dato fra i papabili, in rimonta, dai media di giornata. Sapevo che è americano.
Mio marito pensa subito che Trump abbia indirizzato il conclave, con quei 14 milioni di euro donati in occasione del funerale di Francesco. Era impossibile che venisse proclamato Dolan, indicato dal presidente degli Stati Uniti, sarebbe stato clamoroso, come una imposizione assoluta, tramite i soldi.
Con il passare delle ore ci renderemo conto che Prevost è lontano dal pensiero del presidente di ultradestra, l’unico punto di contatto può essere la freddezza sugli Lgbt.
Quando Bergoglio invece aprì ai matrimoni gay
Quando venne proclamato Giovanni Paolo II avevo 5 anni, onestamente non ricordavo la famosa frase “Se mi sbaglio mi corriggerete”, che in casa ho sentito ripetuta spesso. Qui vedo un intervento molto lungo del Papa, che si è sicuramente preparato prima, non me l’attendevo così articolato, bella l’insistenza sulla pace.
Mi colpisce l’età giovane, per un pontefice, 69 anni, mio marito che non gode di ottima salute, è convinto che sarà l’ultimo papa della sua vita…
Francesco è durato 13 anni, dopo l’uscita dall’ospedale mi era parso davvero invecchiato ma ero convinta che avrebbe resistito ancora, anzi mi aveva sorpreso quella sorta di de profundis sentito da Francesco Giorgino il lunedì sera, quando era ricoverato.
Era coetaneo di mio padre, vivente e ateo. Di bontà riconosciuta visivamente da tanti, perchè averla non è indispensabile la fede.
Neanch’io mi aspettavo un conclave così breve, mi avrebbe fatto piacere un italiano, speravo nel cardinale Zuppi.
Ho seguito la corsa al soglio pontificio tramite tg1, tg2 e Porta a Porta, che vedo da anni, cercando di resistere al sonno, nel senso che poi alle 7,10 o poco più ho la sveglia, non perchè non ami il programma. Sembrava favorito Parolin, che prima di questi giorni non conoscevamo.
Mio marito auspicava uno straniero, di un continente inedito, dunque non europeo nè sudamericano, è stato accontentato.
Sono stata a Città del Vaticano, amo la fotografia, più che i video. Che comunque curo nella ripresa.
piazza San Pietro
La basilica di San Pietro
Le mie riprese sono in silenzio, al contrario di videoracconti estemporanei e senza tagli.
Un negozio di articoli religiosi.
L’hotel 4 stelle vicino.
Non fossi lontana 440 chilometri, da Roma, e soprattutto se non fossi impegnata al lavoro dall’uscita di casa delle 7,50 al rientro oltre le 18, dal lunedì al venerdì, magari sarei andata anch’io in piazza. Certo non arrivo alla scelta di prendere le ferie di proposito.
Ho l’abitudine di seguire la messa in tv, ogni domenica.
Mi ha sorpreso il buon italiano di Prevost, mio marito si è ricordato dell’indulgenza plenaria concessa a tutti i cristiani che stessero ad ascoltare la presentazione del Papa al mondo, la concedette, va a memoria, anche Francesco.
Sono sempre stata credente, i valori li porto avanti nella quotidianità e nella riservatezza che mi ha sempre contraddistinto. Non amo riflettori che tante persone cercano, in tantissimi campi.
Mi sorprende vedere così presto in tv uno dei fratelli del papa. John Prevost, 71 anni, preside di scuola cattolica in pensione, vive a New Lenox, sobborgo sud-occidentale di Chicago, in Illinois.
«Non ho ancora avuto il tempo di piangere – racconta al Daily Herald –. Quando sarò solo, potrò raccogliere i miei pensieri e tutto questo mi colpirà davvero. Finora non ho avuto tempo di reagire».
Stava guardando la televisione, quando ha visto la fumata bianca. Quando il cardinale protodiacono Mamberti ha annunciato il nome, era invece al telefono con la nipote: «È stato scioccante. Nessuno dei due riusciva a crederci. Poi il telefono, l’iPad e il cellulare hanno cominciato a impazzire».
John è il fratello di mezzo, mentre il maggiore, Louis, vive in Florida e ha scelto la carriera militare. “Rob sapeva che sarebbe diventato prete da quando ha iniziato a camminare – aggiunge il Daily Herald –. Una volta, una vicina disse che un giorno sarebbe diventato papa. Ma a lui non piaceva scherzarci su”.
La sera prima di entrare nella cappella Sistina, John era al telefono con il fratello. «Mi ha detto: “Che nome dovrei scegliere?” Abbiamo cominciato a sparare nomi a caso, tanto per scherzare – racconta –. Gli ho detto che non avrebbe dovuto scegliere Leone, perché sarebbe il tredicesimo. Ma deve aver fatto qualche ricerca e capire che, in realtà, sarebbe stato il quattordicesimo. Il suo cuore è nel lavoro missionario. Aiutare i più poveri o gli emarginati».
Lo seguirò come sempre, tramite i telegiornali, la lettura di due quotidiani regionali al giorno. C’è bisogno di lui per migliorare il mondo.
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”
