
https://www.enordest.it/2025/07/13/sinner-e-non-solo-ce-anche-fognini-il-calciatore/
Silvia Gilioli
E (non) all’improvviso il tennis. Nei telegiornali generalisti, alla radio, sui quotidiani. Wimbledon non è più solo una parentesi, due settimane sottratte come attenzione al calcio, ma prende il sopravvento in maniera netta, verso la finale maschile di oggi.
Il merito è di Jannik Sinner e non solo.
L’altoatesino piega Djokovic nettamente, in semifinale: 6-3 6-3 6-4, solo in avvio di terzo parziale il serbo ha messo la freccia, sfiorando il 4-0, poi si è arreso anche a un problema a una gamba. Nei quarti Sinner aveva regolato Shelton, nonostante il problema al gomito rimediato in avvio di gara con il bulgaro Dimitrov. Quello è stato lo snodo fondamentale, Dimitrov era avanti per due set a zero, finchè si è infortunato agli addominali e l’inerzia del match ancora non era dalla parte del rosso. Quella è stata la vera semifinale per Sinner, come rischi. In finale se la vedrà con Carlos Alcaraz, che un set in semifinale con l’americano Fritz. Il pronostico è in equilibrio, non come a Roma, in cui lo spagnolo era favorito, dati i 3 mesi di stop del nostro, e neanche come al Roland Garros, poichè sulla terra battuta Alcaraz è avvantaggiato. La finale di Parigi è stata uno dei match più belli nella storia del tennis, Sinner nel 4° set spreca 3 matchpoint, oggi la difficoltà mentale sarà proprio dimenticare quella sconfitta, nei probabili tiebreak. Occorrerebbe vincere senza arrivare al super tiebreak, ovvero al 5° set in caso di parità si giocherebbe sino a 10 punti, non sino a 7, e lì psicologicamente Sinner sarebbe penalizzato. E’ alla prima finale a Wimbledon, contro le 4 di fila per lo spagnolo, le ultime due vinte.
Sinner e non solo, dicevamo.
Flavio Cobolli è arrivato ai quarti, fermato da Djokovic, in rimonta. Il romano sarà fra i primi 20 al mondo, in Inghilterra è stato accompagnato dal padre allenatore e soprattutto da Edoardo Bove, il calciatore con cui è cresciuto nella Roma e fermo per il problema cardiaco accusato mentre giocava nella Fiorentina, per il quale in Italia non può scendere in campo.
Cobolli viaggia sulle orme di Lorenzo Musetti, 6° al mondo un mese fa ma infortunato in semifinale al Roland Garros, contro Alcaraz. A Wimbledon è uscito al primo turno, resta 7°.
Non si poteva non fare il tifo per il terzo italiano ad aver raggiunto gli ottavi di finale, Lorenzo Sonego, tifoso del Torino, fermato in 4 set da Ben Shelton.
Qui raccontava una sua sconfitta in coppa Davis.
La sua battuta d’arresto sull’erba ripercorre quella di Cobolli con Djokovic, primo parziale vinto e negli altri la sensazione netta di pagare l’inesperienza, nei momenti chiave. Tutti pensano a Sinner, a chi vincerà sull’erba londinese, ma il vero successo è portare in fondo quanti più italiani possibile. Esiste la classifica a punti, come nazionali, nel nuoto e nell’atletica, sarebbe bello inserirla anche nel tennis, per dare l’idea del movimento, e l’Italia fra gli uomini è impressionante.
E’ stata anche la settimana dell’addio alla racchetta del ligure Fabio Fognini, talento unico ma bizzoso. Contro gli arbitri, gli avversari, i giornalisti, il suo ultimo capolavoro è stato portare al quinto set Carlos Alcaraz, era il primo turno e nessuno ci è più riuscito. Adesso farà il marito di Flavia Pennetta a tempo pieno, 38 anni non sono pochi, gli è mancato un acuto, una semifinale in uno slam o la Davis, però ha divertito, emozionato.
Mio marito lo intervistò per Libero, alla vigilia dell’olimpiade di Londra, nel 2012, l’azzurro chiese le domande per mail e lui le impostò già per essere pubblicate. Usò sottorete come sinonimo di tennis e Fabio rispose facendo ironia: “Sopra o sotto la rete”.
Verso Natale del 2013, invece, ne raccontò la passione per il pallone, su Il Giornale.
“Fabio Fognini calciatore, anche se solo in Promozione, ricorda un po’ il Gene Gnocchi smanioso di debuttare nel Parma, a 52 anni: fu tesserato nella prima stagione di presidenza Ghirardi ma neanche andò in panchina, era una mossa pubblicitaria per il club; come oggi per il numero 16 del tennis mondiale, debuttante nel Taggia, al paese ligure famoso per le olive. Le migliori racchette giocano a pallone per beneficienza con i vip, in promozione però i contrasti sono veri e allora Fognini in settimana si è preparato ad hoc, imporrà facilmente la condizione fisica dello sportivo professionista.
Sceglie il numero 16 per celebrare il suo ranking Atp, il migliore di un italiano dal 1979, quando il ct Corrado Barazzutti fu 12°. La matricola della provincia di Imperia è seconda a un punto dal Ventimiglia, il “Fogna” è nato a Sanremo e risiede proprio ad Arma di Taggia.
Oggi termina il girone di andata e la Carlin’s Boys è ospite allo stadio Marzocchini, sull’unico campo in terra battuta della Liguria occidentale: in fondo è la superficie prediletta dal talento, vittorioso quest’anno a Stoccarda e Amburgo nei suoi primi grandi tornei.
Il numero uno Rafa Nadal da ragazzino eccelleva anche a calcio, ma a 12 anni venne indotto al tennis dal padre Sebastian e dallo zio Toni, suo allenatore. Nel 2011 fu tesserato alle isole Baleari, nella sua città, dall’Inter Manacor, divenendo il primo top 20 mondiale anche calciatore. Fabio era stato mezzapunta per 4 stagioni nelle giovanili dell’Argentina Arma, seguendo il padre Fulvio. “Avevo cominciato con il tennis a 4 anni – ricorda – dai 14, concluse le scuole medie, mi sono concentrato sulla racchetta. Tifo Inter per tradizione familiare e Genoa grazie agli amici: quando sono in Italia vado volentieri allo stadio, in serata raggiungo San Siro per il derby”.
Giocherà anche sull’erba sintetica di Santo Stefano Magra, nello Spezzino sarà premiato dalla Consulta ligure come sportivo del 2013. Chiuderà l’anno con il torneo di Chennai (India) e poi partirà per l’Australia, perchè a Sydney prepara Melbourne. Nello slam raggiunse i quarti solo due anni fa a Parigi, insegue l’ultimo salto di qualità nelle 4 rassegne più importanti, nel frattempo si diverte tornando calciatore per il suo paese”.
Adesso parteciperà a Ballando con le stelle, uno dei miei programmi preferiti.
In campo femminile, Jasmine Paolini è uscita al secondo turno, era 4^ al mondo, ora scenderà al 9° posto. Il punto è che di nuovo cambia l’allenatore, lo spagnolo Marc Lopez è durato appena 3 mesi. Era un non senso rinunciare a Renzo Furlan che l’ha resa grande, in un decennio, lo è ancora di più cambiare ancora, nonostante il successo a Roma e il titolo in doppio a Parigi, con Sara Errani. Sempre più sportivi cambiano tecnico, mostrando irriconoscenza, ma 3 mesi è un tempo da esonero calcistico, non da sport individuale. Servirebbe un manager nel correggere la sua voglia di cambiare, nello sport serve stabilità.
La rifugge, per la verità, lo stesso Sinner.
Sentite cos’ha detto Jim Courier, numero uno a fine millennio scorso, a proposito della rinuncia al preparatore atletico Marco Panichi e al fisioterapista Ulises Badio. “Il sospetto è che Jannik si sia arrabbiato per qualcosa e abbia deciso di andare avanti senza di loro. Sinner ha l’aspetto di un gatto calmo e docile, ma in realtà è un assassino a sangue freddo».
Il biondo americano ricorda la rottura con l’allenatore che era stato con lui per 7 anni, dopo la sconfitta contro Tsitsipas agli Australian Open, nel 2022, in realtà poi l’addio con Riccardo Piatti arrivò in estate. “Nonostante per lui fosse come un padre”. Scelse Simone Vagnozzi e, successivamente, Darren Cahill, ora in uscita ma per decisione del tecnico.
«Adesso Sinner è il miglior giocatore al mondo – azzarda Courier – e non si fa certo problemi a gestire i suoi affari come un malavitoso, in un certo senso mi piace il suo approccio».
Un tono discutibile ma che rende l’idea della spietatezza di Sinner.
A Wimbledon è stata anche parata di vip, da Hugh Grant che si è addormentato a Leonardo di Caprio. E poi di fidanzate d’arte. Spicca la figlia di Dennis Rodman, campione estroso dell’Nba di basket, a Chicago. Trepidava alle partite di Shelton e lo farà anche da fine agosto, agli Us Open. Lì Alcaraz vanta il successo del 2022 e una semifinale, Sinner dovrebbe essere favorito. Inseguirà la sesta finale di fila in uno slam, a 23 anni. Imita in questo i favolosi 4, Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Si commuove, parlando del padre e del fratello a Wimbledon a seguirlo. Mamma era a Roma e al Roland Garros, soffre troppo.
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”


