
La festa religiosa del Senegal, oggi. Gli abiti tipici, nel pomeriggio anche in via Berneri. La stampa è invitata. E Mame Diarra Mbaye può raccontare la cultura africana, il thè africano, assieme alla figlia Penda, 4 anni, molto vivace. La precarietà, la ricerca di un lavoro stabile che, mi pare, in Italia non ha mai avuto. Pur abitando qui da 20 anni.
E’ rimasta molto male perchè il marito, Nalla Mbaye, 54 anni, non è ritornato da santa Maria di Sala, Venezia, dove lavora e abita. Anch’egli in affitto, in una stanza. Commercia in gomme. La moglie – tale solo per la cultura africana, non per la legge italiana – si occupa di pulizie, anche di recente ha lavorato nella sicurezza. Ogni mattina porta Penda a scuola, alla materia, in via Papa Giovanni, dall’altra parte della città. Oggi non va, perchè appunto per i senegalesi è festa. Inquilina perfetta, negli atteggiamenti e nei pagamenti. E’ lei a pulire il più possibile in via Camillo Berneri. A piano terra, rapporti nulli con i nigeriani, Markl Omoregie, 34 anni, e la moglie Monica – nome probabilmente falso, per evitare di finire sulla nostra testata -, che entro il 9 novembre 2026 dovranno lasciare lo stabile, come da accordo sottoscritto davanti a Donata Romano, giudice onorario del tribunale di Reggio nell’Emilia.
Che differenza con gli atteggiamenti vergognosi e minacciosi di Omoregie – a giudizio immediato secondo la richiesta della pm Giulia Galfano e l’avallo del giudice Andrea Rat: le accuse sono lesioni – 33 giorni di prognosi, da referto medico, per il lancio di un tosaerba, di proprietà di Zagnoli – e violenza continuata, perchè il signore nigeriano si è impossessato di un ingresso non suo, in via Berneri, il secondo, che dà sul torrente Modolena, cosiccchè Zagnoli, i familiari e chi abita a piano primo sono costretti a entrare da un ingresso di servizio, da una stanza che a tutti gli effetti è un garage.


