
L’omicidio del pizzaiolo a Reggio Emilia. Raffaele Stipa era una grande persona, come la sorella Antonella, che si salverà. C’erano clienti donne all’interno, a occhio era troppo pericoloso intervenire, sarebbe stata ferita come Antonella. Il videoracconto in questura, a Reggio, del procuratore capo Calogero Gaetano Paci, palermitano. Poche parole per il questore Carmine Soriente e per Emirena Sfregola, vice capo delle volanti. L’omicida, 43 anni, Andrea Pellati è uno spacciatore, disturbato mentale. Pare accompagnato, non ha figli. “Non usava droghe”, dice Paci. Il debito era poco, forse di 35 euro. Era cliente da 20 anni, sempre puntuale, nei pagamenti.
Il video esclusivo, del 2022, con Raffaele. E’ tale la piccineria da parte delle testate di riferimento della città e della provincia che questo documento viene ignorato di proposito, mentre l’avesse realizzato una qualsiasi redazione ne avrebbe fatto una bandiera. E anche a livello nazionale meriterebbe attenzione, è l’unico video-audio con la vittima. E’ un calcio in faccia a Graziano Montanini, un tale che ci deride in un gruppo whatsapp, in parallelo a Giammarco Ibatici, uno che tirò fuori una espressione inammissibile contro Calenda.
In generale, meriteremmo un monumento per tutte le persone che raccontiamo, che tentiamo di raccontare, anzichè essere continuamente fermati, interrotti, con scuse vergognose, discutose. La signora Alla, ucraina, ex infermiera, licenziata dal laboratorio analisi Monte san Michele, in centro, ha cambiato idea, sulla sua storia: “La mia è da telegiornale, non da telefonino, con quello ci giocano i bambini”. Superba. “Ho mandato la mail a Nicolò Valli – risulta solo whatsapp -, di Gazzetta di Reggio, a Cristiana Boni, di Telereggio, chieda a loro”. Stendiamo un velo pietoso.
Torniamo invece a proporvi video, in via Gran sasso d’Italia, con le testimonianze di amici degli Stipa.
Un capitolo a parte merita Nicola Fangareggi, 63 anni, ex assessore del Psi, nei primi anni ’90, quando Vanni Zagnoli iniziava a fare giornalismo, per il Resto del Carlino, a Reggio.
Egli ha scritto lunedì sera che l’omicida è straniero, scatenando il post della Lega che ha chiesto per l’assassino la reimmigrazione. Poi il comunicato è stato cancellato. Come il post del satiro della città del primo tricolore, che quasi 30 anni per farsi leggere bersagli i sindaci di Reggio Emilia.
Era redattore a Gazzetta di Reggio, un giorno andremo in biblioteca a cercare quella copia, scrisse che il sindaco Giulio Fantuzzi, all’epoca, venne additato come pedofilo da un bambino belga che già accusava un educatore reggiana, Matteo Bini. Per carità, era un dato di cronaca, l’aveva riconosciuto. Magari aveva solo accompagnato il figlio di Laura Salsi da qualche parte, per difenderlo da un’accusa totalmente senza fondamento.
Andavo scritto che quel bambino era completamente confuso, magari Nicola lo fece, comunque in maniera non abbastanza risoluta, se è vero che il direttore Umberto Bonafini lo indusse alle dimissioni. Immaginate un qualsiasi sindaco tacciato di pedofilia. Riportiamo solo la vicenda, scusandoci in anticipo con Giulio Fantuzzi, che abita a Correggio, con il pd e in generale con chi leggerà.
Quel bambino ha levato anni di vita a un giovane per bene, Matteo Bini, appunto, e alla madre, Laura Salsi, poi presidentessa del consiglio comunale, una signora bionda molto seria.
Va bene il diritto di cronaca, il riportare accusa, ma il sindaco Fantuzzi in nessun modo c’entra con il Belgio, come faceva quel bimbo a riconoscerlo?
Ancora, Antonella Spaggiari chiese a Fangareggi un risarcimento milionario, per diffamazione, il bel Nick venne tuttavia assolto.
Ha dovuto pagare 1200 euro in beneficienza per avere scritto su un gruppo facebook per alcune ore che Stefania Bondavalli, volto di Telereggio, la più amata della provincia, la Lilli Gruber di noantri, era candidata in regione solo perchè aveva una storia con il presidente Stefano Bonaccini, dell’Emilia Romagna. Altra corbelleria.
Eppure si fa leggere, è letto, bersaglia che è un piacere. Pensate che un decennio fa Annalisa Rabitti, detta da egli frangetta, mi rivelò di essere felice radiovascata da Fangareggi, su 24emilia.com. Era in classe con me alle superiori, al liceo scientifico Lazzaro Spallanzani, e iniziava a essere primattrice in politica, da presidente delle farmacie comunale, ora è al secondo mandato da assessora.
Il giornale di Fangareggi, figlio dell’avvocato Salvatore, è zeppo di belle firme. Ospitò la nostra solo perchè quando eravamo firma nazionale difendemmo Marco Gibertini, giornalista poi condannato per collusione con la mafia, calabrese. Gli servivamo per sostenere che un conto era l’imprenditore censurabile e un altro il giornalista, Gibertini.
Per carità, anche a noi, in 36 anni di solo giornalismo, sono capitate scivolate – una memorabile ma grottesca -, altra cosa è essere tanto risoluti.
Nel caso di Raffaele Stipa, chi gli ha detto che l’omicida era straniero?

Deontologia giornalistica impone di non cancellare, di rettificare, Nicola naturalmente ha cancellato e anzi chiesto di abbassare i toni, davvero curioso. Basterebbe scusarmi, noi lo facciamo regolarmente. Peccato che nessuno l’abbia mai segnalato al collegio disciplinare dell’ordine dei giornalisti, di Bologna.
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”

