
Mentre scrivivemo queste note era in corso l’udienza di convalida, alle 9,45 di giovedì 2 luglio. Ci eravamo svegliati da poco, sennò saremmo andati, per vedere in faccia l’assassino.
Ritorniamo, allora, sulle forze dell’ordine e sulle condotte nostre e degli inquirenti.
Nel comunicato stampa di martedì mattina, in conferenza, dove eravamo presenti, a rappresentare le testate onestamente meno rilevanti, mancava il nome, di Andrea Pellati, e si parla di presunto assassino. Tutta questa cautela è deontologicamente giusta, ma a mio avviso eccessiva.
Mercoledì abbiamo visto e registrato l’audio de La Vita in diretta, su Rai1, condotto dalla giunonica Manuela Moreno. Inviato Claudio Giambene, ex giornalista sportivo, fra i tanti di cui avevamo raccontato la storia, sullo youtube chiuso per banalità di copyright.
Il collega di Pistoia propone due belle esclusive, la voce di Antonella, Lina, Stipa, della quale poi riferisce l’intenzione di tenere aperta la pizzeria-piadineria – la nostra preferenza, da esegeti della gastronomia, che raccontiamo dal 2015 in video e assaporiamo da 40 anni -, anche quel luogo le ricorderà sempre il fratello, la tragedia.
Ancora, Giambene mostra la signora Tina, ci pare, non andiamo a risentire il file mp4. Bionda, corpulenta, visivamente usa sostanze psicotrope, droghe o psicofarmaci, è la persona che Andrea aveva mandato lunedì a pranzo a prendere 4 pizze. Lei e gli altri avrebbero dovuto fermare l’assassino, quando l’hanno visto uscire con un coltello, dall’appartamento che utilizzavano insieme. Quelle persone andrebbero incriminate, idealmente, per omesso controllo, per favoreggiamento o qualcosa del genere.
Se io domani esco con un coltello da cucina, mia moglie, non si limita a chiedermi dove vado. “Mi serve”, ha detto Andrea Pellati. Al “mi serve”, mia moglie dovrebbe chiamare la polizia, sono serio. Non lo uso certo per tagliare la carne in via Camillo Berneri, dove spesso mi fermo a dormire, in uno dei due appartamenti di mia proprietà, l’altro è, naturalmente, in comproprietà con lei, che invece si è levata dall’altra casa, per risparmiare sulle tassazione, pesante.
Intendo che se io fossi un tossico, mia moglie interverrebbe, dovrebbe, anche a costo di farmi ricoverare d’urgenza e d’obbligo.
Anche fra tossicodipendenti, dovrebbe esistere un’etica, di fermare chi è fuori di senno.
L’ultimo capitolo lo riserviamo al servizio di igiene mentale.
Qualche mese fa abbiamo parlato con la dottoressa Cardinale, Nastasia Cardinale, che poi ci ha rimandato alla dottoressa Cinzia Giubbarelli, responsabile del centro di salute mentale di Reggio Emilia, in viale Amendola.
La nostra città rappresenta eccellenza mondiale nel campo della sanità, abbiamo una bella puntata in video solo da scrivere, sulle case della salute della provincia. In questo caso, tuttavia, sicuramente Cinzia Giubbarelli e il suo staff hanno sottovalutato il caso di Andrea Pellati.
Il punto peraltro è uno, chi è seguito dal centro di salute mentale in qualsiasi momento può decidere di sospendere la terapia, di firmare ed evitare di prosegurila.
Pochi mesi fa, sempre a Reggio, ha destato scandalo, un giovane straniero, da 20 anni in città, che camminava nudo anche sulle automobili, per strada alle porte del centro. E siamo a due casi sfuggiti al centro di salute mentale.
Tre con la tentata strage del nordafricano di Modena. In questi casi, servirebbero tso, ricoveri coatti, ovvero con la forza. Ma anche lì, pare, dopo chi giorni un ricoverato può firmare e tornare a casa.
Altri corrisponsabili morali dell’omicidio sono i genitori di Andrea Pellati. Se il figlio sta male, lo devono far ricoverare, non esistono nè se nè ma.
Se io stessi male, anche da remoto, percependo un disagio pericoloso, anche giornalisti dovrebbero chiamare le forze dell’ordine per fare un’azione preventiva, per evitare il peggio.
Serve essere impietosi, anche nei confronti di congiunti e di amici.
Purtroppo raramente è così.
Fra i nostri inquilini, con i quali abbiamo perso 105 mila euro, fra due appartamenti e il capannone, al ponte Modolena, sulla via Emilia in direzione Parma, è rimasto dal 2003 al 2020, direi, Antonio Rizzo, muratore, di Cutro, provincia di Crotone, emigrato a Reggio al pari di tanti compaesani. Assieme alla compagna Antonella, Battini, ex fidanzata di Dino Galparoli, già terzino destro dell’Udinese, da fine anni ’70, anche grazie al figlio Nazareno, oggi 23enne, tenne compagnia sino al 2015 mia madre, Emilde, Imelde, Montecchi.
Rizzo dai primi dello scorso decennio si ammalò di ludopatia, sperperava i guadagni da partita iva e poi da dipendente da muratore, per scommettere all’agenzia Snai più vicina, sulle partite di calcio, da grande appassionato. Ha risparmiato, grazie a noi, soprattutto grazie a mia moglie, troppo buona, almeno 40mila euro, con la famiglia, pagando appena 100 euro, cento, negli ultimi 8 anni.
La compagna si è sempre rifiutata di farlo curare: “E’ nervoso, tu Vanni non lo conosci”. Immagino, ma anch’io avessi una dipendenza – i video, fortunatamente, ovvero la nostra tv è a costo zero, salvo carburante e autostrada – sarebbe giusto curarla. Con l’omeopatia o con la farmacia, anche in maniera forzosa, se serve.
Tutto, ripetiamo, escluso non dico uccidere, come ha fatto Andrea Pellati, ma anche soltanto disturbare.
Torniamo all’omicida. Come racconta la bravissima Alessandra Codeluppi, ex Il Giornale di Reggio, prima firma di cronaca giudiziaria per Il Resto del Carlino di Reggio Emilia, con tante puntate anche sul nazionale, Pellati “non ha detto nemmeno il suo nome, dice che non intende farsi processare da questo Stato”.
Lo riferisce l’avvocata Alessandra Bonini, al termine dell’udienza di convalida. Affermazioni “chiaramente deliranti – sottolinea -. Non vuole neanche parlare con me, della sua difesa. Al momento c’è un blocco totale. Abbiamo parlato un minuto. Non è una persona con cui si può avere al momento una conversazione”.
Sulla perizia psichiatrica, la legale si riserva di valutare la richiesta una volta usciti dalla fase di indagine. Quanto ai familiari dell’indagato, invece, “cercherò di contattarli per vedere nei limiti quello che si può fare. Al momento la situazione è un po’, diciamo, critica”.
Pellati è stato seguito dalla sanità pubblica fino a quattro anni fa, quando lui stesso ha scelto di affidarsi al servizio privato. A quanto pare, “nulla avrebbe lasciato presagire” un evento del genere.
Bonini era l’avvocato d’ufficio, due venerdì fa l’omicida ha nominato il difensore di fiducia, l’avvocato Mattia Fontanesi, che già lo aveva seguito in altri procedimenti. Il legale andò a trovarlo in carcere: “Gli ho parlato mezz’ora, è abbastanza confuso”.
Il giudice per le indagini preliminari Francesco Panchieri ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere richiesti dal pm Maria Rita Pantani; il gip ha ritenuto sussistenti a livello indiziario i futili motivi, ma non la premeditazione.
Secondo il gip, “al momento non è dato sapere quando precisamente è insorta la determinazione criminosa” di Pellati. Sarà scaturita all’ora di pranzo dal rifiuto di Antonella Stipa di fare una pizza a ’Tina’, amica di Pellati, “per quanto le versioni delle due – sottolinea il giudice – non siano collimanti”, apprendiamo sempre da Alessandra Codeluppi, la migliore cronista giudiziaria a Reggio Emilia, superiore ad Ambra Prati, Gazzetta di Reggio.
Per il gip, il lasso temporale è troppo breve per configurare la premeditazione.
L’avvocato Fontanesi chiederà la perizia psichiatrica.
Dal 2021 Pellati viene seguito dallo psichiatra Piero Pieretti, la diagnosi è “schizofrenia paranoide”.
Iniziò a essere seguito dal centro di salute mentale nel 2011, dopo un tso a Roma e successivo trasferimento all’ospedale a a Reggio. Fu anche seguito dal sert per oppiacei e cocaina sino al 2017.
Emerge dell’ordinanza cautelare che il 23 giugno di quest’anno, Pellati era a Firenze in stato confusionale e lo psichiatra è stato contattato da un operatore del 118 “in vista di un tso mai avvenuto”.
Ecco, le maglie sono troppo larghe, oggi, per la malattia mentale. Occorre essere risoluti. Se il tso fosse avvenuto, probabilmente Stipa sarebbe ancora in vita. Chissà se il dottor Pieretti verrà indagato, per non avere fatto finalizzare il tso e chissà se qualcun altro sarà incriminato, per non averlo fatto fare. Era giusto una settimana prima l’assassinio.
Infine, sulla premeditazione, 9 ore a nostro avviso sono più che sufficienti per farla scattare.
Anni fa volevamo candidarci, serissimamente, come giudici popolari. In questo caso serve l’ergastolo, senza se nè ma.
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”
