
Vanni Zagnoli
“Dove eravamo rimasti?”, chiedeva e si chiedeva Enzo Tortora, dopo l’uscita dal carcere. Già, dove eravamo rimasti?
Riprendiamo da oggi le nostre pubblicazioni, la valorizzazione dei nostri proverbiali videoaffresconi, frutto di un lavoro unico, probabilmente al mondo, per intensità e frequenza, per completezza e fantasia, per approfondimento e realtà. Già, lo sapete, un reality, un reality sulla nostra vita.
Quel che vediamo e viviamo lo raccontiamo, abitualmente, e finisce che il problema siamo noi, di vannizagnoli.it, testata, fra i pochi siti internet italiani iscritti al registro operatori della comunicazione.
Il videoracconto, la narrazione che oggi in tanti chiamano podcast e in effetti nell’accezione di tanti i nostri sono proprio podcast, dal momento che l’immagine è collaterale, non curata, come peraltro i dialoghi, i monologhi.
Si parla tanto di social, noi abbiamo scelto youtube, quasi a caso. Anzi, dovremmo realizzare meno video e più curati, scegliere bene lo sfondo, i temi, tutto, preferiamo l’idea del momento.
Reality, sempre e comunque, come fossimo una tv e tali siamo, ancorchè gratis e a nostre spese. Basterebbe che tante dirette le pubblicassimo anche, appunto, su altri social, su tutti i social, per avere la maggiore audience.
Andrea Rughetti, classe 1959, di Castelfranco Emilia, era un giornalista dal 1973, con i primi affacci sul Modena calcio. Era pubblicista e proponeva dirette in simultanea, grazie a una tecnologia che ci aveva pure illustrato, su youtube, su facebook e direi su twitter. Restano instagram, tiktot e tanti altri social. Andrea era tutto quanto possibile a Modena, le sue interviste però erano brevi e rare, le nostre infinite, come se scrivessimo libri sulle persone, l’impronta sono proprio le intervistone che il nostro direttore, Edoardo Pittalis, pubblica su Il Gazzettino, il lunedì.
Si parla tanto di inchieste, di reportage, non lo facciamo da un decennio, senza una logica precisa, se non il desiderio di variare, sul tema. Sport e spettacolo, costume e società, politica e cronaca, economia e televisione, storie e biografie, integrazione e disgregazione, illeciti e filantropia.
“Canto, discanto”, sono parole di Ivano Fossati, il quasi poeta, genovese, compositore di 74 anni ritiratosi troppo presto.
Dietro i miei due telefoni, ritornati tre, perchè non ho voglia di comprare powerbank, uno molto pesante non funziona più, un altro l’ho trovato per caso in sala stampa e non so se davvero funzioni, e allora da qualche giorno ho ripreso ad aggirarmi con uno smartphone senza sim, dunque senza numero, ma utile per dirette appoggiandosi alla connessione con il nuovo, acquistato a giugno, e con l’altro, che ormai scotta spesso, purtroppo, talvolta anche senza diretta.
Narro ciò che mi illumina in quell’istante, in automobile di giorno non riesco più o quasi a inquadrare la strada, proprio perchè il Samsung s21 bolle, appoggiato al vetro, e sull’s25 edge devo fare attenzione a non surriscaldarlo, appunto, come da manuale.
Pubblico talmente tanto, in maniera compulsiva, direi, ma in senso buono, che sono stato sanzionato dall’ordine dei giornalisti soprattutto per questo. Era, ovviamente, un’iperbole. Se scrivessi tanto, nessun problema. Su pubblicassi una marea di tweet, come fanno tanti giornalisti, anche, nulla osta.
Ma io parlo, ecco, e mi si vuole zittire. Nel giornalismo occorre coraggio. “Sennò avrei fatto ufficio stampa”, faccio mia la massima di Paolo Ziliani, di Piacenza, critico sportivo, in particolare della Juventus, di certo dei potenti, quali che siano, in ambito calcistico.
Io, stessa cosa. Detesto il perbenismo, la gentilezza ostentata, che di fatto è sempre, “i tuoi video valli a fare da un’altra parte”.
Perchè se si presentano le grandi testate, con cui noi abbiamo collaborato dal 1990 e tuttora informiamo molte redazioni, non si può dire di no, se mi presento io, invece, non mi danno la parola o me la levano, perchè cerco visibilità.
“Tieni un basso profilo”.
Certo, perchè l’inchiestona, il telefono in probabile diretta o in possibile registrata dà fastidio, perchè io tengo prove di comportamenti discutibili, tipici del mondo, anche di ieri.
E dunque scatta l’inchiestona autovissuta dei mancati affitti, dei 100mila euro persi in alcuni anni, a Reggio Emilia, al ponte Modolena, sul torrente, fra Pieve, Cella e Roncocesi. E in tanti, anche le forze dell’ordine, mi dicono, “ma perchè hai affittato a stranieri?”.
Già, perchè? Ho sbagliato, ma anche con italiani.
L’inchiesta in servizio permanente effettivo, la voglia di sdrammatizzare, di curiosare, di lasciare un segno, di criticare, di giudicare. Già, giudicare. Di rivelare. Di avere coraggio, in tutti i contesti possibili.
Sbugiardare la doppia faccia di troppi, grandi e piccoli, in senso lato, di età e di censo, ovvero vivo in un mondo e appaio in un altro, lavoro in un modo ma non voglio farlo sapere.
Nello scorso decennio frequentavo, la notte, principalmente per esigenze professionali, un paio di lapdance. Al Pippis bar, a Vezzano sul Crostolo, sulle colline reggiane, da 4 anni, ormai, posso soltanto avvicinarmi all’ingresso, perchè ho raccontato lavorano le ragazze.
Dicevo, dal 2010, mi affacciavo, e una volta venne anche mia moglie, a Sant’Ilario d’Enza, sulla via Emilia verso Parma, al locale gestito da padre e figlio, i Furini, di Casalmaggiore, Cremona. Papà faceva il pasticcere, naturalmente mi ha sempre negato la sua storia. “Perchè sarebbe da pasticcere a p…”.
Non è proprio così ma ci andiamo vicino perchè, come diceva la bigliettaia, Maria Grazia Migliorini, mantovana, di Pomponesco, le ragazze mettono pur sempre in vendita il proprio corpo.
Relativa, nel senso che non c’è rapporto completo, anzi, non c’è proprio rapporto e anche quello più soft, diciamo così, è proibito. “Cerniera dei pantaloni su”, è il diktat. In realtà la patta scende, dipende dall’offerta economica e dipende dalla ragazza, da quanto lavora, e dal locale, che sceglie magari di lasciare fare.
Bene, il socio dei Furini era un ex bancario, Truzzi, di cui mi sfugge il nome. Truzzi ogni volta che mi vedeva mi chiamava dottor Perozzi, dal film mitico di mezzo secolo fa con Ugo Tognazzi, con un giornalista che andava a donne o qualcosa del genere.
Truzzi capiva che il mio approccio era giornalistico. “Vai a psicanalizzare le ragazze, con le tue domande”.
Non a caso, sino al 2016, ho incontrato un bello psicoterapeuta, Leonardo Alloro, bello in tutti i sensi, oggi ha 86 anni ma non vuole che lo scriva e, naturalmente, io non faccio sconti, neanche a me stesso.
Ebbene, Truzzi diceva “la mano destra non sa cosa fa la sinistra”.
Egli, in pensione, effettuava indagini bancarie, per conti di chi doveva avere informazioni determinanti per scegliere se dare fiducia ad aziende, a interlocutori con cui fare business.
Truzzi e i Furini e con loro tanti proprietari di lapdance nascondevano a chiunque il loro essere imprenditori della notte. Perchè, naturalmente, non volevano essere accompagnati da etichette, da ilarità. In fondo anche a me è capitato di avere molti colleghi che mi prendevano in giro, al grido di “ma vai a p…?”.
No, semmai le racconto. Ovvero, in diretta o in differita, comunque in registrazione, e pubblico l’audio, magari non lo titolo, faccio sentire il dialogo di un finto cliente e della declamazione dei prezzi.
E questo mi espone all’ilarità generale.
Quando si parla di trasgressioni, insomma, il rischio è di essere fraintesi. Io sono un infiltrato speciale, non entro fintamente in associazioni di destra, nostalgiche del fascismo, solo per paura, nel senso che poi se fossi scoperto i rischi sarebbero eccessivi, anche fisici.
Detto questo, coglieremo presto l’occasione per tornare sul mondo della notte, partendo dai gruppi facebook e telegram con commenti su foto di donne.
Rientriamo nella voglia di evasione, virtuale, per la verità, mentre io ho assistito a quella fisica, alla ricerca di evasione, insomma di sesso.
E poi ci sono le dipendenze, da cibo – adesso sono dimagrito – da zuccheri, da alcool, da droghe, da gioco, d’azzardo o da slot o da bingo, che vi abbiamo già raccontato.
“Restate con noi, non ve ne pentirete”, diceva Sandro Sabatini, quando conduceva il tg di Skysport24, prima di passare a Mediaset.
Ricordate, non faccio sconti neppure a me stesso.
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”
