Sogno la pro in serie B e lo scudetto del basket sempre a Gorizia

“Ma cosa c’entra Vanni Zagnoli con il nordest? Lui sta a Reggio Emilia, si deve limitare a Reggio Emilia”. E’ il pensiero, per esempio, di Egle Luca Cocco, nuovo caporedattore de Il Gazzettino, che guida il giornale in assenza di Vittorino Franchin, il responsabile dell’ufficio della testata spesso in sinergia con Il Messaggero, che pubblica contenuti anche su Il Mattino, di Napoli.

Egle, nome unico, è figlio di Fantino, nome altrettanto singolare, era redattore sportivo alla redazione di Padova, de Il Gazzettino, lo ricordo, da pensionato, entrare con le mani in tasca, senza accredito, al Mapei stadium, quando ancora si chiamava Giglio ed egli seguiva i biancoscudati.

C’entro, con il Veneto e con il Friuli Venezia Giulia, perchè dal 1995 scrivo per il Gazzettino, grazie all’inizio a Giuseppe Donazzan, scomparso, Beppe o Bepi, per Daniele Dallera, vicino alla pensione, a Il Corriere della sera. Dallo sport ho spazio sulla cronaca italiana, ovvero con le migliori notizie e storie dall’Emilia Romagna, dalle Marche, quando appunto c’era un altro budget e la proprietà non era della famiglia Caltagirone, nota per i tagli, in realtà tipici ormai di tutte le realtà editoriali.

Qualche contributo, raro, anche su politica e su spettacoli. Tanti, soprattutto, per le redazioni locali, de Il Gazzettino, dunque in ogni provincia del Veneto, esclusa Verona, che anni fa editava Il nuovo Veronese, e del Friuli, esclusa la Venezia Giulia, ovvero Trieste, dove furoreggia il Piccolo, e Gorizia, terra del Piccolo e, magari, de Il Messaggero Veneto, i concorrenti de Il Gazzettino.

Mi abbonavo, dunque, alle pagine locali de Il Gazzettino, a lungo vicedirette da Edoardo Pittalis, il nostro direttore, qui, e lì assaporavo la cultura del nordest, di gente perbene, operosa, di una bella terra, non dissimile dall’Emilia Romagna, anzi magari migliore.

Sicuramente, per me, sul piano politico, essendo di centro destra, rispetto al sinistresimo della mia regione. Parere personale, ovviamente. Io detesto il comunismo ma ho raccontato anche tanti emblemi di questo credo, nella mia città, e da quelle belle chiaccherate, che in futuro pubblicherò anche su enordest.it, non emerge il mio pensiero, com’è giusto che sia.

Amo le periferie, amo il pensiero uguale e contrario, magari se nella mia regione dominasse il centrodestra io sarie di centro sinistra, anzi, no, non credo proprio, io amo proprio il libertarismo.

Qui è Natale, è fine anno, e allora esprimo i miei sogni, gli auspici, da sportivo, per il Veneto, per il Friuli, per la Venezia Giulia, ma idealmente per l’intero sport italiano, ovvero verrei che il mondo andasse davvero al contrario e il generale Vannacci non c’entra, con la sua Lega e l’estremismo.

Io sono un estremista dello sport, non un ultras, nonostante li racconti spesso, in video, ultimo sabato scorso, a Modena, in due del Venezia, arrivati da Conegliano Veneto, Treviso. Finisco la batteria, riprendo con lo smartphone di Marco, direi, Mazzon, o al limite Mauro, e, come al solito, il file non arriverà mai.

Egli ha il mio numero, io non ho il suo e da un mese dispongo di un solo telefono, l’altro è rimasto nelle mani di una donna, avevo chiesto aiuto a due, a Reggio Emilia, alla manifestazione contro la violenza di genere, a probabilmente mamma e figlia. Dovevo andare a riprendere con l’altro telefono una presentazione di un libro, non lontano dalla piazza principale della città, e così mi sono fidato di loro.

Esse – in realtà mi piacerebbe elle – probabilmente sono andate via prima, hanno lasciato il cellulare probabilmente a una conoscente, a una signora meno giovane, di cui ho il viso, nella diretta su youtube, ma il problema è rintracciarla. Chiesi di lasciarlo in uno dei bar di piazza Prampolini. A destra il caffè Europa è di proprietà di Andrea Ghiacci, ex giocatore di basket, anche in serie A1, un anno a Caserta, mentre il padre Mario è stato l’artefice della risalita in serie A, nello scorso decennio, di Trieste, e l’ho scoperto amico di Lucio Fusaro, leggenda di Milano, volley, grande personaggio che su enordest.it abbiamo già valorizzato, come video.

Il caffè Europa era chiuso, restava l’altro, non ricordo il nome, accanto al Duomo, a due passi dal municipio. Probabilmente il gestore, cinese, ha capito che il telefono era mio, ha la cover di Pallacanestro Reggiana, a Reggio sono detestato da tanti, perchè faccio riprese, pubblico audio, talvolta, senza avvisare che sto registrando e che pubblicherò, magari neanche si capisce con chi parlo, si sente la mia voce e quella di amici, di giornalisti, di personaggi, niente di che. E poi faccio videoreportage, confronto tutto, le attività, i prezzi, tanto, racconto la bellezza, la seduzione. La spacconeria, le smargiassate, la doppia faccia delle persone, cioè privatamente faccio di tutto, vivo per il sesso o per il bere o per il fumo, anche pesante, mi drogo ma nessuno lo deve sapere, escluso gli amici. Ovvero, privatamente, ripeto, mi scateno, pubblicamente, invece, sono impeccabile.

Dunque il barista asiatico rifiuta di ricevere il mio telefono, sono passato, appunto, verso le 21 di quel lunedì sera. “Ma perchè avrei dovuto prenderlo? Neanche sapeva il nome del proprietario, la signora”.

A Reggio Emilia sono l’unico giornalista che riprende tanto, con il telefono, e altrettanto pubblica.

Vi evito il racconto dei tentativi per rintracciarlo, continuo a sperare di riaverlo, grazie alle 5 associazioni organizzatrici della marcia contro la violenza sulle donne.

Ma torno al tema di questa divagazione, al focus, i sogni sportivi.

Sogno per lo sport di periferia, del nordest, sogno la serie B, almeno, per la pro Gorizia, volutamente scrivo pro minuscolo, anche se è il nome della società. Per anni ho battagliato con Maurizio Paglialunga, buon capo delle cronache italiane, a Il Gazzettino, davanti a Fausto Pajar, appassionato di bolliti, bella penna, scomparsa due anni fa, l’ho saputo da poco, parlando al telefono con Edoardo Pittalis. Paglialunga era stato confinato allo sport, in quanto sindacalista di vaglia e, ho saputo, il direttore, Roberto Papetti, non era così felice di averlo vicino, nella macchina centrale del giornale.

Al di là di questo, dicevo, Maurizio non viene dallo sport, non ha la passione trasversale mia e allora io scrivevo “serie B”, nella presentazione o nel resoconto, e lui regolarmente metteva la maiuscola. Idem, nell’annuncio, mettevo: “Ore 15, Sky e radioRai1”, toglieva l’annuncio della radio. Sky è a pagamento, come Dazn, ora, e sicuramente anche la tv della lega di serie B, B channel, o qualcosa del genere, la radio è gratis e comoda, per chi viaggia, come me, per sport, appunto, per eventi, di varia umanità, come sanno i miei lettori, qui, ovvero i nostri ascoltatori, da youtube. E un barista idiota, 10 anni fa, a Cadè, direi, comunque sulla via Emilia per Parma mi chiese se non avevo mai pubblicato su youporn.

Dunque, amo le periferie e sogno, tanto, per Gorizia. La serie B nel calcio, magari inedita o persa nel dopoguerra, e lo scudetto, sì, nel basket.

La Pagnossin Gorizia, ero bambino e ascoltavo, appunto, la radio, e guardavo la tv, la Domenica Sportiva, Domenica sprint e tutto quanto ci fosse, quasi nulla, rispetto al tantissimo di oggi, anche nelle emittenti regionali o provinciali.

Il primo pensiero è stato lo scudetto della pallacanestro a Trieste, rammento l’Hurlingham, con Bepi Stefanel il titolo è stato avvicinato, con Bogdan Tanjevic, le soddisfazioni sono già arrivate. Ma chissà in che categoria è, oggi, Gorizia, nei canestri.

Auguro a Udine di raggiungere l’Europa, direi la sua prima Europa, al ritorno in serie A. Mi piacerebbe vedere almeno in serie A2 anche Pordenone. Di recente ho assaporato per la prima volta in carriera Cividale del Friuli, l’avrete notato, lì l’auspicio non può essere che la serie A1.

Resto in Venezia Giulia, con la Triestina, l’alabarda. Vent’anni fa, direi, conobbi Giampiero de Diana, redazione di Treviso, a memoria, de Il Gazzettino, dietro la scrivania aveva la sciarpa dell’alabarda, quanta voglia ho di scrivere di alabardati, amo quei suoni, i biancoscudati, scudati.

Apro parentesi, su parentesi, amo i sinonimi, dunque, facciamo un gioco, tanto voi, lettori di nordest, conoscete le città meglio di me. Ho scritto anch’io, in passato, di scaligeri, di polesani, di rovigotti, di patavini, di biancoscudati, appunto, soprattutto di berici, peccato che l’amico Tiziano Soresina, su Gazzetta di Reggio, me l’abbia levato, perchè sennò la gente non capisce. Controlla su google, se non capisce…

Amo gli scledensi, il Bellunoponte, la Marca – Elia Pagnoni de Il Giornale scrive trevisani, io solo trevigiani -, mi piaceva il PortogruaroSummaga, lo scrivevo così, chissà dov’è ora, quasi 15 anni dopo l’affaccio in serie B.

Sono stato, anni fa, nella città del Santo e magari nel 2026 ripescherò quel videoaffresco, su queste colonne.

Mi chiedo se la fusione tra Vicenza e Bassano sia piaciuta ai tifosi giallorossi, per anni ho scritto delle avversarie del Bassano, su Il Gazzettino, grazie a Domenico Lazzarotto. Che mi salutava così, al telefono: “Ciao beo, mandamelo presto”. L’articolo, ovviamente, le 30, al massimo 40 righe. “Non sta’ a preoccuparti, della misura”.

Mi auguro di intervistare i patron dei vapori dello sport veneto e friulano, almeno di stringere loro la mano, come feci allo stadio Mapei-Città del Tricolore con Renzo Rosso, mister Diesel, del Vicenza, accompagnato da Mauro Corona, il personaggio televisivo, che negò di essere se stesso. Sono abituato, ai depistaggi.

Sogno la serie B, via, per il Rovigo, nel calcio, e lo scudetto all’Udinese, già, me ne stavo dimenticando. Manca solo quello alla famiglia Pozzo, in serie A da 31 stagioni, ininterrottamente, e saranno almeno 32, dal momento che il vantaggio sulla terzultima è già incoraggiante e la rosa da salvezza.

Sarebbe troppo facile auspicare lo scudetto al Venezia, per ingraziarsi i lettori, ai sostenitori arancioneroverdi auspico la seconda salvezza in serie A da 60 anni a questa parte, l’unica è stata firmata da Walter Alfredo Novellino, grande amico, a Modena.

Sogno il Bassano in serie B, non ci andò lontano, con la proprietà Diesel, prima della fusione, una volta vorrei andare al velodromo Mercante, non importa la categoria, sapete che io amo riprendere gli stadi e in serie A e B me lo impediscono il più possibile.

Penso al Treviso salvo in serie A, nel calcio, con la proprietà Setten arrivò ultimo, vado a memoria. E l’ho perso di vista, come categoria.

Sogno, in realtà, di riprendere a scrivere il più possibile, su Il Gazzettino, ultimo articolo un anno fa, qualcuno poi l’ha pubblicato Silvia Gilioli, sì, mia moglie, pubblicista.

Sogno, peraltro, di conoscere la famiglia Benetton, sapete quanto sia appassionato di palla, canestro e volo. Spero che Venezia nel basket arrivi in Eurolega, è uno scandalo che due scudetti non siano bastati per fargliela disputare, detesto i ricchi e i potenti, come Milano, Olimpia, con o senza Armani, e, ovviamente, mi spiace che non sia più in vita.

E’ uno scandalo, dicevo, che Milano disputi l’Eurolega anche quando esce nei quarti di finale o nelle semifinali scudetto. Dell’impianto sportivo a me interessa nulla, il Taliercio va benissimo.

Vorrei la Mestrina, gli arancioni, direi, in serie B, e anche nel basket, la serie A, Oece, mi pare fosse stato lo sponsor, quando ero ragazzino e giocava Lauro Bon, anche lì spero di non sbagliare squadra, volutamente non controllo.

Vorrei il Padova in Europa, calcio, e anche secondo, dopo il 3° posto con capitan Scagnellato, cognome singolare, me ne parlò Franco Bragagna, la leggenda di Raisport, giornalista, ora in pensione.

Nel rugby vorrei lo scudetto a Paese, direi provincia di Treviso, anni ’70 lo rammentò in serie A, Logrò Paese. E anche uno scudetto a Casale sul Sile, dove abita l’ex pugile Maurizio Stecca. Che storie, che suoni, che ricordi.

Vorrei il tricolore della palla ovale a Venezia, anni fa era in top 10.

Vorrei tornare a Trieste per la pallamano, per raccontare, l’avevo già fatto nello youtube perduto, temo per sempre, per 3 contestazioni di copyright, molto banali, ma non ho i link per contestarle, per raccontare, dicevo, la Cividin, pluricampione d’Italia con Beppe lo Duca. Io comincio nella pallamano, con la pallamano, nel giornalismo, dal luglio del 1990, a 19 anni.

Vorrei lo scudetto della pallavolo a Verona, intanto la prima finale, la prima, magari, coppa Italia e/o supercoppa, con il patron iraniano, con cui ho una foto, scattata un anno fa, ormai.

Insomma vorrei il nordest caput mundi, ma con la periferie dell’impero centrale e non le società più importanti o danarose o di più grande tradizione.

In realtà, lo sapete, sogno tanti titoli, tanti trofei al sud. Perchè in Lombardia, in Veneto e in Emilia Romagna la ricchezza esce dai taschini delle giacche di una marea di imprenditori. Successi al sud hanno tutt’altro sapore.

Suoni e colori, di curve, nei palasport, frastuono e cori, allo stadio, purtroppo freddo, continuerò a raccontarli.

Devo andare una volta a Cittadella, allo stadio Tombolato, con o senza accredito.

Del Citta è simpatizzante anche mia moglie, Silvia Gilioli. Quante volte mi ha preparato la classifica, di serie B, con le penalizzazioni, con i punto e virgola a separare la zona retrocessione dai playout. la zona playoff dalla promozione diretta. Quante volte l’ho sbagliata e lì Maurizio Paglialunga aveva ragione a rimproverarmi, ma è capitato anche con Antonio, Toni, Liviero, re del rugby, con la sua Mischia aperta, su Il Gazzettino.

“E chiudiamola ‘sta mischia”, lo scherzavo al telefono, è stato il redattore sportivo, a Mestre, per quasi 15 anni, il mio riferimento, un grande giornalista, come me esegeta dello sport. E’ uno specialista del rugby, io lo capisco poco ma poco importa, per le storie che racconto io.

Allora, vorrei il Friuli e la Venezia Giulia protagoniste nell’ovale, come nel resto dello sport italiano.

Pallanuoto, ecco, un bello scudetto a Trieste, che nel femminile, soprattutto, ha tradizione.

Ah, nel calcio, forse non lo sapete, io sono felice quando la Juve non vince lo scudetto e, meglio, neanche Inter e Milan.

Il mio scudetto più bello fu il Verona, l’Hellas, 40 anni fa, avevo 14 anni, e ascoltavo Enrico Ameri e Sandro Ciotti, su radioRai, 1. E poi la Sampdoria, il Napoli, anzi, prima, e adesso, questi due.

I due della Roma, quello della Lazio. Vorrei assaporarne uno della Fiorentina, nei due non ero nato. Vorrei almeno una coppa Italia al Genoa, l’Europa league a Bologna, la Conference alla Spal e di certo a Ferrara scenderebbero sportivi da Rovigo. L’importante è che non vincano i soliti noti, neanche a nordest, poi io sono sempre felice.

Ah, io sono felice perchè da Il Gazzettino, ho avuto tanto, tantissimo. Grazie anche a Claudio de Min, grande juventino, e godo della stima, limitata, di Adriano de Grandis, altro bianconero, che mi paragonava a un buon Giampiero Marini, per la scrittura. A Luigi Maffei, firma del basket, a Marco Bampa, tornato a scrivere, per Venezia, degli arancioneroverdi. Grazie al direttore Roberto Papetti, in precedenza a Luigi Bacialli, a Giulio Giustiniani, a Giorgio Lago, ma l’ebbi solo nel mio primo anno, anzi per non tanti mesi, so che è un mito, ho letto molto di lui.

Il Gazzettino, il mito. Devo tantissimo a questa editrice, a questa terra. E ringrazio di cuore per tutto lo spazio e per l’ascolto che ho avuto, da tanti bravi colleghi.

Chissà quanto ho dimenticato e poi, quando mi viene in mente, aggiungerò. l’Itala san Marco, Gorizia, almeno in serie B. Gradisca d’Isonzo, il paese di Giorgio Rumignani, che ricordo allenatore della Reggiana, appena scomparso. Chiamai per salutarli meno di 10 anni fa. Quelle storie, che storie. Quel calcio, che calcio. Quello sport, che sport. Che emozioni. Adesso riesco a dormire meglio e allora neanche mi commuovo. Ma grazie, per le emozioni, appunto, per le opportunità. Al passato.

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