Boxe. Roberto Cammarelle scrive per vannizagnoli.it, in ricordo di Cassius Clay: “Era lo zio d’America di tanti. Lo vidi a Chicago, solo a guardarlo mi sentivo inferiore”

Cassius Clay (dopo la sua conversione all'islam Mohammed Alì) 17 genneaio 1942- 3 giugno 2016. Uno dei campioni di boxe più conosciuti al mondo.
Cassius Clay (dopo la sua conversione all’islam Mohammed Alì) 17 genneaio 1942- 3 giugno 2016. Uno dei campioni di boxe più conosciuti al mondo.

(v.zagn.) Grazie anche al contatto con Giangabriele Perre, Roberto Cammarelle affida a vannizagnoli.it, a distanza di settimane, una rlflessione sull’addio a Mohammed Alì.

Di Roberto Cammarelle

Se n’è andato per sempre Cassius Clay.

Se n’è andato un pezzo di storia della boxe e dello sport in generale.
Non solo ha avuto la mia stima, ma qualcosa di più, forse l’affetto come quello zio d’America mai conosciuto ma amato da tutti.
Non era un’inventore, non aveva inventato lo stile nel pugilato, esisteva prima di lui. Non era un politico, non è stato il primo sportivo a schierarsi per un ideale, era già stato fatto prima.
Non era un provocatore folle, altri lo avevano fatto prima di lui. Lui queste cose le faceva meglio di chi l’ha preceduto, lui era il più grande. Tutto qua.
Ho avuto la fortuna di vederlo da vivo per qualche istante a Chicago. Solo a guardarlo ti sentivi inferiore. Era un “vecchietto” tremolante sulla sedia a rotelle, ma lo sguardo profondo e deciso, il corpo dritto e fiero ti trasmettevano la forza della sua persona addosso. Non potevi che essere attratto e succube del suo fascino. Lui era Muhammad Alì.

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