L’oro di Campriani. Su Avvenire nel settembre 2013 il racconto parte dalla biografia: “Campriani oltre l’ultimo colpo”. “I master, la fidanzata Petra, il poligono a Le Cascine”. “I mental coaches che si offrono ai giornalisti, a medaglia fresca”

L’intervista a Niccolò Campriani su Avvenire di tre anni fa. Alle Olimpiadi ha vinto ora la seconda medaglia d’oro, più l’argento di Londra 2012.

http://www.avvenire.it/Sport/Pagine/campriani-oltre-ultimo-colpo.aspx

Vanni Zagnoli

A Londra 2012 Niccolò Campriani è stato l’olimpionico che ha raccolto di più: oro e argento da solo, solo la fiorettista Elisa Di Francisca ha conquistato il doppio titolo ma era aiutata dalla squadra. Quest’anno nella carabina 3 posizioni da 50 metri (a terra, in piedi e in ginocchio) il tiratore toscano ha festeggiato assieme alla fidanzata Petra Zublasing: nello stesso giorno, in estate si sono aggiudicati i Giochi del Mediterraneo, due domeniche fa la coppa del mondo. Nessun italiano aveva mai sollevato quel trofeo, a Monaco di Baviera se l’è aggiudicato anche il poliziotto siciliano Andrea Amore, nella pistola da 10 metri. Petra si è imposta con 5 punti di margine sulla serba Arsovic e con 3 in più di Campriani.

“Se ci penso bene – riflette “Nicco” – è come fossi stato argento, dietro di lei. Ora allenarci assieme aiuta, ma per quasi un anno era stata dura perchè non ci siamo visti: io stavo facendo un master in Inghilterra, lei studiava in un college americano”.

E’ tutto raccontato nel romanzo-confessione «Ricordarti di dimenticare la paura» (edizioni Strade Blu Mondadori, 201 pagine, 17 euro) scritto con il giornalista Marco Mensurati.

Campriani aveva iniziato con un’arma in prestito e un manuale scritto in cirillico, ma spesso il bersaglio era occupato dal nido di due passerotti, nel poligono di Cascine, sperduto nella campagna toscana. “In piedi” è un predestinato, il migliore nella storia del tiro a segno. Eppure a Pechino 2008 mentre sta per conquistare l’oro scopre un avversario subdolo e in realtà di tanti: l’ultimo colpo. Manca il bersaglio per 3,34 millimetri, lo spessore di due monetine da un centesimo. Precipita in un buco nero che lo svuota e dubita di tutte le scelte. Una mattina si sveglia depresso, nella casa di Sesto Fiorentino, la ragazza l’ha lasciato, si era ubriacato: “Qui non troverò le risposte che cerco”, scrive.

Nicco è in fuga da sè, lascia Sesto Fiorentino e si iscrive a un campus americano. In 4 anni studia intensamente ingegneria, si allena in posti improbabili e si laurea da “cervello in fuga”. Parla con campioni ed ex, lo aiutano a scoprire che fra il mirino e il bersaglio ci sono aria, distanza e paura: di fallire e anche di deludere se stessi. Sono tre anni di incontri, con la “morosa” Petra, altoatesina, e pure con Ed Etzel, oro a Los Angeles 1984 ma dimentico della medaglia perchè non gli interessa più.

“Adesso – racconta Campriani – insegna psicologia dello sport in West Virginia, l’ho incontrato lì. Tantissimi atleti stranieri studiano psicologia dello sport, io ho frequentato 6 corsi, Ed stupisce perchè neanche accetta regali. Alle Olimpiadi mi ha colpito un mental coach italiano che si offriva ai giornalisti: roba triste, sfruttando il nome di un’atleta. In America l’etica è messa in risalto”.

I segreti della mente continuano a catturare il nostro campione, in particolare Claudio Robazza, psicologo dello sport.

“La preparazione mentale è fondamentale, all’Acquacetosa ricordo che mi avevano proposto un semplice questionario sportivo, a crocette. Alle Olimpiadi non siamo abituati a gestire il circo mediatico, quella è stata una difficoltà in più ma appunto mi ero preparato. Conta quasi quanto le ore in palestra o al poligono, a selezionare munizioni e carabine: il nostro sport per l’80% è questione di testa”.

E’ anche così che vince la paura dell’ultimo colpo. A 24 anni, a Londra rinasce e senza mai rischiare conquista l’oro da 50 metri nella carabina a tre posizioni e l’argento dai 10 metri, ad aria compressa. Viene in mente la canzone degli Europe “The final countdown”. “Il fine è il gesto perfetto, assoluto e puro, da compiere solo in una condizione di distacco, dimenticando ansia e paura di vincere”.

Esemplare la storia del 32enne americano Matthew Emmons. Nel 2004 ad Atene all’ultimo sparo colpisce il bersaglio accanto, di un avversario, perde titolo e podio, divenendo barzelletta a cinque cerchi. A Pechino il bis, il colpo parte accidentalmente, mentre prende la mira, e addio titolo. “L’ho cercato per email – racconta Niccolò -, ci siamo allenati assieme e a Londra perlomeno ha raggiunto il podio, entrambi siamo migliorati sul colpo chiave”.

La paura non si può azzerare. “I fantasmi del 2008 comparirono anche un anno fa, ma ci convivo in maniera diversa, spostando l’attenzione sulle cose positive, che contano davvero: per il gesto tecnico serve tanto esercizio, nella sua semplicità è complesso”.

“The last shoot” ricorda i calci di rigori. “Quello finale, in particolare, ma in gara spariamo 60 colpi”.

Il titolo olimpico è arrivato dopo un decennio di pratica, mentre questo è stato un anno di scarico.

“Alla finale della coppa di cristallo sono arrivato grazie a tre secondi posti e a un terzo. Per me è stato come ricominciare a tirare perchè ho cambiato carabina, mi allenavo per sviluppare la Pardini, ho portato sul podio la prima carabina italiana, in precedenza ne usavo una tedesca”.

A luglio Campriani ha concluso un altro master, ha discusso la tesi a Sheffield, in Inghilterra.

“E’ un trattato di fisica sulla meccanica delle vibrazioni, descrive quanto succede nella canna al momento del tiro, l’energia del colpo: una parte rincula e un’altra fa vibrare l’arma, a distanza di 50 metri dal bersaglio, l’effetto è nella dispersione, nel volo, in particolare sul calibro 22 è molto interessante. Mi ha aiutato un medico di fisica scozzese”.

Per il momento con gli studi si ferma, ma ha già in mente un altro master: “A Losanna, in management dello sport”.

Intanto ha traslocato e raggiunto Petra al suo paese, Appiano sulla strada del vino, in provincia di Bolzano, si chiama proprio così. “Abbiamo iniziato a convivere, magari fra tre anni ci sposeremo”.

Lei a Londra è stata 12^, non è il fidanzato ad allenarla (“Non funzionerebbe, sarei troppo coinvolto. Ci scambiamo consigli, ovvio”), le sedute avvengono a 50 metri da dove vivono. “In un ambiente climatizzato. I poligoni di solito sono all’aperto, da ottobre a marzo troppo freddo per continuare l’attività, qui invece non c’è questo problema”.

Trentino è anche il presidente della federazione, Enfried Obrist, di Caldaro. Vorrebbe farli reggere per altre tre olimpiadi. “Io proseguo sicuramente sino al 2016, sulla scelta incidono mille fattori, valuterò se mi diverto ancora, intanto ringrazio le Fiamme gialle: per la tranquillità della mia vita, non solo per i soldi. Ma poi penso già alla professione: può essere rischioso iniziare a fare l’ingegnere a 40 anni, con il curriculum vuoto sul piano professionale”.

E’ stato papà Giuseppe, 66 anni, aretino del Casentinese, a trasmettergli la passione per ingegneria. “Non avessi tirato, mi sarei perso mille storie. Amo il tennis, comunque gli sport individuali. La squadra è bella, però per il mio carattere gareggio bene da solo: ho scoperto il golf, molto simile al tiro, la competizione è individuale e con un colpo alla volta; i campioni delle mazze ripetono lo swing e gli psicologi lavorano tanto anche con loro”.

Nel suo salto di qualità balistico incidono anche tre settimane a Pechino e pure il mese trascorso laggiù prima della coppa: “Ho tirato con i cinesi, tengono molto al segreto professionale, mi relaziono con il loro allenatore”.

Fondamentale è anche il ruolo della ct Valentina Turisini, unica a occuparsi di uomini e donne. E non è un programma televisivo. “A Londra ci ha protetto molto, una coppia in nazionale si presta come storia, non ci ha dato in pasto ai giornalisti, escluso nell’ultima settimana”.

Campriani già inquadra il prossimo obiettivo. “A settembre 2014 a Granada, in Spagna, il campionato del mondo metterà in palio le prime carte olimpiche per Rio. Serve rientrare fra i primi 6”.

I mondiali sono a cadenza quadriennale, Nicco e Petra si presenteranno da favoriti e proseguiranno la battaglia con la paura dell’ultimo colpo. In fondo ce l’abbiamo un po’ tutti. E in qualsiasi ambito.

 

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