Claudio De Carli, i racconti. La firma de Il Giornale, de L’Unità, lo scrittore milanese, ex calciatore, ogni tanto pubblica qualcosa su vannizagnoli.it. “Una vigilia movimentata”, è un privilegio che scelga noi, fra i tanti

Claudio Raffaele De Carli

Claudio De Carli, milanese, dal ’92 è firma nazionale. Inter, cultura, sport, calcio, racconti. Scrive libri, tradotti in Giappone. E’ un romanziere, romanza che è un piacere, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. De Carli è il giornalismo, Il Giornale, anche cronaca di Milano, acrobazie. Unità. Il Nuovo calcio, tantissimo che non sappiamo, ma la famosa capacità di scrittura, a prescindere. L’analisi, i voti coraggiosi l’equilibrio, il calcio e tutto quanto ruota. Alla presentazione del libro sulla sua vita c’era il petroliere, Massimo Moratti. Claudio è scrittore di successo eppure ogni tanto ama scrivere di getto per noi. Unico. E grazie

Claudio De Carli

Vigilia, cento cose da fare, tutte, ansia da prestazione. Intanto mente occupata, il babbo è in una residenza per anziani da dieci giorni e ce l’ha con me, dice che l’ho portato in prigione. Ma era diventato ingestibile, le due badanti stressate più di me, temevo che cedessero di schianto. Devo trovare un ristorante per la Vigilia e sono tutti chiusi, logico, poi regali vari. Mentre sono in automobile e giro come un posseduto, un tipo mi suona: ciao, come va? Fermati che ti do l’invito per l’inaugurazione del mio ristorante! Stavo proprio andando alla ricerca di un ristorante per la notte di Natale. Ma chi era questo tipo? Mi fermo, scende dalla macchina e mi bacia e mi abbraccia. Mai visto, mi fa: ma dai, non ti ricordi? Sono Antonio. Vieni che ti do l’invito. Sale in macchina, poi scende e mi fa: che taglia hai? 50? Si, 50, prendi! E mi mette un abito, orrendo, in mano. Ma no gli dico, ma perché? È lui: non ti piace blu? Apre il cofano e me ne mette un altro in mano nero poi apre la portiera della mia 500 e me li mette sul sedile: o, mi fa, non regalarli che costano 2mila euro l’uno. Non capisco.

Gli dico che non ho tempo, sto cercando un ristorante, ho fretta. E allora lui mi fa: ma vai al mio ristorante di via Savona, ai Binari, sei invitato, tutto gratis, quanti siete? Sei? Bene è prenotato per sei domani sera. Gli dico che non ci sono mai stato ai Binari ma inizio a capirci qualcosa. Lui fa: tutto prenotato, parlo io con il mio socio, ma la tua compagna che taglia ha? Ti faccio trovare un bel cappottino per lei domani sera però tu mi devi fare un favore. Lo guardo: non l’ho mai visto, faccia unta, una quarantina di anni, fretta, traffico, gli abiti in auto, forse vuole un pezzo sul Giornale per questa inaugurazione. Ma sto solo dandomi una motivazione per questa vergognosa scena che mi fa solo perdere tempo. Sono uno stordito che fa fatica a mandarlo al diavolo. Questo non sa neanche chi sono, figurati se sa che sono un giornalista. Odore. Puzza. Mi fa: sono in partenza, è il compleanno delle mie due gemelline, ieri al casinò ho perso 5mila euro. Ero con una ventenne, ho fatto casino e adesso devo fare il regalo alle mie due gemelline. Poi inizia a raccontarmi una storia complicatissima dove ci infila moglie, mamma e gemelline. Casino.

Gli dico, scusa ma devo proprio scappare, questa cosa non mi piace. Faccio per andarmene e mi fa: no, no, mi offendo, guarda che ai Binari costa 200 euro a persona e ti faccio fare una gran bella figura. Aiutami. Salgo in macchina e gli dico di riprendersi i due abiti (a questo punto refurtiva certa). Lui fa: no mi offendo dammi almeno 250 euro. 250 euro? Gli dico che devo proprio andarmene, non ho tempo, lui si mette a piangere. Mi dice di chiamare il suo socio ai Binari e mi da un numero di cellulare ma è inutile chiamarlo oggi, è spento, mi dice affranto. Mai visto. Accendo il motore della mia 500 e lui apre la portiera e si riprende i due abiti orrendi. Sono li alle Rotonde, 5 Giornate. Adesso per andare  a prenotare al San Tomaso sono fuori strada, faccio un pezzo di circonvallazione, inversione, c’è un ristorante aperto, entro mi informo, alla Vigilia lavorano, guardo il menù, perfetto prenoto per sei, grazie al truffatore ho risolto. Leggo sull’agenda il numero di cellulare che mi ha dato 3661095664. Tutto in 15′ scarsi. Potrebbe capitare a chiunque a me è capitato in una mattina con la testa da un’altra parte, pensieri, fragilità. Nelle altre 364 mattine non mi sarei mai fermato, ci sono giorni sbagliati per uscire di casa.

Adesso il regalo, minimo, almeno quello, e tutto per un disperato che si mangiava della frutta dentro al Comune, in via Larga. Ero lì per ritirare la mia carta d’identità, prendo il numero e aspetto mentre il disperato mangia una banana e butta la buccia sotto la panca dov’era seduto. Mi scappa l’occhio, niente di più ma lui vede che ho visto e mi da l’idea che non gli sono molto simpatico. Il mio numero, entro, carta d’identità nuova, di quelle plastificate con sopra la mia foto mentre sorrido su sfondo bianco. Raccolgo le mie cose e mi manca un guanto. Guardo sotto il tavolo, niente. Allora l’ho lasciato sulla panca, quando mi sono seduto era li con il cappello di lana perché a Milano fa un gran freddo e non erano un paio di guanti qualunque, regalo  di Natale della morosa, vera pelle interno cashemire, una cifra.

Esco e il guanto sinistro non c’è, neppure il disperato. Cerco, qui, li, sopra, sotto, zero. Quindi oggi devo andare a cercarne un paio uguali altrimenti sono guai. Sul destro, all’interno,  c’è l’etichetta devo solo trovare il negozio. Sul web mi dice Montenapoleone, ci vado. Zero. La faccio due volte, torno in Corso Vittorio Emanuele, entro in un negozio di pelle con guanti in vetrina molto simili. No, questo non l’ha preso qui, mi dice la signorina, provi in Montenapoleone. Già stato ma ci ritorno. Zero, chiedo a una commessa che si fumava una sigaretta sulla porta e lei mi fa: in Sant’Andrea c’è un negozio che vende solo guanti, li trova sicuro. Grazie, Buon Natale, anche a lei. Vado lo trovo, i guanti ci sono ma non dello stesso colore. Mostro il mio destro e lei: ma questi le diventano così, vedrà, scoloriscono e si accorciano, come no! Guardi, se torna qui tra un anno e non è come le dico le pago un caffè altrimenti lei lo paga a me! Saluto gentilmente, chiedo se fanno l’orario continuato, se non trovo il colore torno le dico, quanto costano, 120 euro?

Ah, va bene. Esco, il disperato mi ha fatto la festa, il guanto sinistro se l’è portato via lui, sicuro, e non posso dargli torto. Giro a vuoto e torno in Sant’Andrea. La commessa è sempre lì: allora non l’ha trovato? Dia retta, non li trova come i nostri e anzi, faccia un bel regalo anche alla morosa, magari rossi. Fanno 240 euro, mica male, ma sono appena scampato a una truffa, e questa mi sembra un replay. La tipa insiste, si infila i guanti rossi, sono davvero belli, le dico che non ci credo che i miei diventeranno dello stesso colore e si accorceranno. Allora le faccio due bei pacchetti, mi dice tutta un fremito. No, i miei li infilo subito così inizio a farli scolorire e a accorciarli. Vado alla cassa con lei, estraggo il bancomat, il titolare mi chiede gentilmente di digitare il Pin, eseguo. Mi da un bel pacchetto, lo infila in un sacchettino e poi in uno più grande. Esco. Azz, 240 euro. Come per calmarmi do un ‘occhiata allo scontrino: 60 euro. Azz, 60 euro? Ma si sono sbagliati? Vado a Intesa, c’è già il credito, sono proprio €60. Dunque sono in una buona compagnia di storditi, il truffatore, il disperato, io che perdo il guanto sinistro e la commessa che  batte la cifra sbagliata. Ora se fossi una persona per bene dovrei tornare al negozio e spiegare che ho pagato 180 euro in meno. Ma non mi viene voglia, non ci riesco, ho un bel paio di guanti verdi in vera pelle interno cachemire che mi scaldano le mani e un altro paio rossi per la mia morosa. Indietro non torno, l’ho schivata in mattinata e ho fatto un colpo involontario verso l’una. Zero truffe, tutto regolare, tra storditi ci si da una mano. Potrebbe capitare a chiunque, a me è capitato proprio alla Vigilia. Comunque buon Natale.

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2 comments

Splendido l’articolo di Claudio su il Giornale del 08/05 sul grande Scarone uruguayo. Peccato sia guastato dall’erroneo nome di battesimo (Hectór invece del corretto Héctor, ripetuto più volte) e da quel “i tifosi argentini attraversarono il Rio Grande” (non siamo in Messico ma in Uruguay, dunque attraversarono il Rio de la Plata).

La risposta di Claudio De Carli. Il lettore ha ragione, il nome di Scarone ha un’accentazione forse sbagliata (così era sul web e così l’ho riportata.), peraltro non corretta da chi ha passato il pezzo. Errore mio invece nel confondere Rio de La Plata con Rio Grande. Abbraccio

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