“Qualcuno corre troppo. Il lato oscuro del calcio”. Il libro di Lamberto Gherpelli sulla storia del doping nel calcio mondiale. Stavolta avrà il successo che merita.

Lamberto Gherpelli è un grande amico, di Reggio. Lo notai sulle pagine reggiane de Il Resto del Carlino, valorizzato da Ezio Fanticini. come astrologo umanista. Scrisse un libro, Daniele Barilli lo recensì, c’era qualche critica, Lamberto ci rimase male, da buon cancro.

Ha scritto un volumone sul Papa e i numeri, poi lo racconterò. Intanto, gli faccio i complimenti di cuore, avrei voluto essere al suo posto, sul piano della celebrità, perchè finalmente ha realizzato un’opera che gli dà un pizzico di notorietà. Per anni ha studiato il doping nel calcio.

Lamberto ha lavorato a lungo in banca, è un grande esperto di calcio, molto più esperto di tanti esperti. E’ una persona di grande sensibilità, di notevoli valori. Merita successo, assieme alla moglie.

Vive a Parma, da anni vorrei andarlo a trovare. Un decennio fa mi accompagnava allo stadio Tardini, per alcune stagioni, all’inizio di radio Montecarlo e radio 105, quando coprivo anche radio Bruno.

 

 

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Il libro di Lamberto Gherpelli

Dopo Lo sport del doping di Alessandro Donati, una nuova finestra sull’abuso di sostanze e farmaci nell’attività sportiva. Questa volta il riferimento è allo sport più amato e diffuso nel nostro Paese: il calcio. L’indagine di Lamberto Gherpelli parte dalla mitica nazionale di Vittorio Pozzo e arriva fino ai giorni nostri, attraverso atti giudiziari e testimonianze dirette. Il quadro che ne deriva restituisce una realtà sconosciuta e drammatica: negli ultimi sette-otto anni la percentuale dei calciatori morti per attacchi cardiaci e aumentata del 33%, i decessi per leucemia linfoide sono stati 35 volte più numerosi rispetto al resto della popolazione, mentre l’incidenza dell SLA è 24 volte superiore rispetto alla popolazione normale.

, nell’introduzione al volume si chiede «Non so se e un campanello d’allarme o un atto d’accusa, di certo questo testo e un grande punto interrogativo. Da dove iniziare? Quali tasti toccare?».

Non per scandalismo,  ma per amore del calcio. Quello vero.

 

«Conoscevo Petrini, era un mio coetaneo. Come lui sono scomparsi altri miei ex compagni di squadra, ricordo Saltutti, insieme alla Pistoiese. Quando giocavo nella Sampdoria, era prassi che il massaggiatore ci facesse delle iniezioni, fra le dita ne avevo cinque diverse. “Vitamine”, ci dicevano. E tutti le facevano, oppure tutti ingoiavamo le pasticche colorate prima della partita. C’era un abuso di farmaci ».

(Marcello Lippi, 2 maggio 2012).

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