Il Giornale. Il designatore Messina: “Con l’occhio di falco il gol si può oggettivizzare. Continua il ricambio generazionale: dopo Agnolin e Casarin sono usciti Collina, Rosetti e Rizzoli”.

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Domenico Messina

L’integralità dell’intervista a Domenico Messina.

Questo invece è al link a quanto è stato pubblicato su Il Giornale. Con il grazie a Benny Casadei Lucchi.

http://www.ilgiornale.it/news/sport/noi-arbitri-gi-bravi-locchio-falco-pi-1161377.html

Vanni Zagnoli

“Ci vuole l’autorizzazione, deve chiedere alla segreteria Aia”. Così rispondeva l’ex designatore Stefano Braschi ogni volta che lo incrociavamo allo stadio: Parma o Reggio, Bologna o Verona, pre o post gara. “Sto lavorando, mi lasci seguire la partita”. Da designatore, centellinava gli interventi, li riservava a pochi media, d’accordo con il presidente Marcello Nicchi. Da ex, è un po’ più generoso. Con Domenico Messina è andata un po’ meglio e a Reggio Emilia l’abbiamo intervistato in più tempi, inseguendolo fisicamente come facevano i terzini di una volta, dopo il vernissage della goal line technology e dichiarazioni televisive. E’ schivo, mantiene il low profile da quando era in campo, ma in fondo un arbitro non si deve mai notare.

Messina, vale la pena di spendere 2,2 milioni l’anno con la società inglese Occhio di falco, per evitare 2-3 “gol non gol” a stagione?

“Sì – risponde l’ex arbitro cavese, appartenente alla sezione di Bergamo -, perchè sulla rete possiamo avere certezze. Sino a maggio, ogni volta che partiva un tiro, anche da fuori area, o un cross, tutta l’attenzione dell’arbitro di porta e magari del collaboratore era sulla linea, per evitare un errore pesante e clamoroso. Su un rigore o un fuorigioco si può discutere, ma non se un pallone è dentro o fuori, lì adesso si oggettivizza”.

Va bene, ma allora perchè federazione e Lega mantengono i due arbitri di porta?

“Perchè sono molto utili, si concentrano sulle altre situazioni chiave, in area”.

La sestina arbitrale alimenta l’ironia della vox populi e persino di molti commentatori: “Fanno più danni, aumentano il caos in campo”.

“L’80% delle decisioni dell’arbitro è collettiva. Non pubblicizziamo le dinamiche eppure c’è un continuo dialogo con l’interfono con i collaboratori e i colleghi di porta. E i confronti coinvolgono anche il quarto uomo, se qualcosa avviene nella sua zona”.

Quale difficoltà principale resta, per gli arbitri?

“Le solite: contatti da decrittare in tempo reale, fuorigioco, ma per quelli abbiamo guardalinee che sono veramente macchine. La speranza è di ridurre la percentuale di errore. La scorsa stagione è stata buona, sbagliamo davvero poco, al di là delle percezione pubblica, fuorviata dall’enfatizzazione di alcune topiche”.

Quale messaggio recapita alle squadre?

“In tante si sono rafforzate, in 7 penserebbero allo scudetto, ma vince solo una…”.

Insomma, non sparate sul pianista. Pardon, giù le mani dai fischietti. Ma la sua rosa è veramente la migliore al mondo?

“Rizzoli è primo nelle classifiche mondiali. Dovrebbe fermarsi al termine fra due stagioni, perchè nell’ottobre 2017 compirà i fatidici 46 anni, però speriamo di averlo anche nella successiva: è un serio candidato a Euro 2016, del resto in questo decennio ha primeggiato in ogni grande manifestazione. Deciderà il designatore Collina”.

Certo, ma altri 9 sono internazionali: Valeri per il patron dell’Udinese Pozzo è un incapace, Rocchi ha sbagliato partite importanti; Tagliavento non vide il gol-non-gol di Muntari. Banti e Damato, Guida e Massa non sono eccezionali, Mazzoleni e Orsato restano lontani da Rizzoli.

“Complessivamente, però sono tutti molto quotati, nelle coppe e nelle gare internazionali, sono ad altissimo livello. E gli arbitri vanno in campo per aiutare i giocatori, i migliori a imporsi, non fischiano per sè”.

Vanno sempre in capo al mondo?

“Sì e decine di volte l’anno: in Qatar, Romania, Armenia. Ci richiedono dalla Libia e da molti posti”.

In generale che momento attraversa il suo mondo?

“C’è sempre stato ricambio generazionale. Dopo Agnolin e Casarin si temeva il buio, invece uscì Collina. Poi Rosetti, adesso Rizzoli”.

Ma la base?

“I corsi sono sempre molto frequentati e siamo strutturati come nessuno, quanto a organizzazione”.

Esistono Paesi in cui gli arbitri fanno conferenze stampa, dopo le gare?

“In Germania qualcosa dicono, non conosco però i dettagli e comunque la cultura in altri Paesi è diversa. Peraltro l’apertura dialettica dipende dalla federcalcio”.

In che misura entra in gioco la coscienza, nell’arbitraggio?.

“Quando si vuole fare le cose per bene. Ha la coscienza a posto chi in campo fa quanto serve”.

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