Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Ilmattino.it, leggo.it. L’Atalanta gioca da papa, con il Papu. Due assist di Petagna, Masiello idolo e 3-0 all’Everton. Rooney non pervenuto

 

Masiello in gol (theguardian.com)

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Vanni Zagnoli
Quaggiù, nella città del primo tricolore, c’è l’esaltazione dell’essere Atalanta. Atalanta, Atalanta, Atalanta. Tre volte Atalanta e molte altre, occasioni a raffica, gioco rutilante, emozionante, commovente. Ventisei anni fa, l’ultima volta, il quarto di finale con Piero Frosio (il figlio Alex è in tribuna stampa, per la Gazzetta dello Sport) e poi con Bruno Giorgi, reggiano di Montecavolo, scomparso, ammalatosi per la figlia, che si era ammalata per una storia con il leader degli Europe, gruppo famoso 20 anni fa.
L’Europa dell’Atalanta è un 3-0 sull’Everton, Rooney si fa vivo all’inizio e sparisce dalla partita. E’ tanta Atalanta, con Andrea Masiello vicino al gol e a bersaglio sull’angolo successivo. Aveva perso due anni e 5 mesi per il calcioscommesse, storia di Bari, è alla miglior serata della vita, beniamino da tempo di Bergamo alta e bassa, sura e sòta, dicono lassù.
Stekelenburg è freddato dal destro del Papu Gomez, l’argentino che dovrebbe giocare per l’Italia e forse non lo farà mai, un capitano maradoniano. Bergamo è gli assist di Petagna, per il 2-0 ma pure per il tris, Brian Cristante in corridoio, scatto e destro saettante. E’ festa nerazzurra, peccato che i vip siano a casa, gli attori e gli sportivi, i Gimondi e i Facchinetti, per esempio.
La curva di casa è piena, come mai con il Sassuolo, nè con la Reggiana, dal ’99 in C.
La Dea è bellissima, abbacina, obnubila grigi ingrigiti dal destro fuori di Alejandro Gomez alla ripresa, graziati dalla traversa di Remo Freuler, veloce quanto l’Urs del ciclismo anni ’80. Hateboer piroetta. Il resto non è noia solo per la curva orobica, fantasiosa come raramente sono i bergamaschi. E’ 3-0 come un anno fa, come Sassuolo-Athletic Bilbao. I baschi si riscattarono negli Euskadi. I reggiani sono poche centinaia, a migliaia vanno a zonzo per il mese di festa provinciale dell’Unità, capiscono poco del calcio. O meglio, c’è anche gente sportiva, che si lustra gli occhi davanti a cotanto miracolo.
L’Atalanta si è comprata l’Azzurri d’Italia, Mario Brumana, ma non può giocarci in Europa, paga l’affitto alla Mapei, al patron Giorgio Squinzi, che con 3 milioni e 600mila euro si è portato a casa questo gioiello di impianto. Qui c’è aria di grande Europa, degna della semifinale dell’88, di Atalanta-Malines (Mechelen in fiammingo). Tutta l’Europa dell’Atalanta sarà sempre e solo qui, si possono mettere dietro anche l’Olympique Lione o l’Apoel Limassol, sconfitto a Cipro da un rigore di Depay all’8’ st.
Qui è il calcio vero, altro che il ruminare di molte squadre e anche della nazionale, una settimana fa balbettante con Israele. Qui è la differenza fra Gasperson, il più sottovalutato al mondo, adesso più ancora di Guidolin, e il Ventura affabulatore.
“Il segreto – racconta – sono i Percassi. Presero l’Atalanta in B e la porteranno ancora più in alto”. In Champions, ecco. Il presidente Antonio sa di calcio come il ds Sartori e il dt Zamagna, hanno giocato tutti e anche a buoni livelli. “Ma il presidente – ricorda la pr Elisa Persico – smise presto, a 23 anni, a Cesena”.
Per fortuna, via, perchè forse non sarebbe diventato grande immobiliarista al punto da prendersi l’Atalanta per due volte.
Que viva l’Atalanta.

 

 

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