La Fiom-Cgil, l’assemblea regionale a Reggio Emilia. “Ti proibiamo di diffondere le riprese del discorso del segretario nazionale Michele de Palma. Era un incontro privato”. Maddai, al teatro Ariosto, quasi pieno. Ordine dei giornalisti e associazione stampa si indigneranno e mi inviteranno a pubblicare? O c’è la privacy dei luoghi? O bisogna chiedere il permesso per pubblicare un comizio a toni urlati? Ovviamente, se La Stampa, Andrea Joly, va un ritrovo di fascistoidi e viene picchiato la solidarietà è mondiale, nel caso della nostra testata, forse unico sito in Emilia Romagna provvisto di roc, iscritto al registro operatori della comunicazione, dunque siamo una tv vera e propria, ancorchè gratis e a nostre spese c’è il silenzio. Sempre e comunque. La censura e la sordina a ogni parola.
E’ successo stamane, evento annunciato da Gazzetta di Reggio, forse volutamente senza orari. “Ma li avevamo messi, nel comunicato”, rivela un sindacalista di Reggio Emilia.
Come sempre, ero l’unico giornalista presente, al dibattito, per l’ultima buona ora, con il monologo di Michele de Palma, uno che viaggia sulle orme di Maurizio Landini, un fuoriclasse. Urla e poi abbassa la voce, direi un attore.
Arrivo, ho il telefono da caricare e solo questo computer da cui scrivo ora. Entro in sala, devo capire dove piazzarlo. Salgo al primo anello dell’Ariosto, una steward: “Non può appoggiare il computer sulla balaustra, questioni di sicurezza”. Salgo al secondo anello, non riesco a inquadrare.
Scendo in platea, intanto carico il telefono.
Poi lascio il computer in registrazione sul palco, all’inizio, con inquadratura sul gigante di Terlizzi, unico.
Poi arriva il risoluto Sacchetti, per impedirmi di divulgare. Sarò autorizzato? Mah. “E’ un luogo privato, devi chiedere, per registrare”. Ovviamente, anche solo l’audio è illecito, no?
Chissà cosa dirà il garante della privacy.
Ovviamente, ci fossero state le telecamere di Telereggio, delle tv vere, erano graditissime.2
“Prima c’è stato un incontro stampa”. Improbabile, a mio avviso.
Ne chiederò conto a Marco, della digos, della questura, che mi conferma. “4-5 giornalisti, presenti”. Mah…
Comunque ok.
Il giornalismo una volta era esclusiva, oggi è il rispetto dei regolamenti, ridicoli, assurdi. Il diritto di cronaca non esiste più, esiste solo da graditi, da ufficio stampa, da graditi ai grandi personaggi, ai potenti, alle grandi organizzazioni.
Ho chiesto, come sempre, di raccontare la storia di Michele de Palma, è arrivato il no articolato. “Sarebbe troppo lunga”. E poi quel sindacalista, reggiano: “Sta pensando se andare a Genova”.
Semplicemente, ho notato dopo, andavano a pranzo assieme.
Prendiamo atto quotidianamente di un potere unico e trasversale, in cui sinistra – ma anche destra – privilegia le grandi testate e non certo il libero pensiero. Viva Serenella Bettin, unica.
Meravigliosa la coerenza di Michele de Palma, con noi. “Ai giornalisti parlo in un mondo, ai delegati dico altro”. Urla, in realtà, e argomenta come e perchè non piegare la testa. E spiegare, anche ai lavoratori.

