Prima Pagina Modena. Dici derby, dici Sauro gol. “Non mi aspettavo l’esonero di Novellino, ma che bello il debutto di Melotti”.

L’integralità del pezzo preparato per Prima Pagina Modena, con il ringraziamento a Simone Monari e a Luca Sancini, di Repubblica Bologna. Avevo ripreso e allargato il loro lavoro, in realtà sul cartaceo di Prima Pagina è uscito pochissimo. Grazie anche a Francesco Tomei.

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Sauro Frutti

Vanni Zagnoli

Con Sauro Frutti si parlerebbe di calcio e di vita per ore. Noi l’abbiamo fatto due sere fa, ripercorrendo la sua carriera, comprese le stagioni al Modena e la serie A sfiorata con la Cremonese. Il derby di domenica è la sua partita, rappresenta forse il più significativo doppio ex di una sfida sempre fascinosa. Che il Bologna deve vincere per mantenersi in zona promozione diretta, mentre i canarini con Melotti e Pavan sono ripartiti e ancora possono raggiungere i playoff.

Mercoledì è uscita l’intervista a Frutti su Repubblica Bologna, a firma di Luca Sancini. L’idea è stata condivisa con noi da Simone Monari, che a lungo si era occupato di Modena per il Corriere dello Sport-Stadio. Qui arricchiamo il testo pubblicato sul quotidiano romano, ripercorrendo la carriera di uno degli attaccanti più amati della storia modenese. Sauro giocò 94 partite fra l’85 e l’88, all’epoca i gialli davano spettacolo, vennero promossi subito in B e il bomber tradusse il bel gioco in 40 gol complessivi, in tre campionati: formidabile la coppia con Mauro Rabitti, l’ala sinistra di Reggio Emilia nota per la enorme religiosità.

Frutti da due settimane allena il Villafranca, in serie D. La squadra veronese è terzultima, eppure stimola molto questo romano di 62 anni figlio di romagnoli, che iniziò a giocare nel Rimini. Poi una stagione alla Reggiana, una al Sant’Angelo lodigiano, quindi il quadriennio a Mantova, dov’è rimasto a vivere, le due stagioni memorabili alla Cremonese, altrettante al Bologna (21 reti in 89 partite). Dopo Modena, la chiusura con il quadriennio di Rovereto, in serie D, a 39 anni.

Ha passato una vita ad avventarsi sui cross, fu il bomber più amato della via Emilia, come Ballotta ne è stato il portiere più apprezzato.

Frutti, iniziamo dal Bologna. A 30 anni, nell’83-’84 la risalita in C, con Cadè in panchina e Brizzi e Recchia al vertice della società?

«Arrivai dalla Cremonese, avevamo appena sfiorato la promozione in A perdendo gli spareggi con Como e Catania. Allora ero uno che si vendeva bene, così decisero di far cassa con me. Scesi di categoria, ma venni volentieri, figurarsi, Bologna è una grande piazza. Ho ricordi bellissimi di quella stagione, la promozione, i miei 17 gol”.

Era un calcio da figurine…

“Con tanti bravi compagni: il leader era Adelmo Paris, poi ricordo Fabbri, il libero che chiamavamo killer; Ferri, Dario Donà, Zerpelloni; Facchini il rifinitore, Logozzo il mastino, il portiere Bianchi, Pin che giocava davanti alla difesa. E un giovane Marocchi, che chiamavamo Cicciobello. Io ero la prima punta, Giancarlo Cadè mi chiedeva pure di dar una mano dietro. I movimenti del centravanti li conoscevo, non c’era bisogno di grandi indicazioni».

Fu lei a ridare entusiasmo alla piazza, dopo la prima retrocessione in B, poi perfino la C1…

“L’ambiente era un po’ allo sbando, avevamo però ricreato un gruppo: Cadè era un papà, al mercoledì si mangiava tutti insieme; cucinava Romano Carati, il massaggiatore. C’erano il dottor Dalmastri e un giovane Nanni”.

Poi ideatore dell’Isokinetic, la struttura di cura a Casalecchio di Reno.

“Cominciammo bene e lo stadio Renato Dallara alla domenica era sempre pieno, sentivamo l’entusiasmo dei tifosi. Vivevo in una città meravigliosa, ho pensato anche di venirci ad abitare, poi ho scelto Mantova».

Dopo Bologna, l’approdo al Modena, la rivale.

«Mah, io della seconda stagione al Bologna ho un grande rammarico, perché si puntò su altri giocatori e si ruppe il gruppo. All’inizio c’era Pietro Santin, un’ottima persona, poi venne Bruno Pace, ma era un’annata nata male e così finì anche la mia carriera rossoblù”.

A Modena la chiamò il direttore sportivo Giambattista Pastorello.

“Mi disse: abbiamo preso Piacentini e Longhi, ci manca un finalizzatore. Io ero titubante per via dell’età, ne avevo 32, comunque andai: feci 21 gol e vinsi la classifica dei cannonieri. La ricetta fu la stessa di Bologna: uno spogliatoio unito».

Poi la carriera da tecnico, partendo dalle giovanili. Allenò anche Luca Toni, futuro campione del mondo, protagonista a 38 anni nel Verona.

«Era un ragazzino degli allievi, serio e determinato, ma nessuno s’aspettava che facesse una carriera così”.

Mancano due giorni al derby, come lo immagina?

«Ho visto la partita dell’andata ospite a Trc, nello studio di Alessandro Iori. Bruttissima. Il Bologna, se leggi la formazione, è una bella squadra, ma deve restare umile e fare un passo alla volta, per salire. Faccio un augurio: che Cacia faccia gli stessi gol di Frutti, così si viene in serie A. Sarebbe un peccato, sennò, con una società che ha programmi così ambiziosi”.

E il Modena?

“E’ alterno, non mi aspettavo l’esonero di Novellino. Seguo con simpatia Mauro Melotti, in tandem con Simone Pavan: è arrivato a debuttare in B, ancorchè non da solo, a quasi 60 anni, mi fa piacere”.

Ci racconti della sua famiglia.

“Vivo a Virgilio, oltre Po. Ho due figli: Daniele e Stefano, 38 anni, che giocava nel Lentigione, quando io lo allenavo. E una figlia moglie di Emanuele Berrettoni, l’attaccante dell’Ascoli. Quando si misero insieme, ero preoccupatissimo, invece è un ragazzo a posto”.

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