Enordest.it. Rugby, l’Italia abbatte i maestri inglesi. Resta solo il tabù Nuova Zelanda

da Federugby, la mèta di Menoncello

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E’ stata una settimana elettrizzante, per il rugby italiano, che ha superato l’Inghilterra, all’Olimpico, per 23-18, con uno splendido gioco difensivo, nel finale. Ricorderemo a lungo il break imperioso di Tommaso Menoncello, a schiacciare in mezzo ai pali, i calci perfetti di Paolo Garbisi, la seconda mèta di Leonardo Marin, quella del sorpasso decisivo, nata da un offload di Monty Ioane, australiano di origini samoane, per Menoncello.

Offload significa dare continuità all’azione attraverso un passaggio effettuato dopo il contatto con un placcatore. E’ stato davvero ammirevole il pack di mischia, nel mettere alle strette i maestri inglesi.

Il tecnico azzurro Gonzalo Quesada parla di lacrime comprensibili, per un’impresa inattesa. In conferenza stampa si presenta ogni volta il capitano, Michele Lamaro, non sarebbe male cambiare interlocutore, a prescindere.

I quasi 75mila spettatori a Roma hanno scoperto Tommaso Menoncello, trevigiano di 23 anni.

Menoncello era soprannonimato “Paese”, dall’omonimo club in cui ha iniziato a giocare, nel Trevigiano. Negli anni 80 quella squadra era celebre per lo sponsor Logrò.

Come tanti, aveva iniziato giocando a pallone. Viene in mente Julio Velasco che, a nostra domanda, ma la domanda non era quella, rivelò che “molti giocatori di pallavolo avrebbero voluto affermarsi nel calcio”.

Tommaso era difensore nel Quinto, sempre dalle parti di Treviso. Quando il club fallì fu il padre Michele a indirizzarlo all’ovale, nonostante non fosse appassionato. Fabbro di professione, trovò un volantino sui muri, glielo portò e così sbocciò l’idillio che avrebbe condotto il trequarti centro ad affermarsi.

Menoncello lasciò gli studi e adesso si può dire che il rischio abbia pagato. Fuori dal campo è timido, in questo fa venire in mente Fernando Couto, il difensore centrale portoghese che in campo era fra i più spigolosi ma nelle interviste parlava, anche a noi, quando era al Parma, con un filo di voce. Menoncello in estate lascerà il Benetton per la Francia, per Tolosa dove troverà Ange Capuozzo, che firmò il successo degli azzurri in Galles. Il Tolosa si è aggiudicato 4 degli ultimi 5 scudetti transalpini e due Champions cup, adesso è forse il club più ambito al mondo.

Planet Rugby, invece, è il sito di riferimento mondiale, per gli appassionati. Gli ha dato 9 e lo ha scelto miglior giocatore del quarto turno del Sei Nazioni 2026: “Attacca da 13 e difende da 12” ha scritto. Ovvero, gioca indifferentemente da primo o da secondo centro.

Importanti riconoscimenti sono arrivati anche per il pacchetto di mischia. Il seconda linea Niccolò Cannone è stato inserito in alcune formazioni ideali per il contributo nelle fasi statiche e nel lavoro difensivo, con una prestazione caratterizzata da un elevato numero di placcaggi completati e da presenza costante nelle cuore della manovra.

Il numero otto Lorenzo Cannone è stato a sua volta indicato tra i migliori avanti del turno per la capacità di garantire avanzamento con la palla in mano e continuità nelle fasi dinamiche, distinguendosi per volume di gioco e partecipazione nelle sequenze offensive.

Tra i giocatori evidenziati nelle analisi della stampa internazionale anche il centro Juan Ignacio Brex, apprezzato per la qualità del lavoro difensivo nel canale dei trequarti e per la leadership mostrata nell’organizzazione della linea, e l’estremo Lorenzo Pani, solido nelle coperture profonde e nella gestione delle ricezioni da calcio.

Tommaso ha festeggiato con la fidanzata Anna, futura psicologa, e con un bel pranzo della domenica a un forno romano, tra pizza e schiacciate. E in questo sarebbe uguale a chi scrive, con la differenza che con il diabete mi devo limitare.

Il risultato è stato tale che la federazione inglese ha dovuto spiegare che il ct Ian Bortwick non è in discussione. L’Italia era sotto 10-18 a metà primo tempo e con l’uomo in meno, di lì non ha più sbagliato nulla, complici alcune azioni perfette di Menoncello.

“A livello fisico – ha spiegato – siamo al top da tempo, è cambiata la mentalità. Ora rimaniamo accesi per tutti gli 80’, raramente concediamo punti facili. Abbiamo imparato a dividere le partite in quarti, distribuendo lo sforzo”.

Già, come fosse basket, ma non è. Gli azzurri partono forte e poi ripartono di slancio nella seconda metà dei parziali. E dopo tanti ct cambiati, con Quesada si è trovato un allenatore ideale. “Porta freschezza e consapevolezza, passione e motivazioni”. E automatismi visti nelle mète, in più ci ha pensato la forza di Menoncello, capace di restare in piedi.

Questa era la nostra intervista al tecnico di Buenos Aires.

“Un giorno – azzarda Menoncello, eroe biancoverde, come club – l’Italia vincerà il Sei Nazioni. Dateci ancora qualche anno”. Onestamente improbabile.

Ora non resta che provare a battere la Nuova Zelanda, a Wellington, a luglio, è l’unica grande che l’Italia non ha mai superato. Sarà il Nations Championship, la nuova manifestazione che metterà di fronte le formazioni dell’emisfero boreale contro le selezioni di quello australe. Il successo sui bianchi è arrivato dopo 32 sconfitte consecutive, contro gli All Blacks gli azzurri hanno giocato solo 17 volte.

L’Australia è caduta 2 volte con l’Italia, la prima il 12 novembre 2022.

Con la Francia le vittorie sono 3 (oltre a un pareggio), la prima il 22 marzo 1997 e lì si schiusero le porte dell’allora Cinque Nazioni

Contro il Sudafrica l’unico successo è arrivato il 19 novembre 2016, mentre l’Irlanda è stata sconfitta 4 volte dall’Italia, il Galles 5 (oltre a un pari) e la Scozia 10. L’Argentina è caduta 5 volte, la prima delle quali nel 1978.

La speranza è che questo successo possa cambiare un briciolo la cultura dello sport in Italia, se non erodendo tifosi al calcio aumentando la percezione di uno sport bello, fisico, ma anche cavalleresco, non soltanto per il terzo tempo.

Su Skysport, le interviste dai ritiri e nei dopopartita sono di Moreno Molla, veronese. Eccone la storia.

Sabato pomeriggio c’è stato il brusco risveglio, per il rugby italiano, con la scofitta per 31-17 in Galles. L’obiettivo era chiudere il torneo per la prima volta nella storia con 3 vittorie, neanche ci siamo andati vicini.

Fatale il primo tempo, chiuso in svantaggio 21-0 grazie a due mete di Wainwright (mvp del match) e a quella di Lake. A inizio ripresa Edwards con un’altra meta e un drop chiude virtualmente i conti, sul 31-0. La reazione finale porta alle mete di Garbisi, Allan e Di Bartolomeo

Con la vittoria della Francia, che ha battuto 48-46 l’Inghilterra, si è chiuso il Sei Nazioni 2026. A conquistare il trofeo sono stati i Bleus, capaci di ribaltare una partita che sembrava ormai sfuggita di mano grazie a un calcio di punizione di Thomas Ramos a tempo scaduto, che ha consegnato la coppa nelle mani del capitano Antoine Dupont.

La classifica finale: Francia 21 punti, Irlanda 19 (4 successi), Scozia 16 (3); Italia 9 (2), Inghilterra 8 (1) e Galles 6 punti (1 vittoria).

Al secondo posto chiude l’Irlanda, virtualmente in corsa per il titolo fino al 79’ della sfida di Parigi. Gli uomini di Andy Farrell hanno superato la Scozia nell’ultima giornata, conquistando la Triple Crown e la quarta vittoria nel torneo.

La Scozia di Gregor Townsend può solo sfiorare il sogno della vittoria finale. A Dublino l’Irlanda ha messo sotto pressione la difesa scozzese, disinnescando gran parte di ciò che Finn Russell e compagni hanno provato a costruire con la palla in mano.

Molti rimpianti per l’Inghilterra, in Francia a lungo superiore.

Il Galles di Steve Tandy si prende ancora una volta il cucchiaio di legno, ma con la consapevolezza di un’evidente crescita e con una vittoria di prestigio proprio contro l’Italia.

La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”

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