da Stadiotardini.it, Luca Savarese, Federico Giunti, un uomo in due maglie

giuntiConobbi Federico Giunti nel ritiro del Perugia, a Parma, mi diede l’idea di presunzione, di grande personalità. Fra Parma e Milan è stato un buon gregario, niente di che. da allenatore aspetto che emerga come la personalità imporrebbe. Vanni Zagnoli

UN UOMO IN DUE MAGLIE / FEDERICO GIUNTI TRA PARMA E MILAN

UN UOMO IN DUE MAGLIE / FEDERICO GIUNTI TRA PARMA E MILAN – Stadio Ennio Tardini Parma
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(Luca Savarese) – In questi giorni ho provato a contattarlo attraverso facebook, per provare magari ad ampliare la ritrattistica dell’Uomo in due maglie con due domandine al diretto interessato, ma probabilmente, non avendo ricevuto risposta alcuna, sono giunto a questa conclusione: il diretto interessato non era uno che rispondeva tanto agli assist, poiché questi ultimi, semmai, li confezionava.

Stiamo parlando di Federico Giunti, made in Perugia, il 6 agosto 1971. Dopo aver giganteggiato nella mediana del Città di Castello per quattro anni, all’inizio degli anni novanta il Perugia lo mette sotto contratto; è quel grifone una squadra che certo non ripeterà i fasti di Paolo Rossi e Salvatore Bagni, però si difende e compie una scalata di lotta e di governo dalla C1 alla A, centrata nel 1996, con Max Allegri e Federico Giunti ad abbellirne il centrocampo; Parma si accorge di lui probabilmente in una partita, quando scuote e spaventa il Tardini con un gol su punizione, che permette alla squadra umbra di battere, assieme ad un gol di Carmine Gautieri, il 20 ottobre del 1996, i ducali nella loro tana.

Giunti, dopo aver gustato l’esordio in nazionale in un Bosnia-Italia del 1996, lo cercano un po’ tutte le sette sorelle dell’epoca; approda nel ducato, primi barlumi del Parma di Champions, ma di fatto il Giunti apprezzato al Curi al Tardini non si vide mai, racimolando con i gialloblù soltanto 18 presenze tra campionato e coppe. La chiamata del Milan arriva come un regalo di Natale e l’apostolo o chico (questi i due soprannomi imagepiù gettonati) finisce nella Milano rossonera; con qualche apparizione si laurea con Zac e soci campione d’Italia del 1999 e guarda un po’ dove? Al Curi, dove il sogno per lui iniziò. Nella Milano rossonera, non è facile trovare un posto stabile, impresa forse più congegnale per lui trovare un posto nell’eterna memoria dei derby, annoverato magicamente nelle belle storie da sorseggiare quando viene Natale, sotto la Madonnina griffata di Milan.

In una stracittadina da abbonamento alle prese in giro al bar per i cugini nerazzurri, segnerà l’unico suo gol in maglia rossonera, in un match che mostrerà un verdetto strano ma vero: 11 maggio 2001, Inter-Milan 0-6. Giunti giunge puntuale alla chiama del gol, direttamente su punizione. Dopo mister-federico-giuntivivacchierà un po’ di rendita, tra Brescia, dove giocherà con calibri unici quali Guardiola e Baggio e poi l’esperienza estera con il bianconero del Besiktas, prima di tornare in Italia per giochicchiare nel Bologna, nel Chievo e nel Treviso. Oggi allena nel Gualdocasacastalda, serie D, una società di Gualdo Tadino. Noi siamo Giunti al capolinea. Luca Savarese

nota a margine

di Salvatore Occhiuto

Concordo con te Vanni. Dal gennaio 2003 all’agosto 2004 Giunti si trasferì in Turchia, a Istanbul, sponda Besiktas. Seguo gli eventi politici e sportivi turchi da quasi vent’anni. Il presuntuoso giocatore non si integrò mai nella realtà ottomana. Due stagioni, rispettivamente 16 e 24 presenze, un solo gol. L’esperienza all’estero è per molti atleti un valore aggiunto, nel suo caso un episodio anonimo.

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