Addio a Evaristo Beccalossi, meritava di essere titolare in nazionale dal ’77 all’84. Era un talento non solo spettacolare, Bearzot avrebbe dovuto farlo coesistere. Una serata con lui e un’intervistona su Il Giornale e su assocalciatori.it. Citazione su Corrieredicalabria.it

Il Bec è un amico, cioè. Anzi, no. Diciamo che è uno che mi vanto di conoscere, sempre allegro. Beccalossi è stato ospite a Teleducato Parma, un decennio fa, o quasi, quando conduceva Luca Ampollini, ero ospite con Lorenzo Longhi, con Michele Angella dietro le quinte, mentre in studio ogni tanto c’era Ferdinando Sanvito, esperto di Spagna, e magari gli amici di sempre, come Fabrizio Pallini.

Ho visto Evaristo a Cesena, per una gara con l’Inter, lo intervistai per radiomontecarlo e per radio 105.

In autunno ho debuttato a 7gold, era ospite, è stata l’occasione per ritrovarlo.

E’ sempre brillante, un personaggio giornalisticamente e pure umanamente straordinario.

Questo è il testo integrale dell’intervista uscita ieri su Il Giornale, nella pagina milanese.

“Mi chiamo Evaristo” è la biografia di Beccalossi, uno dei campioni più amati nella storia dell’Inter. A 58 anni, l’ex fantasista bresciano di San Paolo, esce dalla tv e da quel nome così unico, tantopiù nello sport, per diventare Presidente del Lecco, in serie D. I blucelesti vantano tre campionati di A (negli anni ’60) e 15 cadetti, l’ultimo nel 72-73. Per risalire in Lega Pro, ripartono con giovani di talento, magari com’era il trequartista rivelatosi nel Brescia.

Evaristo, da dirigente è al debutto? “Ho esordito la scorsa stagione alla Berretti del Brescia, con Andrea Massa allenatore, ex Legnano. Sarà la mia prima volta con una squadra non giovanile”.

Ha mai provato a fare il tecnico? “Non mi è mai piaciuto. Qui ho già individuato persone in ogni settore della società, come presidente coordinerò tutto”.

A chi si affida? “In panchina resta Rocco Cotroneo, ex centrocampista anche del Palermo, in serie B. Avevo seguito la sua preparazione la scorsa stagione, mi ha convinto sul campo. E in fondo quello è il mio posto. La squadra è costruita assieme al ds Gigi Cappelletti, libero del Legnano negli anni’80”.

Lecco ha 48mila abitanti e fra i capoluoghi di provincia della Lombardia precede solo Sondrio, sul piano calcistico… “E’ una città molto stimolante. Il motto sarà “poche parole e molti fatti”. C’è grande entusiasmo, servono progetti sportivi, speriamo di essere anche fortunati e salire presto in Lega Pro” .

Quanto ha speso? “Il budget in Serie D può raggiungere anche cifre importanti, recuperabili tramite sponsor, perciò non mi preoccupo. Il piano è annuale, per una società che aveva difficoltà a iscriversi al campionato. In mezz’ora sono allo stadio Rigamonti-Ceppi e allora starò costantemente dietro alla squadra”.

Andrà in panchina, come l’ex presidente del Mantova Fabrizio Lori? “Non credo, perché mi piace vivere la partita in un altro modo. Né farò le sfilate in tribuna, preferisco essere operativo, anziché visibile”.

Coinvolgerà Alessandro Altobelli, per 6 anni suo partner nerazzurro? “Assolutamente no. Spillo ha altre priorità, è spesso su Al Jazeera. Adesso si cammina con le proprie gambe, la vita continua, rispetto al prato”.

Lasciò il calcio a 35 anni, nel Breno (Brescia).

Era un “prezzemolino” della tv, con puntate persino locali, a Teleducato Parma… “Nell’ultima stagione ero spesso a Raisport, al Processo del Lunedì, e da tempo a 7Gold”.

Per il Lecco abbandonerà la ribalta televisiva? “No, perché a livello di marketing è importante per la città che vado a rappresentare, come presidente. Peraltro ogni opinionista negli studi deve ricordare che i protagonisti sono i calciatori, non è cambiato il copione. Negli ultimi anni però chi è seduto là talvolta si sente più importante dei giocatori e questo non mi piace. Vedo che sono tutti professori…”.

Ha ragione. Gente mai stata in campo che insegna il calcio agli allenatori. Ma lei come differenzia gli interessi? “Gestisco la pubblicità, proprio a 7Gold, tramite la mia società, Capital, che per tanti anni era stata anche a Telelombardia. Ho un ufficio con dieci persone”.

Altro? “Per 12 anni sono stato in Sony Italia, non solo sul marketing. Ho aperto anche dei Mediaworld, insomma ho fatto le mie esperienze lavorative, anche fuori dal pallone”.

Il comico Paolo Rossi la citava sempre nel suo spettacolo, per quei due rigori sbagliati nella stessa partita, in coppa Uefa, un terzo di secolo fa… “Persino alle feste dell’Unità. Rammento uno speciale per Sky, realizzato alle porte di Reggio Emilia, due anni e mezzo fa. Ci sentiamo spesso e non solo perché è interista. Non si sa mai che realizziamo uno spettacolo insieme, sogno qualcosa legato al calcio”.

Che Inter prevede? “Faccio i complimenti al ds Piero Ausilio, si è mosso molto bene, senza più spendere tanti soldi, per una campagna acquisti che neanche mi aspettavo così. Il Presidente Moratti era stato straordinario, adesso però il mercato si fa in modo diverso, a 4 anni dal triplete”.

La storia dell’Italia è piena di fantasisti sacrificati dalla nazionale. Se Del Piero ha disputato 4 europei e 3 mondiali, Beccalossi non meritava almeno di esordire in azzurro, con il compianto Enzo Bearzot? “Non ho rimpianti, mi restano fuori dalle palle, mi alzo ogni giorno con il sorriso. Ho sempre fatto quel cavolo che volevo e questo è impagabile. Ora voglio proporre un calcio diverso, farlo restare a galla in un momento economicamente complicato, perché i tempi sono mutati. Le società vanno pensate come aziende, per raggiungere gli obiettivi”.

E’ sposato con Danila, bresciana di 58 anni. “Abbiamo una figlia, Nagaja, 32 anni, che lavora a Inter Channel. Lei ed io viviamo a Milano, io ho pure base a Brescia, da mamma Franca”.

E’ un binomio unico, padre e figlia volti televisivi, tantopiù con il papà responsabile della raccolta pubblicitaria. “In effetti è strano, non ricordo esempi analoghi. Avevamo iniziato assieme, a Telelombardia, con il direttore Fabio Ravezzani”.

Da grande che farà? ” Intanto sono felice di lavorare ancora, in tempi in cui tanti faticano. Spero di avere la fortuna di sempre, di occuparmi di quel che voglio”.Ha conosciuto altri Evaristo? “No. Basto io…”.

La nostra intervista del 2016 ripresa in parte dal Corriere della Calabria.

https://www.corrieredellacalabria.it/2026/05/06/quellesordio-di-beccalossi-a-catanzaro-il-tunnel-a-maldera-la-minaccia-e-la-prima-scintilla-del-genio

Evaristo Beccalossi si è spento oggi a 69 anni, chiudendo una parabola calcistica che, più che una semplice carriera, è stata un modo diverso di interpretare il talento e il gioco. Per molti tifosi dell’Inter è stato il genio imprevedibile degli anni Ottanta, per il calcio italiano, uno di quei numeri 10 capaci di dividere ma anche di lasciare un segno riconoscibile, irripetibile.
Ma la sua storia professionale nasce molto prima della consacrazione in nerazzurro. E nasce lontano da San Siro, in una trasferta di primavera in Calabria, allo stadio “Militare” di Catanzaro.
L’esordio tra i professionisti di Evaristo Beccalossi arriva infatti con la maglia del Brescia in Serie B, l’8 aprile 1973, nella partita esterna contro il Catanzaro.
Beccalossi non aveva ancora compiuto 17 anni e indossava la maglia numero 9 in una squadra guidata da Renato Gei. Era un calcio diverso, più duro e diretto, e quell’ingresso anticipato nel professionismo fu, come lui stesso avrebbe raccontato, una vera e propria “iniziazione”.
Il risultato finale fu 2-0 per il Catanzaro, con le reti di Spelta e Braca. Ma il punteggio, in quella giornata, passò in secondo piano rispetto all’impatto emotivo e simbolico dell’esordio del giovane fantasista.

Maldera, il primo duello e la minaccia

Tra i passaggi più ricordati di quella partita c’è il confronto con Gino Maldera (206 presenze in 7 anni con la maglia giallorossa). Il giovane Beccalossi si trovò subito di fronte a un difensore esperto e ruvido, in un calcio che non concedeva molto ai talenti in formazione.
Secondo il racconto dello stesso Beccalossi, ripreso in più interviste e in particolare in una conversazione del 2016 con Vanni Zagnoli, dopo un dribbling subito dal calciatore del Catanzaro proprio dal “piccolo” Beccalossi al primo pallone toccato, il maggiore dei fratelli Maldera avrebbe reagito con una frase diventata quasi leggendaria nello spogliatoio e nella memoria di quell’esordio: una minaccia scherzosa ma eloquente: «… mi aspettò al primo calcio d’angolo: “Non riprovarci disse, perché altrimenti ti spedisco a calci fino a Soverato…”.Un episodio che Beccalossi ha sempre ricordato con ironia, come il simbolo di un impatto brutale ma formativo con il calcio dei grandi.

Dall’esordio alla consacrazione

Quella partita al “Militare” di Catanzaro fu, nelle sue parole, l’inizio vero della sua avventura tra i professionisti. Da lì il percorso lo avrebbe portato a diventare uno dei talenti più riconoscibili del calcio italiano, fino all’approdo all’Inter, dove avrebbe vissuto gli anni della consacrazione e della notorietà nazionale. Il suo calcio, fatto di intuizioni improvvise, giocate fuori dagli schemi e una visione non convenzionale del gioco, lo rese un profilo unico, spesso difficile da incasellare ma proprio per questo ricordato con affetto e nostalgia.

Il ritorno in Calabria e il legame mai interrotto

Negli anni successivi Beccalossi è tornato più volte in Calabria, da avversario e poi in una veste diversa, legata ai progetti federali. Negli ultimi tempi ha ricoperto anche il ruolo di capodelegazione dell’Under 20, mantenendo un legame costante con i luoghi del suo primo calcio. Quel filo con la Calabria, e in particolare con Catanzaro non si è mai spezzato. Anzi, si è trasformato in un ritorno simbolico: il luogo dell’esordio come punto di partenza di una storia che avrebbe attraversato il calcio italiano.

Catanzaro 2023: il ritorno al “Ceravolo” e le parole della memoria

Beccalossi a Catanzaro nel 2023
Nel 2023 Beccalossi è tornato ancora una volta a Catanzaro, alla vigilia di Italia-Polonia, gara d’esordio casalingo della Nazionale Under 20 nell’Elite League. L’evento si è svolto allo stadio Nicola Ceravolo, con una grande partecipazione di pubblico, scuole calcio e studenti. In quell’occasione, durante la conferenza stampa nella sede del Comitato Regionale Calabria, erano presenti tra gli altri il presidente del Catanzaro Floriano Noto e lo stesso Beccalossi. Le sue parole, cariche di memoria personale, hanno restituito il senso circolare della sua carriera: «Il mio percorso è iniziato proprio qui, con la prima partita in Serie B. Sono felice di tornare come è felice la squadra, che percepisce l’entusiasmo della piazza e che vuole regalare grandi emozioni al pubblico del Ceravolo». (f.v.)

Il

Related Posts

Leave a reply