I videoaffresconi e gli audio. Le opinioni e le critiche, le reazioni e gli uffici stampa, i personaggi pubblici e la privacy. La bellezza e l’estate. Il telefonino e le riprese: la grande incoerenza. La documentazione realistica, in diretta

Non sarebbe il momento, dal momento – ripetizione voluta – che abbiamo una mareggiata di temi, di affresconi, video, ma spesso audio, da valorizzare, da introdurre, da titolare, da armonizzare, da proporre, da far valutare e da rivalutare.

Parleremmo per ore di noi, del nostro modo di fare giornalismo, praticamente unico, in Italia.

Raccontiamo quanto più possibile, su vannizagnoli.it, testata, giornalistica, fra le poche iscritte al roc, registro operatori della comunicazione, dunque siamo legalmente una tv o almeno come una tv, tutt’altro che un blog.

Dobbiamo un ringraziamento di cuore a Edoardo PIttalis, direttore, una vita a Il Gazzettino, tuttora da intervistatore di qualità, e al figlio Giannicola, nome unico, per la comprensione, per l’attenzione, per l’accettazione. Sì, perchè il nostro giornalismo è molto particolare. La forma è spesso video, mp4 e pubblicata su youtube, utilizziamo la piattaforma social ma non lo facciamo per divertimento, per lavoro. Spesso però è audio soltanto, su sfondo nero o bianco, cielo o pavimento, terra o coperto, appunto, semplicemente quel che capita. Spesso è in diretta, quando non è possibile per questioni tecniche o perchè non è opportuno.

Che su vannizagnoli.it non abbiamo sponsor, lavoriamo gratis e a nostre spese, poco importa.

Abbiamo un unico credo, il giornalismo, una missione. Raccontare, più che informare. Raramente ci occupiamo di temi di primo piano, quando lo facciamo lo facciamo con lo stile del commentatore, con gli occhi nostri a giudicare quanto vediamo, quanto immaginiamo, quanto ci narrano.

Vanni con la maglia del Parma, a Teleducato, anni fa

Sì, quando Vanni Zagnoli va a una conferenza stampa è spesso – non sempre, dipende dalle situazioni, dal ritardo, dall’anticipo – in diretta, sì, non è un delitto. E dà del lei, usa un tono di voce elevato, proprio per far capire che sta trasmettendo, live, appunto, e spesso gli spettatori sono fra gli 0 e i 3. Fortunatamente, gli haters, o probabilmente gli uno o due haters che ci perseguitavano cambiando i nomi deridendoci sottilmente o apertamente si sono quasi tutti dileguati.

Li abbiamo denunciati, perchè decine di volte hanno telefonato, da numero privato, quando eravamo a raccontare un negozio, un bar, una pizzeria, un ristorante, qualsiasi cosa, giusto per fare innervosire il proprietario, anche 10, dieci, squilli a vuoto. Per farci cacciare, per farci picchiare, è capitato sulla via Emilia, a Parma, nell’esercizio di un siciliano, che è cambiato d’umore, dopo la telefonata.

Zagnoli con Stefano Ferrari

A Reggio Emilia, vicino al torrente Crostolo, uno ci ha preso a pugni, alla schiena, per non accetta anche solo l’idea che gli chiediamo di filmare la pizzeria. E pensare che sarebbe pubblicità gratuita.

Pazzi ce ne sono in tanti contesti, non solo assassini come del pizzaiolo in città o l’autore della tentata strage a Modena, in auto.

Abbiamo voglia, ancora, a 55 anni, compiuti l’8 luglio, di documentare, il più possibile, dal mattino alla notte, e questo dà un fastidio enorme. Ma stai registrando? Non sempre. Non è un delitto.

Esiste un’Italia vera, di bestemmie, di atteggiamenti aggressivi, di cat calling di un 52enne su giovani bariste – lo narreremo -, di doppia faccia, “parlo in un modo a microfono spento, scatenandomi, ma pubblicamente sono impeccabile”. Non un capello fuori posto, niente. “Non voglio che mi riprendi, non voglio neanche la mia voce su youtube e neanche mi devi nominare”.

Ci è capitato.

Abass, ex Cantù e Milano, con Vanni Zagnoli. E’ stato azzurro nel basket

Torniamo agli haters? Godono nel vederci esorbitare, nella reazione, nel provocarci, nel vedere sino a che punto ci spingiamo, sono i famosi leoni di tastiera.

I luoghi, a volte ci parlano di privacy anche di quelli. Sembra che una chiesa non si possa riprendere, una messa non sia per noi, che l’aula di un tribunale sia off limits, che occorra chiedere il permesso per tutto, anche quando è vuota.

Servirebbero una marea, una mareggiata, di vannizagnoli.it, per documentare il più possibile, per condurre battaglie etiche, vere, profonde.

Nessuno si batte per mai per la vera integrazione. Sapete di chi? Delle donne brutte, sdentate, invecchiate precocemente, idem gli uomini, emarginati. Non piacciono agli uomini e neanche alle donne. Sono condannate alla solitudine, non hanno la mercanzia da esporre, tantomeno sdentate, non hanno corpi perfetti, quadricipiti, tricipiti, gambe bellissime, lati b meravigliosi e così via.

Roberto Beccantini con Vanni Zagnoli. E’ firma del Corriere dello Sport, fu di Tuttosport, de La Gazzetta e, soprattutto, de La Stampa, da inviato di punta, nello sport, davanti al più giovane Marco Ansaldo, scomparso

Soprattutto d’estate, ne vediamo l’ostentazione. Truccatissime, anche qualche uomo. Assistiamo a una gara continua, a essere la più bella della piazza, della festa, del contesto, il confronto con tutte, la voglia di far girare la testa, in tutti i sensi, a quanti più uomini possibili, idem uomini con le donne. Soprattutto le donne, tuttavia, le bellissime, come le chiamiamo nei nostri videoaffresconi, con o senza inquadratura, generalmente mai ravvicinate, il motto è “mai con uno sconosciuto”.

“Non voglio finire su youtube, perchè poi sennò mi vedono tutti”. Oppure, i compagni, fidanzati, mariti: “No, perchè sennò la vedono tutti”.

Ovvero meno vestita possibile, ma solo per fare colpo sui presenti. “Sei uno schianto”. Mai da pubblicare. “Perchè non regalo la mia immagino al blog di uno sconosciuto”. Se le chiede foto o inquadratura o intervistona la grande testata quella donna o quel uomo arrivano a offrirsi quasi fisicamente, pur di apparire. Sempre in quel combattimento senza tempo. La bellezza, l’eleganza, il portamento, la postura, l’abbronzatura, il decolletè, persino il pacco, da ostentatore, gli uomini fortunati, e scusate il francesismo, avrebbe detto Anna Maria Barbera, la comica di Canale5, Zelig, 20 anni fa, forse meno.

Silvia con il bouquet e Vanni Zagnoli. Si sono sposati il 31 dicembre del 1994: l’ultimo dell’anno è uno dei 5 giorni in cui i giornalisti non lavorano; ora con internet alcuni sono operativi anche in queste date

Si vive per la ricchezza, non tutti, ovvio, da ostentare, per ostentare la migliore fidanzata possibile, il fidanzato più ambito da tutti, una gara senza tempo, infinita, la ragione di vita principale.

Quanti vantaggi hanno i figli d’arte, di bellezza, intendiamo, da bambini sino agli 80 anni, come Barbara Bouchet.

Oggi i social consentono questa esaltazione, la prova costume, le foto al mare, i vestiti appariscenti, quanto più possibile per farsi ricordare.

Vorrei raccontare, invece, Silvia Gilioli, ovvero mia moglie, la sua sobrietà, unica, ereditata da mamma Enza, dall’Aglio, scomparsa 4 anni fa, ma lei è schiva, giustamente.

Di recente una deficiente, scusate sempre la parolaccia, tale Silvia – nome scelto per farmi il verso – Frantulli, sedicente romana, l’ha chiamata al telefono, dove lavora. “Perchè devo parlare di cose importanti di lei e suo marito”.

Zagnoli con Mircea Lucescu, ct della Romania a 80 anni. E’ scomparso pochi giorni dopo lo spareggio di qualificazione ai mondiali, dopo la prima gara. Il giornalista di Reggio Emilia lo conobbe, naturalmente, alla Reggiana, nel 1996-97: “E’ stato il tecnico che ha fatto giocare meglio i granata, in assoluto. Dal Cin sbagliò a esonerarlo”

Silvia, naturalmente, non le ha parlato. Questa Frantulli sarebbe una mia fan, è una che è partita come tale, con due numeri di telefono, presentandosi come tale, e dopo un po’ inizia a dire fesserie, a sfondo sessuale. “Ma io non ti sto prendendo in giro”.

Sì, noi, di vannizagnoli.it, soprattutto in passato, abbiamo spesso raccontato la nostra vita, i sogni e le illusioni, la voglia di raccontare sulla nostra tv qualsiasi cosa, la nostra voglia di apparire, come i migliori intervistatori al mondo, la guerra degli uffici stampa, ovvero di personaggi, personaggini e personaggiucoli, il filtro e il contro filtro. “La faremo l’intervista”, ci promettono da anni bipartisan, l’ex sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, naturalmente pd, e il leader dell’opposizione, della stessa città, e anche consigliere regionale, Alessandro Aragona, di Fratelli d’Italia. Comunque godiano della loro stima, soltanto le nostre testate non sono abbastanza importanti per inscenare il nostro affrescone proverbiale, tantomeno in video.

Rientrano fra quanti ci prendono in parte in giro, è l’ultima cosa che cerchiamo.

Ma sappiate che fermando passanti, ascoltando passanti, parlando con la gente, in piazza e per strada, al bar e in tutti i contesti possibili, emergono le storie più belle, inattese.

Certo vorrei raccontare la vita e le opere di Carlo Ancelotti – che mi saluta per primo, per la reggianità e la frequentazione a Parma -, ma ripiego anche sul magazziniere, sul massaggiatore, spesso però mi negano anche quello.

Raccontiamo tanto la regione Emilia Romagna, presto distilleremo file, anche dal passato, e la politica, raramente l’economia, abbastanza gli spettacoli, un po’ la cultura. La cronaca è snocciolata fra i passanti, anche.

Ma la mia preferenza va sul costume, sul colore, su quel fenomeno, la bellezza abbicinante ma impossibile. Non parliamo di seduzione a vuoto, ma di corteggiamento vano a fini esclusivamente narrativi. Più davanti abbiamo un viso da film – che magari fa le pulizie, come una reggiana di origine sarda al festival della serie A – e più difficile è far vincere la ritrosia alla videocamera. Quella signora abbiamo raccontato con dovizia di particolari, in realtà.

Vanni Zagnoli con Matteo Dalla Vite (La Gazzetta dello sport). Figlio di Raffaele, da una vita incrocia il giornalista di Reggio in Emilia Romagna, a parte nelle stagioni in cui ha seguito il Milan

Ah, poi, l’interrogatorio. Esempio. Come si chiama? Basta il nome. Vanni. Di dov’è? Reggio Emilia. Di dove, esattamente? Cresciuto al ponte Modolena, fra Pieve, Cella e Roncocesi, il paese di Zucchero Fornaciari: un giorno andrò a suonare a casa del fratello, a un chilometro e mezzo da lì. Dove dormo ancora spesso.

Vivo a Migliolungo, fra Coviolo e Canalina, periferia sud, di Reggio, Emilia Romagna, Italia.

Scuola media quale? Massimo dei voti? Superiore? Idem. Università? Tesi in? Pubblicata?

Tutte le esperienze lavorative, grazie. La prima, meglio se non pagata, quanti anni aveva? Dove e cosa fu? Avanti, con il racconto delle altre professioni o aziende.

A chi si ispira, a chi somiglia? Anche un filosofo, non necessariamente una figura pertinente al suo lavoro.

Sul lavoro, appunto, a quanti uomini ha detto no? No, non sì. A quante donne?

Sogni? Cosa farà nella prossima vita? Raro che chiediamo di schierarsi politicamente. Qualche sera fa abbiamo chiesto se è religioso, a un uomo, interrogato per 38 minuti, in totale.

Antonio di Pietro, dunque, dei tempi di Mani pulite, mi fa un baffo.

Giorgio Squinzi, a sinistra, con Vanni Zagnoli. E’ in assoluto il personaggio preferito dalla firma di enordest.it: “Memorabile quando lo intervistai in ascensore, nella stagione dell’unica Europa neroverde. Avrei dovuto chiedere ai figli Marco e Veronica di accreditarmi, stante i rifiuti solo firmati da Giovanni Carnevali, l’amministratore delegato passato ora alla Juventus”

Il giornalismo è dati, nomi, età, professioni, passioni, curiosità, hobby, inclinazioni, tradimenti, fedi, caratteri, vacanze, concentrazioni, particolari, situazioni, sensazioni, sensazionalismo, verità. Non finzione.

“Tu mi paghi e io ti dico quanto voi”. Quindici anni fa, in lapdance, a Sant’Ilario d’Enza, sulla via Emilia verso Parma.

Raccogliamo talmente tanto, fra audio o solo audio – ma sempre in video, su youtube – che spesso non titoliamo proprio, la diretta, effettuata per pura comodità, o non titoliamo ad hoc, buttando così via il meglio di quanto abbiamo raccolto. Perchè, tantopiù avendo una soglia infima, di sbarramento, come pubblicazione, tanto del meglio si perde, come attenzione

Silvia Gilioli si vergogna a morte del marito, così curioso, impiccione, lei non una parola fuori posto, mai oltre le righe. Io, sempre. E poi c’è la reazione. “Non ti accredito per anni, ma non ti conviene protestare”.

Certo, lasciate fuori le grandi testate, i pensionati, gli opinionisti. E poi ci sono le tv. In tv, tutto fa brodo, come diceva Piero Chiambretti, caro amico che abbiamo più volte intervistato, e quindi la polemica è spesso il sale, anche pretestuosa, alla Aldo Biscardi, ma gli opinionisti mica vanno allo stadio a fare domande. Davanti, in conferenza, spesso sono accomandanti, lontano, in tv, o sul giornale, picchiano forte.

Io picchiavo, non forte, di persona, e molto meno da lontano, ma appunto, c’è il piacere di impedirmi di lavorare. Anche di intervistare le bellissime di Lega basket, perchè decide il grande pubblicitario Marco Aloi, uomo forte anche del rugby. E sicuramente di grande successo con l’altra metà del cielo. Potremmo andare avanti per ore, servirebbe una seconda vita, per seguirci. E non è detto che il meglio vada su enordest.it.

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