Il Giornale di Sicilia. Lippi: “Il Barbera per me è sempre stato uno stadio speciale, lo scegliemmo per il ritorno di supercoppa Europea del ’96 e per tante partite della nazionale”.

La versione integrale della chiacchierata con Marcello Lippi uscita ieri su Il Giornale di Sicilia.

 

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Marcello Lippi

Vanni Zagnoli

“Senza che facciamo un’intervista, le dico che…”. Marcello Lippi fa un’eccezione per il Giornale di Sicilia, in questo senso. “Non parlo del Palermo – ci ha ripetuto spesso -, come del Catania o del Lecce”. Intende, cerca di non entrare nel merito delle singole squadre, anche per i quotidiani di riferimento delle stesse, perchè altrimenti passerebbe la vita al telefono, a parlare di ogni società di serie A, rischiando di scontentare qualcuno, e allora deve utilizzare una “par condicio” che in questo caso viola per un discorso affettivo. Perchè la Sicilia e il Palermo qualcosa hanno rappresentato per lui. E mentre parla, fra una interruzione e l’altra della sua vita di allenatore autoprepensionato, a 66 anni, si scioglie pensando al mondo rosanero.

Marcello, intanto parliamo della Cina, in chiave politica…

“Come? – si sorprende l’allenatore campione del mondo nel 2006 -. La facciamo breve. L’esperienza in Asia è stata splendida ma lontana, non poteva durare in eterno, neanche da direttore tecnico”.

Per questo ha lasciato a Fabio Cannavaro, uno dei suoi allievi prediletti?

“Esatto. La sua stagione è iniziata nell’ultimo weekend”.

Veniamo al Palermo, allora. Come lo giudica?

“Stanno lavorando bene, benissimo, mi piace tantissimo. Ha bravi giovani e non da ora, ne ha valorizzati tanti, da Cavani in poi. Gli sportivi ricordano benissimo tutti i nomi. Dico semplicemente “bravissimi”.

Dybala che impressione le fa?

“E’ molto bravo, ha grandi qualità, ma non è il solo. Lì c’è una società da prendere a esempio. Poi, per carità,

Zamparini ha il suo carattere”.

Già, è il re degli esoneri. Lei venne licenziato a Cesena, in serie A, e si dimise dell’Inter e una volta anche dalla Juve, sono stati gli unici insuccessi della sua carriera da leggenda. Avrebbe voluto provare quel presidente mangiaallenatori?

“Per la verità, ogni volta che parla di me sostiene che avessi rifiutato il Palermo. Non mi sono mai permesso di dirgli no, anche perchè non ho mai ricevuto nessuna offerta da Zamparini. Gli rispondo qui, simpaticamente, profitto del Gds, insomma”.

A quando risale questo presunto contatto?

“Non saprei. Non capisco per quale motivo il presidente tiri in ballo regolarmente questa storia: non ho mai avuto offerte dal Palermo, semmai le avrei valutate. Soprattutto, mai ho pensato di non essere da Palermo. Mai ho capito questo ragionamento, mi creda”.

Al contrario, ha sempre dichiarato che in Italia non avrebbe più allenato club.

“Stante quella mia doppia esperienza così forte alla Juventus e poi con la nazionale”.

Con Fabio Ceravolo ha lavorato per 4 stagioni alla Juve e per 2 al Guangzhou. Le ha spiegato il suo addio al Palermo?

“No. O meglio, non stiamo a entrare così nel merito di questioni così particolari. E’ un talent scout di valore, non c’è dubbio su questo, è abile a cercare i giovani, è un professionista, di primissima qualità. Solo omonimo dell’attaccante della Ternana e del Ceravolo a cui è dedicato lo stadio di Catanzaro”.

Ha scovato Dybala e Vasquez, prima di lasciare a Baccin…

“A me questo Palermo ricorda il biennio che mi portò al titolo di Germania 2006. Fantastico anche per l’ambiente rosanero, all’epoca attinsi a piene mani: Toni, Grosso, Barone e Zaccardo divennero campioni del mondo, all’epoca c’era Francesco Guidolin in panchina, e chiamai anche Franco Brienza, ancora protagonista nel Cesena”.

Lei farebbe pressioni su Dybala perchè optasse per l’Italia, anzichè per l’Argentina?

“Vedo tanti ragazzi meritevoli di attenzione, lì, non solo la stella. In particolare Morganella, al di là del grave infortunio”.

Da lupo di mare, è venuto in Sicilia, in barca?

“Da tre anni non ho più la barca, ovvero da quando mi ero trasferito in Cina, non aveva più senso tenerla. Però vi confesso che venni lì a vedere posti magnifici: le isole Egadi, le Eolie, Ustica”.

E quella volta che scelse Palermo per alzare una coppa, con la Juve?

“Era la supercoppa Europea, nel 1996. Era il ritorno della finale con il Paris Saint Germain, vincemmo in Francia per 6-1, addirittura, e poi al Barbera 3-1. Tantissime volte sono sceso in quello stadio con la nazionale, perchè l’atmosfera è sempre molto bella. Erano scelte non casuali, operate anche nel biennio 2008-10”.

Esistono siciliani significativi, nella sua vita? Furino e Schillaci hanno fatto la storia della Juve, partendo dall’isola…

“No, non me ne sovvengono”.

Un anno e mezzo fa, quando Gennaro Gattuso venne lanciato in serie B come allenatore del Palermo dichiarò al Giornale di Sicilia: “Appartiene alla categoria di persone che qualsiasi cosa faccia la farà sempre bene”. Tra Sion, Palermo e Grecia è perlomeno da rividere…

“Sono ancora convinto di quelle parole, assolutamente. Resta fra le persone che hanno le caratteristiche giuste per fare strada in qualsiasi ambito. Magari passa un anno e più difficile ma sicuramente si affermerà anche in panchina perchè ha qualità enormi. Gli alti e bassi rientrano nella normalità delle persone, non è sempre possibile vincere. Sicuramente in futuro farà molto bene”.

Evitiamo di chiedere a Marcello Lippi un pronostico per domenica, perchè la risposta sarebbe sottintesa. “Arrivederci”.

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