
Sempre più spesso parliamo di noi, del nostro modo di fare giornalismo, del nostro telefono spesso in registrazione, in diretta. Quando è così, offriamo segnali espliciti. Intanto non inquadriamo, tantomeno da vicino, persone, se non nei pochi istanti in cui passiamo. In auto o, talvolta, a piedi. In bicicletta è raro, tantopiù che siamo tornati 105 chili, peso drammatico, per i nostri standard degli ultimi 3 anni.
Dicevo, noi siamo spesso in diretta e i segnali sono inequivocabili. Diamo del lei ad amici, a colleghi, a persone che conosciamo da una vita e alle quali mai ci rivolgeremmo in quel modo. Parliamo con tono impostato, proprio come fossimo in tv, in radio, a una conferenza stampa.
Brandiamo, come scriveva due anni fa la questura di Reggio Emilia, all’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, il nostro smartphone. Sì, lo impugniamo. Neanche tutte le volte che vorremmo.
Perchè mentre guidiamo non si può fare e l’aggancio al parabrezza che abbiamo ora non è funzionale e quello del passato dovremmo cercarlo.

Brandisco, sì, con orgoglio. Perchè non è reato, neanche è poco professionale, anche se a troppi non piace.
Ho tutto il diritto, da quando parcheggio a quando entro a una conferenza stampa, a un momento per la stampa o pubblico, di spiegare dove sono, di citare con chi sono, di citare i giornalisti, le testate, i relatori, gli ospiti, i presenti e pure di inquadrarli, magari non in primo piano. E generalmente il nostro zoom è volutamente minimo.
Si chiama documentare, il più possibile. Non è reato diffondere un fuori onda, tantopiù che, generalmente, non si sa chi parli, non ho mai citato e mai citerò chi sta parlando, ma credo di avere diritto di fare la mia trasmissione telesiviva, sulla mia tv, con giudizi, con dialoghi banali.
Per troppi, anche soltanto affermare: “Buongiorno a Edoardo Pittalis, direttore di enordest.it, intervistatore de Il Gazzettino, di Venezia, in particolare sul lunedì”, pare lesa maestà.
Invece è salutare un gigante, un grande collega, e abbiamo tutto il diritto di farlo. Come di chiedere come va e magari di fare ascoltare il suo “E tu come stai?”.
Ma mi sto adeguando, alle critiche. Dirò più spesso, senza aspettare che me lo chiedano, in diretta, su vannizagnoli.it.

Le visualizzazioni, nelle dirette, sono minime, fra le 0 e le 8, si arriva anche a 20, quando mi metto a discutere ad alta voce per uno dei tanti soprusi professionali che subisco. Quotidiani, anche bi o tri quotidiani.
Viriamo, in questa nostra analisi che tocca giornalismo e social, sulla scelta di utilizzare la forma visiva al posto di scrivere e basta.
Lo fanno sempre di più e più professionisti dell’informazioni, anzi tutto su youtube.
Noi lo facciamo, se ricordiamo bene, dal 2015, minimo dal 2016, con enorme intensità e incidenza.
Fra i tanti drammi professionali che abbiamo vissuto c’è l’vere perso un intero canale, nella primavera del 2018, direi, e riprese di incontri irripetibili.
Tanti hanno un backup, noi no. Perchè abbiamo anche soltanto nel secondo canale youtube la bellezza di 65mila video caricati, come si dice, varie centinaia dei quali visibili solo dai nostri due mac e dai nostri smartphone.
Mio, Vanni Zagnoli, e ne ho due, e di Silvia Gilioli, giornalista, pubblicista, mia moglie.
Silvia fa di base un altro lavoro, non ha il mio argento vivo addosso per il giornalismo, tantomeno per l’inquadrare, per il riprendere per il raccontare in base a quanto mi viene in mente, dal locale al nazionale, dallo sport al costume, dall’intervistona all’analisi, dalla curiosità al reportage, dalla cronaca bianca alla nera, da un commento a una provocazione, da un alleggerimento a un appesantimento, da un’immagine da lontano alla vita quotidiana, dalle nostre fragilità ai nostri punti di forma.
Abbiamo appena traguardato i 5mila iscritti su youtube, al nostro secondo canale. Senza lo stop per banalità di copyright, saremmo almeno a 50mila e probabilmente a 150 milioni di visualizzazioni globali. Questo diceva il trend al momento della messa fuori linea, anche per noi, di tutto il nostro materiale. Che non abbiamo salvato, da nessuna parte, appunto perchè infinito. Come numero di file e di minutaggio.
Le visualizzazioni totali viaggiano verso i 6 milioni, discreto, niente più, con quel numero di pubblicazioni, magari anche soltanto per alcune ore.
La nostra svolta è stata a fine anno, ci siamo finalmente decisi a effettuare dirette in verticale e i numeri sono esplosi. Sino a un paio di mesi fa, con una flessione notevole ma non saprei dire se fisiologica.
Nelle ultime due settimane, di nuovo il boom, con dirette magari silenziose, nostre, facendo ascoltare solo magari Skysport24, a basso volume, a viaggiare oltre le 500 visualizzazioni.
Numeri onestamente sospetti, tanto sono elevati.
Poi c’è il discorso haters. Li abbiamo anche su enordest.it, nei commenti ai nostri articoli, quasi sempre graffianti, altrochè negativi, finalizzati a far sì che Edoardo e Gian Nicola Pittalis interrompano la nostra collaborazione. Ci è già capitato con decine di testate. Provinciali, regionali, nazionali, con siti, con televisioni dove andavamo ospiti gratuitamente.
E poi in radio.
Una volta pubblicheremo qui il nostro curriculum, completo, con anche un voto alle esperienze.
Un altro bel tema che tratteremo, non oggi, è l’home office, ovvero il lavorare da casa. Intanto, grazie per l’attenzione, come dicevano e forse dicono ancora in radio.

Zagnoli, a sinistra, in giacca, quasi 15 anni fa, a TvParma. In primo piano, Silvia Gilioli, direttrice di vannizagnoli.it, testata, iscritta al roc, e di fatto tv: qui la signora Zagnoli era in Honduras, accanto a un delfino. Questa foto è il logo del quotidiano online
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”
