Enordest.it. La morte di Franco Baresi, il videoricordo esclusivo di Zico. Ogni volta che si sparge la voce che una persona è scomparsa, purtroppo di lì a poco accade davvero. Questo è il vero dramma: la scomparsa, non l’anticiparla come in questo caso di 36 ore. Se qualcuno la dà in anticipo, è che purtroppo, in genere, non c’è più niente da fare, come per Fausto Gresini, Covid. La leggenda, il braccio alzato, il fuorigioco. I funerali, con due video di Estenews

 

Franco e Giuseppe Baresi. Da Travagliato, Brescia, al derby milanese

https://www.enordest.it/2026/08/09/baresi-era-il-migliore-semplicemente/

La morte di Franco Baresi.

Il video esclusivo di Zico, il campione brasiliano elimonato dall’Italia nel 1982, quando Franco era già capitano del Milan. E’ una perla che l’ex fuoriclasse anche dell’Udinese ci ha già regalato in occasione delle scomparse di Paolo Rossi e di Diego Armando Maradona.

E’ un colpo di tacco nostro, alla Zico, appunto, dedicato a tutti i giornalisti che non ci pubblicano più, di proposito, agli addetti stampa che ci impediscono di lavorare, alle volte andando anche oltre i diktat di certi dirigenti, e alle maschere che sono state addestrate per non farci filmare o per allontanarci con le scuse più assortite, come farci notare che sul nostro accredito manca l’accesso al campo, peccato soltanto che agli altri giornalisti, tutti pubblicisti, qualcuno nemmeno tale, mica effettuino questa verifica.

Ogni volta che si sparge la voce che una persona è scomparsa, purtroppo di lì a poco accade davvero. Questo è il vero dramma: la scomparsa, non l’anticiparla come in questo caso di 36 ore. Se qualcuno la dà in anticipo, è che purtroppo, in genere, non c’è più niente da fare, come per Fausto Gresini, Covid.

Gli eccessi di Antonio Damascelli, pugliese, in video, su Il Giornale. Tony fa la morale ai giornalisti, al Corriere della Sera, ma decine di siti sono andati dietro al quotidiano più letto d’Italia, sbagliando, ovviamente. I social in questo caso c’entrano poco, i social dei quotidiani sono comunque generalmente in mano a giornalisti, magari giovani.

La leggenda, il braccio alzato, il fuorigioco.

I due video da Carpineti, montagna di Reggio Emilia, quando presentò la sua biografia, “Libero di sognare”, con Arrigo Sacchi.

 

Mentre scriviamo, ascoltiamo come sempre Sky, sport24. La mattina spesso i programmi sono replicati dalla notte, è un semplice notiziario, magari di 30 minuti, proposto per decine di volte, salvo eccezioni.

Oggi il direttore Federico Ferri, detto Fefè, torinese, sceglie per la diretta. Vanessa Leonardi in studio, è la moglie di Maurizio Compagnoni, uno dei telecronisti cult, e si limita a lanciare, come si dice in tv, la presentazione della biografia dell’ex capitano del Milan, con Federico Buffa, avvocato, milanese, bel narratore, partito dal basket, dalle finali Nba, a inizio millennio. Bel dialogo, come sempre, ma andrebbe almeno citato dove si è tenuto, dalle immagini si coglie solo per un paio di secondi. E’ stato nel 2021, a Mantova, al festival della letteratura.

Fratello minore di Giuseppe Baresi, già capitano dell’Inter, 68 anni, Franco è Franco. Un filo di voce, i capelli lunghi e mossi, diradati, sopra, come quando giocava. Rievoca la carriera. Il primo scudetto, con il Milan, della stella, a 18 anni, con Nils Liedholm: “Avrò detto due parole in tutto, ma ero a cena con il capitano, Gianni Rivera, e con Alberto Bigon”.

La retrocessione per questioni societarie, il mondiale vinto in Spagna senza giocare, da libero in serie B. L’arrivo di Berlusconi, l’ingaggio di Arrigo Sacchi: “Il presidente voleva vincere dando spettacolo. Giocammo contro il Parma, io non sapevo chi fosse l’allenatore, Berlusconi gli parlò e fece la storia”.

L’arte del tackle, il tempo dell’intervento, il fuorigioco. “A zona mi sentivo appagato, rispetto al calcio tradizionale, di sempre”.

Il mondiale del 1994. “L’infortunio alla seconda partita del girone, nella fase finale, contro la Norvegia. Il recupero dall’operazione al menisco, giocai per la squalifica di Alessandro Costacurta. Ancora mi chiedo come abbia potuto esserci, l’intervento chirurgico dopo due giorni. Per il Brasile mi chiese se me la sentivo di giocare”.

“All’intervallo – racconta Buffa, solo omonimo del giornalista Dimitri – Romario ebbe una crisi isterica. E’ uno dei più grandi attaccanti di ogni tempo, si chiedeva come avesse fatto Baresi ad anticiparlo così tante volte, considerato che era infortunato”.

Sino al giorno prima della finale, Baresi non sapeva di giocare. Era seguito da Carlo Ancelotti, il vice di Arrigo Sacchi.

Sono aneddoti, emozioni, di un capitano vero. Silente, serio, non la gestualità discutibile, in campo, di un Leonardo Bonucci, al di là che fosse della Juventus, di quel gesto di sciacquarsi la bocca, quando si parla di lui, di Bonucci, appunto.

Baresi, mai una parola in più, esattamente come Gaetano Scirea, che se ne andò nel 1989, a 36 anni, dunque 30 anni prima di Franco. Che è stato altrettanto grande. L’unico giocatore con una nazionale a vantare primo, secondo e terzo posto ai campionati del mondo, oro nel 1982, senza un minuto di tempo, bronzo a Italia 90, con la fascia, appunto, fuori in semifinale ai calci di rigore con l’Argentina, a Napoli, e argento in Usa ’94, di nuovo dal dischetto, in finale con il Brasile, con l’errore suo dagli 11 metri.

Quella intervista pubblica, nella città di Virgilio, termina con Baresi molto commosso, neanche si parla della sua battuta alta, dopo i tempi supplementari, gli altri errori furono di Daniele Massaro, decisamente meno competitivo di Beppe Signori, che voleva giocare centravanti e così salto semifinali e finale, perchè in effetti sulla fascia sinistra a difendere tanto sarebbe stato sacrificato, e, naturalmente, di Gianluca Vialli, di Fabrizio Ravanelli, ma apprezzato da Arrigo Sacchi al Milan. Neanche il centravanti designato, Pierluigi Casiraghi, era onestamente all’altezza del ruolo e così giocò Massaro, da “Vai Massaro”, dall’imitazione di Teo Teocoli a La Gialappa’s band, su Italia1.

Baresi fu scudetti e Champions league e coppe intercontinentali, oggi mondiale per club, da Arrigo Sacchi a Fabio Capello. Smise troppo presto, a 37 anni, in un ruolo che ha portato un Alessandro Costacurta qualsiasi, bel difensore centrale, anche di classe, ma anche distratto, come nella coppa Intercontinentale, contro il Velez Sarsfield, Argentina, di Carlitos Bianchi, a realizzare un calcio di rigore, in serie A, addirittura a 42 anni, nel 2008.

Per 19 stagioni, Franco è stato il difensore centrale più continuo al mondo, iniziando da libero, ruolo affascinante. Testa alta, destro, anticipo, movimenti laterali, impostazione, tackle, copertura, chiusure verso il calcio d’angolo o il fallo laterale, anche qualche calcio di rigore. Per 7 volte è stato fra i candidati al Pallone d’oro, fu secondo nel 1989, dietro Marco van Basten. Fu tra i votati dal 1988 al 1990 e dal 1992 al 1995: fu 8°, poi 2°. Quinto nel 1990. Ventesimo due anni più tardi, con un voto. Sesto nel 1993, 11° nel ’94, 21° nel ’95.

Nell’evento di Mantova, si sentono anche gli inizi del Piscinin, com’era chiamato. Da Travagliato, Brescia, dal provino non convincente al Milan e poi alla seconda chance, pensata dal sacerdote, che invitò i tecnici giovanili rossoneri.

Aveva solo un neo. Senza Var, chiamava continuamente il fuorigioco, per condizionare la chiamata arbitrale. Probabilmente aveva spesso ragione, avendo appreso perfettamente il movimento per mettere in fuorigioco gli attaccanti avversari. Era il migliore, semplicemente. Il miglior libero nella storia del calcio italiano, forse anche superiore a Gaetano Scirea, che in campo internazionale ha vinto di meno, con la Juventus.

Riprendiamo in mano questo articolo dopo i funerali. Abbiamo scelto di non andare, a Milano, fra distanza e dolore, fra voglia di salutare campioni ed evitare di disturbarli, magari toccando la loro carriera, come vorremmo.

Scegliamo di mostrarli attraverso due video pubblicati su youtube da Estenews, l’agenzia milanese di immagini sportive di Riccardo e Marco Este, con la quale da anni abbiamo un contatto quotidiano.

La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”

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