Parma-Udinese 0-2, il videoaffrescone. Le domande di Vanni Zagnoli a Nicolò Bertola, carrarese e difensore, a Emanuele Valeri, da nazionale: “Eravate 4 italiani contro 3”. A Carlos Cuesta: “Sette allenatori, di cui 3 esonerati, su 20 sono stranieri. Si sfidavano appunto due forestieri, com’è il calcio italiano per voi. A proposito di stranieri, avete una grande proprietà e società molto strutturata. I pochi tifosi friulani festeggiano. Il Messaggero Veneto con Pietro Oleotto

Parma-Udinese 0-2, il videoaffrescone. Le domande di Vanni Zagnoli a Nicolò Bertola, carrarese e difensore, dei bianconeri; a Emanuele Valeri, dei crociati, da nazionale, per i movimenti offensivi, gli inserimenti, i traversoni: “Eravate 4 italiani contro 3”.

All’allenatore del Parma Carlos Cuesta: “Sette allenatori, di cui 3 esonerati, su 20 sono stranieri. Si sfidavano appunto due forestieri, com’è il calcio italiano per voi. A proposito di stranieri, avete una grande proprietà e società molto strutturata.

I pochi tifosi friulani festeggiano

Allo stadio Ennio Tardini c’erano due soli giornalisti friulani, record negativo. Il Messaggero Veneto vanta solo l’inviato Pietro Oleotto, che è pure capo della redazione sportiva, ovvero di Massimo Meroi, firma storica, anche di Gazzetta dello sport e di Gazzetta di Parma, quando ci sono incroci, e di Antonio Simeoli, l’uomo del ciclismo, delle pagine sinergiche.

Memorabili gli anni in cui al seguito dell’Udinese per il Gazzettino c’era un nostro grande sodale, di pensiero, di ammirazione, reale, Umberto Sarcinelli, poi al vertice dei giornalisti sportivi del Friuli Venezia Giulia, della sezione regionale di Ussi.

Con Oleotto, grande amico, goriziano, è l’occasione per raccontare la storia de Il Messaggero, Veneto, non di Roma, gruppo Gazzettino. Il quotidiano con sede a Udine era della Finegil editoriale, ovvero il gruppo di Repubblica, poi Gedi, ora è Nem, nuova editoriale che raggruppa tutte le testate di nordest del nucleo concorrente de Il Gazzettino, appunto, a livello editoriale.

Ripercorriamo i direttori degli ultimi 40 anni, de Il Messaggero, e i desk della redazione sportiva.

Altro pezzo d’autore è la storia di Edoardo Cozza, da Cosenza a Sky, sport, 24.

Sapete che noi andiamo agli eventi, di qualsiasi natura, per arabescare storie, in video, senza preavviso. E i volti televisivi sono il nostro plus, anche chi non è ancora così noto.

Tanti non accettano il nostro interrogatorio, alcuni per reale timidezza, come nostra moglie, Silvia Gilioli, che peraltro ha principalmente un altro lavoro e non insegue la massima visibilità, alcuni ci conoscono e magari ci stimano ma dribblano per evitare di esporsi.

La scusa abituale è “non posso, devo chiedere, sempre, al direttore, rischio provvedimenti disciplinari. Da Rai c’è proprio arrivata una mail che vale come diffida”.

Balle, menzogne, spesso è un semplice non feeling personale. “Con tutta la simpatia che ho per te, mica regalo proprio a te la mia storia. In generale, non la racconto se non privatamente”.

Cozza, allora, con esperienze in Calabria, a Grosseto, sorpresa, e a Genova, prima di Sky.

E’ passato dalla scuola di giornalismo di Perugia, legatissima alla Rai, e lì debuttò, in stage, nello scorso decennio.

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