Enordest.it. Addio a Francesco Guccini, la leggenda da Pavana, Pistoia. So a memoria tutte le canzoni, escluso L’ultima thuile. L’antiberlusconismo nei concerti, l’essere di sinistra. Il mito giovanile di tanti, la carriera infinita, tantopiù rispetto ad Augusto Daolio, il suo alter ego, de I Nomadi. Potrei ricordarlo magari a firma di Beppe Carletti, il leader della band di Novellara che ha cantato parecchio, del maestrone. “Maestro”, gli dissi, quando ero per radio Bruno. “Non chiamarmi maestro, penso che mi pigli per il culo”. Il videoaffrescone dal festival love di Scandiano. La mostra “Canterò soltanto il tempo”, a Reggio Emilia

https://www.enordest.it/2026/08/07/guccini-morire-da-pecora-nera-per-non-rinunciare-mai-allindipendenza/

https://www.enordest.it/2026/08/09/a-reggio-alla-mostra-di-guccini-dove-il-tempo-si-e-fermato/

Addio a Francesco Guccini, la leggenda da Pavana, Pistoia. So a memoria tutte le canzoni, escluso L’ultima thuile. L’antiberlusconismo nei concerti, l’essere di sinistra. Il mito giovanile di tanti, la carriera infinita, tantopiù rispetto ad Augusto Daolio, il suo alter ego, de I Nomadi.

Potrei ricordarlo magari a firma di Beppe Carletti, il leader della band di Novellara che ha cantato parecchio, del maestrone. “Maestro”, gli dissi, quando ero per radio Bruno. “Non chiamarmi maestro, penso che mi pigli per il culo”.

Il videoaffrescone dal festival love di Scandiano, nel distretto emiliano delle ceramiche.

Da “aI Overview”.

Il cantautore Francesco Guccini e il giornalista sportivo reggiano Vanni Zagnoli non sono legati da una collaborazione artistica diretta, ma da un profondo legame culturale emiliano.

Zagnoli cita spesso i testi di Guccini nei suoi articoli e nei suoi racconti di viaggio per descrivere l’anima, i luoghi e la malinconia dell’Emilia.

Riferimenti e citazioni.

L’Emilia nei testi. Zagnoli usa spesso strofe gucciniane — come “Piccola città, bastardo posto” da Autogrill o richiami a Via Paolo Fabbri 43 — per raccontare le piazze, le province e le storie di sport.

Lo spirito indipendente.

Nelle sue riflessioni sul giornalismo e sulla vita di provincia, il cronista richiama la celebre frase di Guccini «Non mi lego a certa schiera, morrò pecora nera», per rimarcare la propria libertà di pensiero.

Limitiamo al minimo le nostre riflessioni, potremmo parlare per ore, di Francesco Guccini, passando al setaccio i suoi testi, le parole nei concerti, siamo stati presenti a una decina. Le parole intese fra un brano e l’altro, parlando di politica, scherzando con il pubblico. Più di una volta ci presentammo, egli come sempre aveva attaccato Silvio Berlusconi, alla nostra idea di proporlo a quotidiani innestava una parziale retromarcia: “Non vorrei prendermi una querela”. Era la sua unica incoerenza, ma certo un’azione legale si evita sempre volentieri.

Ieri sera a Reggio Emilia abbiamo vissuto l’apertura straordinaria della mostra sull’artista che aveva vissuto in via Paolo Fabbri 43, a Bologna, al punto da titolare così un album. Da tempo si era stabilito a Pavana, nel Pistoiese, nei luoghi della famiglia materna.

Non avevamo lo smartphone, dunque non riusciamo a documentare questo particolare come facciamo dal 2015, in ogni contesto, tuttavia forse 20 anni chiedemmo a Francesco quale fosse la sua squadra del cuore, ci confermò una simpatia per la Pistoiese. La città toscana ha 89mila abitanti, sapete che a noi piacciono tanto le periferie, i piccoli paesi. Mai come in questo caso, “Piccola città, bastardo posto. Appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via. Vecchie suore nere quelle sere…”. Dal brano di Radici

La mostra è titolata “Canterò. Soltanto il tempo”. Altro verso celebre, di Francesco.

Cogliamo l’occasione, ogni tanto, per ricordare come lavoriamo. Documentiamo il più possibile e questo dà un enorme fastidio.

Prendiamo questa mostra. “Non sono consentite fotografie. L’aveva chiesto Guccini in persona”.

Neanche è detto che sia vero, perchè spesso organizzatori, addetti stampa, uffici stampa, relazioni esterne, uffici promozioni dicono il falso, per impedire di documentare il più possibile.

In generale, peraltro, queste indicazioni valgono per il pubblico, tantopiù quando non si paga, come in questo caso, non per i media. Esperienza ci dice che è inutile protestare, tentare di fare valere le nostre ragioni, perchè ci fa da custode – custodia, ci ha detto la signora, evidentemente dotta alla Guccini – non sentirebbe ragioni. Non contraddiciamo, semplicemente diciamo: “A posto, allora”. E poi riprendiamo ugualmente.

Abbiamo trovato un bel servizio di Luca Ponzi, parmigiano, di Rai3 Emilia Romagna, sulla mostra, aperta da metà aprile, sino a metà ottobre, dunque per 6 mesi. E, naturalmente, egli mostrava immagini, ci mancherebbe altro.

L’obiezione rituale che ci fanno, magari non in maniera esplicita, è “vorrai mica mettere vannizagnoli.it, pur testata, iscritta al roc, dunque legalmente tv, oppure enordest.it, con Telereggio, Teletricolore o le altre tv vere”.

E in parte possiamo essere d’accordo. In realtà spesso dissumulano. “No, neanche le grandi tv possono realizzare immagini”. Falsissimo, per usare il termine preferito da Fabrizio Corona.

E allora perchè chiedono di fare foto? Semplice, per non penalizzare l’incasso, quando c’è, non in questo caso, o almeno per far sì che quante più persone visitino la rassegna. Altrimenti, se tutti facessero come noi, nessuno si muove più per nessun evento, al limite i più affezionati guardano più volte le nostre immagini.

In realtà, lo sapete, le nostre riprese sono meno che amatoriali, volutamente non curate. Non è soltanto questione di cellulare, è che nella nostra impronta l’immagine accompagna le parole, nostre o di altri, mentre chi le realizza in maniera professionale finisce con il metterle al centro del servizio.

I nostri sono videoaffresconi, a volo d’uccello, mostriamo la scala e le stanze, quanto più possibile. Le nostre emozioni e tutto quanto ha senso mostrare. A Reggio ci sono due piccoli schermi che trasmettono testimonianze video di Guccini, una riguarda un’ospitata dell’artista in Rai, con Enzo Biagi, il grande giornalista bolognese, scomparso. Un’altra è breve, con un amico a parlare delle sue canzoni, ma il video è di 40-50 anni fa.

Altre precauzioni, sul no alle fotografie è proprio tecnica. “Perchè non girino brutte immagini”. Ce l’ha detto Massimo Pecchini, del Sassuolo calcio, in realtà ci riportava il pensiero di Giovanni Carnevali, ora amministratore delegato della Juventus. Naturalmente, non siamo d’accordo. In linea di principio, egli può avere ragione, ma allora la società neroverde dovrebbe accreditare solo i giornalisti che scrivono bene, che usano belle parole, perchè altrimenti anche in quel caso si svilisce l’immagine della multinazionale Mapei o, in questo caso, il brand Guccini.

Da giornalista freelance, sono rarissimi i miei uffici stampa e tutti sui 20 anni o poco più. Basket femminile a Reggio Emilia, all’epoca in serie A1, o al massimo in A2, per due stagioni. Giovolley, per 3 mesi, una società giovanile femminile che ha vinto molto. Mecart Cavriago, basket nell’allora serie B2, grazie ad Ascenzio Iezzi, manager tuttora nel basket, a 70 anni. Alcuni articoli supplementari per i quali ci pagò Niger Ficarelli, già socialista, scomparso presidente della Pallmano Rubiera, al confine con la provincia di Modena, in serie A1. Cavriago, invece, è vicino a Reggio, direzione val d’Enza.

Facessi io ufficio stampa, lascerei la massima libertà a tutti, altrochè filtro. Per me non ha senso. Ciascun giornalista, di professione, o pubblicista – tanti sono bravi pur facendo un altro lavoro, per mantenersi -, dev’essere messo in condizione di lavorare al meglio, per realizzare il miglior prodotto possibile secondo la sensibilità sua e/o della o delle testate che rappresenta. In troppi, invece, vogliono ingabbiare giornalisti, giornalismo, la voglia di approfondire, anche di criticare, di non fare sconti a nessuno. In sostanza, troppi uffici stampa desiderano controllare i giornalisti.

Tornando alla mostra a spazio Gerra, in centro, a Reggio Emilia, c’è il problema del parcheggio, data la zona a traffico limitato. Inoltre c’è l’audio con intervista a Francesco Guccini con un uomo e una donna che non sono riconoscibili. Nove tracce audio di parlato, contornate da un brano.

Si ascolta con cuffiette, il problema è che non c’è modo di mettere l’audio a viva voce, da far ascoltare a tutti e così nel terzo video che abbiamo inserito, sopra, trovate noi all’esterno del Gerra, a mostrare il palazzo da fuori, oppure il cortile, mentre passeggiamo e ogni tanto commentiamo ad alta voce quanto sentiamo. Peccato il non poter diffondere quell’audio.

Negli anni abbiamo citato versi di Francesco Guccini in tanti articoli, anche forzando la scelta, come con Ivano Fossati, l’altro nostro cantautore preferito, ma con grande orgoglio e curiosità.

Francesco resterà per sempre “un simbolo insondabile” dell’Emilia Romagna, del Pistoiese, della cultura contadina, di gente vera, che faceva sacrifici, di gente seria.

Ah, chi ci segue sa che siamo anticomunisti, in maniera accesa, da reazionari, rispetto alla nostra terra, simbolo del pensiero rosso. Reggio Emilia è la terza federazione rossa, appunto, a livello provinciale, nel rapporto elettori/abitanti. Guccini nell’audio della mostra cittadina evidenzia che non è mai stato comunista, ma sarebbe stato anarchico. “Solo che è complicato, comunque non comunista perchè quando iniziavo a scrivere il Pci si ispirava anche alla Russia, dove c’era un regime vero e proprio, anche molto duro. Io sono un libertario”.

Anch’io. Ma dell’altra metà del cielo.

Chiudiamo con una bella canzone, una delle tante, di Francesco. Bisanzio. “E’ bellissima”, confermava Luca Taddei, 55 anni, nostro compagno, anche di banco, al liceo scientifico Lazzaro Spallanzani, a mezzo chilometro dalla mostra. Fu firma de Il Messaggero, Umbria e nazionale, e de Il Giorno.

Ma i brani che ci sovvengono sono più di cento. Facendo mente locale, sapevo a memoria tutti i brani. Negli ultimi anni mi sono esercitato poco. So meglio Ivano Fossati, molto diverso da Guccio, com’era soprannominato da un esuberante del liceo, il ricchissimo Cristiano Correggi, di Montecchio, figlio dell’imprenditore del sughero Ciro, di Italsughero.

La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”

Related Posts

Leave a reply