
Alla sua destra un dirigente Transcoop, Fantuzzi, che all’epoca aveva quote societarie. Alla sinistra Bonacini, che poi sarebbe diventato il mentore di Andrea Silenzi; il presidente Ermete Fiaccadori, scomparso da poco, e il presidente della prima serie A, Gianfranco Morini, da Reggiolo, altro scomparso.
Fra i giornalisti, Wainer Magnani, da Poviglio, 31 anni, all’epoca, un collega che proprio non identifichiamo e Armando Cocconcelli, 48 anni, firma de L’Unità, da Reggio, assieme al gemello Luigi. Al Cocconcelli era la loro firma, caso unico nella storia mondiale del giornalismo.
In piedi, Gianni Santandrea, oggi 72 anni, grintosissimo fotografo. (immagine dal facebook di Wainer Magnani).
https://www.enordest.it/2026/08/07/addio-mister-pippo-lallenatore-che-invento-la-zona/
Addio a Pippo Marchioro, fu il tecnico che varò per prima la zona, nel nostro calcio. C’era l’Olanda in Europa e c’era lui, assieme a Enrico Catuzzi, parmense, che oggi avrebbe 80 anni e ci lasciò nel 2006.
Giuseppe, Marchioro, firmò l’unica Europa nella storia del Cesena, nel 1975-76. La serie A aveva 16 squadre, non 20, e la vittoria valeva 2 punti, non 3. Soprattutto, non c’erano stranieri nè naturalizzati nè passaportati.
Il portiere era Lamberto Boranga, umbro, medico record di longevità, in campo anche adesso a 83 anni, fra i dilettanti, mentre allora ne aveva 23. In difesa, sulle fasce, Giampiero Ceccarelli e Giancarlo Oddi, poi campione d’Italia con la Lazio, al centro Pierluigi Cera, vicecampione del mondo, nel 1970, e Luigi Danova, poi tricolore al Torino.
A centrocampo Sauro Petrini, Battista Festa, poi all’Atalanta; Mario Frustalupi, già tricolore nella Lazio, da titolare, e Giorgio Rognoni: avrebbero portato in serie A la Pistoiese, a fine decennio.
Stramerita l’occasione al Milan, sarebbe però andata bene solo un decennio più tardi, ad Arrigo Sacchi. Era troppo presto, per imporre il cambio tattico a 360 gradi. Finiva con l’imbrigliare Gianni Rivera, che peraltro avrebbe fatto in tempo a vincere un altro scudetto, ma con Nils Liedholm, altro zonista, ma più soft, inizialmente.
Abbiamo assaporato Pippo nella nostra gioventù, a Reggio Emilia. Arrivò in serie C1, nel girone A, nel 1988 e noi avevamo 17 anni, neanche ancora avevamo conosciuto Silvia Gilioli, fidanzata e poi moglie. Andavamo allo stadio Mirabello in curva, assieme a compagni di classe, liceo scientifico Lazzaro Spallanzani, con maturità data nel ’90. Era la sezione f e vari compagni erano molto appassionati di sport.
Mai come Vanni Zagnoli, tuttavia. All’epoca sognavo soltanto di scrivere, studiavo i giornali. La Gazzetta dello sport, anche se mio padre Vasco preferiva Stadio, che compie mezzo secolo di fusione con il Corriere dello sport, e Tuttosport. Una copia ogni tanto, ovviamente, perchè per far costruire i due appartamenti e il capannone in via Camillo Berneri papà e mamma Emilde si sarebbero indebitati per decine di milioni di lire. Andavo in curva per risparmiare, oltre che per gli amici, ma non a cantare, perchè non impazzivo, al contrario dei capi ultras. Volevo studiare la partita, assaporare le emozioni, cimentarmi con la tattica, mai stata il mio forte, neanche da giornalista.
Era, ovviamente, un altro calcio, con una serie C1 entusiasmante, a tratti. Pippo la vinse al primo tentativo, con Andrea Silenzi come centravanti. Era il suo mentore e nella senilità dell’allenatore milanese gli stava particolarmente vicino al telefono. “Spesso mi abbandono alla nostalgia”, ci confidava Pippo, via cavo.
Nessuno lo chiamava Giuseppe. Era stato anche un buon calciatore. Pippo a Reggio Emilia diventò mito, con 4 super campionati, in serie B, con un calcio davvero di livello. L’ultima di quelle stagioni, nel ’92-’93, portò alla prima serie A nella storia granata, il punto più alto della città del primo tricolore.
Con enorme fatica, Pippo firmò l’unica salvezza reggiana nel massimo campionato. Con un recupero sorprendente, dopo un girone d’andata lacunoso. Quella squadra era diventata di proprietà friulana, con la promozione, della famiglia Fantinel, con tre fratelli, e con l’amministratore delegato Franc(esc)o dal Cin, originario in realtà di Vittorio Veneto.
Fu l’apice, la seconda vita di Marchioro. Che aveva ogni tanto al seguito un solo grande giornalista di 16 anni prima, al Milan. Un altro Giuseppe, Maseri, Beppe, scomparso pochi anni fa, come vi abbiamo raccontato.
Da fine della sala stampa, Maseri, al Mirabello, non mancava mai un saluto personale, con il capo, a Pippo, felice di rispondere.
Marchioro era milanese, come Osvaldo Bagnoli, uno di Affori e l’altro della Bovisa, di cui era chiamato il mago. Anche Pippo era a suo modo un mago.
Fu anche al Venezia e alla Triestina, senza peraltro miracol mostrare, come avrebbe scritto Claudio Colombo, capo della redazione calcio dell’epoca, a Tuttosport, e dunque nostro responsabile.
MI sovviene ora un nanetto, come diceva uno scrittore, un aneddoto.
Da bravo giornalista freelance, andavo ogni tanto al campo, d’allenamento, villa granata. Oggi i campi sono leggermente spostati, ma sempre di proprietà della curia vescovile. Un pomeriggio assistetti a una bella gag, fra Marchioro e Luigi Piedimonte, il direttore sportivo che Dal Cin aveva affiancato a Renzo Corni, il ds della promozione. “Bugiardino”, disse Pippo a Piedimonte, ex Triestina. Mi pare di averlo sentito anche da Corni.
Bene, all’epoca le grafiche dei quotidiani non erano così risicate e allora avevo tanto da scrivere, di Reggiana, e un bel giorno scrissi Luigi, o Gigi, non ricordo, “bugiardino” Piedimonte.
Apriti cielo, il pr Roberto Fontanili, poi addetto stampa anche dei ds, a Reggio Emilia, e successivamente firma di Gazzetta di Reggio, ma non di sport, mi convocò in sede. Bugiardino era molto risentito, inutile dirgli che l’avevo sentito da Pippo e da Renzo, tutti smentivano. O comunque è diverso scherzare, ma seriamente, ovvio, fra uomini di calcio, e altro scriverlo su un quotidiano nazionale, tantopiù sportivo.
Mi stavo per sposare, con Silvia, appunto, il 31 dicembre del ’94, era la seconda stagione della Règia, come la chiamano i tifosi, in serie A, e fui costretto a versare un milione di lire, cifra comunque esorbitante, per me, praticamente lavorai gratis, per un mese, per Tuttosport, forse due, per evitare la querela per diffamazione. Firmai che non intendevo diffamarlo, cosicchè se qualcuno l’avesse rimproverato a Piedimonte, egli avrebbe mostrato quello scritto preparato da lui, con Fontanili consulente.
Fortunatamente, è stata l’unica volta che ho dovuto pagare. Ho avuto rarissime querele, sempre archiviate.
Ogni tanto mi facevo sentire, con Pippo, che si ricordava benissimo di me.
Uomo di sinistra: “Ma adesso voto Lega – ci rivelò pochi anni fa – e vorrei conoscere Matteo Salvini”. Era una diretta instagram, la nostra prima, ne facemmo poche, purtroppo non sapevamo come salvarla.
In panchina, Pippo aveva grande feeling con il vice William Vecchi, di Scandiano, scomparso in questo decennio. Vinse una coppa delle coppe con il MIlan, venne chiamato l’eroe di Salonicco, in Grecia. Terminò la carriera da preparatore dei portieri – avrebbe meritato anche la nazionale – per molti anni con Carlo Ancelotti, vincendo tanto.
Marchioro viveva tra Lido di Camaiore, provincia di Lucca, in Toscana, e Cesena, Forlì, i suoi luoghi del cuore. Oltre allo stadio Mirabello.
La nostra videogallery stavolta non è smisurata.
Lo coinvolgemmo 5 anni fa, dopo Reggiana-Spal 1-2, con il ritorno in serie C dei granata, dopo la promozione e la mancata salvezza, con Massimiliano Alvini, poi in serie A con la Cremonese, esonerato, e adesso con il Frosinone, promosso.
Qui inquadriamo Telereggio, la trasmissione di amarcord condotta da Margherita Grassi, a lungo anche firma de Il Corriere di Bologna.
Il covid fu fatale anche ad alcuni sportivi, anche a un allenatore che si affacciò anche in serie A, con il Como, promosso dalla serie C, addirittura, con Enrico Preziosi presidente, e con l’Udinese, in tandem con Roberto Nestor Sensini.
Parliamo di Loris Dominissini, friulano, detto il legionario, da Ezio Fanticini, per 45 e passa anni firma de La Gazzetta dello sport, dalla nostra città, e capo dello sport de Il Resto del Carlino, redazione provinciale.
Infine disturbammo Pippo quasi un anno fa, con il decesso di Giuliano Gilioli, padre di Silvia, a lungo compagno di bocce di Marchioro, loro hobby preferito. A 89 anni, l’ex allenatore non lo ricordava. A una tra i fratelli Gilioli, di mi suocero, appunto, nei primi anni ’90, andai anch’io, con Marchioro e, forse, non ricordo bene, anche Renzo Corni.
Ieri il funerale di Pippo, a Cesena.
Chissà se giocherà a bocce con i grandi allenatori della storia, Nereo Rocco, di cui sarebbe dovuto essere erede, al Milan, e Loris Dominissini, di fatto il suo capitano non giocatore. E poi i grandi zonisti, Liedholm, Catuzzi. E i grandi innovatori come Rinus Michels, dell’Ajax di Amsterdam e dell’Olanda.
La prima stesura dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”

