Assocalciatori.it. Il pallone racconta: i 100 anni del Livorno, una delle società più amate. I migliori di ogni tempo. Agroppi: “Spinelli merita la 5^ promozione”. Cannarsa racconta l’amaranto

Ringrazio Nicola Bosio per avere aderito alla mia idea di celebrazione del centenario del Livorno,

http://www.assocalciatori.it/area-news/2015/il-pallone-racconta-i-100-anni-del-livorno/

 

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Lo stemma del Livorno

Compie 100 anni il Livorno, una delle società più amate del calcio italiano.

Adesso è terza in serie B con Ezio Gelain in panchina e ha in Siligardi, decisivo a Varese, il giocatore di maggiore talento.

Fra i calciatori bandiera ci sono Paolo Silvestri, amaranto dal 1923 al 1934, Alfredo Pitto (convocato anche in Nazionale) e Mario Magnozzi, attaccante e anche allenatore del Livorno, che scelse di farsi seppellire vicino allo stadio per sentire in eterno l’urlo dei tifosi: era stato medaglia olimpica nel ‘28.

All’ex bandiera interista Armando Picchi è stato invece intitolato lo stadio Ardenza. Un posto particolare lo riveste anche Mauro Lessi, il giocatore amaranto con più presenze, 368. Sempre nel trapassato, a Livorno restano molto amati Giovanni Busoni, Mario Zidarich e Mario Stua, Bruno Arcari IV.

Il Livorno sfiorò lo scudetto durante la guerra, nel ’43, con i portieri Assirelli e Silingardi, i difensori Del Bianco, Capaccioli, Traversa e i centrocampisti Tori e Piana. Fra i grandi portieri ci sono Gino Merlo (dal 1947 al 1952), l’angelo biondo Bellinelli e nel ’78-’79 anche Stefano Tacconi. In difesa Costanzo Balleri, le coppie Azzali-Varleyn (anni 60) e Tormen-Mucci (anni 80), in avanti i mitici Ribechini, Gratton, Cartasegna e Mascalaito. Poi Vitulano, Santon e Bonaldi.

Nel calcio moderno, Marco Amelia è diventato campione del mondo e vanta 6 maglie azzurre, da numero uno labronico. Cristiano Lucarelli segnò un gol in Nazionale in 4 presenze, Candreva giocò due partite e Morrone venne convocato da Donadoni.

Con l’Under 21 spiccano Giorgio Chiellini, adesso bandiera della Juve, Raffaele Palladino (Parma), il portiere Francesco Bardi (Chievo), Marco Benassi (Torino) e Marco D’Alessandro (Atalanta).

Fra i tecnici spiccano il vicecampione d’Italia Ivo Fiorentini, Guido Mazzetti, mago di provincia, Carlo Parola simbolo delle figurine Panini. E poi il biennio con Tarcisio Burgnich, i toscani Renzo Melani e Romano Fogli, Rossano Giampaglia scomparso 10 anni fa, Giuseppe Papadopulo. E poi Stringara, Pietro “Gedeone” Carmignani. Fu Osvaldo Jaconi a conquistare la serie B dopo 32 anni, nel 2002. Il capitano era Richard Vanigli, in campo nella gara che consegnò la promozione matematica c’erano Ivan; Cannarsa, Doga; Gelsi, Fanucci, Mezzanotti; Ruotolo, Piovani, Alteri, Protti, Saverino.

“Fu un’impresa importante” – spiega Juriy Cannarsa, oggi vice di Gelain – “dopo una finale persa a Como. Si ripetemmo con la stessa voglia, per la felicità di questa città di 160mila abitanti, che diventano 235 con la provincia. Io sono pescarese, ma vivo qui da 15 anni. La piazza è speciale per il calore e la schiettezza della gente”.

In B arrivò Roberto Donadoni, poi Walter Mazzarri, promosso in A nel 2004 con la formidabile coppia Protti-Lucarelli, autori rispettivamente di 25 e 29 reti, in un campionato a 24 squadre.

In A le salvezze arrivarono con vari cambi in panchina: con Colomba e Donadoni, poi con Donadoni e Mazzoni, quindi con Arrigoni e Orsi. La retrocessione fu con tre tecnici, la risalita con Acori e poi Ruotolo. Gli amaranto hanno fatto spesso su e giù dalla B, riconquistando la A con Davide Nicola.

Non ha mai indossato la casacca del Livorno però ne è sostenitore Aldo Agroppi, 71enne di Piombino, polemista radiofonico, ora, dopo esserlo stato in tv.

“Questa maglia è gloriosa, rappresenta una storia importante, con grandi calciatori. Adesso si festeggia il centenario, sarebbe celebrarlo anche a fine campionato con la promozione, la città in tal caso impazzirebbe perchè gli sportivi sono molto legati alla squadra. Io mi sento toscano, soprattutto livornese e per un paio d’anni ero stato coinvolto dal presidente Aldo Spinelli, nei rapporti con la stampa”.

Agroppi è anche legato da una questione familiare. “Andrea Luci è figlio di un cugino di mia moglie”.

Il capitano amaranto è naturalmente a fianco del figlio Marco, che a 8 anni combatte la Fop (fibrodisplasia ossificante progressiva), malattia genetica rara di cui è affetto un bambino su due milioni.

Agroppi sostiene Aldo Spinelli, 75enne presidente livornese da 16 stagioni.

“Meriterebbe il ritorno in A, per i molti sacrifici compiuti, fra l’altro paga puntualmente gli stipendi e non si è mai lasciato andare nonostante contestazioni anche feroci. Senza di lui, probabilmente il Livorno tornerebbe a giocare in IV serie. Gli auguro la quarta promozione, la meriterebbe anche alla città”.

Agroppi è stato invitato alle celebrazioni, non è andato ma con il cuore era presente, dalla sua Piombino. “La maglia amaranto è simile al granata del Torino, che avevo vestito con orgoglio. Anche per questo sono legato alla squadra di riferimento della nostra provincia”.

Fra i primattori livornesi Aldo, ex volto della Domenica Sportiva, ricorda ne ricorda in particolare uno, scomparso a 36 anni.

“Armando Picchi è stato il giocatore più importante, arrivando a essere capitano dell’Inter e pure della nazionale. Non a caso gli è stato dedicato lo stadio. Altri protagonisti sono stati Lucarelli e  Protti, Diamanti e Galante. Senza dimenticare Costanzo Balleri”.

Il nipote David ha vestito la maglia amaranto dal 2002 al 2008, animando una bella storia familiare. In una società unica, arrivata anche in Europa. Grazie alle sentenze di calciopoli, nel 2006. Nell’ex coppa Uefa, raggiunge i sedicesimi di finale con Daniele Arrigoni in panchina. Fu l’Espanol di Barcellona a eliminarli e poi a raggiungere la finale. Nella fase a gironi arrivò persino un gol di testa del portiere Marco Amelia a Belgrado, contro il Partizan. In rosa c’erano il portoghese Vidigal, Morrone, Passoni che era stato il primo italiano in Russia e il brasiliano Paulinho. E’ stato il punto più alto nella storia moderna del Livorno, irripetibile.

“Però” – conclude Cannarsa – “intanto vorremmo guadagnarci il diritto alla 30^ stagione amaranto nella massima serie”.

Vanni Zagnoli

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