Enordest.it. Sara tanti auguri. La faccia pulita dello sport

(enordest.it)

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Vanni Zagnoli

Oggi compie 70 anni Sara Simeoni, il mito dello sport italiano. Le abbiamo telefonato per gli auguri, invitandola a una ospitata in tv, tramite skype, naturalmente ha rifiutato. “Ho risposto solo perchè speravo fosse il tecnico di una troupe. Sarò anche fuori Verona”.

Noi siamo stati nella sua città per il volley, tre settimane fa, e poi per la coppa Italia di rugby, ma ci eravamo dimenticati di lei.

“Comunque non c’ero”.

Chiediamo di Alessandra de Stefano, la direttrice di Raisport indotta alle dimissioni. E’ a lei che Sara deve il riverbero di popolarità televisiva, inatteso.

“Sono dispiaciuta, peraltro vedevo Alessandra solo durante quelle due trasmissioni, il circolo degli anelli (olimpici) e dei mondiali”.

A proposito, qui un nostro video amatoriale, con il meglio di Sara due anni fa, durante Tokyo 2020, ma di fatto 21, su Rai2.

Riprendiamo il racconto da alcune delle interviste che abbiamo fatto con la campionessa olimpica di salto in alto.

Nel 2009, dopo l’uscita da Il Giornale, unico contratto – due mesi, sostituzione estiva -, nella storia di vannizagnoli.it, la intervistammo dopo avere visto un bel tema, su L’Arena. Il figlio aveva vinto una gara.

Sara, suo figlio è in grado di avvicinare i suoi successi?

“Roberto è stato bravo, ha vinto questa gara, ora si scatenano i media. E’ stata una tappa importante, sono contenta per lui, che abbia avuto questa soddisfazione. Con mio marito Erminio gli abbiamo detto che nel tempo aveva la possibilità di essere competitivo, la cosa doveva maturargli dentro, la strada però è lunga”.

Lei a 18 anni fu in gara ai campionati Europei di Helsinki, arrivò nona, con il record italiano: 1,75. 

“Non è il caso di fare voli pindarici, sul conto di Roberto. Magari si stanca di saltare e non ottiene più risultati. Ci auguriamo vada avanti”.

A 19 lei disputò la prima Olimpiade, Monaco ’72.

“Mio figlio sta facendo un po’ come me 40 anni fa. Allora non si facevano grandi allenamenti, nè esperienza sulla tecnica. Lo sport al femminile era dopolavoristico, i risultati venivano fuori così, per doti naturali. Gareggiavamo su piste in terra battuta, di rubkor, i sacconi preparati bene c’erano solo alle grandi manifestazioni”.

Ora chi l’accompagna a saltare, all’atletica Valpolicella?

“Spesso mio marito, lo va a prendere a scuola. Dipende da chi ha tempo, non siamo lì ad assillarlo, fra l’altro ha già la patente. Quand’è a casa, Erminio gli propone esercitazioni in giardino, il freddo di questo inverno non ci ha aiutati. Roberto ha fatto amicizia con altri saltatori della zona, ogni tanto va con loro, è uno stimolo diverso allenarsi con ragazzi più grandi”.

Come stile avete qualcosa in comune?

“Quando l’asticella è ancora bassa, sbaglia come facevo io. Certi miei errori erano nel dna, c’è ancora molto da fare”.

Ad Ancona ha saltato 2 e 11, quanto il padre alla stessa età.

“Erminio fu terzo a un campionato europeo, Atene ‘69. Stabilì sette record italiani, l’ultimo a 2,18, conquistando 5-6 titoli nazionali. Gliel’ho detto subito: “La mamma l’hai battuta, adesso punta a far meglio del papà, poi fai quello che vuoi”. A inizio mese aveva saltato i 2,12, il 2 e 18 non gli sarà impossibile. Dopo dipenderà dall’impegno, la fatica è aggiungere un centimetro per volta, chiaro che c’è margine di miglioramento”.

Qui ci prendiamo una parentesi, una pausa, pertinente. Parliamo di olimpiadi estive – manca poco più di un anno fa Parigi – e pubblichiamo una tabella con i portabandiera e gli alfieri mancati, che rappresentano la seconda voce.

Stoccolma 1912: Alberto Braglia (ginnastica); Enrico Porro (lotta greco-romana, infortunato).

Anversa 1920: Nedo Nadi (scherma); Giuseppe Domenichelli (ginnastica).

Parigi 1924: Ugo Frigerio (atletica); Giorgio Zampori (ginnastica).

Amsterdam 1928: Carlo Galimberti (sollevamento pesi); Giuseppe Tonani (pesi).

Los Angeles 1932: Ugo Frigerio (atletica, marcia); Giancarlo Cornaggia Medici (scherma).

Berlino 1936: Giulio Gaudini (scherma); Luigi Beccali (atletica, 1500).

Londra 1948: Giovanni Rocca (atletica, 400 metri); Savino Guglielmetti (ginnastica).

Helsinki 1952: Miranda Cicognani (ginnastica); Cesare Rubini (pallanuoto). 

Melbourne 1956: Edoardo Mangiarotti (scherma); Pino Dordoni (atletica, marcia).

Roma 1960: Edoardo Mangiarotti (scherma); Leandro Faggin (ciclismo su pista).

Tokyo 1964: Giuseppe Delfino (scherma); Livio Berruti (atletica, velocità).

Città del Messico 1968: Raimondo D’Inzeo (equitazione); Franco Menichelli (ginnastica).

Monaco di Baviera 1972: Abdon Pamich (atletica, marcia); Klaus Dibiasi (tuffi).

Montréal 1976: Klaus Dibiasi (tuffi); Graziano Mancinelli (equitazione).

Mosca 1980: sfilata senza bandiera per boicottaggio; Michele Maffei (scherma).

Los Angeles 1984: Sara Simeoni (atletica, salto in alto); Maurizio Damilano (atletica, marcia).

Seul 1988: Pietro Mennea (atletica, velocità), Alberto Cova (atletica, 10mila metri) o Daniele Masala (pentathlon moderno).

Barcellona 1992: Giuseppe Abbagnale (canottaggio); Vincenzo Maenza (lotta greco-romana).

Atlanta 1996: Giovanna Trillini (scherma, fioretto); Francesco Attolico (pallanuoto).

Sydney 2000: Carlton Myers (pallacanestro); Agostino Abbagnale (canottaggio).

Atene 2004: Jury Chechi (ginnastica) Paola Pezzo (mountain bike).

Pechino 2008: Antonio Rossi (canoa); Josefa Idem (canoa).

Londra 2012: Valentina Vezzali (scherma, fioretto); Alessandra Sensini (vela).

E’ uno studio di una dozzina d’anni fa, volutamente non lo aggiorniamo.

Aggiorniamo, invece, l’intervista che pubblicammo su Libero nel 2013, grazie a Tommaso Lorenzini, oggi ai capiredattori, assieme a Fabrizio Biasin, il capo della redazione sportiva di allora.

Sara Simeoni compie 70 anni, è la sportiva mito dell’Italia, con la sua figura longilinea e il sorriso timido, esultava con le lunghissime braccia al cielo. Piangeva dopo ogni trionfo, anche quando fu portabandiera a Los Angeles ’84, prima di lei era stata alfiera azzurra solo la ginnasta Miranda Ciccognani, nel 1952. Il suo 2,01 nel salto in alto fu record del mondo, come primato nazionale ha resistito sino al 2007. 

Sara, non avesse sfondato nell’atletica? «Da bambina volevo fare la ballerina, negli anni ’60 c’era solo danza classica, mi scartarono perchè ero troppo alta. Lasciai a 13 anni, l’insegnante di educazione fisica propose di iscrivermi alla Aldo Fedeli, a Verona, presto passai alla Scala Azzurra, con i nostri genitori inizialmente sponsor. Walter Dragagnolo fu il mio primo tecnico».  

Diventò uno e 77, con il 41 di piede. Dal 1972 era allenata da Erminio Azzaro, sposato nell’88 e oggi 75enne. 

«Erminio sfiorò la qualificazione alle Olimpiadi di Monaco. Aveva iniziato a seguirmi da un mese e vivemmo assieme l’attentato di “settembre nero”. Al risveglio volevamo andare a una partita di basket, scendemmo per raggiungere il pullman degli atleti, c’erano militari e camionette in assetto da guerra. Capimmo dalla tv che erano stati uccisi undici atleti israeliani». 

Autografò il record nell’agosto ’78, a 25 anni, al campo scuola di Brescia, nella sfida tra Italia e Polonia. 

«C’erano poche migliaia di spettatori, i giornalisti erano tutti a Venezia a seguire il confronto fra le nazionali maschili». Alle Olimpiadi fu argento a Montreal 1976 e a Los Angeles ’84, oro a Mosca ’80 nonostante il panico nei salti di prova. «All’entrata nello stadio olimpico, per la finale. Per mezz’ora ero terrorizzata, non capivo più niente, respirai profondamente, attaccandomi a tutto. Mi ripresi e dimostrai di essere la migliore». Lasciò nell’86, per dedicarsi ai giovani. 

«Lavorai a un bel progetto contro l’abbandono dello sport, ricorrente nel passaggio dalla scuola media alle superiori: a quell’età, se l’ambiente non gratifica il ragazzo, magari cambia disciplina. Coinvolgevo scuole, società, allenatori e famiglie». 

Era il club Italia, partiva a livello regionale e i migliori 100 approdavano all’azzurro. 

«Il podista Stefano Baldini e il martellista Nicola Vizzoni furono gli ultimi campioni a beneficiare del progetto. L’esperienza si è chiusa nel 2004, insegnò qualcosa ad altre federazioni, non alla Fidal…». Perché l’hanno emarginata? 

«Cercavo di dare, sono sempre stata disponibile, ma anche nello sport c’è una casta e io non vi rientravo». Allora puntò sulle scuole. 

«Facevo promozione, dalla Sicilia all’Alto Adige, progettando attività anche con i bambini delle elementari, promuovevo nelle piazze l’importanza dell’attività motoria, dopo un po’ sono stata abbandonata». 

Prima di passare alla Iaaf, l’aveva coinvolta Primo Nebiolo, scomparso nel ’99, mentre dall’89 al 2004 il presidente federale era Gianni Gola. «Racconterò nomi e fatti in un libro che da un po’ sono tentata di scrivere. Nella mia attività di proselitismo ogni giorno trovavo tantissimi ostacoli. Anche Roberto Baggio ha avuto problemi, come presidente del settore tecnico della Figc, mi piacerebbe confrontare le nostre esperienze». 

Lo stesso destino di Pietro Mennea, scomparso un decennio fa?

«Ci si vedeva raramente. Anche lui era fuori, non so se i motivi fossero gli stessi». 

Ignazio La Russa l’aveva proposta alla presidenza della Repubblica, nello scorso decennio? 

«Lo ringrazio per avermi pensato, ma non sono portata, per la politica. Mi volevano coinvolgere fin da quando gareggiavo, dal centro, Arnaldo Forlani, poi da sinistra e pure da destra, Berlusconi. Resto una di campo, più che da poltrona». 

È in pensione? «Doveva toccarmi nel 2013, me l’hanno spostata al 2018 e neanche sono sicura. Intanto insegno scienze motorie all’università di Chieti». 

Non ridisturbiamo Sara, per aggiornare quei due passaggi.

Suo figlio Roberto ha 32 anni, perchè si è fermato a 2 metri e 15? «Nel 2011 aveva smesso, aveva ripreso due anni dopo, su invito di una società di Benevento». 

La chiosa è di oggi. Sara, ripetiamo, sarà sempre l’icona dello sport italiano al femminile, moderno, diciamo dopo Ondina Valla, all’anagrafe Trebisonda. Ha sempre quell’aria un po’ stralunata, come quando in tv si mette a ridere da sola. Oppure quando faceva battute su “lo stacco di coscia di Cristiano Ronaldo”, come se le piacesse un campione di 32 anni più giovane di lei. Su Rai2 aveva pettinature e vestiti unici, ogni tanto diceva qualcosa di saggio su olimpiadi e sport, sul calcio faticava di più, ogni tanto, ripetiamo, non tratteneva le risate. E’ la faccia pulita dell’Italia, una signora di nordest vera, seria, sempre in formissima, l’emblema della concentrazione assoluta, della sobrietà, prima di quei due mesi in tv. 

Una sportiva pura, anche nella vita, nè divorzio nè vamp, nè pinup nè trucco pesante.

In pedana era una libellula, aveva quei riccioli saltellanti, durante i balzi, e l’abitudine di fare stretching con la testa a terra e le gambe in su, dietro.

E’ un orgoglio avere un feeling personale, con lei, è la faccia bella, eterna, di un nordest unico.

La versione integrale dell’articolo pubblicato su “Enordest.it”

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