Puzzolo. L’Inter di Pioli dimostra che l’allenatore conta, molto più del 20%. Perisic e Icardi ora fanno pressing, prima la squadra era solo un agglomerato di buoni giocatori

Stefano Pioli ha conquistato la quinta vittoria consecutiva in campionato.

Spesso e volentieri e’ stata fatta passare come per vera la leggenda metropolitana che, a certi livelli, l’allenatore incide per il 20/25% , insomma, che incida poco.

Pioli sta dimostrando l’esatto contrario.

L’Inter, prima del suo avvento, era un agglomerato di buoni-ottimi calciatori che nessuno sapeva spiegarsi il perché riuscivano a vincere poco e a perdere spesso.

De Boer non è mai riuscito a dare oltre che un gioco, un’anima alla squadra, aveva colpe  proprie , ad esempio la pessima gestione individuale (Brosovic inspiegabilmente fuori rosa per un mese, Jovetic mai provato, Santon inspiegabilmente titolare fisso, Kondogbia umiliato) e colpe improprie, derivanti da una squadra costruita male e con troppi doppioni, la proprietà troppo lontana, la gestione italiana con pochi poteri.

E’ sbagliato dire che i giocatori gli giocassero contro, ma quando vi sono gestioni così caotiche, normalmente il calciatore gioca a salvare se stesso, si sacrifica poco per la squadra, e cerca solo la giocata personale.

Aggiungete che De Boer e’ arrivato in Italia completamente a digiuno della serie A, campionato notoriamente dove la tattica la fa da padrone, e capite il perché l’Inter era ridotta così.

Pioli ha cominciato introducendo  un concetto fino ad allora sconosciuto: quello di squadra.

La giocata del singolo, il gestodel campione, non servono se sono fini a se stessi, può farti vincere una partita, ma se non si integra agli interessi della squadra non serve.

Ecco allora che Perisic e Icardi fanno pressing inseguono gli avversari , recuperano palla,

la squadra  viene schierata con un ordine tattico logico, e’ stata tracciata una bozza di squadra -tipo, perché va data qualche certezza ai giocatori, e la gestione del gruppo e’ diventata finalizzata a dare importanza a chi non gioca, e a recuperare quelli che erano stati messi ai margini nella gestione precedente.

Ora l’Inter e’ una squadra, gioca da squadra, soffre da squadra, vince da squadra, certo i difetti originali ci sono ancora, ma ora tutti giocano con lo stesso obiettivo comune:il bene della squadra.

Affermare che sono i campioni che ti fanno vincere  non è una menzogna, ma una mezza verità, certo che con una squadra mediocre difficile vincere titoli, ma è pure vero che vince la squadra, e la squadra deve essere ben guidata da un allenatore, che sappia gestire il gruppo, e che insegni calcio e sappia migliorare e le qualità del singolo mettendole al servizio dell’anno squadra.

Ci sono ottimi allenatori che guidano  super squadre, piene di campioni, e si limitano a gestire  questi fuoriclasse, altri allenatori invece guidano squadre forti con campioni, ma li fanno allenare bene e gli insegnano a crescere.

L’esempio del Leicester anno scorso ha dimostrato quanto una squadra unita  possa anche prevalere su squadre molto più attrezzate.

Conte quest’anno alla guida del Chelsea dimostra come prendere una squadra reduce da un settimo posto, e senza grandi innesti, rivalutare e rivitalizzare giocatori che anno scorso sembravano alla frutta, e già alla Juve gli era riuscito tale exploit , quindi l’allenatore quanto incide secondo voi?

 

Vanni Puzzolo

 

 

 

 

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