Ilmessaggero.it, Ilmattino.it. Capolavoro di Berardi, bandiera del Sassuolo, Lecce sconfitto 1-0

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/capolavoro_di_berardi_bandiera_sassuolo_lecce_ancora_battuto-6881030.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/capolavoro_di_berardi_bandiera_sassuolo_lecce_ancora_battuto-6882065.html

di Vanni Zagnoli

Vince il Sassuolo, ma come con l’Inter il Lecce poteva portare a casa un punto. Decide il capolavoro di Berardi, al 39’, un gol da fuoriclasse, da uno a cui la zona tranquillità va stretta eppure ha deciso di restare a Sassuolo firmando un quinquennale. Sull’angolo da sinistra di Kyriakopoulos, la palla arriva al calabrese al limite dell’area, la calcia di prima, in girata, per uno dei gol più belli della sua carriera. Berardi è il giocatore bandiera del mondo Mapei, a 28 anni ha deciso di restare praticamente a vita, dopo avere detto no alla Juve e all’Inter, anni fa. Il Sassuolo lo cederebbe solo per 40 milioni, lui resta volentieri. “Tempo fa – racconta – ho avuto occasione di andare via, per paura del cambiamento sono rimasto, non ero ancora maturato, non mi sono mai buttato, a compiere quel passo in avanti. Da tre stagioni a questa parte ho sempre cercato di lasciare questo club ma non ho avuto le possibilità, non ho mai trovato la squadra giusta che mi volesse e poi ho deciso di rinnovare con questa famiglia, che mi ha cresciuto fin da bambino. Sognavo di fare le coppe”.

Il Lecce gioca bene, come già in serie B, come con Eugenio Corini, che un anno e mezzo fa visse mesi splendidi, sulla panchina salentina, si rende pericoloso con Strefezza e poi con Di Francesco. Il primo squillo di Berardi è fuori, di poco. La migliore occasione sullo 0-0 è per Ceesay, il gambiano ruba palla a Ferrari e calcia a giro, Erlic devia. Dopo quello splendido vantaggio, Pinamonti serve Henrique, il brasiliano tenta lo scavetto ma Falcone gli blocca il tiro.

Nel secondo tempo il Lecce attacca con Banda al posto di Federico Di Francesco e con la vivacità di Strefezza, fra i migliori esterni del nostro calcio, come aveva già dimostrato alla Spal e anche alla Cremonese. 

Il Sassuolo controlla, con Dionisi impara a gestire, allo stadio Mapei, dove generalmente ottiene meno di quanto meriti, si fa vivo con Berardi, costruendo peraltro poco, rispetto al solito.

Sassuolo-Lecce 1-0

SASSUOLO (4-3-3): Consigli 6,5; Toljan 6, Erlic 6, Ferrari 5,5, Rogerio 6; Frattesi 6 (35’ st Harroui sv), Maxime Lopez 6,5, M. Henrique 6 (19’ st Thorstvedt 6); Berardi 7, Pinamonti 6 (19’ st Defrel 5,5), Kyriakopoulos 6 (51’ st Ayhan. A disp.: Ruan, Marchizza, Obiang, Alvarez, Ceide, Russo, Pegolo. All. Dionisi 6.

LECCE (4-3-3): Falcone 6,5; Gendrey 6, Blin 6, Baschirotto 6, Gallo 5,5; Bistrovic 6 (26’ st Helgason 5,5), Hjulmand 6, Gonzalez 5,5 (35’ st Askildsen sv); Strefezza 6,5 (44’ st Listkowski sv), Ceesay 6,5, Di Francesco 6 (1’ st Banda 6). A disposizione: Tuia, Ciucci, Lemmens, Frabotta, Persson, Rodriguez, Colombo, Brancolini, Bleve. All. Baroni 6.

Marcatore: 39’ Berardi.

Note: ammoniti Henrique, Berardi, Rogerio, Gonzalez, Frattesi, Toljan. Spettatori 6mila

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. AlphaTauri trionfa a Monza, una favola romagnola. Minardi: «Ma io spendevo un terzo»

(Epa/Matteo Bazzi/ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/formula1/alphatauri_cosa_e_scuderia_vince_gran_premio_monza_formula_1-5446658.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/motori/alphatauri_cosa_e_scuderia_vince_gran_premio_monza_formula_1-5446676.html

di Vanni Zagnoli

E’ un po’ come se il Verona avesse vinto la coppa dei campioni, invece nell’85 perse gli ottavi di finale con la Juve, complice un torto arbitrale. Perché un successo a Monza vale quasi quanto un trofeo assoluto, ha un po’ il sapore dello scudetto dell’Hellas. 

Live F1, diretta GP Monza: vince Gasly con l’Alpha Tauri, per le Ferrari GP da incubo

Gasly non commette sbavature e vince il GP di Monza davanti a Sainz Stroll Norris Bottas Ultimo giro – Gasly e Sainz vicinissimi, si lotta per la vittoria 50° giro – Sempre 1″1 tra il pilota Alpha Tauri e lo spagnolo della McLaren 49° giro – Gasly e Sainz divisi
La scuderia AlphaTauri è l’evoluzione della Toro Rosso, che a sua volta era frutto del distacco della Red Bull, il colosso che aveva acquistato la Minardi. Una bella storia romagnola, dunque, cominciata da Faenza, Ravenna, in zona motor valley e in una regione ricca, che con la Toscana si candida a ospitare le olimpiadi del 2032.
E’ l’apoteosi dell’Emilia Romagna, insomma, che con la presidenza regionale di Bonaccini utilizza lo sport come formidabile veicolo promozionale.

L’AlphaTauri è motorizzata Honda, dal 2018, si chiama così da quest’anno, dopo le 14 stagioni da Toro Rosso, dal 2006 al 2019. Il manager è un austriaco, Franz Tost, in avvio ebbe anche Gerhard Berger, l’ex ferrarista, come consulente, portato dalla Red Bull.

La svolta è stata a ottobre, il cambio di denominazione promuove il marchio di moda fondato 4 anni fa dalla Red Bull, deriva dalla nomenclatura di Bayer e rimanda all’Alfa Tauri, di Aldebaran, stella nella costellazione del Toro, arancione tendente al rosso. La livrea diventa bianco e blu notte. Direttore tecnico è un inglese, Jody Egginton, 46 anni, team manager un neozelandese, Graham Watson, 53 anni.

Insomma è il raddoppio della RedBull. Vantava appena un successo in F1, nel 2008, sempre a Monza, con Vettel, la scorsa stagione arrivarono altri due podi. Dal 2015 al ’17 ebbe Carlo Sainz junior, prossimo ferrarista, in precedenza Ricciardo, di origine messinese, e nel primo biennio il barese Vitantonio Liuzzi.

La Minardi si affacciò nell’85, per lasciare vent’anni dopo. Oggi il patron Giancarlo ha 73 anni: “E’ stato un pomeriggio entusiasmante, l’ho vissuto a casa mia, a Faenza – racconta -. Prendo gli appunti come fossi ancora sul pitlane. Da 15 anni ha in mano la scuderia, ha una struttura tecnica all’avanguardia, accanto alla mia. Sono competitivi, bellissima la gara, a livello tecnico e di strategia. Serve anche un po’ di fortuna, l’errore altrui, di Mercedes. Dietro lo strapotere dei tedeschi, 4-5 team danno battaglia, ci hanno fatto divertire, con la spettacolare doppia partenza”.

Una quarantina di dipendenti dell’AlphaTauri c’erano già con Minardi, anche donne. “Adesso sono 500. Io spesi al massimo 35 milioni di euro, in questo millennio, ora si va oltre i 100”.

A Faenza oggi si festeggia, è una bella fiaba. Come quando in Piemonte c’era l’Osella, del patron Enzo, 81 anni, oppure c’era la prima Alfa Romeo, con Bruno Giacomelli alla guida. O ancora con la Dallara, dell’ingegner Giampaolo, 83 anni, che la sera gioca a carta a Varano de’ Melegari, nel Parmense, e ancora capeggia l’azienda, da più importante costruttore di auto sportive al mondo. Si fanno ricordare anche la Scuderia Italia di Beppe Lucchini, bresciano, re delle fonderie, e la Coloni, di Enzo, umbro. Nessuna di loro, però, vinse gran premi. Solo l’Alfa Romeo, negli anni ’50, ma era un altro automobilismo.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Il Messaggero. Spal-Juventus 1-2, ancora un ko per Di Biagio

(tuttosport.com)

La Juve resta lì, in alto, favorita, non spreca troppe occasioni, aveva già perso anche troppo, sinora, non poteva che vincere, a Ferrara. E’ equilibrata per 40’, sino al gol, con il pressing ordito da Di Biagio, le geometrie dell’ex granata Valdifiori e la qualità juventina che emerge con l’abbassare del ritmo. L’apertura di Ramsey è da campione, Cuadrado sorprende Cionek, Bonifazi è in ritardo su Ronaldo e sembra finire lì.
La Spal era viva, dopo il gol annullato a Cristiano per fuorigioco, Dybala aveva colto la traversa su punizione. Bentancour sta benino, Matuidi è sui suoi livelli, Chiellini dal primo minuto è carico ma un po’ sorpreso dalla pressione ferrarese. Il Lione si dovrebbe battere, anche con il capitano fresco, perchè esce presto. Intanto Berisha evita il bis, di Cuadrado, arriva con il sarrismo. Ramsey per Danilo per Dybala, per il gallese, di classe. Allegri direbbe che sono giocate individuali, non proprio, è l’essere Sarri, a prescindere. Lo vedremo magari nelle gare chiave di Champions, bisogna arrivare in fondo, come il Chelsea vincente in Europa league ai rigori.
A Ferrara festeggiano tutti, gli emiliani che sino a tre anni era in serie C e dovrebbero tornare in B, a 10 punti dalla zona salvezza, e la Juve prima. Sarri prova il triplete di mourinhana memoria, la supercoppa magari proverà a vincerla l’anno prossimo, adesso facendo girare palla risparmia energie come predicavano Allegri e Conte. La Juve insiste, ma concede il rigore, Rugani tocca con il piede, Petagna a metà ripresa dal dischetto ridà interesse. Solo Valdifiori, peraltro, punge, il resto è bianconero, con Bernardeschi in campo per Matuidi e la traversa di Cristiano. La Juve torna a +4 per una notte, sulla Lazio, magari resterà quel +1, è l’ultimo step, per Simone Inzaghi. Sarri vuole aggiudicarsi il suo primo trofeo nazionale, è lì. Agnelli e Nedved e Paratici non si sono pentiti del cambio, il bello inizia ora. Con Semplici, chissà, magari la Spal tutta indietro avrebbe strappato un punto, avrebbe evitato lo 0-2. Il portiere polacco in calzamaglia non ha fatto miracoli. E’ una Juve da 6,5, 7,5 all’offensiva, 6 stiracchiato dietro, ma va meglio.
Vanni Zagnoli

Spal-Juventus 1-2
SPAL (4-3-3): Berisha 6,5; Cionek 5,5, Bonifazi 55, Zukanovic 5, Reca 5; Missiroli 5,5 (34’ st Tunjov sv), Valdifiori 6, Castro 6 (15′ st Fares 5,5); Strefezza 6,5, Petagna 6, Valoti 5,5 (44′ st Di Francesco). A disposizione: Tomovic, Sala, Vicari, Dabo, Murgia, Floccari, Thiam, Felipe, Letica. Allenatore: Di Biagio 5.5.
JUVE (4-4-2): Szczesny 6; Danilo 6, Rugani 5,5, Chiellini 6 (9′ st de Ligt 6), Alex Sandro 6; Cuadrado 7, Ramsey 7 (28′ st Rabiot 6), Bentancur 6,5, Matuidi 6 (34′ st Bernardeschi sv); Dybala 6,5, Ronaldo 7. A disposizione: Pinsoglio, Olivieri, Buffon, Coccolo, De Sciglio, Wesley. Allenatore: Sarri 6,5.
ARBITRO: La Penna 6.
MARCATORI: 39′ Ronaldo (J), st 16′ Ramsey (J), 24’ Petagna (S) rig. 
Note: ammoniti Valoti, Zukanovic, Strefezza, Cionek; Matuidi, Danilo. Recupero: pt 1’, st 6’.

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Quotidianodipuglia.it. La Juve ritrova la vittoria in trasferta. CR7 e Ramsey firmano il 2-1 alla Spal

(Lapresse/ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/spal_juventus_cr7_cristiano_ronaldo_diretta_risultato_punteggio-5068404.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/spal_juventus_cr7_cristiano_ronaldo_diretta_risultato_punteggio-5068409.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/spal_juventus_cr7_cristiano_ronaldo_diretta_risultato_punteggio-5068440.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/spal_juventus_cr7_cristiano_ronaldo_diretta_risultato_punteggio-5068422.html

https://www.quotidianodipuglia.it/sport/calcio/spal_juventus_cr7_cristiano_ronaldo_diretta_risultato_punteggio-5068422.html

di Vanni Zagnoli

Testacoda, si diceva una volta, e anche adesso. Ronaldo non di testa ma appoggia di destro, sul finire del primo tempo. Lancio di Ramsey sulla destra, Cuadrado taglia alle spalle di Reca e centra e la Spal è alla 5^ sconfitta in sequenza, 7 in 8 partite. Per 40’ aveva retto, di sarrismo c’era stato non tanto, poi è stato più facile ma anche bello. Ferrara continua a difendersi, la Juve va, Cuadrado va e Zukanovic deve sgambettarlo, lì è chiarissimo che la squadra di Gigi Di Biagio non può rimontare. La cenerentola della serie A non malfigura, gioca discretamente, non segna e lascia segnare. La Juve è più allegriana che allegresca, è conservativa e ovviamente talentuosa, risparmia energie per la coppa. 

Segna subito Cristiano ma in fuorigioco, poi Alex Sandro sradica un pallone e serve Cuadrado, alto. Il match è intenso, occasione per Dybala e per Strefezza, Szczseny controlla. Petagna manca la porta, l’argentino coglie il palo. Ramsey e Bentancour non dispiacciono, l’asse mancino funziona. Valdifiori fa il Di Biagio, in regia, le geometrie ci sono, il gol arriva per distrazione di Cionek e Bonifazi. La qualità bianconera emerge quando il furore del pressing estense cala.

Nel secondo tempo esce Chiellini, per la Champions, Berisha salva su Cuadrado, arriva il raddoppio, splendido, corale, sarrista, sapiente, rotondo, Bentancour, Ramsey, Dybala, il gallese, super.

La Spal è al tappeto, anzi no, arriva il tocco di Rugani al Var, su Missiroli, Petagna dal dischetto segna, poi Valdifiori avvicina il pari. Entra Bernardeschi, c’è la traversa di Cristiano. 

E’ stata una bella partita, Ferrara è di buon umore come avesse vinto, vive il -10 dalla salvezza con dignità, i Colombarini non vendono, magari resterà Di Biagio a prescindere. Per la salvezza è durissima, molto più facile lo scudetto Juve, nonostante Lazio e Inter. La Juve ha una signora rosa, è in condizione da 6,5, ha tre mesi per il triplete. Sarri vorrebbe centrarlo e magari ritirarsi, chissà. Torino sogna, Ferrara si sveglia da un sogno

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Quotidianodipuglia.it”

Il Giornale, mondiali di calcio femminile. Il 2-1 all’Australia. Bonansea, sorella d’Italia fa innamorare delle azzurre. Le emozioni dell’esordio, 20 anni dopo, la ct filosofa. I movimenti di Bonansea da maschile

Barbara Bonansea (ilgiornale.it/Getty images)

http://www.ilgiornale.it/news/sport/bonansea-sorella-ditalia-fa-innamorare-delle-azzurre-1708624.html

Vanni Zagnoli

“Bonansea, Bonanseaaa”. C’è il marchio di BB, Barbara Bonansea, sul 2-1 dell’Italia sull’Australia, al ritorno ai mondiali di calcio femminile dopo 20 anni. La torinese è una delle 8 juventine che vincono quasi tutto da un biennio e chissà per quanto domineranno, era stata la miglior giocatrice italiana nel concorso dell’assocalciatori, nel 2016. Come quasi tutte le calciatrici, ha i capelli lunghi, li raccoglie con un cerchietto rosso, è il simbolo del nostro calcio, bellezza ed energia, la più intrigante è Martina Rosucci, in panchina solo perchè reduce da un infortunio grave.

Il 2-1 sulle oceaniche è quasi garanzia di qualificazione agli ottavi, passano le prime due di ogni girone più le migliori 4 terze, fa sognare almeno il quarto di finale, se non la prima semifinale. L’Italia si innamora di queste ragazze filiformi, maglia fuori dai pantaloncini e testa alta, bella postura. Le abbiamo incontrate nelle amichevoli a Reggio Emilia e Ferrara, negli ultimi anni, alla coppa Italia di Parma, vinta dalla Juve sulla Fiorentina, allo stadio Mirabello e al Ricci di Sassuolo, e hanno tutti gli ingredienti per il successo. Il fascino, appunto, ma guai a chiederglielo, perchè soprattutto Rosucci si risente, mancava solo la tv a consacrarle, ovvero Sky e Raisport, che vanta Regina Baresi, l’affascinante figlia di Beppe, il fratello maggiore di Franco, azzurro a Euro ’80. Ci sono discipline come la pallamano e tutti gli hockey che mai avranno quest’opportunità, nonostante le rotelle abbiano portato campionati del mondo, adesso l’Italia adotta le azzurrissime, generose e convincenti. E’ tutto merito di Milena Bertolini, la ct che era stopper e stoppa le nostre chiacchierate fiume in zona mista, persino con il suo vice, Attilio Sorbi, ex Roma. Milena si è aggiudicata tre scudetti, è tattica e fairplay, applicazione e serietà. Non era sempre titolare nella Reggiana Zambelli che vinse molto, un quarto di secolo fa, in staff ha proprio alcune di quelle granata. E’ cultura e personaggio tv, fa buone letture e in fondo molte nazionali hanno libri in borsa. 

Al mondiale femminile c’è il Var, a metà primo tempo conferma il rigore per il fallo di Sara Gama su Kerr, fra le migliori al mondo. “Ho commesso una stupidaggine”, riconosce la capitana e simbolo, giuliana di padre congolese. La traversa ferma la punizione di Van Egmond, le gialloverdi mancano il raddoppio con Logarzo, di testa. Nella ripresa Sara Bartoli per Aurora (“Iaia voglio essere chiamata”) Galli rivitalizza l’azzurro. Pareggia all’11’ Bonansea, in fuga da quasi metà campo su errore difensivo. 

Ci starebbe un rigore per l’Italia, mano di De Vanna, sull’1-1, il Var non fa cambiare idea all’arbitra (?). Le australiane non trasformano due occasioni, mentre il vantaggio di Daniela Sabatino, milanista, è in fuorigioco. Al 95’ 

alla fine del recupero la punizione da destra di Valentina Cernoia, 33 anni, Bonansea dà una spintina leggera alla difensora (?) e deposita la doppietta. 

Venerdì, a Reims, sempre in Francia c’è la sfida alla Giamaica, cenerentola, battuta 3-0 dal Brasile. Le carioca, gli Stati Uniti e la Germania sono tra le favorite, per la quarta moneta chissà. Di certo Bertolini ha il pragmatismo di Lippi e Capello, di Allegri e Conte.

Da “Il Giornale”

Paola Bonacini racconta la storia di Vittoria: “Oltre 30 anni di vita con il marito alcolista. Lei è stata uccisa nella sua autostima, ma reagisce e rinasce”.

IMG_0597
L’alcool si presenta con il vino

Vittoria, un’amica carissima, ci racconta quella che è stata la sua vita col marito alcolista.
Dopo pochi mesi di matrimonio, il cambiamento del marito, rese palese che l’alcol era usato per annientare l’ansia ed il nervosismo, per eviscerare la malattia dalla sua mente. Come rapportarsi con i figli ed il lavoro? Destabilizzante era l’unico termine confacente a quella vita, tutta la famiglia era coinvolta da questo diabolico fenomeno alcolico. La vita sociale compromessa e quella dei figli limitata alle pareti domestiche. Le liti, la violenza, le accuse, il rivolgersi alle autorità, erano all’ordine del giorno e le colpe riversate, agli occhi della prole, sulla madre che oltre non poteva gestire. Il grido di aiuto alle rispettive famiglie veniva lanciato, rimanendo inascoltato, poiché l’alcolismo era da nascondere. L’alcolismo non viaggia mai da solo. Non sarà mai solo compulsione alcolica, ma legato a gioco, droghe, donne, prostituzione. Notevole fu il “calvario” di Vittoria nel portare questa grossa croce, ma lo fece con dignità. I medici , psicologi e psichiatri non riuscivano a penetrare la corazza del marito. Dopo anni di supplizio senza risultati tangibili o almeno accettabili nella loro sufficienza, decise di recidere quel cordone ombelicale assurdo e impenetrabile. L’alcolista vuole sempre controllare, gestire, mettere e tenere in condizioni di servilismo, esercitare potere decisionale, anche sotto l’aspetto economico ed affettivo, i familiari e se questi si allontanano, può diventare aggressivo, ma in questo caso, passata la sfuriata iniziale, ammise il problema della dipendenza. Raggiunse la sobrietà, ma la malattia, latente nella sua mente, non era certo scomparsa, i danni cerebrali, dopo l’abuso di alcol, avevano portato la situazione ad aggravarsi. Davanti alla società era un uomo educato, rispettoso a differenza del comportamento tra le mura familiari. Questa scissione della personalità era destabilizzante per tutta la famiglia. Trovatasi davanti al bivio Vittoria cercò di razionalizzare il tutto chiedendosi se continuare ad essere usata a vita o rispettare se stessa andandosene. Prevalse il rispetto per se stessa come priorità, accettando i rischi che potevano farla soccombere. Solo chi ha vissuto per anni con un alcolista sa che significa essere finalmente se stessi. La malattia dell’alcolismo è stata più forte dell’amore che nutriva per il marito. Questa donna ha scelto di vivere e ci dona questa testimonianza destinata ad aiutare e confortare chi vive a stretto contatto con un familiare dipendente da alcol o droghe. Si può rinascere a nuova vita, tornare a stimare la propria persona, avere fiducia in se stessi e soprattutto essere ancora in grado di amare la vita in tutte le sue sfaccettature.
Grazie Vittoria.

Paola Bonacini