Enordest.it. Rai radio2 fa bella la notte

https://www.enordest.it/2022/08/07/rai-radio2-fa-bella-la-notte/

Vanni Zagnoli

Proprio adesso che l’estate entra nel vivo, la programmazione di Rai radio2 cambia, con i miti del resto dell’anno che vanno in vacanza, come a fine anno.

Il secondo canale, della modulazione di frequenza, fm, si diceva una volta, quando ancora c’erano le onde medie e io ascoltavo Tutto il calcio minuto per minuto, con la voce di Roberto Bortoluzzi, napoletano.

A proposito, sono dieci anni dalla morte di Alfredo Provenzali, il terzo conduttore di sempre, dietro Massimo de Luca e prima di Filippo Corsini, il caporedattore, da un decennio al microfono.

Qui raccontiamo il cazzeggio su radio2, cazzeggio in gergo significa scherzare, è l’evoluzione dell’infotainment, fra etere e tv.

La notte, lo sapete, siamo metodici, con I Lunatici, Roberto Arduini e Andrea di Ciancio, che si sono raccontati di recente, al microfono di Pierluigi Diaco, a Ti sento.

Ci sono storie notturne, che vanno anche in tv, all’incirca fra l’una e mezza e le due mezza, su Rai2, naturalmente.

Il trascinatore è Arduini, con quella voce singolare, coniuga emozioni e temi leggeri, sesso e salute, antidepressivi e drammi, guariti e pittoreschi. Curiosissimo, escluso il rituale invito a mettere i mi piace sui profili social e poi l’insistenza con un anziano eccentrico, nonno Giannino. Erano e saranno in onda da mezzanotte alle 4, andrà per un po’ il meglio di, della terza stagione, super. 

Dalle 4, adesso, mentre prima i Lunatici erano sino alle 6, ci sono i Mattinotti, o qualcosa del genere, mattinotti è un bel termine, un duo, naturalmente uomo e donna, come tanto, in radio, in tante radio, con Noemi Ferracini, ex radio Freccia, e Fabrizio d’Alessio.

Alle 6 c’era il cult, Caterpillar Am, con Filippo Solibello, sino alle 7,45, con Marco Ardemagni, piacentino, il giudice, con improbabili giornali, il Ieri e il dopodomani, o giù di lì, e l’opposizione, quella sì, e Claudio de lillo, pugliese, Elasti, come scrittrice.

Pochi brani, tanti sorrisi e qualche bell’ospite, compresi talvolta i direttori dei quotidiani e, naturalmente, le prime pagine, con insistenza magari su Il Messaggero e Il Gazzettino, per accordi aziendali.

Adesso ci sono i sostituti, sono 3, ma non di quel livello, gli stessi di Natale. Cater xl è il programma, sino alle 8,30. Poi radio2 Happy Family, ma dalle 7,45 alle 10 c’è sempre stato il Ruggito del coniglio, altra comicità, volontaria, satira, sarcasmo, come piace a noi, giorno e notte. Il Ruggito, dunque, che bello, soprattutto per mia moglie, che adora la coniglietta, Panciottina, coniglia vera, non come il ruggito della trasmissione radio.

Soggetti smarriti era la sera, prima dei Lunatici, con Marzocca, ex comico di Zelig.

Non è un paese per giovani da mezzogiorno alle 13,30, poi Siesta e quel che resiste all’estate. Numeri due, al posto di Numeri uno, e poi Caterestate, in luogo di Caterpillar, appunto, con Sara Zambotti, milanese e Massimo Cirri, piemontese, di Carmignano.

Tutto l’anno c’è stato Back2back, dalle 21 alle 22,30, con Ema Stockholma, francese, dalla voce sexyssima, e con Gino Castaldo, il baffo di Repubblica, spettacoli, forse ex.

Di qui è passata anche Geppy Cucciari, nata a Cagliari, tifosa del basket Sassari, scudettato con l’ex ct Meo Sacchetti, nel 2015, e poi passata su radio1, con Giorgio Lauro, a Un giorno da pecora, con interviste comiche, di quelle che vorremmo fare anche noi, spesso riportate in agenzia.

Insomma la radio, 2, in particolare, come antidoto al malumore, nel mio caso alla disoccupazione, con il cazzeggio reiterato, curioso, con classe, con bella puntualità, quotidiana. Con programmi che spesso vincono premi, come il Biagio Agnes, andato ai Lunatici, l’anno scorso.

Ah, nel weekend c’erano le Lunatiche, Federica Elmi, che non mi fa intervenire, e Jodi Alivernini, sostituta di Barbara Venditti, che preferivo. Rudi è l’autore, in sostituzione di uno che proprio mi riconosceva anche quando davo un nome diverso, nella telefonata. E poi il regista, Paoletto Castro, dice sempre Elmi. Adesso il sabato, mi pare, con Jody, dalle 16 alle 19.

Voto a radio 2 dieci. Sono intervenuto alcune volte con Solibello, ho spiegato a Lunatici e Lunatiche che sono un giornalista, ancorchè disoccupato, e allora mi poco, soprattutto le donne. Carichissime e dalla voce di grande personalità. Energicisissime.

Da “Enordest.it”

Professionereporter.eu. Parte l’era Vaciago a Tuttosport, che narra storie, dalla Serie C alla vetta

(tuttosport.com)

https://www.professionereporter.eu/2022/04/comincia-lera-vaciago-a-tuttosport-che-racconta-le-storie-dalla-serie-c-alla-vetta/

L’integralità del racconto di Tuttosport, su Professionereporter.eu

Vanni Zagnoli

Oggi compie 64 anni Gianni de Pace, caporedattore di Tuttosport. Torinese, ex Gazzetta del Popolo, come tanti della redazione piemontese, è il classico culo di pietra, come Angelo Ceppone, suo capo agli sport vari, nei primi anni ’90, e poi promosso in parallelo vicedirettore, a termine, nella prima direzione di Xavier Jacobelli.

De Pace è un grande sottovalutato della stampa italiana, un brevilineo molto tosto, da oltre 30 anni, nel desk del terzo quotidiano sportivo nazionale. Strameritava la direzione, per intensità e attenzione, l’ho visto dialogare con il secondo Jacobelli nell’ufficio del direttore, durante i mondiali di pallavolo.

“Gianni de Pace momentaneamente assente, si prega di lasciare un messaggio”, era la sua segreteria telefonica nel Tuttosport di Franco Mirone editore, con Piero Dardanello al comando e poi Franco Colombo, morto a 52 anni di tumore allo stomaco, dopo il ritorno a fare l’inviato.

De Pace è torinista, sferza il presidente Urbano Cairo, assieme ad Alberto Manassero, uno dei capiservizio della redazione calcio, assieme a Vanni Tosco e ad Elvira Erbì. Fra i centrali, invece, dietro De Pace, a occuparsi della prima pagina, sono anche Andrea Pavan, dagli iconici capelli bianchissimi, e Claudio Casagrande, già firma dell’almanacco a cura di Salvatore Lo Presti, statistico de La Gazzetta dello sport, da Torino.

E poi c’è il gruppo Juve, di cui era capo Guido Vaciago. Ed eccoci, da una settimana è il direttore di Tuttosport. Cinquantanni, “brillante” l’ha definito Jacobelli, che gli ha dato il testimone. A ben guardare, l’investitura gli è arrivato su Skysport24, in questi mesi, lui parlava di Juve e nazionale, Vaciago presentava le pagine in anteprima, mostrava come si lavora, sempre Vaciago e si sa quanto incida oggi la tv. 

Xavier è volto di Tiki Taka, di Pierino Chiambretti, torinista, lui atalantino, di Bergamo, Ivan Zazzaroni è il direttore del Corriere dello sport, l’ammiraglia del gruppo Amodei, da Ballando con le stelle, come giudice, a radio Deejay, a presentatore, a showman, a editorialista colloquiale, vicino alla pensione. Anzi, magari c’è già, perchè da un amico della redazione del Tutto ho scoperto che Jacobelli era già in pensione, nella sua direzione bis. Mi fa ricordare la mia maxichiacchierata video con Paolo de Paola, appunto in quiescienza, dopo la seconda direzione, nel dopo Vittorio Oreggia, e poi Darwin Pastorin, già vicedirettore di Tuttosport, assieme a Ludovico Perricone, a fine anni ’90. Della pensione di Pastorin, classe ’55, seppe da Giancarlo Padovan, uno dei direttori più longevi, di cui ottenne la testa Massimo Moratti, da presidente dell’Inter, seppi a una cena con mia moglie, in Albania, ad Agon Channel, dove fummo ospitati da Giancarlo, io in studio.

Dunque, Xavier, classe ’59, pensionato, veniva da anni da editorialista del Corsport, da passanti da inviato, da narratore, accanto alle passanti di un altro ex direttore del Corriere, Alessandro Vocalelli, ora editorialista de La Gazzetta dello sport.

Xavier fu un primatista di precocità, assunto a La Notte a 19 anni, e poi carriera ovunque, con la sua verve e lo sciorinare numeri e successi personali, la bellezza, anche di una figlia, procace protagonista di un calendario con Men’s Health e anche esperta di calciomercato e già personaggio da reality. Xavier e le sue donne, un gentleman, sempre impeccabile, giacca e cravatta e pochette.

Ho incrociato Guido Vaciago decine di volte sui campi dell’Emilia Romagna e non solo, inviato appunto sulla Juve, capo del gruppo Juve, con, magari, Elvira Erbì, cuneese, e Sandro Bocchio, ora, con Antonino Milone e spesso con il ravennate Filippo Cornacchia. Vaciago disteso, sempre, negli ultimi mesi, appunto, ambasciatore de La Marrone, come la chiamava Teo Teocoli in versione Gianduia Vettorello, con la Gialappa’s banda.

Vaciago è direttore a 50 anni, è nella generazione dei giovani rampanti, capeggiati da Giuseppe De Bellis, barese, vicedirettore de Il Giornale e poi di Gq e poi di Skysport e ora di Skytg24. Un altro ex Tuttosport, Federico Ferri, che seguì pure la Juve, da contrattista, guida Skysport. Vaciago è figlio di un personaggio, è una designazione a sorpresa o meglio non mi aspettavo l’avvicendamento di Jacobelli che dà sempre la sua impronta, dal mercato in Gazzetta dello sport, a Il Corriere dello Sport, da Il Giornale alla direzione di Tuttosport, passando per il posto di caporedattore centrale, da Il Corriere dello sport, con l’ostilità del palazzo che fa cambiare idea ad Amodei, che si affidò a Vocalelli, 

da il Qs al Qn, da Calciomercato.com al ritorno al Corriere dello Sport a Tuttosport. Detto X, Xavier resta nel gruppo, immagino al digitale, da editorialista, adesso Vaciago è nella sua stanza ma il giornale resta frutto del lavoro di un bel gruppo, di Paolo Bramardo ex capo varie, adesso al calcio, di Walter Vaira della varie e con un rene trapiantato, di giornalisti dietro le quinte, Debora Vaglio, lady de Pace, e di Anselmo Gramigni, di Valter Perosino e di Alberto Pastorella, redazione di Milano, di Fabio Riva e di Piero Guerrini, la firma del basket, di Ottavio Daviddi dei motori e di Diego Deponti. Della segreteria e del marketing, da corso Svizzera alla nuova sede.

Tuttosport è religione, in Piemonte, Liguria, al sud, in Romagna, dove domina il tifo juventino, Tuttosport è magia, sopravvissuta alla fusione con il Corriere dello sport, che compie 25 anni, con sinergie minime, solo su internet.

Tuttosport è Andrea Schiavon, atletica e scrittore, che ha scritto un libro sulla testata, è padovano, e poi Giorgio Pasini al nuoto e talvolta moto, Marco Bo passato dal motogp al calcio e alla serie B, è un gran bel sodalizio, coordinato in segreteria da Barbara Cornacchini, da quasi 20 anni.

Tuttosport è la religione dei torinisti, con firme nuove fra i collaboratori, come Alberto Gervasi, da Catania a Bologna a premio giovani Ussi, ed editorialisti di prestigio. Chissà se Vaciago manterrà Vittorio Feltri, che una volta dedicò una pagina a Dagospia. E poi Matteo Marani.

Tuttosport non è solo Juve e Torino, è nazionale, è scrittura, è cultura, con le pagine di libri di Giovanni Tosco, con gli approfondimenti, una foliazione che dà spazio anche gli sport vari, con storie e intervistone, più che commenti agli eventi.

Xavier è passato dalle critiche alla Figc di 20 anni fa, al Corriere dello sport, appunto, agli elogi a Giovanni Malagò, che al quotidiano ha conferito la stella al merito del Coni, caso unico.

Tuttosport è inviati in provincia, a raccontare le storie, per esempio di Pasini, proprietario della Feralpi Salò, in serie C, con partenza dalla prima pagina.

La sfida di Guido Vaciago è provare a farne il secondo, di superare il fratello maggiore, impresa impossibile. Tuttosport è stato galleria di fuoriclasse, da Raro Radice, nel ciclismo, a Gian Paolo Ormezzano, direttore e poi editorialista, di Piercesare Baretti, già presidente della Fiorentina e direttore, morto in incidente in elicottero, al figlio Ale, Alessandro, nel gruppo Toro capeggiato da Marco Bonetto. Tuttosport aveva Vladimiro Caminiti, siciliano ardente, che racconta la calzamaglia dei portieri, ma anche chi lo correggeva, Paola Alopari, regina dei dimafonisti. “Guarda che correggevo Caminiti”, mi ammoniva quando dettavo a braccio.

Tuttosport è corrispondenti in tutta Italia, è l’agenzia Tuttocalcio per la serie C e D, da Montecatini, che di recente ha perso il fondatore, Alfio Tofanelli, è il connubio con Datasport e poi con Opta, è il sito coordinato da Roma, dal Corriere, e Guido Vaciago è stato capo del sito, appunto, l’uomo che deve lanciare la perfetta armonia fra cartaceo e online. 

Ah, per tanti quotidiani spariti dalle edicole, anche nella mia Reggio Emilia, Tuttosport è sempre presente, dal 1946. Xavier ha festeggiato i 75 anni, assieme a Vaciago. Che di sicuro inizierà senza i personalismi di Xavier, inteso come immagine. “Jacobelli è come un fiume in piena – dice Paolo de Paola -, quando sa o ha una notizia la scrive subito. Il contrario di Stefano Barigelli, direttore della Gazzetta, che si chiede, sempre “siamo sicuri?”.

Con Vaciago, Tuttosport ritorna ai torinesi, come direzioni, o meglio al prodotto interno, com’è stato Vittorio Oreggia, già capo della redazione Juve, come Guido, e della nazionale.

Tuttosport magari non ha tanti inviati sui campi, fra i propri, ma dà spazio a molti collaboratori e corrispondenti. “E’ una bella palestra”, diceva Roberto Baruffaldi, segretario di redazione, torinista, che quotidianamente si sentiva con Gigi Simoni, ex granata.

Tuttosport ha fatto la storia, anche al Processo di Biscardi, era gialloblù, nel primo Jacobelli o forse con Beppe Smorto, pensionato di Repubblica, con Gianni Minà condirettore. E’ una grande storia. Che adesso ha il sottile Guido Vaciago al comando. Di sicuro non è un direttore che incute timore, a battere il ritmo, a richiamare tutti con ardore penserà sempre Gianni de Pace. Ah, dimenticavo altri nomi, Stefano Lanzo, già Toro, e la nazionale femminile, Sergio Baldini, toscano, già under 21, e poi Claudio Chiarini, al calcio. E’ un bel sodalizio, in un’unica stanzona, a parte c’è solo l’ufficio del direttore. “Dir”, veniva chiamato Jacobelli, adesso tocca a Guido, al timone di una redazione da sempre sotto numerica, rispetto alle corazzate di Milano e Roma. Ma il bello del Tutto è questo, è come bere la cedrata o il chinotto rispetto alla coca e alla fanta. 

E poi chissà se Roberto Amodei realizzerà l’idea di Paolo de Paola, di costruire un ristorante brandizzato, Tuttosport, appunto. Ci vorrebbe un museo, tipo alla redazione de La Stampa. Scrittura e tecnica, tattica e approfondimento, con de Paola Tuttosport era strumento per gli addetti del calcio, con trattazioni di allenamenti e studi sui calciatori. Tuttosport, la terza strada del giornalismo sportivo, con Jacobelli quarto direttore più longevo. Chissà se Urbano Cairo lo vorrà riportare in Gazzetta, dove stette per 100 giorni, con Candido Cannavò. Un gigante. Che non va mai in pensione. “Gli artisti non vanno in pensione”. E neanche i direttori trascinatori e bandiera. 

Ma la bandiera di Tuttosport resta de Pace. E poi c’è il vercellese Stefano Salandin, con la nazionale. In pochi da Torino cambiano maglia, il Tutto resta punto d’arrivo, anche per i giornalisti liguri, nonostante le redazioni di Genova, appunto, e Roma, di Napoli e Milano di fatto non esistano più. C’è Stefano Pasquino, a Milano, ma anche prima del covid si andava bene, come mi ha spiegato Andrea Ramazzotti, del Corriere dello sport.

Ah, quando si insediò la prima volta, Xavier, 39enne, nel ’98, volle smentire Gianni Mura, sfavorevole al passaggio al Corriere dello sport, che già aveva fagocitato Stadio. Scrisse di prefiche aggettivando sul sovrappeso, vado a memoria. Tuttosport è rimasto se stesso, a differenza delle grandi sinergie di tanti gruppi.

Da “Professionereporter.eu”

“Pagina a cura di”. Sarebbe bello che ogni quotidiano firmasse il redattore che realizza la pagina

Umberto Zappelloni (tuttojuve.com)

Vanni Zagnoli

Sotto il Foglio Sportivo, il sabato, c’è una bella indicazione, sotto la testata, appunto, a cura di Umberto Zapelloni.

Zap, appunto, il gigante del giornalismo sportivo, in tutti i sensi. Da un mese ha preso in mano l’inserto del Foglio, di storie, l’eredità di Piero Vietti, tifoso del Torino, entrambi sono intervenuti spesso a Skysport24, e Vietti ora è a Il Tempo, il periodico cattolico, molto a sorpresa.

Zapelloni è un collaboratore nobile, un consulente, un freelance di pregio, classe ’62, gran curriculum, sino al licenziamento, unico, da vicedirettore, alla Gazzetta dello Sport, in tandem con Stefano Cazzetta, ora firma del golf su Il Messaggero.

E su Il Giornale, dove pure scrive Zapelloni, naturalmente di motori, la pagina del ciclismo del sabato è firmata in testa, a cura della redazione sportiva, responsabile Benny Casadei Lucchi, all’anagrafe Beniamino.

Esempi.

Sarebbe bello se tutte le pagine fossero firmate, non solo certe speciali, non solo certi inserti, sarebbe bello per dare nobiltà al lavoro di redazione. 

Io da freelance quasi disoccupato lavorerei persino gratis, pur di essere in una redazione e non da solo a casa o in giro, senza un perchè, ma la sola affermazione può fare inorridire. Un’altra volta parlerò dei giornalisti che smerciano direttamente gli sponsor, ma senza fare nomi, anzi meglio che non lo faccia neanche, per non peggiorare l’isolamento.

Mi raccontava Paolo De Paola, su vannizagnoli.it, testata, dove lavoro gratis e a mie spese e da evitato, nonostante il premio Ussi al miglior video del 2020, che un redattore dovrebbe amare la sua pagina, sono d’accordo. Il famoso lavoro di cucina.

Ho sempre amato le gerenze lunghe, Il Messaggero, La Stampa, persino i necrologi, non scherzo. Da maniaco di giornali e giornalisti – “Come fossero campioni delle figurine”, dissi un giorno a Pietro Senaldi, non ancora condirettore di Libero -, leggevo i necrologi di quando viene a mancare un congiunto di un redattore, lì si capisce chi è assunto e chi magari è in pensione, perchè viene scritto a parte, il nome.

E’ vero che i redattori talvolta sono anche super pagati, o almeno lo erano, in certe redazioni, che hanno quella stabilità economica che non compromette l’equilibrio psicofisico del precario a vita, del caso umano – io, ma tanti negli anni hanno dovuto cambiare mestiere o fare anche un altro mestiere -, però sarebbe bello se ogni pagina fosse firmata, a cura di. Non solo, magari, le pagine nobili, chessò certi primi piani, ma proprio di default.

Anche, chessò, sotto la mail del settore di un quotidiano scrivere i nomi dei redattori, si spreca spazio ma si dà soddisfazione e oggi con le redazioni assotigliate l’elenco non sarebbe infinito.

Qui, qualsiasi esempio faccia sarebbe discutibile, anzi no, penso all’Agenda del Giornalista, all’annuario Ussi, vorrei fare esempi di redazioni extrasport ma dovrei chiedere e allora cito dove so.

Il Giornale, Casadei Lucchi, appunto, Davide Pisoni, Marcello Di Dio, ex Roma, e Matteo Basile.

Il Giornale fa 2, a volte 3 pagine di sport, magari sulla pagina si lavora in più di uno e allora e in questi casi si possono raggruppare i nomi in qualche posto delle pagine.

“Chi ha la pagina?”, ho chiesto per anni, in varie testate. Adesso magari chiedo chi è di notte, per capire chi avvisare quando mando un pezzo al sito o più raramente al cartaceo di quel paio che ancora mi ospitano. Non gratis. Perchè mi dicono che scrivere gratis non è lavoro. Ma prima dell’equo compenso c’è il tagliare collaboratori che diventano sgraditi o semplicemente che amano confrontarsi con curiosità, anche da fuori, anche solo per ingannare il tempo e allentare la tensione o la solitudine dell’home office.

Ci sono grandi deskisti di grandi quotidiani che sono ignoti anche a me, onnivoro di firme e di tutto quanto sia giornalisti. Miti. 

Pagina a cura di, penso alle cronache italiane. Chessò, a Il Tempo, mi – ci, insieme a mia moglie, Silvia Gilioli – ci aveva spesso in pagina Natalia Poggi, la signora Nicoletti, del celebre Gianluca. 

Oggi i redattori scrivono di più, in tante testate, alcuni non hanno praticamente mai scritto.

Uno dei simboli dei famosi culi di pietra è stato Angelo Ceppone, una vita a Tuttosport, promosso in gerenza come vicedirettore, da Xavier Jacobelli, nella sua prima direzione.

Pagina a cura di, per spiegare chi fa i titoli, non tanto come onere, in caso di querelle giudiziaria, ma proprio come onore, disegno – spesso però è dei grafici – scelta delle foto, didascalie, titoli, telefonate ai collaboratori. Le firme, appunto.

Magari le piccole redazioni avrebbero problemi a far sapere che sono in pochi, a lavorare al giornale. Mi è capitato di un direttore che, alla mia richiesta di riprendere la redazione, mi abbia risposto, “Dopo, perchè adesso le scrivanie sono vuote, faremmo brutta figura”.

In radio, per esempio, Rai, elencano nelle edizioni principali il vicedirettore e chi ha lavorato alle edizioni del giornale radio.

Torno alle gerenze, volutamente zizzagando. Se la Stampa mette tutti i nomi dei capiservizio e capiredattori, Tuttosport pubblica storicamente solo il nome del direttore, Jacobelli, ora. Ma dietro c’è Gianni De Pace, l’alter ego del Ceppone di cui sopra, anzi dal dopo Giancarlo Padovan a tutti gli effetti è il numero 2 del quotidiano torinese, redattore capo centrale, ma strameriterebbe la condirezione, se non la direzione. E poi Andrea Pavan e Claudio Casagrande e Paolo Bramardo, i tre capi redattori. Se non ci sono stati cambi negli ultimi anni, a mia insaputa.

La gerenza lunga, il fascino unico.

Anche dei siti, delle grandi testate. Non solo il responsabile della redazione, ma anche tutti i nomi dei redattori. Andrea Tempestini è il capo del sito di Libero, Andrea Indini de Il Giornale, Guglielmo Nappi de Il Messaggero, ma non solo.

Magari a chi non firma non interessa proprio apparire, può essere, ma in realtà sono pochi.

Il re dei senza firma è Antonio Cantù, da quando è alla Gazzetta dello Sport, talmente ignoto da google neanche esce. “Son Cantù, ciao”, mi chiamava con la sua voce cavernosa a L’Indipendente – raro – e poi ad Avvenire.

Una volta mi piacerebbe fare una bella sventagliata di firme inventate, ma restiamo sul pericoloso, motivi in più perchè sempre meno mi facciano scrivere.

“Nei tuoi sfoghi, non raccontare che quella firma è il tale”, mi ammonì nel 2008 uno che da 3 anni non mi fa scrivere, da quando è capo, appunto.

La delazione. Da redattore, da pensionato, si fa senza problemi. Da precario, da caso umano, meglio di no.

Altro bel tema. Quanto è concesso a una firma, di critica, a un pensionato, a un non giornalista, e quanto non è concesso a un collaboratore o a un redattore.

“Pensa che persino io, che sono un redattore, devo sottostare nella linea al vicedirettore del mio settore”, mi disse un caro collega un anno fa, ascoltando i miei leggendari sfoghi con whatsapp vocale. Pochi mesi dopo, è stato trasferito a una redazione di visibilità inferiore. 

Enordest.it. L’integralità del racconto della tv e della radio, fra nazionali e locali

https://www.enordest.it/2022/01/16/tv-cosa-resta-di-questo-2021/

Vanni Zagnoli

Che anno è stato, per la tv. Con i soliti show nazionalpopolari, in verità accattivanti. L’eterno Porta a Porta, con l’immarcescibile Bruno Vespa, Rete4 arrembante, con Nicola Porro e Mario Giordano, con Paolo Del Debbio e Barbara Palombelli.

Soprattutto, è stato il 2021 de la7 e ancor più sarà il 2022, con il pubblico ormai fidelizzato, con gli ex Rai. Dunque Massimo Giletti e Dietlinde Gruber, ovviamente Lilli, lady Marco Tardelli Myrta Merlino, Tiziana Panella regina del pomeriggio. Attualità e show, appunto, sorrisi e approfondimenti, una squadra di autori formidabili, un bellissimo giornalista in studio, e per fortuna che Myrta ha dichiarato che la bellezza aiuta. Per chi scrive, è praticamente tutto.

Skytg24 con la direzione di Giuseppe De Bellis prova a emergere, ma è dura, nonostante il pugliese fuoriclasse della narrazione.

Piace tg2 post, l’appendice delle 21, con la giunonica Manuela Moreno, regina di instagram. A proposito, sarebbe bello se le giornaliste non andassero oltre le soubrette, talvolta, nell’esibizionismo sui social.

La tv italiana è bella, in generale, di alto livello, competitiva, al pari della radio.

Poi racconteremo bene i Lunatici e Le Lunatiche, di cui siamo affezionati, nottetempo, sono il notturno di radio2, un canale fortemente improntato al cazzeggio, anche di giorno, con Un giorno da pecora, di Geppi Cucciari, sarda, con Giorgio Lauro, un duo comico, di grande livello. E poi Caterpillar am, con Filippo Solibello, ed Elasti, soprannome della scrittrice pugliese. Al pomeriggio, l’altra versione di Caterpillar.

Io ho la tv in macchina, spesso il segnale va via, certo oggi si può vedere tutto sul telefonino, magari a costi fissi, con la mia wind, però la radio è più sicura, come segnale e meno distraente.

Radio1 è più seria, una volta romanzeremo su Tutto il calcio minuto per minuto. Radio3 è per un pubblico di nicchia, di alto livello culturale.

E poi ci sono le locali, Bella e Monella e molte altre, a nordest. Più avanti racconteremo i programmi notturni, di cui siamo stati affezionati, a sprazzi.

In generale, l’informazione si sovrappone all’intrattenimento, il famoso infotainment, in quanti più contesti possibili.

Da anni non seguo Studio Aperto, il tg di Italia1 era il più leggero, zeppo di alleggerimenti finali, con la direzione Giordano, con tanto gossip. Pare vada un pizzico meno di moda, adesso, la galleria delle bellissime scoperte, sui siti anche di testate di tradizione, nazionali, i cosiddetti giornali politici.

In generale, il taglio dei nazionali è Milano e Roma centrico, di Veneto e Friuli non c’è tanto, e allora anche per questo è bello seguire le tv regionali, i grandi netword di nordest.

Da “Enordest.it”

Zizzagando. 13 titoli di sport

(v.zagn) 1) La lezione di Gasperini a Spalletti, la lezione di Gasperini al calcio mondiale. E pensare che l’ex allenatore Marco Falsettini ha il coraggio di criticarlo: “Litiga con i campioni”. Prima e dopo di lui, tanti giocatori sono molto lontani dai vertici di rendimento che toccano con Gasperini. Resta molto migliore di Mancini, vale 3 Allegri, 2 Pioli e 2 Spalletti.

2) Roma-Inter, il videoracconto dello stadio Olimpico, dopo la partita, vuoto, la curva, i distinti, i bagni molto sporchi.

3) La pioggia di gol, rituale, 2-3 a Bologna, 2-2 del Sassuolo, il terzo nelle ultime 4 gare, il 3-4, addirittura, in Venezia-Verona. La serie A raramente delude, nelle partite di medio livello.

4) Bologna-Fiorentina, Ivan Dall’Olio, era il 1989 e si prese la bottiglia molotov addosso, lanciata da 4 viola alla stazione di Firenze Rifredi. Il volto è sfigurato, ha forza, si ferma al limite a parlare con i giornalisti per la strada ma informalmente. Il pezzo di scrittura, la storia, il simbolo della follia ultrà.

5) D’Aversa e il calcio di attesa, fatica, in serie A, e raramente convince appieno.

6) Essere Shevchenko, anche con Tassotti. Al Genoa faticherà di sicuro, è stato Pallone d’oro, da allenatore è inferiore a Foscarini e a decine di tecnici che sono passati dalla serie B, è stato scelto solo per il nome.

7) Il Lipsia ha finito i soldi, nonostante la Red Bull. Il sottomarino giallo dall’Europa league al rischio di Bergamo. Gotti magari forzato a dare le dimissioni. Tudor cresciuto in maniera esponenziale.

8) Basket, il videoraccontone con Nicolò Melli, la giornata a Reggio Emilia, gli arriva il primo tricolore dal sindaco: “La voglia di Eurolega e Milano. A 13 anni mi affacciai in panchina a Reggio, in A2. Non penso al dopo carriera perchè significherebbe non avere più motivazione per giocare”. Le domande dei bimbi, la famiglia, il papà Leo fa il nonno.

9) Nuoto, fondo, la mezza retromarcia di Massimo Giuliani, ex sindaco ed ex ct, da 30 anni: “Scusa al Coni”, ma aveva ragione. A occhio il presidente Paolo Barelli non gli avrà riconosciuto qualcosa, da anni è bersagliato dall’amico Francesco Grillone, ma anche da Repubblica: “La federazione mondiale sconfessa Barelli” e anche da L’Espresso, se ricordo bene.

10) Scherma, la rivincita di Samele sul magiaro che l’ha battuto alle olimpiadi. Il videoracconto. L’intervistina all’unico vincitore di 3 ori olimpici, nella storia della scherma. Michele Maffei. La moglie di Gigi Samele, ucraina.

11) Finisce Quelli che il calcio, durava dal ’93, posso sentire uno dei grandi della prima ora: Idris Sanneh, Marino Bartoletti, Carlo Sassi. Fabio Fazio e Simona Ventura è più difficile. Luca Bottura che fu autore.

12) Rugby, Alvise Rigo, la mia intervista all’uscita con Ballando con le stelle. Ha giocato a Padova, è il sex symbol di Ballando con le stelle.

13) L’evento andato in scena venerdì, a San Marino, con grande visibilità su Tuttosport, il richiamo in prima pagina per Massimo Boccucci, re dei freelance, umbro, ha scritto il libro insieme a Lorenzo Giardi, redattore di San Marino tv, che ha nel giornalista umbro l’opinionista fisso, da anni. Il racconto delle tre medaglie olimpiche è firmato dal direttore di Infopress, firma da 9 piazze per il Corriere dello sport, direttore di Vivo Gubbio, sito e quindicinale e capo della comunicazione del Coni di San Marino. Serata con Franco Bragagna, che ha dato lustro su Raisport, e con il messaggio di Xavier Jacobelli. Fra gli ospiti, Angelo Morelli e Chiara Fatai, artefici del premio Fairplay Menarini, a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.Tanti i dibattiti organizzati da Boccucci in questi mesi, fra Umbria e San Marino, con attenzione sulle donne, anche le sue prefazioni a libri di colleghi.

Ussi.it. Premi CONI-USSI. A Luigi Ferrajolo il Premio Giorgio Tosatti alla carriera


http://ussi.it/2021/premi-coni-ussi-luigi-ferrajolo-premio-giorgio-tosatti-alla-carriera/

Un evento speciale per rinnovare una tradizione unica. Si è svolta oggi, nel Salone d’Onore, la cerimonia annuale per la consegna dei Premi Letterari e Giornalistici del CONI. La cerimonia, alla presenza del Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e del Segretario Generale, Carlo Mornati, ha visto la partecipazione di Paolo Garimberti, Presidente del Concorso Letterario, di Giulio Anselmi, Presidente del Racconto Sportivo, di Mimma Calligaris, Vice Presidente Vicaria dell’USSI in sostituzione del Presidente Gianfranco Coppola, impossibilitato a partecipare per motivi personali, di Ivana e Daniele Tosatti, moglie e figlio dell’indimenticato Giorgio, cui è intitolato il Premio speciale “Una penna per lo sport”. (Foto Luca Pagliaricci)

Il Presidente Malagò ha introdotto la giornata esprimendo il proprio orgoglio per un appuntamento diventato segno distintivo dell’Ente. “Portiamo avanti una storia cui tutti siamo legati. Il Concorso e il Racconto sono fiori all’occhiello del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, merito di un percorso che ho ereditato e che rappresenta un’eccellenza. C’è molto rispetto nei confronti di chi presiede e compone le Giurie e della categoria giornalistica. Siamo fieri di poter celebrare chi, con la propria professionalità e il proprio talento, racconta ogni giorno il nostro movimento con la passione e la qualità che merita”.

Paolo Garimberti, Presidente del Concorso Letterario, ha presentato le opere vincitrici e si è soffermato sull’analisi che ha accompagnato le decisioni. “La quantità dei libri era notevole come ovviamente la qualità, per questo abbiamo compiuto scelte complesse per stabilire chi dovesse primeggiare. Abbiamo letto storie belle e vere, che nobilitano il Concorso e raccontano in modo mirabile il movimento che ci regala tante gioie ed emozioni”.

Giulio Anselmi, Presidente del Racconto Sportivo, ha voluto rivolgere un messaggio al suo predecessore prima di elogiare le prerogative delle pubblicazioni insignite. “Voglio indirizzare il mio saluto a Gianni Letta che mi ha preceduto in questo incarico. Abbiamo ricevuto molti racconti, diversi tra loro a livello stilistico, tutti molto interessanti, che ci hanno permesso di apprezzare una narrazione appassionata, che rende onore alla tradizione”.

Mimma Calligaris ha invece presentato i vincitori del Premio CONI-USSI. “É un’emozione rappresentare l’USSI – in rappresentanza di Gianfranco Coppola – in questa splendida cerimonia che tributa il meritato riconoscimento a professionalità eccelse. Anche in un contesto così complesso hanno onorato il mestiere più bello del mondo. Il giornalismo italiano è di immenso spessore e va tutelato e non relegato ai margini, anche a livello di considerazione normativa. Ci dobbiamo battere per i giovani colleghi cercando di far bene il nostro mestiere, con quella capacità che è da sempre un tratto peculiare della nostra attività”.

Luigi Ferrajolo, Penna per lo Sport, ha ringraziato i colleghi e salutato il maestro cui è intitolato il Premio. “Devo molto a Giorgio Tosatti, come Direttore mi ha fatto crescere con le sue osservazioni e i suoi complimenti. Una presenza fondamentale, sono stato privilegiato e sono orgoglioso di questo riconoscimento. Sono vicino alla categoria in questo particolare momento e voglio anche dire grazie a mia moglie, che mi ha supportato e sopportato nel mio percorso professionale”.

LV Concorso Letterario

Sezione Narrativa

1° Angelo Carotenuto – Le Canaglie – Sellerio
2° Flavio Vanetti – Tonfi e Trionfi – Minerva
Segnalazione particolare Gigi Riva – Non dire addio ai sogni – Mondadori

Sezione Saggistica

1° Nicola Sbetti – Giochi Diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopo guerra – Fondazione Benetton Studi Ricerche/Viella
2° Antonella Stelitano – Donne in bicicletta – Ediciclo
Segnalazione particolare Marco Pastonesi – Ernesto Colnago. Il Maestro e la bicicletta – 66TH A2ND

Sezione Tecnica

1° Francesco Pasqualoni – Alimentazione, integrazione e composizione corporea per la macchina uomo in modalità sport – Calzetti Mariucci
2° Barbara Rossi – Il supporto indispensabile – Calzetti Mariucci
Segnalazione particolare Loredana Lonati, Raffaela Rosa – Educare il movimento con il Nordic Walking a scuola e nel fitness – Calzetti Mariucci

L Racconto Sportivo

1° Premio a Fulvio Conenna per “Vita da testimone”
2° Premio ad Alessandro Bisozzi per “Sunset Boulevard”

Segnalazione particolare al racconto di Michele Spiezia per “Un proiettile e mille bugie”.

Premi CONI-USSI 2021

Premio sezione “Stampa Scritta – Cronaca e Tecnica” a Francesco Grant/Ansa
Premio sezione “Stampa Scritta– Costume e Inchiesta” a Stefano Mancini/La Stampa
Premio sezione “Desk – Stampa Scritta” ad Antonio Cantù/ Gazzetta dello Sport
Premio sezione “Televisione” a Monica Vanali/Mediaset
Premio sezione “Desk-Televisione” a Paola Arcaro/ Rai
Premio sezione “Under 35″ a Giorgia Cenni/Sky Sport e Giorgio Marota/Corriere dello Sport
Premio per la sezione ” Radio, Innovazioni Tecnologiche e/o Multimediale” a Francesco Repice/ Radio Rai

Premio CONI “Una Penna per lo Sport – Giorgio Tosatti”, riservato all’intera opera professionale compiuta da un giornalista sportivo nel corso della sua carriera, a Luigi Ferrajolo.

Fonte – coni.it

Foto Luca Pagliaricci

Da “Ussi.it”

Professione Reporter. Voce roca, emozioni, non solo “a me gli occhi”: Alessandra De Stefano potrà cambiare Rai Sport

(professionereporter.eu)

https://www.professionereporter.eu/2021/11/voce-roca-emozioni-non-solo-a-me-gli-occhi-alessandra-de-stefano-potra-cambiare-rai-sport/

Vanni Zagnoli

Mi pare di sentirla, Alessandra De Stefano, l’ho sentita tante volte, in tv, collegata in audio dal traguardo. Ansimante, a caccia della prima impressione del vincitore o del piazzato o del deluso, nel ciclismo. Giro d’Italia, qualcosa al Tour de France, niente Vuelta, dal momento che la Rai non l’ha mai trasmessa. Vado a memoria e non controllo, di proposito.

Alessandra non ha mai smesso di pedalare, come da motto di Giorgio Squinzi, il patron della Mapei e poi del Sassuolo, che ha fatto la storia del ciclismo e dunque anche della giornalista napoletana.

Alessandra è direttrice di Raisport, io rifiuto di chiamarla direttora, anzi lo farei solo perchè suona ironico, quasi, a me i superiori, i direttori non sono mai stati simpatici, peraltro raramente mi ci hanno fatto parlare.

Alessandra parlava, tanto, anche con me, nel 2015, direi, a Parma, al premio sport e civiltà, mi regalò la sua storia, lei come tanti altri colleghi, grandi e piccoli, amici e meno, ma bastano 3 contestazioni di copyright in 3 mesi e il canale youtube è perso.

Anyway, Alessandra è, al vertice. Un bel traguardo, meritato. Alessandra non è una showgirl, non è una pinup, Alessandra è una donna, una giornalista, con una voce roca, unica. Alessandra è, testi ed emozioni, Alessandra è, la prima direttrice, Alessandra, è, diversa, non è solo a me gli occhi, a differenza di Paola Ferrari, lady De Benedetti, o di Sabrina Carlotta Gandolfi, ex signora Maurizio Losa ed ex valletta di Mike Bongiorno.

Occhio, il confine fra spettacolo e giornalismo è minimo, fra bellezza e sessismo, da parte mia, è minimo, la bellezza in tv è ormai quasi tutto, il resto non può essere contorno.

Alessandra è, una donna di cuore, che ha salvato, anni fa, dal tentativo di suicidio, annunciato, un corridore. Volutamente, ripeto, non apro google, vado a memoria, di proposito, e non voglio rimembrare magari il dramma di quell’ex.

Alessandra era vice, di Auro Bulbarelli, mantovano, figlio d’arte, di Rino, già direttore di Gazzetta e di Voce, di Mantova, oggi allo stadio Mapei, in Reggio Emilia, ho chiesto all’inviato Stefano de Agostini, de La Domenica sportiva, cosa farà l’ex direttore, persino più corpulento di me, in passato: “Non lo sappiamo”.

Alessandra era il dopo Giro, il dopo Tour, una conduttrice credibile, non una semplice Diletta Leotta, ovvero una bellissima che prepara giusto l’intervista, ma che non ha alcun background dello sport di cui parla o di giornalismo in generale. 

Alessandra è, stata polemica, un anno fa, per uno sciopero dei corridori al Giro, Alessandra ha, coraggio, non è la yeswoman fra yesman, in giro ne vedo tanti, fra i giovani.

Alessandra ha fatto una signora trasmissione olimpica, la sera, ogni sera, su Rai2, con Sara Simeoni e il giusto teatrino, ma soprattutto con una cosa che a me viene proibita, ovunque, ovvero tutti i familiari possibili dei medagliati collegati.

Alessandra è, sensibile, attenta ai giusti toni, Alessandra coniuga leggerezza e approfondimento, sentimenti e rigore, Alessandra ha i tempi giusti. Chissà, magari, la intervisterò per vannizagnoli.it, approfittando di questo pezzo, l’hanno fatto su Rairadio2, a fine Tokyo.

Alessandra ha un bel marito, francese, Philippe Bruynel, lo potete cercare su vannizagnoli.it. E’ la firma del ciclismo dell’equipe, parla un buon italiano, arrotato. L’ho intervistato a Modena, direi, due anni e mezzo fa, e fuori onda mi confessava la desolazione di Alessandra nell’avere perso la conduzione, con la direzione Auro. Essere vicedirettori va bene, ma credo che fa tv, come chi firma o va inviato, sia più felice che fare desk. Era stata promossa, però chi vive in tv – io su youtube, anche non mi inquadro molto – soffre poi di astinenza da video, la popolarità piace a tutti, salvo eccezioni.

Alessandra ha un pizzico di cadenza napoletana, il tono campano delle mie chiacchierate come Mimmo Carratelli, persa, e con Toni Iavarone, con Adolfo Mollichelli, grandi o ex de Il Mattino, e con Guglielmo Nappi, ex Rotopress, ora capo del Ilmessaggero.it.

Ad Alessandra chiedo di non programmare solo ciclismo, su Raisport, come anche da prima di Auro Bulbarelli, chiedo di usare appieno entrambi i canali sul satellite, uno magari con le dirette e basta e l’altro con gli amarcord, quando non ci sono dirette.

Ad Alessandra chiedo di rinunciare al video, non come Massimo De Luca che, parole di una grande firma di Raisport, aveva come primo obiettivo, da direttore, mettersi in conduzione de La Domenica Sportiva.

Alessandra dovrebbe provare a rendere lo sport in Rai ai livelli di Sky, sport. 

Minimo in differita, se il palinsesto fosse zeppo, ogni anno vorrei le finali scudetto di pallamano, anche femminile, e di hockey su prato, di tutti gli sport, ma in maniera scientifica, non un tanto al braccio, cioè allo sponsor che paga o all’amicizia con i personaggi giusti.

Non è questione di servizio pubblico, è questione di scelte, di giornalismo, di etica.

Alessandra deve creare una struttura che valorizzi al meglio le storie delle regioni, delle redazioni regionali. Per alcuni anni ho costruito le mie fortune leggendo giornali regionali, occhieggando storie esclusive che le agenzie ignoravano, senza internet, Alessandra deve pensare meglio le dirette tv, evitare le dirette inutili, dei primi turni anche di grandi eventi, e invece portare persino su Rai1 le finali scudetto o di Champions degli sport più importanti.

Prendiamo il volley. 2017, direi, gli Europei di entrambi i generi su Rai1, addirittura. Follia, le gare scontate, del girone eliminatorio, i 3-0 su Bielorussia e dintorni sono da Raisport, la gara 5 di una semifinale scudetto è da Rai3. 

Il Vday delle finali di Champions, a Verona, primo maggio – c’ero ma senza accredito e mi impedirono persino di entrare nel parcheggio -, era da Rai1, non da Raisport, con Conegliano e poi Trento.

Il mondiale di hockey pista è da Raisport, da sempre, almeno dai quarti di finale in poi, con o senza un Federico Calcagno a perorarne la causa.

Ad Alessandra suggerisco di valutare bene le voci della radio, alcune sono da tv, non solo Francesco Repice, il re dello strepito, almeno va valorizzata, la radio, in tv. Ci sono spunti, narrazioni, opinionisti. Alle olimpiadi, solo purtroppo alle olimpiadi, c’è Daniele Masala, da quando ha smesso ed è un lusso.

Alessandra deve portare in tv il mito di Tutto il calcio minuto per minuto, i parenti d’arte. Alessandra farà attenzione agli anniversari dei miti, non solo ai compleanni di Gigi Riva, per esempio.

Ci sono favole che meritano di andare oltre la propria provincia o regione. 

Alessandra deve far raccontare il Casteldisangro e non per compiacere il presidente Gabriele Gravina, che arriva di là.

Mi piacerebbe fare nomi, stavolta faccio sconti, ma fra le voci e i volti c’è grande rivalità, talvolta, Alessandra deve farli coesistere.

Alessandra deve scegliere le migliori voci tecniche possibili, calmierando Andrea Lucchetta che si mette a cantare su Rai2, durante la finale olimpica del beach volley, e magari vivacizzando spalle smorte.

Alessandra ha un obbligo, raccontare storie, personaggi, i miti di tutto lo sport, perlomeno italiano.

Onestamente, fra una grande storia americana di alta cultura, di antirazzismo, di integrazione, di leggende, io preferisco una leggenda nostra della tal disciplina, un Franco Chionchio per la pallamano e Pino Marzella per l’hockey a rotelle.

Va creata una cultura, anche dell’hockey prato, un pizzico, almeno da lasciare su youtube, se non su Raisport. Hockey prato per esempio, quasi paradossale.

Lo sport non è solo Juve, Milan e Inter, è l’umanità delle medaglie olimpiche, soprattutto quanto i riflettori si spengono.

Alessandra ha una buona redazione, ci sono giovani di talento, 50enni troppo scolastici, nei testi, nelle domande, Alessandra ha bisogno di coraggio, per valorizzare i migliori.

Alessandra, un consiglio. Faccio di Franco Bragagna la prima voce, la prima firma, il primo commentatore di quante più cose possibili. E’ onniscente, garantisco io.

De Stefano, a me ricorda Demetrio, quando chiamavo persino la cultura, de Il Corriere della Sera, da collaboratore, escludo che siano parenti.

A De Stefano auguro la direzione più lunga della storia, di Raisport, il record è di Giovanni Bruno, dal ’99 al 2003, adesso è in pensione ma resta visibile su Sk. Lei ha 55 anni, può reggere sino a quasi 60. Ho aperto google solo per questi ultimi due dati, si può fare buon giornalismo anche andando a memoria.

Da “Professionereporter.eu”

Enordest.it. Galeazzi era lo sport, quello nazionalpopolare

(enordest.it)

https://www.enordest.it/2021/11/14/galeazzi-era-lo-sport-quello-nazionalpopolare/

di Vanni Zagnoli

“‘Sto bisteccone…”. Sembra di sentire Mara Venier, la zia, veneziana, la bionda prosperosa conduttrice di Domenica In quando spiegava l’origine del nomignolo per Giampiero Galeazzi, nato per caso.

Ciao Galeazzi

Bisteccone non c’è più, era un simbolo della Rai, dell’Italia nazionalpopolare, quella della domenica pomeriggio o del sabato sera, con tutta la famiglia riunita ad ascoltare Pippo Baudo o Corrado, Mike o Enzo, Tortora e magari, negli anni ’70, Lino Toffolo, poi editorialista de Il Gazzettino, con il papillon, nella versione Domenicalino.

Giornalismo e spettacolo

Galeazzi, dunque, era il giornalismo ma anche lo spettacolo, la risposta statale a Maurizio Mosca, giornalista e comico di Mediaset e radio. Entrambi erano stati, erano giornalisti, Galeazzi era proprio un mezzo busto, il bordocampista ante litteram, l’uomo degli spogliatoi negli scudetti del Napoli, quando passò il microfono a Diego Armando Maradona. “Bagni, che pensa?”, chiedeva Dieguito, mentre al cronista dai capelli chiari arrivava magari un secchio d’acqua. “Giordano, Giordano”, strepitava Maradona

Galeazzi e l’atleta

Galeazzi era romano, era stato canottiere, riserva nel singolo alle Olimpiadi di Messico 1968, a 22 anni. Aveva eclettismo e stazza, negli anni ’70 non era obeso, non era roco, non era scarso crinito, era un bel professionista. Negli ultimi anni era comparso solo alla Domenica Sportiva, raccontava la sua battaglia con il diabete, a noi rispondeva alle chiamate su skype, in video, avremmo voluto raccontare la sua carriera, dall’inizio, soprattutto chi era stato dal 1946 a fine anni ’70 quando noi lo scoprimmo in tv.

Galeazzi come Oddo e Valenti

Era forse il più giovane della generazione dei Guido Oddo, voce del tennis, e dei Giorgio Martino, di Ennio Vitanza, che l’arguto Paolo Ziliani su Il Giornale aveva ribattezzato “pietanza”. Giampiero era in perfetta sintonia con il teatrino di 90° minuto, lui ne faceva parte da Roma, stadio Olimpico, nei collegamenti con Paolo Valenti, alternato magari a Fabrizio Maffei.

Il salto

E poi la nazionale, la conduzione, gli spogliatoi, le interviste passeggiando con i grandi allenatori, con Liedholm e Trapattoni. Giampiero era onnipresente e potente, geniale, sapeva di tennis e calcio, di canottaggio e sport, di tv e provocazione, ballava con Mara e intrecciava rapporti con i presidenti, soprattutto della Roma, Dino Viola, da tifoso della Lazio.

Galeazzi e la canoa

Noi l’abbiamo ricordato sentendo e registrando, anche in video, i suoi leoni, Giuseppe e Carmine Abbagnale, presidente federale e il fratello minore, schivo, e poi il timoniere, il piccolo Peppiniello di Capua. Mi sono commosso ad ascoltare insieme a quest’altro stabiese le telecronache leggendarie di Giampiero.

Il ricordo

“Non solo olimpiadi e mondiali – racconta l’omino in aspettativa dalla Telecom Italia -, quelle per noi erano quasi un corollario, una diretta conseguenza, del suo seguito alla nostra barca nelle grandi manifestazioni, a partire da Basilea”.

Galeazzi e gli Abbagnale

I fratelloni, dunque. Carmine oggi lavora in Regione Campania, settore edilizia, Peppiniello è in macchina: “A Castellammare di Stabia, mi fermo per voi”. Egli scandiva il ritmo, i colpi, accompagnava verso il mito e il trio era mitizzato da “Bisteccone” che non era ancora tale. “Era stato canottiere – osserva  Giuseppe di Capua -. Stava al nostro sport come Giacomo Crosa all’atletica leggera”. Crosa era stato finalista olimpico nel salto in alto e poi volto fra i più amati d’Italia, bellezza e garbo,  sul tg5, il lunedì alle 13,30.

L’uomo

“Galeazzi era soprattutto un uomo, uguale a come usciva in tv, di compagnia, e battuta pronta, a tavola. Io ero la metà di lui, eppure mangiavamo uguale, quando eravamo nel dopo gara”. Peppiniello ha vinto anche con il paracanottaggio femminile. “Da tre anni ho finito”. Era un tutt’uno, quel due con, due ori e un argento olimpico, Giuseppe, Abbagnale, portabandiera.

Un “grande” Galeazzi e non solo nel fisico

“E Galeazzi a celebrarci. Come fece anche con Maradona, per gli scudetti. E’ stato talmente grande che non ha bisogno di sciarpe né di medaglie, nella tomba, lui è stato il canottaggio e lo sport”. “E ogni sport – interviene Carmine – ha bisogno del suo narratore, per farsi ricordare, per entrare nel cuore di un popolo, al di là imprese sportive”. Peppiniello faceva salire il numero di colpi e Galeazzi con la voce. “Come se – riprende l’ex timoniere – soffiasse dietro la barca, come se dietro avesse tutto un popolo, l’Italia intera”.

Il rapporto di amicizia

Galeazzi era rimasto in contatto con i fratelloni, con Peppiniello. Peppiniello e Giampiero, erano come l’articolo il, così diversi e così uguale, da Castellammare (la squadra di calcio si chiama Juve Stabia e gioca al Romeo Menti) e da Roma. “Ci eravamo visti – conclude Carmine Abbagnale – a Roma, pochi anni fa, anche con la figlia, ad assaporare la sua biografia”.

Galeazzi, un maestro di remi e tv

https://youtube.com/watch?v=CAQigznZgx4%3Ffeature%3Doembed

E magari avrebbe potuto fare il presidente federale del canottaggio o il tecnico.  E via, ancora. “La barca sale, 38, 40 colpi al minuto, Peppiniello chiama il rush finale, ultimi metri. Andiamo a vincere, andiamo a vincere”.

Mai banale

Giampiero ha perso solo la battaglia con la bilancia e il sovrappeso. Era un gigante buono, che piaceva a mia moglie, Silvia Gilioli, e a tante famiglie italiane. “Semplice e un po’ banale”, cantava Mina. Galeazzi era semplice come un’amatriciana, banale proprio mai.

Da “enordest.it”

Ilmessaggero.it. Peppiniello di Capua: «Galeazzi era il canottaggio, non solo olimpiadi e Abbagnale. Il messaggio a Mara Venier»

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/peppiniello_di_capua_galeazzi_canottaggio_non_solo_olimpiadi_abbagnale_messaggio_mara_venier-6317893.html

Si fatica a trattenere la commozione, con Peppiniello di Capua, ascoltando assieme le telecronache leggendarie di Giampiero Galeazzi

«Non solo olimpiadi e mondiali – racconta l’ex timoniere -, quelle per noi erano quasi un corollario, una diretta conseguenza, del suo seguito alla nostra barca nelle grandi manifestazioni, a partire da Basilea, dal Rotsee, il bacino più affascinante, per il canottaggio».

I fratelloni, Carmine e Giuseppe Abbagnale. Carmine oggi lavora in regione, Campania, settore edilizia, Giuseppe è il presidente federale. Peppiniello è in macchina: «A Castellammare di Stabia, mi fermo per voi».

Quell’omino che scandiva il ritmo, i colpi, il mito. Mitizzato appunto da un Bisteccone che non era ancora tale. Da Youtube emerge tanto, la voce pulita di Giampiero, per esempio, dell’82, a 36 anni. «Era stato canottiere – ricorda di Capua -, riserva nel singolo per Messico 1968». Quasi come Giacomo Crosa, dunque, finalista olimpico nel salto in alto e poi volto fra i più amati d’Italia, bellezza e garbo sul Tg5.

Galeazzi era il calcio, gli sport olimpici, il bordocampismo.

«Ma era soprattutto un uomo, uguale a come usciva in tv: di compagnia, e battuta pronta, a tavola; io ero la metà di lui, eppure mangiavamo uguale, quando eravamo nel dopo gara».

Peppiniello ha vinto anche con il paracanottaggio femminile.

«E sono stato in aspettativa dalla Telecom Italia».

Era un tutt’uno, quel due con, due ori e un argento olimpico, Giuseppe, Abbagnale, portabandiera.

«E Galeazzi a celebrarci. Come fece anche con Maradona, per gli scudetti. E’ stato talmente grande che non ha bisogno di sciarpe nè di medaglie, nella tomba, di ricordi visivi. Giampiero è stato il canottaggio e lo sport». «E ogni sport – interviene Carmine – ha bisogno del suo narratore, per farsi ricordare, per entrare nel cuore di un popolo, al di là imprese sportive».

Quanto ha inciso, Giampiero? Forse quanto Franco Bragagna per l’atletica. 

«Percentuali non ne facciamo – dicono in corso Peppiniello e Carmine -, ma tanto, tanto».

Peppiniello faceva salire il numero di colpi e Galeazzi con la voce lo tallanava.

«Come se – riprende l’ex timoniere – soffiasse dietro la barca, come se dietro avesse tutto un popolo, l’Italia intera».

Galeazzi era rimasto in contatto con i fratelloni, con Peppiniello.

«Il legame era sopravvissuto, anche un quarto di secolo dopo». «Però – obietta Carmine – rinunciavo persino a farmi vivo, negli ultimi anni, sapendo che non stava bene. Preferisco ricordarlo al top della forma».

Peppiniello e Giampiero. Erano come l’articolo il, così diversi e così uguale, da Castellammare di Stabia e da Roma.

«Uniti nel nome dei remi. E quando tornò da Mara Venier mandai un sms anche alla conduttrice di Domenica In».

Da “Ilmessaggero.it”

Professione Reporter. Olimpiadi, la star Calligaris e i telecronisti Rai, compassati, emozionati, bizzarri

(professionereporter.eu)

https://www.professionereporter.eu/2021/08/olimpiadi-la-star-calligaris-e-i-telecronisti-rai-compassati-emozionati-bizzarri/

di VANNI ZAGNOLI

Chi racconta le Olimpiadi sulle agenzie, nel web, alla Rai?

Intanto l’Ansa. La principale agenzia di stampa ha inviati da Roma Piercarlo Presutti, capo dello sport, Francesco Grant, già firma della nazionale, il canuto Alessandro Castellani, Ciro Fusco (video), Francesco Loscalzo e Tullio Giannotti, per anni firma da Parigi; e il collaboratore Alessandro Libri.

“L’agenzia – scriveva nei primi giorni olimpici – garantirà la copertura 24 ore al giorno dell’informazione sui Giochi anche grazie alle altre redazioni di Roma: dallo sport alla redazione internazionale alla Cronaca, dagli uffici all’estero alle sedi in tutte le regioni italiane. Sul notiziario tutti i giorni alle 7 ‘Buongiorno Italia’, con i risultati della notte; alle 22 la sera e alle 2 della mattina il programma con gli ‘Azzurri e le stelle in gara’; alle 15.30, alle 17.30 e alle 19.30 l’elenco dei servizi di primo piano del giorno. 

AUDIO E PODCAST

È online su ansa.it lo speciale Tokyo 2020 con i pezzi la presentazione delle gare e del villaggio. 

Il sito cura gli aggiornamenti e i risultati in tempo reale, mostra tutte le immagini delle Olimpiadi, pubblica gli audio e i podcast e si occupa della socializzazione delle notizie. 

La redazione immagini distribuisce le foto e i video di Ciro Fusco da Tokyo e degli altri colleghi fotografi dall’Italia e quelle di Afp e Epa, partner dell’Ansa”.

Pezzi di agenzia che troviamo su molti quotidiani, regionali e provinciali. Per esempio il primo lunedì olimpico, su La Gazzetta del Mezzogiorno, il quotidiano della Puglia che ora sospende le pubblicazioni, non c’era un solo pezzo firmato. Su domenica 1° agosto, su Libertà, il quotidiano di Piacenza, di firmato – senza data – solo l’articolo su Edoardo Scotti, lodigiano dell’atletica leggera, dunque della zona, il resto ben impaginato ma anonimo.

LIBRI E INCHIESTE

Fra i quotidiani più diffusi, anche Il Sole 24 ore ha due inviati, Marco Bellinazzo e Dario Ricci, per Radio 24, ma firma anche sul sito, dall’inviato, insomma lavora per il gruppo editoriale. Bellinazzo è diventato anche un volto tv, da anni, grazie a libri e inchieste su calcio e business, Ricci ha vinto vari premi giornalistici di racconto sportivo, in radio. Dove dagli studi di Milano le voci sportive sono Carlo Genta e Giovanni Capuano.

Per caso abbiamo scoperto un bel sito, in cui Fabrizio Marchetti, vice capo ufficio stampa, al Coni, conduce le conferenze post gara, con gli inviati italiani. E’ https://tv.italiateam.sport, con l’integralità dei colloqui fra Casa Italia e i giornalisti, con i medagliati. Lì prendono la parola Antonio Moscatello di Askanews e Alda Angrisani, di mamma (lo è davvero) Rai, cresciuta al Guerin Sportivo. E poi, naturalmente, Novella Calligaris, la prima grande donna del nuoto italiano, medaglie olimpiche e mondiali negli anni ’70, da tempo a Rainews24 e già firma de L’Unità, nei primi anni 2000. Domande lunghe, da personaggio. In parte anche per Sabrina Carlotta Gandolfi, la bionda conduttrice di Raisport, che debuttò come valletta di Mike Bongiorno.

OLIMPIC ATHLETES

Scorrendo qualche video, si notano le domande di Andrea Capello, inviato de Lapresse, e di Daniele Palizzotto, di Sportface.it e di Italpress, l’agenzia di Palermo specializzata in sport, presente anche con Gianfranco Merenda, che avevamo conosciuto a Budapest, agli ultimi mondiali di scherma. 

Ai nuotatori, le domande da personaggio di spettacolo di Massimiliano Rosolino, con la maglia sponsorizzata Herbalife, il napoletano ha una rubrica su Sport2U, la webtv di Enrico Spada, romagnolo, editore di Oasport.it, olimpic athletes, appunto.

In radio, è piacevole ascoltare le Olimpiadi, dalle 3 i collegamenti con Guido Ardone, conduttore in studio degli ultimi anni, voce molto gutturale. Dà la linea, fra gli altri, al calabrese Giuseppe Bisantis per la scherma, al presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna per il nuoto, a Cristiano Piccinelli per il canottaggio e il judo. Eccellente la voce tecnica Daniele Masala, pentathleta campione olimpico a Los Angeles ’84 e fedelissimo della radio, esperto persino di canottaggio, al punto da riconoscere subito l’embardee, il fuori assette del 4 di coppia costato una medaglia. 

ATLETICA E VOLLEY

Altri inviati sono il capo della redazione sportiva di Radio1, Filippo Corsini, e Maurizio Ruggeri, già scrittore, voce dell’atletica leggera, da un decennio, ormai, conduttore di Zona Cesarini, nelle sere in cui c’è sport. Adesso Ruggeri è anche in tv, con Record, belle immagini e storie olimpiche, in cui si alterna ad Andrea Fusco.

Voce del volley è naturalmente Manuela Collazzo, che la domenica si alterna con Paolo Zauli, un jolly è Manuel Codignoni, per vari sport. Le medaglie in diretta, con voci appassionate.

Su Rai2, la tv olimpica, è impossibile la visione che non sia dalla tv vera, digitale terrestre, perchè la Rai non ha preso i diritti per il web. Persino le trasmissioni senza dirette, come i rotocalchi curati da Jacopo Volpi e da Alessandra De Stefano, non sono visibili a computer o smartphone, nemmeno quando ci si appoggia alla rete wifi di casa, nel nostro caso alla Skyq.

TROPPE SPERIMENTAZIONI

In tanti sparano sulla Rai, noi lo facciamo con garbo. Il racconto in video è fatto anche di voci, care ai telespettatori, il direttore Auro Bulbarelli ha deciso di sperimentare troppo, in questa olimpiade arrivata dopo 5 anni. Alla conferenza stampa di vigilia della scherma, per esempio, abbiamo partecipato anche noi e le prime domande erano di Federico Calcagno, narratore di scherma – succeduto a Maurizio Vallone, ex conduttore anche del tg2 – e della canoa. Magari farà la canoa, nell’ultima settimana, intanto in pedana c’è stato, a sorpresa Simone Benzoni. Ha lasciato spazio il più possibile a Stefano Pantano, l’ex schermidore, si è limitato a ricordare il punteggio, ai classici “luce verde”, “luce rossa”. Il suo termine preferito è “coraggio”, all’azzurro o all’azzurra nei finali di assalto più combattuti. Ecco, il coraggio che quasi è mancato a lui, nel commentare uno sport complicato, fra parate e risposte, ricostruzioni del presidente di giuria e replay.

E’ rimasto sulle sue anche Stefano Pirozzi, nel canottaggio. Certo non può reggere il paragone con il mito Giampiero Galeazzi, classe 1946, ma è lontano anche dalla verve di Marco Lollobrigida, evidentemente in ferie dopo il mese di conduzione di Notti Europee, su Rai1. La voce tecnica Bruno Mascarenhas, nato in Portogallo, ha enfasi ma cade ogni tanto sull’italiano, per entusiasmo si è sostituito al telecronista e non dovrebbe farlo.

COMPETITOR SURCLASSATI

Il resto è andato secondo le attese. Nel nuoto, Tommaso Mecarozzi e Luca Sacchi surclassano i competitor di Discovery, ovvero Ettore Miraglia, di recente autore di un libro olimpico, e Cristina Chiuso. Abbiamo seguito tramite Dazn (che dà in diretta due canali al giorno, di Discovery) la loro telecronaca di Federica Pellegrini che si guadagnava la quinta  finale sui 200, era talmente tranquilla che sembrava da tubo. Troppo compassati.

Sempre bene impostate le voci di Nicola Sangiorgio sul tennis e di Francesco Pancani sul ciclismo (con l’ex Marco Saligari), mentre al femminile Stefano Rizzato per ora di una categoria inferiore, come brio. 

Il basket in Rai è di Maurizio Fanelli, con l’ex cestista Sandro de Pol: hanno seguito anche il bel 3×3, la nazionale femminile. Memorabile quando Fanelli ha detto tripla, correggendosi presto, in due punti, visto che in questa nuova disciplina il tiro da fuori è premiato con 2 punti e da sotto con uno. Nel volley c’è il solito show di Andrea Lucchetta, linguistico e semantico, bizzarro e onomatopeico, un paio d’anni fa Repubblica gli dedicò una bella pagina. La coppia con Maurizio Colantoni, ex firma dei motori, a L’Unità, è collaudata, anche nel beach. Al femminile ci sono Marco Fantasia e l’ex atleta Giulia Pisani, mentre Alessandro Antinelli ha avuto tanto con la nazionale di calcio e per questo riposa. Colantoni inanella telecronache a raffica, nel volley, ha scritto un bel libro su Miriam Sylla, nel tempo ha levato spazio ad Antinelli, mentre Fantasia commenta anche il beach volley femminile e l’equitazione.

VOCE CAVERNOSA

La ginnastica è come sempre di Andrea Fusco, da un quarto di secolo, con Igor Cassina. Al judo abbiamo apprezzato Fabrizio Tumbarello, fra i tanti che incrociamo negli stadi in Emilia Romagna. Nel taekwondo è stato criticatissimo Giulio Guazzini, decisamente più a suo agio sulla vela, altro sport comunque difficile da seguire, in tv, di certo è troppo compassato e non soltanto per i 63 anni.

L’atletica nelle eliminatorie valorizza Luca Di Bella, per il pomeriggio-sera di Tokyo, ovvero la mattina-pomeriggio italiani arriva il migliore, Franco Bragagna, che commenta con maestria anche il softball e la canoa fluviale. Con loro c’è l’ex Stefano Tilli e Guido Alessandrini, ex rugbysta, voce cavernosa, pensionato da Tuttosport.

Ai tuffi lo specialista Stefano Bizzotto, peccato non siano arrivate medaglie, lui anticipa regolarmente le classifiche, le valutazioni della giuria, esattamente come Bragagna.

LA VOCE CHE SALE

Sul tiro a volo Gianfranco Benincasa, negli ultimi anni all’atletica, in assenza di Bragagna, nelle scorse olimpiadi c’era Davide Novelli, nessuno dei quali è specialista. Benincasa ripeteva regolarmente “vediamo la risposta di”, dopo vari piattelli. La voce di personalità andava accompagnata dalla voce tecnica, stante la desuetudine di Benincasa a questo sport. 

La pallanuoto da anni ha visto Dario Di Gennaro sostituire Fabrizio Failla, che non ha difficoltà a mostrare il proprio sovrappeso, su facebook, e con Francesco Postiglione si appassiona persino troppo, nella pallanuoto. 

Enrico Cattaneo commenterà il nuoto sincronizzato con Paola Celli, intanto si è regalato qualche secondo di triathlon. 

La coppia del rugby è formata da Armando Palanza e Andrea Gritti, ex atleta. Giacomo Capuano, reduce da Euro 2020, si è cimentato con il suo stile (voce che sale anche troppo), nel sollevamento pesi e nella boxe. Il tiro con l’arco è di Luca Di Bella, serviva una voce tecnica, Lorenzo Roata nelle precedenti edizioni era più emozionante.

STORIE DI DE AGOSTINI

Lo studio della notte è dell’abruzzese Arianna Secondini, cerimoniosa, ma non come quando racconta il pattinaggio artistico. Aspettando che finisca il nuoto, dov’è stata impegnata Elisabetta Caporale, nell’atletica le interviste sono a cura di Ettore Giovannelli, una delle firme della F1, non così a suo agio, in tribuna.

Splendido un pezzo sulle storie firmato da Stefano De Agostini, nella trasmissione “Il circolo degli anelli”. 

Il coordinamento è affidato a Gigi Cavone, a Massimiliano Mascolo e a Riccardo Pescante, il figlio dell’ex presidente del Coni Mario, capo delle produzioni extra calcio. 

Niente salotti per Simona Rolandi, che aveva guidato il primo pomeriggio Rai sull’Europeo. Il direttore Bulbarelli applica un giusto turnover sui volti, rinunciando alla mora che per il fascino comunque aumenterebbe l’audience.

Le ultime notazioni sono per “Il circolo degli anelli”. Sara Simeoni, 68 anni, spesso viene colta da un’irrefrenabile voglia di ridere, guarda gli altri ospiti del tavolo in cerca di conforto, delle sue teorie, alcune anche interessanti. Certo è fin troppo spontanea, involontariamente comica. Juri Chechi invece ha quell’attitudine a scherzare con le donne che a noi piace, ma di certo, soprattutto in Rai, si può considerare sessista. Sabato notte ha fatto la verticale in studio e poi ha invitato l’alta e scollata Consuelo Mangifesta a fare la verticale. “Ma ha la gonna”, lo ferma Alessandro De Stefano. “Proprio per questo”, scherza. E’ già la seconda volta che va un pizzico oltre, almeno per com’è cambiato negli ultimi anni il concetto di rispetto per le signore.

Da “professionereporter.eu”