Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Coppa Italia, pazza Ternana, da 1-5 a 4-5, ma passa a Bologna. Sampdoria in rimonta, Crotone ai rigori, Salernitana facile

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/coppa_italia_pazza_ternana_da_1_5_4_5_ma_passa_bologna_sampdoria_rimonta_crotone_ai_rigori_salernitana_facile-6141120.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/coppa_italia_pazza_ternana_da_1_5_4_5_ma_passa_bologna_sampdoria_rimonta_crotone_ai_rigori_salernitana_facile-6142193.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/coppa_italia_pazza_ternana_da_1_5_4_5_ma_passa_bologna_sampdoria_rimonta_crotone_ai_rigori_salernitana_facile-6142237.html

di Vanni Zagnoli

La Ternana firma l’unica sorpresa del turno ferragostano di Coppa Italia. Passa a Bologna per 4-5, addirittura, è un punteggio da rigori, invece è maturato interamente sul campo. Passano la Sampdoria, nel quasi derby con l’Alessandria, il Crotone (ai rigori sul Brescia) e la Salernitana.

Bologna-Ternana 4-5

Dunque esce Sinisa Mihajlovic, che invece avrebbe dovuto provare a fare strada con una squadra che mai realmente, in questi anni, è stata in lotta per l’Europa League, in campionato. Gioisce Cristiano Lucarelli, che disputerà il campionato di Serie B con le fere, dopo il flop nella sua Livorno, nella chance avuta per amicizia dal presidente Spinelli, a 46 anni è un tecnico maturo. Al Dall’Ara i rossoverdi si portano sull’1-5, come la Roma un anno fa, in campionato, e poi rischiano, sul 4-5.

Non basta l’esordio dal primo minuto di Marko Arnautovic per far partire la stagione del Bologna col piede giusto. In 21’ i rossoblù sono sotto di due reti, assolo di Agazzi (7′) e testa di Daniele Donnarumma, che pochi minuti prima aveva peraltro sbagliato un rigore. Nel finale del primo tempo l’1-2 di Dominguez su assist di Soumaoro, a cui risponde Peralta, a tu per tu con Skorupski.

Nella ripresa gli umbri trovano altre due reti in 10 minuti, con Falletti e Peralta. Sinisa non ci sta mai a malfigurare, realizzano Arnautovic e Soriano, poi Orsolini su rigore. Il 15 dicembre, Venezia-Ternana.

BOLOGNA. Resterà a Bologna Walter Sabatini: «Dopo questa sconfitta non ho più dubbi: rimarrò un altro anno, perché davanti a certe situazioni si combatte e non si scappa. Ci scusiamo per oggi». E su Tomiyasu che piace al Tottenham di Paratici: «Per ora è un nostro giocatore, vedremo nei prossimi dieci giorni. Siamo stati disponibili ad ascoltare un’offerta che ancora non è arrivata: e per uno come lui deve essere importantissima».

Sampdoria-Alessandria 3-2

A Marassi i grigi accarezzano i supplementari al ritorno in B dopo quasi mezzo secolo. Passano all’8’, recupero palla e Chiarello che dal limite dell’area incrocia rasoterra. Quagliarella pareggia ma in fuorigioco, Thorsby coglie la traversa. Al 28′ il pressing dei blucerchiati è premiato con il gol ravvicinato del centravanti e capitano di 38 anni. All’intervallo l’altro sussulto piemontese, di Corazza, su rigore. La Sampdoria rovescia la gara alla ripresa, con Gabbiadini e ancora Thorsby, servito da Candreva. L’espulsione di Benedetti a 6’ dalla fine agevola i doriani, vicino al poker con Caprari. A metà dicembre Sampdoria-Torino.

Crotone-Brescia 6-4 dcr (2-2)

Sono due squadre da playoff in Serie B. Calabresi avanti con il tiro dai 25 metri di Vulic, con deviazione di Aye in autogol, al 26’. La reazione della squadra di Pippo Inzaghi è con Bajic per Tom van de Looi, conclusione facile del centrocampista. L’1-2 è di Bajic, in contropiede, il pari di testa, di Mulattieri, su ottimo cross di Borello. Allo scadere dei supplementari espulso Pajac (Brescia), per scivolata dura su Benali. Ai rigori passa la formazione di Modesto, fra 4 mesi giocherà a Udine.

Salernitana-Reggina 2-0

Ritmi alti e grande equilibrio all’Arechi, Fabrizio Castori fa valere la categoria di differenza. Nel primo tempo è di Coulibaly la conclusione più pericolosa sul servizio del granata Bonazzoli. Laribi, invece, chiama in causa Belec. All’intervallo, assist di Matteo Ruggeri per Federico Bonazzoli, controllo spettacolare e vantaggio. La doppia al 10’ st su cross di Kechrida, tiro incrociato. Annullato per fuorigioco il tris, di Capezzi. Castori è un maestro nel controllo dei match quando passa in vantaggio. Ai sedicesimi a Marassi infastidirà il Genoa.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Il Gazzettino. L’Atalanta meno formidabile del solito, la Lazio supera il Parma solo allo scadere. Le 4 salvezze anticipate. Lo Spezia può restare davanti al Benevento

(pianetagenoa1893.it)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/la_dea_vola_lazio_in_extremis-5957148.html

Il Benevento perde a Bergamo ma non è ancora retrocesso. Con l’Atalanta i sanniti mantengono il pari sino a metà primo tempo, dopo un’occasione per Pessina la rete arriva su scambio nello stretto fra Muriel e Malinovskyi, il colombiano chiede l’uno-due all’ucraino e anticipa l’uscita di Montipò, con la suola. Piove, all’Azzurri d’Italia, i nerazzurri sono meno pimpanti del solito, merito anche della difesa giallorossa. Il raddoppio è dei nuovi entrati, Miranchuk inventa il corridoio per Zapata e Pasalic finalizza il suggerimento del colombiano. La squadra di Pippo Inzaghi reagisce con Barba, che trova l’opposizione di Zapata. Caldirola fra i campani subisce due ammonizioni in due minuti, interviene duro e poi sbraccia su Zapata.
In alto vincono tutte, anche la Lazio, uno a zero al Parma, al 95’. Primo tempo a ritmi bassi, con la sola occasione per Luis Alberto, traversa. Nella ripresa un gol annullato al Var ai biancocelesti, poi due occasioni per il Parma. Allo scadere Hernani prende un palo e sul ribaltamento di fronte Immobile segna il gol vittoria sparando in rete un pallone vacante in area. La Lazio deve recuperare la gara con il Torino, mantiene un pizzico di speranza Champions, potrebbe salire a -2 dalla Juve. 
E’ la sera della salvezza matematica per il Bologna e l’Udinese, per la Fiorentina e il Genoa. Non ancora per il Cagliari, comunque a +5 sul Benevento, grazie allo 0-0 con i viola. Il Grifone passa a Bologna con Zappacosta e con il rigore di Scamacca. Lo Spezia sale a +4 sui sanniti con il 2-2 di Genova, con la Sampdoria: avanza con Pobega, pareggio di Verre, altra rete dell’ex Pordenone, il 2-2 è di Keità Baldè a 10’ dalla fine. Il Torino deve sempre recuperare la gara con la Lazio, solo un miracolo può salvare il Benevento di Pippo Inzaghi, che come a Bologna tradisce i limiti del suo gioco, in serie A, con il solo successo a Torino, con la Juventus, da una ventina di gare. 
Domani sera chiuderà il turno Crotone-Verona, entrambe peraltro sono senza obiettivi.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Corriereadriatico.it. Udinese-Bologna finisce 1-1: perla di De Paul e rigore di Palacio

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/perla_di_de_paul_rigore_causato_da_musso_su_palacio_udinese_bologna_1_1_altre_occasioni_rossoblu-5947368.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/perla_di_de_paul_rigore_causato_da_musso_su_palacio_udinese_bologna_1_1_altre_occasioni_rossoblu-5947468.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/perla_di_de_paul_rigore_causato_da_musso_su_palacio_udinese_bologna_1_1_altre_occasioni_rossoblu-5947443.html

https://www.corriereadriatico.it/sport/news/perla_di_de_paul_rigore_causato_da_musso_su_palacio_udinese_bologna_1_1_altre_occasioni_rossoblu-5947427.html

di Vanni Zagnoli

Udinese e Bologna procedono a braccetto, si diceva una volta, a quota 40, la classica della salvezza e nella prossima giornata dovrebbero brindare alla permanenza, con due turni di anticipo, ma è già possibile domani.

Friulani avanti con De Paul, l’argentino davvero meriterebbe l’Inter, emiliani al pari nel finale, di Orsolini, uscita senza controllo del corpo di Musso, su Palacio, in formissima, con la tripletta alla Fiorentina.

Mihajlovic non sbaglia più, non aveva convinto a Firenze, al Milan e con la Serbia, per il resto è sempre andato parecchio bene, gli manca solo un grande bomber per finalizzare un’organizzazione apprezzabile, non lontano dal celebrato De Zerbi, che piace tanto in Ucraina, allo Shakhtar Donetsk. Vorrebbe l’Europa, Sinisa, a Bologna sarà difficile che il presidente Joey Saputo abbia davvero voglia di provarci, anche se investe nel restyling dello stadio Renato Dall’Ara. 

Anche Luca Gotti dovrebbe essere confermato, l’Udinese non pensa più alla Conference league, diciamo, al settimo posto, la famiglia Pozzo non ha più voglia di gettare soldi, le plusvalenze dopo Guidolin sono diminuite.

Alla Dacia arena un tempo per parte, con relative reti. Il primo è a ritmo bassi, ravvivato dalla conclusione di Barrow, facile, di prima, contrata da un difensore, e dalla percussione centrale di Rodrigo De Paul, il cui tocco coglie Skorupski in controtempo. Aveva recuperato palla a centrocampo, va in serpentina e angola come fosse biliardo. Servirebbe davvero all’Inter, per fare strada la Champions.

Le occasioni concrete scarseggiano, il Bologna avvicina il pari solo con Soriano e Palacio, conclusione e tapin frustrati da Musso. I bianconeri sanno chiudersi, come sempre, in casa subiscono pochi gol, grazie alla fisicità dei difensori e di Okaka, abile nel far salire la squadra. Palacio prolunga di testa una punizione di Skov Olsen, Soumaro sul secondo palo non arriva per poco. Dopo il pari, Svanberg da fuori, la palla rimbalza davanti a Musso, il portiere argentino rimedia. “Abbiamo preso gol nell’unica occasione concessa – riflette Mihajlovic -, speravo di vincerla, anche prima della fine. Con una punta e un difensore centrale, saremmo da Europa, il problema è sono i soldi…”.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Corriereadriatico.it”

Il Messaggero. Atalanta – Bologna 5-0, lo spettacolo della Dea, sempre e comunque. Il calcio rutilante di Gasperini, molto meglio dell’Inter. Il caracollare di Malinowskyi, da Ucraina di Lobanowskji. I voti sul cartaceo

(corriere.it/LaPresse)

Più di una partitina a poker, con la manita al Bologna l’Atalanta è lì, in pole position per la Champions league, e magari per chiudere con uno storico secondo posto. Gasperini lo meriterebbe, per la continuità del gioco, per quanto migliora i calciatori. 
Lo sparring partner resiste per un quarto di gara, il Cagliari ha raggiunto il Benevento e per ora anche il Torino a -7 dai rossoblù, a 5 giornate dalla fine il divario basterà, anche se i granata hanno due gare in meno. E’ un match aperto, come tanti in questa primavera, con la parata di Skorupski su Muriel. Petroniani con la difesa a 3, De Silvestri gioca a sinistra, inconsueto, perchè evidentemente Skov Olsen a destra incide di più, duettano, l’ex torinista però manca la deviazione. Gollini chiude sul danese e poi in tuffo. Il calcio arabescato di Gasperson è sublimato dal vantaggio, Malinovskyi parte da destra, trova Muriel al limite dell’area, spalle alla porta, assist di tacco (fra Danilo e Soriano) e sinistro angolato, per la 6. marcatura stagionale, dopo le 8 di un anno fa. L’ucraino da due mesi fa meglio di Ilicic, 4 gol e 5 assist. Muriel slalomeggia, ondeggia come un ballerino, piazza sul secondo palo e trova, appunto, il palo. 
Il Bologna non ha le individualità della Roma, non sa recuperare, i bergamaschi comunque sprecano. Aspettando la finale di coppa Italia, pressano, inseguono, serpentineggiano, per mostrare di essere vincenti anche senza Gomez. Il centrocampo è solido e dinamico, la copertura del campo è perfetta, la concentrazione elevata. Pesano le 7 assenze emiliane, contro il solo Gosens, squalificato. Il match si archivia prima dell’intervallo, con l’errore di Danilo, trattiene Romero, nel duello in area fra centrali: una trattenuta come tante, ma talmente evidente da non passare inosservata, tantomeno all’eventuale Var. Muriel si conferma preciso, dal dischetto, in carriera ha sbagliato solo un anno fa, contro l’Inter: raggiunge le 19 reti (e 8 assist), è il primato personale, a 30 anni. Alla ripresa Schouten è in ritardo su Romero, interviene con il piede a martello sul ginocchio, altra decisione azzeccata, arriva la quarta espulsione della stagione, per l’olandese è la seconda in A. Muriel continua a imperversare, comunque il Bologna è vivo. Sino al tris, di Remo Freuler, dal lavoro di Zapata spalle alla porta, con dribbling di Danilo. Giunge anche la rete di Zapata, liberato da Malinovskyi. Soumaro rischia il rigore sul centravanti, la cinquina è di Miranchiuk, su appoggio di Maehle. Il Bologna finisce in 4-4-1, con il gol della bandiera sbagliati da Baldursson e da Orsolini.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Atalanta-Bologna 5-0
ATALANTA (3-4-2-1): Gollini 6,5; Toloi 6 (26’ st Caldara 6), Romero 6,5, Djimsiti 6,5; Hateboer 6,5, De Roon 6,5, Freuler 7 (16’ st Pessina 6), Maehle 6,5; Malinovskyi 7,5 (26’ st Ilicic), Muriel 7,5 (16’ st Miranchuk 6,5); Zapata 7 (33’ st Lammers ng). Allenatore Gasperini 8.
BOLOGNA (3-4-1-2): Skorupski 6; Antov 5, Danilo 4,5, Soumaoro 5,5; Skov Olsen 6 (27’ st Orsolini 5,5), Schouten 4,5, Svanberg 5,5 (18’ st Mbaye 5,5), De Silvestri 5,5 (11’ st Vignato 5); Soriano 5 (11’ st Baldursson 5,5); Palacio 5,5, Barrow 5 (27’ st Poli 5,5). Allenatore Mihajlovic 4,5.
Arbitro: Fabbri 6,5.
Note: espulso Schouten al 4′ st per fallo pericoloso. Ammonito Danilo. Angoli 7 a 3 per l’Atalanta.

Sul cartaceo de Il Messaggero

Il Gazzettino. Bologna e Genoa impediscono il successo al Torino e al Benevento. I sanniti sono fermi a una vittoria in 16 gare, il Cagliari li può superare. La Sampdoria è da 9° posto, il Crotone aspetta la retrocessione matematica

(toronews.net)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/la_sampdoria_quaglia_a_crotone_mandragora_agguanta_il_bologna-5915164.html

E’ una sera fredda, su molti campi, riscaldata da emozioni. La buona notizia per il Cagliari arriva da Bologna, con il mancato successo del Torino. Verdi è fermato da Soumaro in avvio, i rossoblù replicano con Orsolini, poi è Belotti a vedersi respinta la conclusione da Skorupski. Il vantaggio è su assist del solito Soriano, forse il miglior centrocampista italiano della stagione, Barrow trova un destro potente che disorienta il portiere Milinkovic Savic: il gambiano è il più giovane in Europa, fra i primi 5 campionati, ad avere segnato almeno 8 gol e azzeccato anche 8 assist. Prima dell’intervallo Singo pesca Verdi che calcia fuori. Alla ripresa il contropiede di Belotti, Skorupski mura Zaza. Il pari è di Mandragora, al 13’, gran destro di controbalzo dal limite, all’incrocio dei pali, è al 6° gol in serie A, metà in questa stagione. Mihajlovic è alla terza salvezza in sequenza, vorrebbe l’Europa.
A Marassi c’è la classica partita di fine stagione, Genoa-Benevento finisce 2-2, eppure nessuna delle due è certa della salvezza. Radovanic provoca il rigore su Lapadula, al 4’, dal dischetto realizza Viola. Il pari è sullo scarico all’indietro di Zappacosta per Strootman, cross e Barba anzichè spazzare serve Pandev che infila da distanza ravvicinata. Altro vantaggio sannita al quarto d’ora, Viola lancia Lapadula, doppia finta di tiro e sinistro sotto la traversa. Al 21’ il due a due, ancora di Pandev, da posizione defilata, dopo un rimpallo, è al 100° gol in serie A. Biraschi e Destro si fanno vivi per i rossoblù, in un match parecchio emozionante. Nel secondo tempo, grifone pericoloso con Badelj, Montipò alza. Poi Depaoli crossa per gli stregoni, Gaich stacca di poco a lato. Pippo Inzaghi è rimasto con appena 3 punti sul Cagliari, rischia più dell’Udinese, Ballardini è a +5 sulla terzultima.
A Crotone, la Sampdoria passa per 1-0. Occasioni iniziali di Quagliarella e del calabrese Messias, poi il match cala di tono, con i blucerchiati manovrieri ma non così pericolosi. La squadra di Cosmi ci prova con le combinazioni in velocità tra Simy e Messias, non supportati dal centrocampo. All’8’ st Gabbiadini ruba palla e pennella il traversone sul secondo palo, Quagliarella realizza in acrobazia. Ranieri gestisce il vantaggio, i pitagorici aspettano solo la retrocessione matematica.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino. Bologna-Inter 0-1, Conte avvicina lo scudetto, bastano altri 19 punti. Sembra Allegri, nel contenimento, e insegue i suoi primati. L’errore di Ravaglia sul gol di Lukaku, l’assist di Bastoni

(corrieredellosport.it)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/bologna_piu_8_sul_milan_e_mercoledi_il_recupero_con_il_sassuolo_l_atalanta-5877249.html

Più 8 sul Milan e mercoledì il recupero con il Sassuolo, l’Atalanta è già a 10 punti, la Juve a 12 e pure con una partita in meno. Insomma la squadra di Antonio Conte con il successo di Bologna compie un altro passo verso lo scudetto e ha tutta l’intenzione di chiudere in anticipo, proverà a vincerle tutte, per avvicinare quota 100. L’allenatore non riuscirà a superare il suo record alla Juve, dei 102 punti, al massimo arriverà a 98, però cercherà di avvicinare quella quota, per lasciare un segno. 5-4-1 per l’Inter, in fase di non possesso, molto avveduta, concede poco e nel finale spende tre ammonizioni, per evitare rischi. Nerazzurri fisici, attenti sempre nel contenimento. Lukaku arriva al tiro presto, centrale.
“Skov Olsen si è svegliato – diceva alla vigilia Mihajlovic, sempre pirotecnico -, come diceva Sordi nel marchese del grillo”. Con la Danimarca ha realizzato una doppietta contro l’Austria, a 21 anni e 3 mesi è il più giovane a riuscirci in nazionale, con la maglia del Bologna, ha levato il primato di precocità al mito Bulgarelli e avvia una buona azione per Soriano, il centrocampista più prolifico del campionato, dopo Veretout.
L’Inter non ha fretta, Conte chiede di costruire dal basso, incisività quando si parte. Barella va a fare l’ala destra, accanto ad Hamiki, Eriksen resta più interno e calcia fuori una punizione. Il Bologna ha Ravaglia, il terzo portiere, che ne prese 5 dalla Roma, la capolista lo impegna poco per mezz’ora, cade su un’azione da sinistra. Bastoni scambia con Young, supera Skov Olsen e crossa come fosse un’ala, il colpo di testa di Lukaku è forte, la deviazione del portiere laterale e il centravanti infila di piede, è alla 20^ rete, può superare i 25 realizzati all’Everton, il suo record in campionato.
L’Inter stava incrementando il ritmo, il Bologna accompagnava di meno l’azione. Esce per infortunio muscolare Tomiyasu, Mihajlovic si lamenta perchè è stato impiegato nel 14-0 del Giappone sulla Mongolia, entra De Silvestri. Anche Ranocchia arriva alla conclusione, di testa, poi Lautaro avvicina il raddoppio, la sensazione è che difficilmente l’Inter si farà rimontare. Eppure concede due chances nel recupero, Schouten con il destro da fuori non sorprende Handanovic e Soriano tocca fuori da distanza ravvicinata. Nella ripresa Soriano serve Sansone, la conclusione è alta. Le giocate sono individuali ma pregevoli, Eriksen serve Lautaro Martinez, l’argentino mira e coglie il palo. Anche Ranocchia è insidioso, di testa, a 33 anni gioca raramente ma è dignitoso. Soffre un pizzico la velocità di Barrow, che comunque chiude fuori. I rossoblù vivono un buon momento, Sansone chiude fuori, lasciato libero da Brozovic. Gagliardini entra per Eriksen, a dare più forza al centrocampo. L’Inter resta accorta e riprende campo, Lukaku calcia, deviato. Entra Svanberg e tira malissimo, era l’occasione migliore della ripresa, per pareggiare. Conte impiega Alexis Sanchez e Darmian, che danno sprint per il finale. Soumaoro chiude Hakimi, stranamente in ombra. Brozovic perde due palle pericolose, negli ultimi, gli emiliani non ne approfittano, nonostante la verve degli esterni. L’abbraccio fra Conte e il team manager Oriali dà l’idea dell’importanza della serata. La differenza l’ha fatta Lukaku, come spesso. Fosse lui il centravanti del Bologna, magari sarebbe finita 1-0. Sono 9 successi in sequenza, dopo una precedente serie di 8, l’uscita ai gironi di Champions, la mancata finale di coppa Italia vengono compensati da un probabile scudetto che manca dal 2010, dal triplete con Mourinho. Ci sono affinità, con quell’Inter, la compattezza e le individualità. I campioni di 11 anni fa erano superiori, il gioco ora dovrebbe migliorare. L’Inter di Conte sembra la Juve di Allegri, per la capacità di limitare le occasioni altrui.  
Vanni Zagnoli

Bologna-Inter 0-1
Bologna (4-2-3-1): Ravaglia 5,5; Tomiyasu 6 (34’ pt De Silvestri 6), Danilo 6, Soumaoro 6,5, Dijks 6 (35’ st Juwara 6); Schouten 6,5, Dominguez 5,5 (24’ st Svanberg 6); Skov Olsen 6 (35’ st Orsolini 6), Soriano 6, Sansone 5,5 (24’ st Vignato 5,5); Barrow 6. All. Mihajlovic 6.
Inter (3-5-2): Handanovic 6; Skriniar 6, Ranocchia 6,5, Bastoni 7; Hakimi 5,5, Barella 6,5 (47’ st Vecino ng), Brozovic 6, Eriksen 6,5 (16’ st Gagliardini 6), Young 6 (26’ st Darmian 6,5); Lukaku 6,5, Lautaro 6,5 (26’ st Sanchez 6,5). All. Conte 7.
Arbitro: Giacomelli di Trieste 6,5.
Rete: 32’ pt Lukaku.
Note: ammoniti Soumaoro, Ranocchia, De Silvestri, Vignato, Juwara, Brozovic, Bastoni, Gagliardini. Recupero: pt 3’, st 4’. Angoli 4-4

Da “Il Gazzettino”

Assocalciatori.it. La scomparsa di Mirko Pavinato, il capitano dell’ultimo scudetto del Bologna

(assocalciatori.it)

https://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-mirko-pavinato

Se ne va un altro pezzo della storia calcistica del Bologna, il capitano dell’ultimo scudetto, Mirko Pavinato. Era nato a Vicenza il 20 giugno 1934, è morto ieri mattina.
Era cresciuto nel mitico Lanerossi, com’è tornato a chiamarsi dopo la fusione con il Bassano Virtus, era un difensore rapido e ruvido in marcatura, come negli anni ’60, e capace di scatti sulla fascia. Nella “Primavera” guidata da Umberto Menti vinse il torneo di Viareggio nel 1954 e nel ’55. Arrivò a Bologna l’anno successivo, portato dal patron Renato Dall’Ara, a cui è dedicato lo stadio, dal momento che portò l’ultimo scudetto, nel ’64. Lo pagò 30 milioni di lire, davvero parecchio, per l’epoca.
Era la squadra che giocava come in Paradiso e che faceva tremare il mondo. William Negri fra i pali, scomparso un anno fa, Furlanis (deceduto nel 2013), PavinatoTumburus (2015), Janich (’19), FogliPerani (’17), Bulgarelli (’09), Nielsen (’15), Haller (’12) e Pascutti (’17), allenatore Fulvio Bernardini. Fra i titolari, sopravvive solo Romano Fogli, ex vice di Trapattoni, in Nazionale. Tra le riserve, Bruno Capra, che però giocò lo spareggio, Rino Rado e Paolo Cimpiel.
Furono capaci di strappare lo scudetto all’Inter di Helenio Herrera il 7 giugno 1964, a Roma, riportando il Bologna sul tetto del mondo a 23 anni di distanza. C’erano sospetti di doping, che costarono tre punti di penalizzazione, poi annullati, dopo ulteriori controlli. 

La quarta coppa

Pavinato vinse con il Bologna anche una Mitropa Cup, nel ’61. I rossoblù se l’erano già aggiudicata nel 1932 e nel ’34, poi toccò alla Fiorentina nel ’66, all’Udinese nel ’79-’80 e al Milan due anni più tardi. Le ultime italiane vincitrici furono il Pisanell’85-’86 e due anni più tardi, l’Ascoli in mezzo, il Bari e il Torino a inizio anni ’90. 
Dal ’92, il trofeo non esiste più ma era affascinante, inizialmente una quarta coppa vera, poi venne riservato alle neopromosse o alla Serie B, da fine anni ’70.

No all’Inter. Il Mantova

Tornando a Pavinato, nel ’57 il presidente Angelo Moratti offrì 300 milioni di lire per portarlo all’Inter, una cifra incredibile per i tempi, tantopiù per un difensore. Peraltro Renzo De Vecchi, grande difensore della Nazionale degli anni Venti, lo classificò come secondo miglior terzino del campionato. Pavinato rimase in rossoblù, diventandone il capitano. Marcò Jair e Ghiggia, Julinho e Bruno Mora.
Lasciò il Bologna nel 1966 dopo dieci stagioni in rossoblù con 297 presenze tra campionato, Coppa Italia e coppe europee. Chiuse al Mantova, per due stagioni, senza riuscire a evitare il ritorno in B, lì giocò con il giovane Dino Zoff, con Gustavo Giagnoni e Torbjon Jonsson. Un suo cross non irresistibile costò la famosa papera di Sarti, che nel ’67 costò lo scudetto ai nerazzurri, a scapito della Juve, in una domenica rimasta notissima. “All’Inter ho fatto perdere due scudetti”, sorrideva.
Lasciò a 34 anni, con 4 presenze nell’Italia B, ma avrebbe meritato la Nazionale maggiore, allora però i ct puntavano su una trentina di giocatori per ogni biennio. 
Franco Janich lo chiamava “il vecio”, come si dice a nordest, e all’epoca tanti nel Bologna venivano da Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Su Facebook, ricorda su Repubblica Bologna Simone Monari, la commozione di chi lo ricorda giocare tennis, chi a qualche cena. 
Per oltre vent’anni allenò i calciatori della Compagnia atleti di Bologna e a Calderino gestì anche un’azienda meccanica. Il calcio non smise mai di seguirlo, paragonava Fulvio Bernardini a Stefano Pioli, che aveva conosciuto a Bologna. Nel 2018 fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Uomo riservato e di cortesia sorprendente, aveva una foto con Pelè, cui teneva tantissimo.Il Covid e la famiglia

Come racconta Massimo Vitali, su Il Resto del Carlino. Mirko si è spento all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, consumato da gravi problemi renali che nelle ultime settimane lo avevano costretto al ricovero in ospedale. Problemi aggravati dal fardello del Covid, che pure, nell’ultimo sforzo, il baluardo difensivo era perfino riuscito a debellare. Viveva nella bella casa di via Borghi Mamo con la moglie Luisa.
Sua figlia Sofia ha sposato Francesco Gazzaneo, mancino ex Bologna, Pisa e Catanzaro, degli anni ’80, e a nome della famiglia, ringrazia “i dottori Dentale e Pasquini e i medici e infermieri del reparto 6 di malattie infettive del Sant’Orsola, per come si sono prodigati fino all’ultimo”.
“Il capitano” – ha scritto la figlia – “ha pensato di raggiungere la sua squadra e far vedere come si gioca in Paradiso!!! W papà”.

(Vanni Zagnoli)

Da “Assocalciatori.it”

Il Gazzettino. La Fiorentina resiste sino a due minuti dalla fine, al Cagliari basta un gol con il Bologna. Il 3-3 tra Sassuolo e Napoli, il pari nel derby di Genova. Il Benevento non vince da due mesi

(Fabio Rossi – LaPresse)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/atalanta_esagerata_verona_ok-5808101.html

L’Atalanta affianca la Juve, al terzo posto, il Crotone resiste giusto un tempo, con Cosmi al debutto in panchina. Al 12’ segna Gosens, tra i difensori si conferma il migliore d’Europa, come cannoniere, nell’ultimo quadriennio, il pareggio è a metà primo tempo di Simy, con l’incertezza di Freuler, nel secondo tempo Bergamo dilaga, con Palomino e Muriel (errore di Golemic) in due minuti, con la conclusione a giro di Ilicic e poi con Miranchuk. E’ a 4 punti dal Milan.
A Firenze, la Roma fatica per un tempo. Viola insidiosi con Vlahovic, respinge Pau Lopez, Dragowski invece si oppone al sinistro di Pellegrini. Alla ripresa segna Spinazzola, servito da Mancini. Che salverà su Ribery. L’1-1 è su autogol di Spinazzola, su cross del francese. Sbaglia un gol Mayoral, Ribery invece calcia sul fondo, poi Pau Lopez chiude su Vlahovic. A 2’ dalla fine risolve Diawara, servito da Karsdorp: 1-2. A Benevento, il Verona realizza due gol in nove minuti, a metà primo tempo, con Faraoni e l’autorete di Foulon. Nella ripresa Lasagna arrotonda e sfiorerà la 4^ rete.
Il Cagliari ottiene la seconda vittoria di fila, con Semplici, contro il Bologna decide Rugani al 19’, di testa. Emiliani poco incisivi, perdono Dominguez per infortunio e reclamano il rigore per una mano di Nandez.
Senza pubblico, il derby di Genova offre poche emozioni. L’intuizione di Ranieri funziona a metà, solida la difesa a tre, deludente l’apporto di Verre sulla trequarti. Il primo tempo è su ritmi bassi, Zajc sbaglia il cross ma coglie la traversa. Al 7’ st segna Zappacosta, lanciato da Strootman, la Sampdoria reagisce con Candreva, tiro e poi l’angolo che al 32’ Tonelli trasforma di testa.
Sassuolo-Napoli 3-3, neroverdi a lungo superiori. Meret para in avvio su Berardi, Insigne realizza con il destro ma in fuorigioco, servono 2’ al Var per annullare. Il Sassuolo avanza con la punizione di Berardi, su cui Maksimovic di testa inganna Meret. Pareggia 4’ dopo il Napoli con azione Demme-Zielinski, il polacco infila con tiro a giro. Prima dell’intervallo Rogerio per Caputo, colpito alle spalle da Hysaj, rigore, realizzato da Berardi. Che nella ripresa coglie una traversa, poi il palo con Caputo. Al 27’ il 2-2 con Di Lorenzo, da distanza ravvicinata, poi Consigli salva il pari. Si arrende al 90’, il fallo è di Haraslin su Di Lorenzo, dal dischetto Insigne aveva già ritrovato sicurezza, proprio con la Juve. Allo scadere Manolas tocca Haraslin, il contatto è leggero ma punibile, Caputo trasforma.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Assocalciatori.it. Mauro Bellugi, la scomparsa dell’ex difensore di Inter, Bologna, Napoli e Pistoiese

(assocalciatori.it)

https://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-mauro-bellugi

La versione integrale del pezzo pubblicato su Assocalciatori.it

Mauro Bellugi non ce l’ha fatta, si è spento stamane a 71 anni, vittima delle conseguenze del covid.

A inizio novembre era stato ricoverato per problemi legati all’anemia mediterranea, risultando positivo al coronavirus. Per salvarlo i medici furono costretti ad amputargli le gambe, Bellugi era ancora in ospedale dove aveva cominciato la riabilitazione. “Mi hanno tolto anche la gamba con cui ho segnato al Borussia — raccontava — Moratti vuole prendermi le protesi”. Dopo i due interventi, sembrava in grado di riprendersi, ma era sempre ricoverato al Niguarda, a Milano, dove era stato operato. Nelle ultime settimane c’erano state complicazioni, un’infezione che si è rivelata fatale.

Lascia la moglie Loredana e la figlia Giada, che aveva avuto dalla prima moglie Donatella. I funerali martedì 23 febbraio alle 11 nella basilica di Sant’Ambrogio.

32 volte azzurro, aveva vestito le maglie di Inter, Bologna, Napoli, Pistoiese. Il suo unico gol in carriera con l’Inter fu in Coppa Campioni contro il Borussia Monchengladbach, il 3 novembre 1971, vinta 4-2. Con grande forza d’animo Bellugi pensava comunque di poter riprendere a camminare grazie a delle protesi: “Prenderò quelle di Pistorius”, aveva detto con un sorriso.

In memoria di Bellugi, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha disposto l’effettuazione di un minuto di raccoglimento su tutti i campi. “È un grande dolore per il calcio italiano – ha dichiarato Gravina – Mauro è stato un protagonista importante della nostra storia comune. Oltre alle capacità in campo, ne ho apprezzato le qualità umane e la sua straordinaria forza d’animo, soprattutto in questo periodo di sofferenza”.

Roberto Boninsegna lo ricorda così: “Ho perso un amico. Io cerco di ricordarmelo quando giocavano insieme. Era un ragazzo simpaticissimo. Era bravo con i piedi, un difensore anomalo. Faceva il pallonetto anche agli attaccanti e io gli dicevo: ‘Mauro se per caso scivoli e prendiamo gol, comincia a correre…’ e lui mi diceva “si, lo so ma tanto non mi avresti preso… A Milano ci si frequentava, purtroppo se ne è andato un amico. L’ho sentito due giorni fa. Non mi ha detto che stava così male, mi aveva detto che gli dovevano fare un altro intervento”.

Il ricordo dell’Inter: “Oggi ci lascia un grande uomo, un grande calciatore, un grande Interista: ciao Mauro. Fino all’ultimo ha voluto lasciare al mondo un messaggio di forza e di speranza, ha raccontato il bello del calcio e della vita, quella per cui vale la pena lottare ed è stato ripagato dall’abbraccio di tutti, dei suoi tifosi, dei compagni, degli avversari e delle persone che hanno riconosciuto in lui quell’esempio di vita che oggi più che mai diventa prezioso. Nella sua storia c’è forza, determinazione, allegria, amore e speranza”. 

Anche il Napoli si è unito al dolore della famiglia per la scomparsa del “caro Mauro”. 

Dino Zoff lo ricorda così, dalla nazionale. “La scomparsa di Mauro è veramente una brutta notizia, era un ragazzo simpaticissimo, allegro, grande raccontatore di barzellette. Era sempre un piacere passare del tempo con lui. Era un uomo positivo e pieno di gioia di vivere, mi spiace molto per la sua scomparsa”.

Volevamo anche noi intervistare Mauro, non abbiamo fatto in tempo.

Questo il racconto di Maurizio Crosetti, su Repubblica.

La sua voce era strana ma bellissima, quel giorno. Passava dal pianto al riso e poi di nuovo al pianto. Era la voce di un uomo che cerca di tenersi aggrappato al cornicione di sé stesso. Le interviste non sono tutte uguali, nemmeno le persone lo sono. Era dicembre. Si era saputo da qualche ora che Mauro Bellugi aveva subìto l’amputazione di entrambe le gambe, lo aveva comunicato sui social un suo amico che è anche un bravissimo giornalista, Luca Serafini. In quei momenti, il mestiere chiede anzi ordina di raggiungere un uomo, quando un uomo coincide con una notizia. Si trattava, insomma, di intervistare Mauro in ospedale.

Chiamammo la figlia Giada, gentilissima. Ci disse che il papà lo stavano cercando in tanti, e che adesso si trovava tra una medicazione e la cena, e non sapeva se avrebbe risposto. Allora scrivemmo un messaggio whatsapp a Mauro, che non rispose. La tenerezza della sua icona, quell’immagine di lui giocatore che calcia il pallone, e addosso la maglia della Nazionale. Che fare? Insistere? Chiamarlo direttamente, oppure rinunciare e lasciare che un uomo restasse tranquillo nel suo letto, tra una minestrina e una suora? Chiamammo, perché sì. Anche quando non sarebbe giusto, comunque sì.

Lui rispose al primo squillo. Ed era vivo, dolente, scosso ma vivo. Ed era felice di raccontare, questo lo si capiva al volo. Travolto dal flusso emotivo e dall’affetto di tutti quelli che lo avevano cercato (Massimo Moratti era stato il primo, ci disse Mauro), il campione ferito partì a raffica e non la smise più. Un flusso, un’azione travolgente. Piangeva parlando di Paolo Rossi appena scomparso, rideva raccontando di quando il chirurgo gli aveva accarezzato la gamba che segnò quel memorabile gol al Borussia: prima di amputare, quel medico accarezzò.

Non sapevamo cosa fare, cosa dire. Forse Mauro era un poco alterato dal farmaci ma – come spiegarlo ? – ci sembrava che quella chiacchierata fosse per lui una liberazione, succede dopo una grande paura di avere voglia di raccontare, di sentirsi scampati, di cercare nella bizzarra allegria un motivo per resistere e tenersi vivi. E allora Mauro Bellugi parlò di Zanardi, di quanto quell’esempio umano gli fosse utile, e ancora del dottore che l’aveva operato, e della gamba che stava diventando nera e che se non l’avessero tagliata, proprio come quell’altra, la sua sorella, lui sarebbe morto. Era un racconto teatrale, di quelli che mescolano ogni cosa, il passato e il futuro, la gioia e il terrore. Quando la vita scappa, le si corre dietro e si prova ad acciuffarla per la coda, è come alle giostre da bambini, se afferri la coda di volpe il prossimo giro è gratis. E Mauro quel giro lo voleva con ogni fibra di sé.

Alla fine disse che era ora della cena, me la porta Cracco in persona, scherzò. E promise che ci saremmo visti a temporale finito, basta Covid, e con quelle due gambe nuove (lui aveva già sfogliato il catalogo delle protesi) si sarebbe fatto una bella passeggiata fino al ristorante, non un passo di più ma nemmeno uno di meno, e lì ci saremmo seduti e avremmo ordinato un risotto e una bottiglia di rosso e avremmo parlato di pallone. Gli avremmo detto di quando lui era in attesa della foto di squadra, prima di cominciare una partita, ed era uguale ai guerrieri greci dei libri del ginnasio, e masticava la gomma, e teneva le braccia conserte come altri eroi di quel tempo classico, per esempio Gigi Riva o Roberto Bettega, o Morini, oppure Furino, gli amati, memorabili calciatori intagliati nella pietra di un tempo ormai perduto.

Ci salutammo così, con un appuntamento a pranzo e un sorriso nella voce. Mauro era un combattente tenero, una pasta d’uomo. Che la terra gli sia lieve come una carezza sugli occhi di un bambino che dorme.

A noi piaceva il personaggio televisivo, quella voce singolare, lo ricordiamo nel blocco della Juve ai mondiali di Argentina 1978. E poi, siccome brilliamo al contrario, sempre, e da sempre, ci piace focalizzarci sul club meno prestigioso della sua carriera, la Pistoiese, la sua ultima squadra, nel racconto di Enzo Cabella, su La Nazione.

Era il campionato 1980-81 e si apprestava a giocare per la prima volta in Serie A. Ricevette una telefonata dal presidente della Pistoiese, Marcello Melani – il mitico “Faraone” – che sei anni prima (la squadra militava in serie D) aveva promesso ai tifosi la conquista della Serie A in cinque anni (pronostico sbagliato, quindi, di un solo anno). Melani propose a Bellugi di prolungare la carriera e di diventare il perno difensivo della squadra. Bellugi si prese qualche giorno per riflettere, si informò dei giocatori in rosa e quando seppe che c’erano Lippi, Frustalupi, Rognoni, Badiani e che l’allenatore era Lido Vieri, il portiere della “sua” Inter dello scudetto 1070-71 – ruppe gli indugi e accettò.

L’inizio del campionato fu molto sofferto per la Pistoiese, tanto che dopo sei giornate Melani affiancò a Lido Vieri niente meno che Edmondo Fabbri, ex ct della Nazionale. Propositi e mire grandiosi quelli dell’ambizioso presidente, che ben presto trovarono una positiva conferma nei risultati del campo. Fabbri si affidò ai giocatori più esperti. Con Bellugi e Lippi a formare la cerniera centrale difensiva, con Frustalupi, Rognoni e capitan Borgo a centrocampo e il solo Chimenti ariete in attacco (il giovane neofita brasiliano Luis Silvio Danuello si rivelò una bufala), la matricola arancione crebbe di giornata in giornata fino alla incredibile vittoria per 2-1 a Firenze: era il 18 gennaio 1981, una data che resterà nella storia centenaria della società.

Bellugi, lo ammise più volte, rivelò che non avrebbe potuto mai immaginare un epilogo di carriera così bello. Lui e Lippi s’intendevano a meraviglia. Avevano tecnica ed esperienza. Lippi faceva il libero, Bellugi lo stopper, deciso e senza paura, intelligente nell’intuire le mosse degli avversari e soprattutto granitico. Una roccia. Ma dopo lo strepitoso successo di Firenze, la bella ‘Olandesina’ diventò vanitosa e non fu più capace di vincere, tanto che le si aprirono le porte alla retrocessione in B. Il grande sogno della Serie A durò così solo un anno. E Mauro Bellugi, dopo aver giocato in maglia arancione venti partite dimostrando grande professionalità, correttezza, lealtà e rispetto verso tutti, decise definivamente di metter fine alla sua fulgida carriera”.

L’ultimo ricordo lo prendiamo da Il Fatto quotidiano, scelta per noi inconsueta, a firma di Cristiano Vella.

Toscano di Buonconvento, tipico toscanaccio: irridente, con la battuta sempre pronta, amatissimo dai compagni per la sua capacità di far gruppo, meno dagli attaccanti avversari per le sue caratteristiche. Uno stopper atipico, marcatore puro e duro esattamente in quest’ordine, ma anche bravo a giocarla coi piedi: di quelli che menarla in tribuna va benissimo, ma quando scappa un sombrero all’attaccante va anche meglio, e se poi invece che menarla in tribuna c’è da menare e basta non ci si tira certo indietro. Chiedere ad Andrzej Szamarch, attaccante polacco giustiziere dell’Italia nei mondiali del 74, ridotto all’impotenza totale da Mauro l’anno dopo, in una gara di qualificazione agli Europei giocata in Polonia, che valse a Bellugi il titolo di “Leone di Varsavia”. O agli attaccanti dell’Inghilterra Osgood e Clarke, annullati nella vittoria di Wembley con gol di Capello.

Nato calcisticamente nell’Inter con il nerazzurro che gli è rimasto dentro sempre: esordisce in serie A nel ’70 grazie a Herrera, Heriberto non Helenio, e vince lo scudetto nel ’71, quello della rimonta clamorosa sui cugini del Milan. Sarà l’unico trofeo vinto in carriera.

Ceduto al Bologna nel 74, non tanto per il valore quanto per l’eccessiva sincerità e la tagliente lingua da toscanaccio gli avevano creato qualche antipatia di troppo diventa titolare fisso tra i felsinei e anche in nazionale, andando ai mondiali nel 1974, senza giocare e poi a quelli del 1978. Chiude la carriera con un campionato a Napoli, ceduto nell’ambito dell’operazione che aveva riportato a Bologna l’attaccante Beppe Savoldi, e poi a Pistoia, dove dopo il ritiro tenta anche la carriera da allenatore, salvo poi decidere che non è quella la sua strada e diventare opinionista televisivo, apprezzato proprio per quello stile che aveva anche in campo: raramente banale, ruvido, tagliente.

Sempre in discussione. All’Inter, in Nazionale, e anche al Bologna, spesso tormentato da problemi fisici: infortuni anche gravi da cui era sempre riuscito a riprendersi grazie alla forza di volontà più che al bisturi dei chirurghi. E anche dopo l’amputazione della gambe era pronto a rialzarsi di nuovo, palesando la sua voglia di cimentarsi con le protesi di Pistorius che avrebbe voluto utilizzare per tornare a camminare, e firmando un’altra impresa stile Varsavia o Wembley: purtroppo non gli è riuscita.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino. Il Bologna va avanti con Soriano, Hickey si fa espellere e il Sassuolo pareggia con Caputo

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/bologna_avanti_soriano_hickey_si_fa_espellere_sassuolo_pareggia_caputo-5780277.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/bologna_avanti_soriano_hickey_si_fa_espellere_sassuolo_pareggia_caputo-5780292.html

di Vanni Zagnoli

Finisce pari il derby emiliano, Sassuolo superiore, costruisce di più e magari meritava di vincere però il Bologna è indomito e con la difesa a 5 salva l’1-1, nonostante l’uomo in meno per un’ora. 

E’ una sfida intensa, con 20’ rossoblù, sublimati nel gol di Soriano, il cartellino rosso a Hichey la riequilibra. Sassuolo nel classico 4-2-3-1 con Maxime Lopez fra i trequartisti è più difensivo, Magnanelli è centrale, talvolta passa al 4-3-3 con l’arretramento del francese. 

Caputo calcia fuori una buona occasione, poi un errore di Soumaoro non è sfruttato. Ci sono buone azioni, da squadre tranquille, il Bologna prima del derby è a 9 sulla zona retrocessione e attacca sulle fasce. Il gol del Bologna arriva su errore di Magnanelli per Marlon, Barrow sfrutta il rimpallo sul brasiliano e serve al centro Soriano, al 7° gol stagionale, a uno dal suo primato. E’ migliorata la fase difensiva rossoblù, Tomiyasu chiude su Caputo e cerca di contenere Rogerio, inizialmente in serata. Gira bene la palla il Bologna, alla maniera dei neroverdi, ma con superiore rapidità. La Penna va al Var, richiamato da Nasca, per l’irruzione di Hickey su Muldur ed espelle il 19enne scozzese, l’intervento sulla caviglia è di vigoria eccessiva. Il derby diventa più teso, il Sassuolo insiste. Tomiyasu passa a sinistra, entra De Silvestri a destra e Soriano arretra, Mihajlovic passa al 4-4-1, in fase di non possesso. Dominguez sgambetta al limite Berardi, che calcia contro la barriera. Muldur entra in area con grande veemenza, è chiuso ma è stato uno degli spunti migliori della serata. Magnanelli prova due volte da fuori, non segna da 4 anni, uscirà all’intervallo. Skorupski è reattivo fra i pali, magari respinge, anzichè bloccare, lo fa in due tempi su Locatelli.

Il pari arriva al 7’ st grazie al rientro sul destro di Djuricic, Danilo devia e libera Caputo, sinistro e 4^ rete nelle ultime 5 gare, come nel 3-4 di avvio stagione. Poi Soumaoro salva sul cross del centravanti. Il Sassuolo attacca con intensità, sempre palla a terra, l’opposizione bolognese a tratti è con 9 giocatori vicini all’area. Con tre cambi, Mihajlovic passa al 5-3-1 con Soriano regista. La squadra di De Zerbi resta paziente nell’offensiva, Schouten salva in affanno. Assieme a Palacio, offre respiro al Bologna. Un’altra bella chiusura è di Skov Olsen. Splendido il volo di Skorupski sul colpo di testa di Marlon. Di fronte alle difese chiuse, la squadra targata Mapei fatica, non è la prima volta. Mancano occasioni da urlo anche nel recupero.

Sette i tiri nello specchio da parte del Sassuolo, che raccoglie poco, rispetto all’avvio di campionato. Resta un punto avanti al Verona, è ottavo, a 5 lunghezze dall’Europa ma il trend è tale che difficilmente la conquisterà. Il Bologna punta a chiudere nella parte sinistra della classifica, non è così inferiore alla Sampdoria. “Non siamo fortunati con gli arbitri – dice Mihajlovic -, contro l’Udinese Samir aveva commesso decisamente più da espulsione rispetto a quello di Hickey. Prevale la rabbia, li avevamo dominati, a parità di uomini. All’andata eravamo avanti 3-1 e perdemmo, avremmo potuto fare 6 punti, ne abbiamo preso uno solo. Manca continuità, con i giovani”.

Sassuolo-Bologna 1-1

Sassuolo (4-2-3-1): Consigli sv; Muldur 6,5 (26’ st Toljan 6), Marlon 5,5, Ferrari 6, Rogerio 6; Magnanelli 5,5 (1’ st Traorè 6,5), Locatelli 6,5; Berardi 5,5, Lopez 6 (42’ st Raspadori ng), Djuricic 6,5 (26’ st Defrel 6); Caputo 6,5. All. De Zerbi 6.

Bologna (4-2-3-1): Skorupski 7; Tomiyasu 6,5, Danilo 6, Soumaoro 6,5, Hickey 5; Dominguez 6 (36’ st Baldursson ng), Svanberg 5,5 (34’ pt De Silvestri 5,5); Orsolini 5,5 (17’ st Skov Olsen 6), Soriano 7, Sansone 6 (17’ st Schouten 6,5); Barrow 6,5 (17’ st Palacio 6,5). Allenatore: Mihajlovic 6,5.

Arbitro: La Penna di Roma 6,5.

Marcatori: 17’ Soriano, 7’ st Caputo.

Note: espulso Hickey al 30’ per fallo pericoloso. Angoli: 10-6 per il Sassuolo.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”