10 anni fa la morte di Chiarino Cimurri, il ricordo di Wainer Magnani (Gazzetta di Reggio) sul suo blog

Chiarino Cimurri
Chiarino Cimurri

Anni 80 - Giorgio Cimurri Bjorn Borg Adriano Panatta Chiarino Cimurri PalaBigi Condivido volentieri il ricordo di Wainer Magnani sul decennale della morte di Chiarino Cimurri. Era un grande amico dei reggiani, dello sport italiano, io stesso con lui avevo un ottimo feeling. Indimenticabile. Qui era con Borg, Panatta e Giorgio Cimurri http://magnani-reggio.blogautore.repubblica.it/2014/08/23/chiarino-cimurri-a-distanza-di-10-anni-e-impossibile-dimenticare/Chiarino Cimurri, a distanza di 10 anni è impossibile dimenticare 26 agosto 2004, 26 agosto 2014. Già sono passati da 10 anni dalla morte di Chiarino Cimurri. Lo scrivo in anticipo sperando che Reggio si ricordi di Chiarino ma non per dei pomposi discorsi o per finte celebrazioni ma spero solo in un pensiero da parte dei reggiani. Perché lui avrebbe voluto così. E’ vero, era borioso e ci teneva all’immagine ma era anche fragile e sensibile. Non voglio fare delle retorica ma dare un contributo per ricordiare Chiarino, quello che ho conosciuto. Ecco, se posso permettermi di suggerire un’iniziativa io farei scrivere un libro su Chiarino Cimurri ai reggiani. Una raccolta di pensieri, ricordi, immagini, aneddoti o anche semplici serate con Chiarino. E’ giusto ricordare che Chiarino ha fatto grande il tennis italiano, ha portato Reggio nel ghota del tennis con la Coppa Davis. E’ stato pioniere del basket e ha passato il testimone a Landi. Nel calcio non è stato fortunato ma ha rappresentato una speranza di rinascita. Ma per me Cimurri era l’appuntamento fisso del sabato in via Emilia. Chiarino ha portato in piazza lo sport, a stretto contatto con la gente, con gli amici. Nel vero senso della parola, perché il sabato pomeriggio quando facevi la vasca in via Emilia, Chiarino era lì che ti aspettava per parlare di basket, tennis e soprattutto di calcio. Della sua Reggiana. Era coinvolgente, esuberante, affascinante nel suo modo di fare. Mi riecheggiano ancora nelle orecchie il suo “andiamo, facciamo, dammi una mano”. Aveva un grande sogno: portare la Reggiana in serie A ma è stato sfortunato nel scegliere il compagno d’avventura e forse nella sua presunzione di capire gli uomini. Non aveva scelto bene a chi affidare il suo patrimonio di entusiasmo e voglia di fare. Ma Chiarino poteva realmente essere il dirigente in grado di allestire una grande compagine societaria. Dicono che questo pensiero l’ha portato alla morte. Non lo so perché se n’è andato come ha vissuto: con un fragoroso lampo di tuono. A distanza di dieci anni posso confessare di avere scritto per lui la sua letterà di dimissioni dalla Reggiana. Conoscevo il suo turbamento, lo stato d’animo, il senso della sconfitta che per lui è stato fatale. Chiarino era invidiato, discusso ma era impossibile non provare per lui affetto. nota a margine Di Salvatore Occhiuto Ho conosciuto personalmente Chiarino, essendo da sempre appassionato di tennis. Ricordo interessanti discussioni riguardo tornei, atleti, politiche federali, e soprattutto comuni valutazioni sulla copertura televisiva di questa disciplina, relegata in secondo piano fino all’avvento della pay tv. Avevo dodici anni ma è rimasto indelebile nella mia memoria il “Panatta Day”. Evento organizzato al PalaBigi di Reggio il 26 gennaio 1984, allo scopo di celebrare l’addio agonistico di Adriano Panatta, che fu contrassegnato da un match esibizione con il mitico Bjorn Borg.

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