Aldo Grasso accusava Prandelli di fare come Schettino, lui si fa intervistare da Beppe Severgnini. E anche Stadiotardini lo accusa

Io sto con Prandelli, lo sapete. Aldo Grasso lo paragona a Schettino, per la fuga dalla nazionale. Lui replica facendosi intervistare da un altro fustigatore del costume, Beppe Severgnini. Bravissimi entrambi, però preferisco colleghi dal profilo più basso.

Come Gabriele Majo. Su Stadiotardini.it racconta come andarono le cose con l’addio al Parma, io resto dalla parte di Prandelli, a prescindere.

http://www.stadiotardini.it/2014/07/quando-prandelli-scappo-da-parma.html

 

(gmajo) – Avrei fatto volentieri a meno di riaprire una pagina antipatica della recente storia del Parma, ma dopo aver letto le dichiarazioni odierne di Cesare Prandelli secondo cui in tanti sarebbero scappati da Parma, ma non lui, non posso non intervenire per cercare di ristabilire un minimo di verità.

L’ex cittì, per rispondere alle gravi accuse di Della Valle sul Corsera di qualche giorno fa, secondo cui lui avrebbe la fuga nel suo Dna, tira a mano proprio la sua esperienza al Parma parlando, sullo stesso giornale, con il giornalista-scrittore Beppe Severginini.

Il Prando (come amabilmente lo definiva un suo grande ammiratore, Beppe Squarcia, neo responsabile del club crociato per i rapporti con i tifosi, mentre nella foto a fianco è con Angelo Giovati, sempre degli storici fondatori di “Settore” e autore assieme allo stesso Squarcia e allo imagepsicologo Fabio Cola del libro “Una squadra e la sua gente”, che ha ripercorso la sua avventura al Parma dopo il crac Parmalat) riferisce a Severgnini che la cosa che più lo ha ferito è: «L’accusa di essere scappato. L’idea della fuga. Non è vero. L’ho dimostrato nella mia vita, personale e professionale. È successo a Parma, dopo il crac Parmalat: sono scappati in tanti, io sono rimasto e con la mia squadrettina siamo arrivati quinti. È successo a Firenze. Non sono scappato. Sono rimasto al mio posto da solo, con i dirigenti inquisiti in Calciopoli, e nonostante questo, senza penalizzazione, saremmo arrivati secondi in campionato. E non sono scappato dalla federazione: siamo tutti dimissionari! Quindi io non sono scappato da nes-su-no. Fuga? Fuga de che?».

Tralascio di commentare le presunte fughe da Firenze o dalla Nazionale (e si potrebbe aggiungere anche Roma): però, per quanto riguarda Parma, Prandelli non la racconta giusta, o non la racconta tutta. Lui, infatti, è vero che rimase fino alla fine della stagione caratterizzata dal crac Parmalat (2003-2004) piazzandosi quinto, ma quando l’amministrazione straordinaria gli propose (appena ne ebbe la possibilità, cioè appena ci fu una sporta di speranza di poter continuare, grazie agli sviluppi della Legge Marzano) di prolungare il contratto si sentì rispondere picche. E perché? Perché la Juventus della triade moggiana lo aveva contattato per affidargli la panchina di Marcello Lippi, anche se poi, come riferito da Big Lucky non se ne fece nulla, proprio perché non rimasero particolarmente convinti per il suo comportamento. Prandelli, però – che successivamente avrebbe accettato la proposta della Roma – non confessò mai ai tifosi crociati, che stravedevano per lui, che se non aveva accettato la proposta (immagino non particolarmente allettante) della Amministrazione Straordinaria, perché aveva dietro la Juve…

Ovviamente non ci sarebbe stato niente di male: ognuno di noi mira a migliorare la propria posizione: quello che rende opaco il suo addio è il non aver mai parlato di quella possibilità. E soprattutto non averlo fatto dopo che si era accusata, ingiustamente (con lo spiacevole effetto collaterale di renderla antipatica agli occhi dei tifosi) l’Amministrazione Straordinaria di non volergli rinnovare il contratto in scadenza e per il quale, a suo dire, con Stefano Tanzi sarebbe bastata una stretta di mano tra galantuomini. Ma quando, finalmente, gli poterono chiedere di restare al Parma, a dire di no fu lui. Appunto facendo una fuga. Fuga che, ovviamente, sarebbe stato un po’ più difficile fare a stagione in corso, con la squadra che, indubbiamente grazie alle sue capacità e a quelle del suo staff (e questo non glielo nega nessuno), malgrado le difficoltà ambientali stava facendo bene in campionato.

Gabriele Majo

Questa è la foto del figlio di Cesare, Nicolò, da Panorama.

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