Da Assocalciatori.it: Marco Tardelli racconta i suoi 60 anni. “Quel calcio mi manca”.

tardelliE’ sempre emozionante scrivere per il sito dell’associazione calciatori, questa è l’intervista a Marco Tardelli per i suoi 60 anni. Ringrazio come sempre Nicola Bosio e Gianni Grazioli per la fiducia. Marco è sempre molto simpatico, in questi giorni staccava in Sicilia e allora la rincorsa è stata tormentata e ho attinto anche da dichiarazioni già uscite, d’accordo con lui. Resta un onore

http://www.assocalciatori.it/area-news/2014/il-pallone-racconta-marco-tardelli/

24/09/2014
Con la nazionale a Oslo, abbiamo riassaporato l’urlo di Munch, lo strepito pittoresco più famoso.
Nello sport, il grido impressionante è di Marco Tardelli, quando segnò il secondo gol nella finale con la Germania. Oggi compie 60 anni e festeggia in famiglia in Sicilia, nell’isola di Pantelleria.
“Con mia figlia Sara, giornalista e collaboratrice di Giovanni Minoli, ora a Radio 24-Il Sole 24 ore, con il programma “La Storia siamo noi” e con mio figlio Nicolò, 23 anni, laureato in economia e commercio”.

A parte qualche chilo in più, rispetto a quando era azzurro, è felice?
“Sì. Come tutti, però, ho avuto i miei alti e bassi, e la vita che ho condotto non è stata sempre in Paradiso. Se però mi guardo indietro e faccio confronti con gli altri, con la maggior parte della gente, certo non mi posso lamentare: la mia esistenza è stata bella”.

E quel mondiale di Spagna, vinto sulla Germania allo stadio Bernabeu, di fronte al presidente della Repubblica Sandro Pertini?
“Mi manca davvero l’atmosfera di quel calcio, anche la società è cambiata. Il nostro sport allora era più felice, adesso è spettacolo e non nel senso migliore del termine”.

La chiamavano Schizzo, per la corsa frenetica.
“Ero partito come terzino, nel Como, poi sono stato mezzala destra, anche all’Inter, con la doppietta al Real Madrid. Nella Juve ho vinto 5 scudetti e varie coppe, ma la squadra migliore era la Nazionale di Enzo Bearzot”.

Abita a Cernobbio (Como) e fa il commentatore televisivo, alla “Domenica Sportiva”, al posto di Fulvio Collovati, altro campione di Spagna ’82.
“Vorrei rimanere nel mondo del calcio, mi piacerebbe ripropormi”.

Per 5 anni, dal 2008, era stato vice di Giovanni Trapattoni, probabilmente il secondo più responsabilizzato al mondo, considerati i 75 anni dell’ex ct dell’Irlanda.
“Ero un collaboratore e basta. Porto nel cuore quel lustro, speciale per amore, passione e sportività è unico. Adesso aspettiamo entrambi di rientrare”.

Quali sono i ricordi più belli?
“Le nascite dei figli, quella serata a Madrid per il terzo titolo mondiale dell’Italia: non mi pentirò mai di quell’urlo. Né dimentico il debutto nel Pisa. Era il 1972 e facevo anche il cameriere part-time, in un ristorante vicino a piazza dei Miracoli. Naturalmente poi la Juve”.

Come tecnico era partito dall’Italia under 16, poi l’under 21 da vice. Quindi Como e Cesena, in B, il ruolo di secondo di Cesare Maldini con la Nazionale A.
“E’ stato appagante avere vinto l’Europeo under 21 del 2000 e avere raggiunto i quarti di finale alle Olimpiadi di Sydney. Rammento volentieri anche il subentro all’Inter, a Marcello Lippi, perché dalle storie negative si costruisce sempre qualcosa”.

Poi è stato in B al Bari, ct dell’Egitto e tecnico dell’Arezzo, in B. Ma qual è stato il momento più brutto?
“L’Heysel poteva essere una delle vittorie più belle, risolse un rigore procurato da Boniek ma fuori area, trasformò Platini: quella tragedia immane però ha cancellato tutto. Contro il Liverpool comunque è stato giusto giocare. Cosa sarebbe accaduto se non fossimo scesi in campo? Avrebbero potuto esserci grossi problemi, quindi non potevamo fare diversamente”.

Sapevate di quelle 39 vittime?
“Prima dell’inizio non eravamo tranquilli, avevamo capito che era successo qualcosa di pesante, anche se non immaginavamo quanto. Negli spogliatoi ci dicevano che comunque la partita sarebbe stata giocata”.

All’epoca era divorato dall’ansia, era insonne.
“Correvo nei corridoi degli alberghi per smaltire la tensione. E fumavo in camera o tenevo svegli i compagni di camera”.

Ma perché lasciò a soli 34 anni?
“Al San Gallo, in Svizzera, non mi andava più di giocare alla domenica, anche se non smettevo di allenarmi”.

Quanti messaggi di auguri ha ricevuto?
“Un centinaio, per me non fa differenza da chi provengano”.

In tv è sempre caustico come tutti i toscani, è lucchese, di Capanne di Careggine e sino alla scorsa stagione era opinionista di radio Rai. La telefonata con lui era partita a modo suo: “Sei un giornalista? Beh, questo non ti fa onore. Andiamo pure avanti”.
Va beh, auguri, Schizzo. Dall’Assocalciatori e dall’Italia intera.

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