Avvenire, il testo integrale dell’intervista a Tony Cairoli, 8 mondiali di cross, 6 di fila: “Poi mi darò ai rally”

cairoli motoVanni Zagnoli
Lo sport italiano ha un fenomeno poco conosciuto, Antonio Cairoli, campione del mondo di motocross da 8 stagioni, 6 consecutive. Domenica a Goias, in Brasile, si è aggiudicato matematicamente il titolo Mxgp con un gran premio di anticipo, sul belga Van Horebeek (Yamaha).
Tony, solo Giacomo Agostini (15 titoli), Carlo Ubbiali e Valentino Rossi (9) hanno vinto di più, nella storia del motociclismo italiano.
“Sono leggende – racconta il siciliano, 29 anni -, è un onore essere raffrontato a loro”.
Non è invidioso della popolarità di Marquez e compagni?
“No. Abbiamo meno appassionati, ma un pubblico più caldo, che partecipa maggiormente alle gare perchè può stare vicino alla pista. Inoltre il paddock è aperto, dunque ci sono meno ostacoli fra noi e i tifosi”.
Per chi è la dedica?
“A papà Benedetto, scomparso a maggio per un infarto, in macchina, aveva solo 67 anni”.
Quanto incide la moto, l’austriaca Ktm?
“All’incirca metà, rispetto alla velocità. Nel motocross conta di più il pilota, si può vincere una gara anche senza un mezzo “factory”, basta comprarne uno in concessionaria…
Peraltro in questi anni ho sviluppato la mia SX350F di persona, è fatto apposta per me”.
Per il 3° anno di fila, l’Italia fa doppietta, perchè il suo trionfo è preceduto dal titolo iridato della parmigiana Chiara Fontanesi.
“E’ una grande pilota, avevamo fra l’altro lo stesso manager. Diffonde la nostra disciplina e si è imposta anche al difficilissimo gp delle Nazioni. Peraltro sono due mondi diversi, solo da quest’anno i campionati vengono disputati negli stessi circuiti”.
Bartolini, Chiodi, Puzar, Rinaldi e Philippaerts sono stati gli italiani campioni del mondo, prima di lei.
“Conosco bene Alessandro Puzar, lavora per la Progrip, azienda per abbigliamento da cross, che aveva rifornito anche me”.
Solo il belga Everts la precede con 2 titoli in più. Proseguirà sino a superarlo?
“Finchè mi diverto. Amo andare in moto, allenarmi tutti i giorni, anche quando gli altri riposano”.
Sullo sterrato esiste la paura di cadere?
“No. In gara si toccano punte a 100 orari, la media però sono i 50”.
E’ l’anno dei messinesi, con il successo di Vincenzo Nibali al Tour de France e i 3 successi in Formula 1 del debuttante Daniel Ricciardo, australiano originario di Ficarra.
“Io sono di Patti e tifo Juventus proprio perchè Michelangelo Rampulla, mio compaesano, ne era diventato portiere. Con Nibali ci siamo visti dopo il suo trionfo, abbiamo girato in bici assieme, a Lommel, in Belgio”.
Cosa manca al motocross per diventare veramente popolare, nel nostro paese?
“Che si veda di più, da quest’anno è su Mediaset Italia2, spero che passi su Italia1. Peraltro è più bello dal vivo che in tv, a differenza della velocità, perchè nel nostro sport si vede tutto il tracciato, anzichè solo una parte. Ogni anno da noi si corrono due prove del mondiale, stavolta erano ad Arco di Trento e a Maggiora (Novara), ma anche Malpensa, Faenza, Castiglion del Lago e Montevarchi ruotano fra le sedi prescelte”.
Valentino Rossi voleva gareggiare con la Ferrari, lei non ambisce a passare alle auto?
“A Messina c’è una pista da motocross, ci vado pure con una Lancer Evo Mitsubishi avuta in regalo. Ho disputato il rally di Monza e altri ne disputerò. Quando avrò appeso la moto al chiodo, mi piacerebbe praticarlo a livello nazionale”.
Il 25 ottobre esce in 200 sale il film “Tony Cairoli, the movie”.
“Lì c’è tutta la mia storia, poi andrà anche in Inghilterra, Spagna e Belgio. Nelle nazioni dove il cross è più seguito”.

 

 

 

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