La morte di Maurizio Esposito, giornalista campano a Parma, aveva 59 anni. La sua ultima intervista: “Niente visite”

Maurizio Esposito

di Vanni Zagnoli
E’ morto Maurizio Esposito, giornalista campano che da molto tempo viveva a Parma. Era un amico, un sodale, aveva ascoltato negli ultimi anni la mia disperazione, per collaborazioni svanite, per i problemi creati dall’abitudine di realizzare video e videoracconti in qualsiasi contesto. Mi cercava spesso, durante la malattia, ebbe un ictus, direi un anno fa. Da anni pubblicava un giornale che mandava per mail anche a grandi personaggi, a quante più persone possibili, ultimamente la grafica era migliorata, aveva creato una sua squadra di collaboratori e amici. Prima della malattia e della pandemia, ciclicamente li radunava a cena, in pizzeria. Maurizio si caratterizzava per un eloquio singolare, dall’accento molto pronunciato, in conferenza stampa per anni chiedeva la parola per domande particolare, molto lontane dall’attualità, esattamente come facciamo noi, quando ce la danno.Maurizio era molto legato alla Campania, mi chiese di contattare un personaggio delle tv campane, cercava sempre nuovi adepti al suo progetto, di approfondimento sul Parma e sui dilettanti. Aveva una mail legata al sito parmapress24.it, di Francesca Devincenzi.Era attento alle presenze, con Popsport, la sua testata, voleva premiare calciatori del Parma. Aveva proprio l’impronta del direttore, amava commentare la partita in sala stampa, magari non trovava l’attenzione che il suo percorso meritava.Lo intervistammo a lungo in video al Tardini, sulla poltrona marchiata gialloblù, con i crociati in serie D o C, non ricordiamo benissimo, è fra i 20mila video perduti, con la chiusura del canale youtube principale.Ci resta solo questa breve chiacchierata. Il coronavirus aveva rimandato la sua rieducazione, sembrava stesse bene, mai avremmo immaginato, in nottata, di apprendere della sua morte, da emiliagol.it, da Giorgio Mansanti.Volevamo raccontarlo in lungo in ospedale, una sera andammo ma dopo le 22 non rispondeva al telefono, altre volte ci aveva rimandato, la sensazione era che magari non gli facesse piacere mostrarsi non al top, fisicamente. Colpiva, di Maurizio, il vortice di pensieri, di idee giornalistiche, che tocca spesso anche noi.Non aveva mai vissuto di giornalismo, ci raccontò anche della sua professione, di impiegato.Resta il rammarico di non averlo ascoltato di più, ma era difficile seguirlo, nei ragionamenti. E poi per anni eravamo presi da corrispondenze serrate, allo stadio Tardini.Meritava maggiore attenzione, da parte di tutti, di certo l’aveva fra i dilettanti, fra ex crociati magari degli anni ’70 e ’80, a cui era felice di inviare il suo giornale.Ci chiese aiuto per sbarcare su internet, per noi era impossibile aiutarlo, già siamo in arretrato con la titolazione di migliaia di contributi. Ecco, Popsport online magari sarà recuperato dalla sua redazione.Ora sarà lassù, a discettare con piccoli e grandi personaggi della tribuna stampa dello stadio Ennio Tardini, Pino Colombi e Roberto Schianchi, Giampaolo Anghinetti e Gianluca Bacchi Modena, Gian Franco Bellè e Tullo Baroni, Tiziano Marcheselli e Maurizio Schiaretti, Francesco Saponara. Professionisti e pubblicisti, fotografi e opinionisti.Indimenticabile, Maurizio. Certo era un cavallo pazzo, nel pensiero. “Senti…”. L’accento, la vocalità erano simbolo di un sud appassionato di tanto, di sicuro della cucina e della compagnia, dello sport e della vita. Indimenticabile, Esposito. Lassù dialogherà con allenatori ed ex campioni, con giornalisti e uffici stampa.

https://www.youtube.com/watch?v=m7CG8sWld68 

Il Giornale. Casadei jr: “Così il ballo liscio rischia di scomparire”. Mirko è figlio di Raul: “Siamo stati tagliati fuori con regole sommarie. Ora ci ascoltino. Facciamo almeno Balamondo, festival dei balli italiani. Perchè al ristorante si può stare a un metro di distanza e per danzare ne servono due?”

Mirko Casadei (gazzettadimantova.gelocal.it)

https://www.ilgiornale.it/news/politica/casadei-jr-cos-rischiamo-scomparire-1870101.html

Su il Giornale.it, grazie a Clarissa Gigante, anche il colloquio video, con skype, con il figlio d’arte. Questa è una versione più ampia della chiacchierata.

Vanni Zagnoli

Non sarà l’estate del valzer, magari della macarena. Le linee guida sulle sale da ballo impongono il distanziamento di almeno due metri, escludono così ogni danza di coppia, compresi tango e mazurka, per la delusione soprattutto della Romagna. 

Mirko Casadei, da leader dell’orchestra simbolo del liscio, come l’avete presa?

“Male perchè il nostro settore è totalmente tagliato. Si può ballare solo all’aperto e quei a due metri di margine, penalizzando tutti i lenti. Siamo preoccupati e danneggiati, perlomeno si potrebbe concedere il ballo fra sposati e fidanzati, gente che dorme nello stesso letto. Chissà perchè in spiaggia, invece, si può stare a un metro. Avevo proposto un tavolo di lavoro, con la regione Emilia Romagna: non si possono fare regola sommarie, mischiando balera e discoteca, movida e liscio. Vanno ascoltate le categorie, perchè conoscono i problemi”. 

Quali conseguenze prevedete?

“Semplice. L’anno scorso avevo 100 serate programmate nelle piazze italiane, adesso sono zero. Non basta un’ordinanza, aspettando che le cose si sistemino da sole. Serve omologare le situazioni, i due metri di distacco sono inspiegabili, rispetto al metro del ristorante”.

Restano giusto i balli di gruppo…

“Già, perchè in quelli si resta distaccati, ma non sono nostri, vengono da oltre oceano. Va difesa la tradizione, lo chiediamo al governo, al ministro alla cultura Dario Franceschini, ferrarese, dunque vicino alla Romagna. I Casadei, per esempio, esistono dal 1928, dal mio prozio Secondo, fratello di nonno di Dino, che gli faceva da autista. Raul subentrò nel ’60 e dieci anni più tardi, partendo da “Ciao mare”, portò il ballo liscio nelle hit parade, con una dozzina di brani”.

Ecco, a 83 anni suo padre cosa pensa?

“E’ un ottimista, ricorda la ripartenza dalla guerra, stagioni ancora più dure, certo per lui l’ordinanza è un colpo al cuore. Ha appeso la chitarra al chiodo nel 2000, va al mare, fa l’orto e mi controlla, perchè il nostro ballo rimanga di appartenza. Siamo in 9 musicisti, in tutto 20 famiglie sono ferme e con pochissimi ammortizzatori sociali. Dal vivo abbiamo proposto anche brani di Paolo Fresu, Simone Cristicchi e Goran Bregovic. Io sono diventato nonno a 40 anni, spero che ci sarà anche una quinta generazione dei Casadei, ho un figlio di 20 anni, Kim, suona la chitarra e si è laureato con 110 e lode, in economia e cultura straniera. Per noi è un lavoro, non un hobby”.

In Italia ci sono 5mila orchestre, altre simbolo sono Castellina Pasi e Bergamini. Andate anche all’estero?

“Noi siamo stati in Canada, Brasile e Argentina, persino in Australia. A Londra e Parigi, ma anche Kirghizistan. Sempre con qualità, portando anche canzoni nuove, vivendo anche alla crisi del Paese e adesso gli organizzatori hanno sempre meno forza. Abbiamo milioni di appassionati, tramandiamo la musica dei nonni, sempre presente alle sagre paesane, che erano affollatissime, coniugando buon cibo”.

Per quest’anno, però, “Romagna mia” si potrà ascoltare solo da seduti…

“In parte il provvedimento è capibile, la pandemia non va sottovalutata. Proponiamo allora un grande festival, Balamondo, Bala alla romagnola, proprio, che ospiti tutte le scuole di ballo nazionali, partendo da pizzica e taranta, da seguire almeno sulle sedie. Si darebbe prospettiva al settore, aspettando di riabbracciarci, secondo un filo conduttore di connessione fra le regioni. E’ sul tavolo del governo e del presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da tenere entro la fine dell’estate, a Rimini e Cesenatico”.

Località simbolo, dove la musica da ballo porta anche turismo, con penalizzazione ora anche dell’economia.

“E’ cultura, con artisti e musicisti, e anche filiera produttiva, con fonici, allestitori dei palchi e molte figure. E’ festa e tutela dell’ambiente. Non cerchiamo aiuti, da one shot, vogliamo rilanciare il settore, evitando di scomparire. Perchè se il lockdown è così lungo, rischiamo di fermarci per sempre”.

Il liscio è pure socialità ed esercizio fisico, per i non giovani.

“Non serve essere ballerini provetti, è amicizia, mette insieme genitori e figli”.

Vanno in crisi anche le storiche discoteche della riviera, il Cocoricò, che dopo il fallimento era stato acquistato dall’Altromondo studios.

“Dobbiamo evolverci, le balere annaspano, le disco ancora di più. Noi ci siamo spostati sulle piazze. Vediamo gli assembramenti nelle movide, con molti problemi. Noi invece potremmo garantire intrattenimento in sicurezza”.

Da “Il Giornale”

Addio a Eraldo Morini, il re dell’audio-video a Reggio Emilia

(sicreagroup.com)

(v.zagn) E’ morto oggi Eraldo Morini, Franco, per tutti, occhiali, burbero, corpulento, con la moglie sottile Tiziana è stato il re dell’hifi, a Reggio, con Andrea Carpi allievo prediletto, e con Paolo Bocedi direttore del comparto tv. Dapprima in circonvallazione, il negozio storico, e poi in via Emilia all’Angelo, Comet Morini, mentre con il passaggio a Le Vele era andato in pensione. 
“Siamo tutti sconvolti – racconta Carpi, di Castelnovo Sotto -, in particolare noi tecnici forgiati da lui. Un’avventura di questo genere non ci sarà più”. 

Questo è il videoracconto realizzato da Andrea Carpi, l’allivo di migliore talento di Eraldo Morini.

https://www.youtube.com/my_videos?o=U&ar=1585491074036&sq=andrea+carpi

Il Giornale. Imola, falegname rumeno di 52 anni accusato dell’omicidio della moglie dopo una lite. Lui: «Non l’ho uccisa, si è sentita male»

(facebook)

https://www.ilgiornale.it/news/politica/falegname-rumeno-52-anni-uccide-moglie-lite-1837360.html

Vanni Zagnoli

L’ennesimo femminicidio è andato in onda nella notte, fra venerdì e sabato, a Imola. Il marito nega, si dichiara estraneo alla morte della moglie (“Si è sentita male, ho solo chiamato i soccorsi”), per gli inquirenti tuttavia non ci sono dubbi, al punto che l’hanno arrestato per omicidio volontario.

Quando una persona muore in famiglia, se non è malore o malattia, se non è rapina degenerata, il pensiero va immediatamente ai congiunti, magari per gelosia. Il movente della tragedia bolognese è da chiarire, la signora Cornelia aveva 46 anni e una bella famiglia, era romena e saltuariamente faceva la badante. Il corpo senza vita è ritrovato dal marito nella loro abitazione, in via Caterina Sforza, nel centro del paese sul fiume Santerno, noto per il gran premio di formula uno, dal 1981 al 2006. E’ proprio Ioan Pascalau a chiamare il 118 e presto diventa l’unico sospettato e perciò interrogato al comando dei carabinieri di Imola, capeggiati da Andrea Oxilia, dal pm di turno Massimiliano Rossi, insieme ai militari del nucleo investigativo di Bologna. E’ falegname, dipendente di un’azienda a Imola, racconta della moglie. “Erano le 4,30 – spiega -, ho sentito che non stava bene, ho telefonato perchè venissero a prenderla, non respirava più”.

Probabilmente dopo che l’aveva uccisa lui, a mani nude: non sono stati ritrovati corpi contundenti con cui l’abbia colpita.

Al piano superiore abita una signora, agli inquirenti riferisce di avere udito urla e rumori forti provenire dall’appartamento sottostante, nelle prime ore della mattinata: “E non era la prima volta”. All’ennesima lite, dunque, nel complesso residenziale che fa parte dell’ex convento dell’Annunziata, Ioan ha probabilmente perso la testa e l’ha ammazzata. “La situazione economica non era certamente florida”, fanno capire i vicini. Si può solo ipotizzare che lui le abbia rinfacciato di non impegnarsi abbastanza per trovare un lavoro stabile, anche perchè la coppia in Romania ha due figli maggiorenni: il maggiore è arruolato nell’esercito, la figlia lei universitaria, comunque ogni mese ricevono denari da Imola per contribuire ad automantenersi. E’ una situazione tipica di matrimoni dell’est, si fanno figli, a Bucarest e soprattutto nelle periferie c’è poco lavoro, la povertà è diffusa, si cerca fortuna in Italia e poi si fanno i salti mortali per risparmiare. Vengono lasciati ai nonni che magari non lavorano più, i contatti si tengono via skype o whatsapp. Si cercando di introitare più soldi possibili, Cornelia dava una mano ai più anziani del vicinato, li aiutava a fare la spesa e magari in cambio arrivava qualche decina di euro. 

La difesa del marito è debole, il medico arrivato sul posto constata il decesso, il corpo presenta numerose ecchimosi. Il pm e il medico legale pensano subito all’omicidio, l’interrogatorio dura un’ora, il magistrato fa accompagnare il falegname in carcere alla Dozza, con l’accusa di uxoricidio. “Si è dichiarato estraneo alla morte – dice l’avvocato Ercole Cavarretta -, avrebbe pure potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, invece ha tenuto a parlare. Potrebbe essere stato un malore a procurare i segni sulla donna, neanche le urla sono così significative. L’autopsia offrirà il quadro più attendibile”. Domani è prevista l’udienza di convalida. 

Cornelia e Ioan erano in Italia da una decina d’anni, si erano voluti bene, non avevano abbastanza soldi per essere felici.

Da “Il Giornale”

La catarsi assoluta, ascoltando Sinisa Mihajlovic. La commozione in sala stampa, ci si improvvisa esperti di medicina.

Sinisa Mihajlovic prima della malattia

Vanni Zagnoli

Qui ci si emoziona come in paradiso. A Bologna, come quella squadra che giocava come in paradiso. Sinisa Mihajlovic fa commuovere, tutti. Parla della moglie, dei figli, del fratello, della madre che è in Serbia. Dei test, del trapianto, della pazienza di oggi. Fa piangere, tanti, a prescindere. Sinisa sa, adesso, come tanti di noi, cos’è la vita vera, “Più bella cosa non c’è”. “Io sono ancora qua”, come dice Vasco Rossi.

E’ una lezione ai disoccupati, a chi è malato di depressione, a chi soffre per il mal di vivere. “Spesso nella mia vita sono andato oltre le mie possibilità”.

Sinisa era amatissimo da giocatore, lo è ancora di più da allenatore. Era al top, con il Bologna, adesso è al top della vita, forse. E’ come fosse un papa, una rockstar, la malattia azzera tutto e tutti. Le figlie, la grinta, la reazione alle sconfitte.

Sinisa è. Come tante persone che stanno male e reagisce, l’unica differenza sono i riflettori.

Senza la super rimonta della scorsa stagione, forse sarebbe stato esonerato. Chissà cosa gli capiterebbe se venisse accantonato. “Ma ho imparato l’arte della pazienza”.

Sinisa è. Il papà, il fratello, l’uomo che tutti noi vorremmo essere, in quelle situazioni. Si va a dormire e non si sa come ci si risveglierà. Si entra in ospedale e non si sa quando si uscirà.

Sinisa anche da malato è duro, con i giocatori. “Diamo il 200%, sennò sono cazzi amari”.

Il Giornale. Italiano ucciso a coltellate nel paradiso delle immersioni

Luca Aldrovandi (reggiosera.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/italiano-ucciso-coltellate-nel-paradiso-delle-immersioni-1767448.html

Vanni Zagnoli

E’ l’ennesimo italiano ucciso all’estero, in capo al mondo, il solito mistero. Luca Aldrovandi, reggiano, 52 anni, è stato accoltellato a morte giovedì in Indonesia, l’ambasciata italiana a Giacarta segue il caso con la massima attenzione, è in costante contatto con la Farnesina, resta il pericolo di certi posti, anche tipici di villeggiatura.

Aldrovandi ha perso la vita all’alba intorno alle 8 del mattino locali, a Sabang, sull’isola di Pulau Weh, laggiù viveva il guastallese, della Bassa Emiliana, al confine con Mantova. Lavorava ormai da vent’anni come operatore turistico, conosceva anche gli anfratti del posto, li illustrava alle persone. Dev’essere la classica rapina degenerata. 

Il cadavere è stato scoperto da un dipendente della locanda ‘Bixio Cafè’ aperta proprio dalla vittima. Viveva e affittava sopra il bar e piccolo hotel. Il corpo di Aldrovandi era in cucina, senza vita in un lago di sangue, con segni vistosi di arma da taglio, sul pavimento un grosso coltello e un altro più piccolo sopra al frigorifero: è stato ucciso con una di queste armi. Le indagini hanno portato presto al fermo di due persone entrambi lavoratori del complesso in cui sorge il bar ristoro aperto da Luca, annesso a diversi bungalow nell’isolotto tanto amato dagli appassionati di subacquea e snorkeling, sono gli unici sospettati. Progettavano già la fuga, uno poche ore prima aveva chiesto un permesso per tornare nel suo paese natale, a nord di Sumatra. 

E’ stato bloccato a Medan, mentre era in viaggio, sarà interrogato e dovrà spiegare il movente, non ancora chiaro. Potrebbe essere un diverbio sfociato poi in violenza, va ricercata la premeditazione, assurda ancora di più. 

L’ambasciata assicurerà ogni necessaria assistenza ai familiari del reggiano. Che era là per amore, lei è dell’Indonesia, si erano conosciuti, sposati e messi in società per il bar albergo. E’ partita per Sabang, in questo periodo era a Guastalla, il paese dove tornavano spesso, anche per la figlia. 

E’ la dimostrazione di quanto sia sempre difficile lavorare serenamente, soprattutto all’estero, le reazioni possono essere imprevedibili, da una divergenza di opinione può uscire di tutto. E’ questione di attimi, se si è da soli con gli aggressori non c’è quasi possibilità di reazione e la reazione peggiora le cose. Resta incredibile che un italiano che ha creduto nel lavoro in Indonesia, sia stato ucciso da persone alle quali, probabilmente, aveva offerto un lavoro e dunque di stare bene. Aldrovandi aveva preferito l’Est per amore, laggiù era felice, sarebbe rimasto anche per sempre, con qualche puntata nella Bassa. Era un personaggio. I familiari erano scettici, su quell’avventura, lui ha accontentato la moglie, era innamorato e felice anche del successo, la sua locanda era un cult, per gli italiani e non solo. Un giorno sarebbe magari tornato a Guastalla, a riproporre il modello di locanda vincente, non ha fatto in tempo. Due indonesiani probabilmente ingrati, una morte assurda. “Non dimenticherò mai il tuo sorriso e il tuo vivere pacifista”, scrive un’amica. Dice tutto.

Da “Il Giornale”

Il Giornale. Ubriaco alla guida, si salva solo lui: muoiono i suoi 3 amici, lavoravano insieme al supermercato. Erano usciti dalla discoteca, a Ferrara: due giocavano a calcio

Le tre vittime dell’incidente (ilgiornale.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ubriaco-guida-muoiono-i-suoi-3-amici-1760069.html

Vanni Zagnoli

Notte in discoteca, qualche bicchiere di troppo, soprattutto di chi è alla guida: esce di strada e provoca la morte dei tre amici con lui in macchina.

Accade a Vigarano Mainarda, paese di 7mila abitanti nella Bassa Ferrarese, al confine con il Modenese, terra terremotata, nel 2012, dove il sindaco Barbara Paron proclama il lutto cittadino. I quattro hanno tutti meno di 30 anni, venivano da un locale del paese, Lo Spirito, verso le due della notte fanno per rientrare a casa, alla guida della Mazda 3 bianca c’è Enrico Felloni, 24 anni, ferrarese: è diretto verso la città, esce di strada poco prima di un rettilineo, verso il mobilificio Dondi. Lo schianto è terribile, l’auto è accartocciata, in particolare sulla destra. Rimbalza sulla carreggiata, senza coinvolgere altri mezzi, e finisce contro un platano. Si salva solo il guidatore, Felloni esce dall’abitacolo e allerta i soccorsi, ma per i tre amici non c’è niente da fare: lui è ricoverato all’ospedale Sant’Anna a Cona, non in pericolo di vita. 

Muoiono sul colpo due rodigini, Giulio Nali, 28 anni, di Occhiobello, e Manuel Signorini, 23 anni, di Salara, e la 21enne ferrarese Miriam Berselli. Gli esami tossicologici evidenziano il livello alcolemico di 1,3 grammi per litro, due volte e mezza superiore al limite di legge, per mettersi alla guida, di 0,5. Sulla tragedia incidono la velocità sostenuta e asfalto umido, che fanno uscire di strada l’auto in via Modena, comunque il 24enne è indagato per omicidio stradale plurimo. I quattro lavoravano in un supermercato di Ferrara, l’Iper Tosano, Miriam era popolare, su facebook e instagram. Dov’è ricordata da Andreas11: “Era una persona che meritava solo tanta felicità: non meritava tutto questo per colpa di un incosciente, non meritava un briciolo di male”. Aveva studiato alla fondazione per l’agricoltura fratelli Navarra, iniziò in una gelateria e da due anni era al supermercato, da cassiera. Bellissima, capelli lunghi a treccia, viveva a Ferrara con la madre, Monica. Svegliata nella notte assieme ai nonni, dalla tremenda telefonata: i tre sono corsi alla camera mortuaria e poi a vedere quell’albero maledetto. Gli amici si muovevano fra le discoteche della zona, dal Muretto di Jesolo alla Rimini beach arena, il biondo Manuel era stato in vacanza a Valencia, in Spagna. Lascia il padre Sauro, addestratore di cani rottweiler, mamma Susanna e la sorella Elena, che lavora da un commercialista: “Eri il mio fratellino… – scrive su facebook -. Mio dio mi sento morire… Manuel perchè ci hai lasciati così? Perchè?”.

Si era diplomato a Badia Polesine, faceva il commesso. Giocò a calcio nelle giovanili a Legnago, Badia e Lendinara, adesso era in seconda categoria, nel Salara. Appassionato di skateboard, d’inverno praticava lo snowboard, d’estate il wakeboard, a Lignano Sabbiadoro, dove andava in vacanza. Giulio Nali si era laureato in radiologia, a Ferrara, nel 2014, comunque aveva scelto di lavorare nel supermercato, come guardia giurata, da 2 anni, arrivava in treno da Santa Maria Maddalena, frazione di Occhiobello. Lascia il padre Enrico Maria, vigile a Melara, e la mamma, titolare della merceria Punto Rosa. Grande tifoso dell’Inter, era fidanzato con Benedetta, che pure lavora al Tosano. “Amava giocare a calcio a 5”, ricorda l’amico Giacomo. E il suo ex allenatore, Claudio Zangherati: “Era un ragazzo molto intelligente, generoso e sempre educato. Giocò nel Canaro, sempre nel Rodigino, nel 2011-12, era molto veloce e aveva segnato anche qualche gol”. Adesso potranno giocare solo lassù. 

Da “Il Giornale”

Il Giornale. La donna carbonizzata nel Bolognese. Il killer è l’ex fidanzato, era stato denunciato dalla vittima per violenza sessuale nei confronti della figlia di lei. Il casolare occupato abusivamente

(ilmessaggero.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/donna-carbonizzata-killer-lex-fidanzato-1748398.html

Lui aveva molestato la figlia della fidanzata, per questo lei aveva troncato il rapporto.

L’aveva denunciato qualche mese fa, anche per violenza sessuale, nei confronti della sedicenne, l’uomo non si è mai arreso, l’ha uccisa e ne ha bruciato il corpo. L’hanno preso a Ventimiglia, dov’era in fuga. È stato M’hamed Chamekh, 41 anni, a uccidere la marocchina Atika Gharib, 32 anni, residente a Ferrara, trovata carbonizzata martedì, nel Bolognese.

Nelle campagne di Castello d’Argile, l’incendio si era sviluppato fra la notte di domenica e lunedì e il cadavere della donna era stato trovato l’indomani, sotto le macerie. Atika era scomparsa tre giorni fa, le indagini si sono proiettate subito sull’ex, che si sospettava fuggito in Francia, dai parenti. Inizialmente erano aperte tutte le piste, dall’incidente al suicidio, sino all’omicidio, finché la procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio e distruzione di cadavere con quell’unico indagato.

Quel cascinale abbandonato era frequentato periodicamente dalla marocchina e dal compagno, l’aveva riportata là per un probabile ultimo confronto, per tornare insieme. Lei l’aveva denunciato per molestie, all’adolescente di 16 anni avuta da una relazione precedente, ottenendo anche il provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati assieme alla ragazzina. Le attenzioni erano sempre più spinte, arriva a denunciarlo per violenza sessuale. La storia avanza, nonostante le accuse e le denunce, sino alla rottura, inevitabile. Il magrebino ha continuato a importunarla, con telefonate e appostamenti, magari a distanza, per evitare di infrangere il provvedimento di rimanerle lontana. Tre giorni fa, le ha chiesto di incontrarla con una scusa, in quel casolare in cui aveva trovato rifugio, al punto da creare un allaccio abusivo alla corrente elettrica. Il primo sospetto per il rogo era di una scintilla dovuta proprio all’allaccio abusivo, i vigili del fuoco scavano e fra le macerie trovano il cadavere. Emerge una spalla, poi il resto del corpo sepolto sotto il tetto. Lunedì mattina, l’assassino era fuggito, sotto choc, telefonando a una sorella in Marocco e a lei ha ammesso il delitto, così la stessa donna ha poi avvertito un familiare della vittima in Italia. L’uomo stava cercando di espatriare, gli investigatori hanno localizzato il suo cellulare in Liguria, è stato relativamente facile braccarlo. L’ha intercettato in mattinata la polizia ferroviaria ligure, a Ventimiglia, la procura di Bologna ha poi emesso il provvedimento formale di fermo richiesto dai carabinieri. È l’ennesimo femminicidio, l’interrogatorio del marocchino servirà per capire i particolari, se avesse invitato laggiù anche la sedicenne. Rimasta tragicamente orfana.

Vanni Zagnoli

Da “Il Giornale”

Il Giornale. Piacenza, due albanesi falciati all’uscita dell’Altro Village. La guidatrice era ubriaca e le avevano già ritirato la patente. La passeggera è fuggita prima dei soccorsi, il buio è la causa della doppia morte. Il racconto della nostra serata nel locale più in del Trebbia, verso il paese di Bersani

(ilpiacenza.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/due-travolti-e-uccisi-fuori-discoteca-arrestata-trentenne-1719126.html

Vanni Zagnoli

Piacenza. Erano stati a L’Altro Village, a Piacenza, come noi la notte della mancata serie B dei biancorossi, nel calcio, a inizio mese. Ergi Skenderi e Xhulio Kaya erano due amici di 20 e 22 anni, avevano appena trascorso insieme una serata allegra e spensierata in discoteca. Con tanti altri della loro compagnia, gli albanesi avevano ballato e scherzato sino a tardi, in quel locale che in riva al Trebbia è molto di moda. E’ partner del Piacenza calcio o forse anche comproprietario, per questo l’avevamo visitato: per caricare il computer, avevamo visto per caso l’industriale Luciano Arici, bresciano, proprietario dell’Ipr (freni) e il suo barman capo ci aveva pregato di non riprendere nessuno, comunque avevamo già fatto e poi intervistato a lungo uno dei buttafuori. All’uscita del Village, alle 4, i giovani d’oltre Adriatico sono falciati da una Renault Twingo, schizzata a gran velocità, sulla statale 45, e perdono la vita all’istante. Alla guida dell’auto, distrutta, c’è una donna di 30 anni, arrestata per omicidio stradale plurimo: ha un tasso alcolemico di 2,44 grammi per litro, quasi cinque volte superiore al limite di 0,5 e in passato ebbe problemi per guida in stato di ebbrezza, al punto che di recente le venne ritirata la patente; andrà ai domiciliari in attesa della convalida, davanti al gip di Piacenza. Nelle prossime ore la procura affiderà l’autopsia sulle salme. Grazie anche ad alcune testimonianze, la stradale ha ricostruito la dinamica, la Twingo viaggia verso Bobbio, verso le terre dove abita ancora l’ex leader del Pd Pierluigi Bersani. Davanti all’ingresso della discoteca travolge i due che probabilmente raggiungevano la loro vettura posteggiata lì vicino. Magari non sono stati fortunati quanto noi che, in quanto giornalisti, grazie al parcheggiatore montenegrino, intervistato, avevamo sistemato nei pressi dell’ingresso la nostra vettura-ufficio, accanto alle supercar dei vip. Non è chiaro se attraversassero o percorressero la strada sul ciglio, quel tratto è completamente buio e privo di attraversamenti pedonali, nonostante gravi incidenti si fossero già verificati. L’impatto fa volare i ragazzi a decine di metri, la Twingo rossa è sfasciata sull’anteriore, termina a oltre cento metri, nel mezzo di un campo coltivato, dove la scientifica svolge i rilievi. Le indagini devono chiarire chi accompagnasse la guidatrice, perchè un’altra persona secondo testimoni è fuggita prima dei soccorsi. Tanti gli amici delle vittime accorsi appena si sono accorti della tragedia, usciti dal locale insieme a numerosi avventori: alcuni hanno accusato malori, uno è portato al pronto soccorso. Dove la pluriomicida resta piantonata, in stato di choc e con prognosi di 20 giorni. Al momento del sinistro i lampioni al margine della carreggiata erano spenti, ora il sindaco Patrizia Barbieri li farà tenere accesi. Quella strada è abbastanza larga, invita alla velocità, anche da sobri, figurarsi per chi, come la 30enne, aveva bevuto. Rimane una strage del sabato sera, ma adesso avvengono anche il venerdì e la domenica e anche il mercoledì, le sere dello sballo. Anche in città, non solo in riviera, non solo in Romagna.

Da “Il Giornale”

Il Giornale. Nessuno si è accorto che Edoardo stava annegando. 10 indagati per il bimbo morto a Mirabilandia lasciato solo per 8 minuti

(ilmessaggero.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bimbo-annegato-solo-8-minuti-1714908.html

Vanni Zagnoli

Atto formale, sì, però il numero di indagati sorprende. Sono 10, dieci che dovranno rispondere di omicidio colposo in cooperazione, di Edoardo Bassani, il quattrenne di Castrocaro (Forlì),  annegato in una piscina del parco di divertimenti Mirabilandia. Atto dovuto, certo, in vista dell’autopsia, dopo la riunione tra gli investigatori della mattinata, ma resta una cifra elevata. Del resto il piccolo è rimasto da solo per 8’, infiniti, terribili, in cui è andato incontro alla morte, annegato, in un metro e passa di acqua, mentre la mamma l’aveva lasciato a 30 centimetri.

Hanno deciso il procuratore Alessandro Mancini e il sostituto Daniele Barberini, con carabinieri e ispettori della medicina del lavoro dell’ausl di Ravenna. Sono due le aree di eventuale responsabilità penale su cui si concentrano gli inquirenti, chi aveva un diretto contatto col bambino e quindi in primis la madre, difesa dall’avvocato Fabio Zauli di Forlì, e poi il personale del salvataggio di Mirabeach, l’area del parco di divertimenti teatro della tragedia. Si valuteranno l’organizzazione del parco in materia di sicurezza e le condotte delle persone con ruoli, intanto la procura non sequestra oggi o bene di Mirabilandia. Si continuerà poi a cercare di ricostruire con precisione cos’è successo nel tempo in cui il bambino, è rimasto solo, in 30 centimetri d’acqua. Durante quegli 8 minuti ha giocato, si è diretto verso altri bambini ma poi è andato a finire in laguna del sol, dove l’acqua è profonda 110 centimetri. Quando è andato in affanno, nessuno se ne sarebbe accorto, la madre intanto lo stava cercando. Quando è stato visto, era già a faccia in giù e inutili sono stati i tentativi di rianimarlo: è deceduto nel tragitto verso l’ospedale. Oggi verrà conferito l’incarico al medico legale per l’autopsia e le difese degli indagati potranno nominare i propri consulenti di parte. A Castrocaro Terme sarà proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali, fissati quando saranno terminati gli accertamenti. 

In Romagna resta lo sconcerto per una tragedia che si poteva evitare, rischia davvero solo la mamma, che l’ha lasciato da solo, ma neanche si capisce come in dieci non si siano accorti di nulla, neanche magari gli altri bambini, i parenti degli altri piccoli. Edoardo era un bimbo vivace, per questo si è allontanato da solo, a esplorare una nuova vasca, era attratto dallo spettacolo, dal contesto. La mamma è sconvolta, come i forlivesi e i ravennati, migliaia di persone parteciperanno ai funerali. 

Sovviene il dramma del bimbo di un anno e mezzo morto a Bologna, da un carro di Carnevale, pochi mesi fa. Fatalità, ma non solo, perchè ci chiediamo dove fosse andata la mamma in quei minuti, magari anche solo al bagno. Edoardo andava ingabbiato, controllato a vista, troppo esuberante per essere lasciato solo. Il papà era al lavoro, con il nonno, non ha fratelli. Ogni anno milioni di persone nel mondo girano per i parchi giochi per bambini, adesso i genitori moltiplicheranno le attenzioni.

Da “Il Giornale”