Volley, mondiali femminili. Italia imbattuta, vince per 3-1 anche contro il Belgio

Vanni Zagnoli

Tre partite e l’Italia si qualifica alla seconda fase dei mondiali di volley, ad Arhnem, con due gare di anticipo. Batte il Belgio per 3-1, ha rischiato tuttavia di perdere 3-0.

Mazzanti impiega tutte le titolari, dunque Orro come alzatrice, non Malinov, lasciata in panchina anche nei momenti più critici.

L’Italia insegue dall’inizio, nonostante i muri di Orro, Danesi e Sylla. Proprio Sylla viene murata e il Belgio va a +2. Chiuderà Van Avermaet mura da sola Bosetti, a chiudere il primo set, per 21-25. Le difficoltà dell’Italia sono in posto 4, Caterina Bosetti non è in serata.

Il secondo è altrettanto equilibrato, un muro di Orro è significativo. Dal 18 pari, l’Italia arriva sul 24-20 anche grazie a due muri di Anna Danesi. Poi con due attacchi larghi di fila di Egonu le fiamminghe tornano in parità. Lo 0-2 sembra fatto, sul 25-26, le rossonere esultano per il punto, non si accorgono che la palla è ancora in gioco e De Gennaro le sorprende con un palleggio dove non possono arrivare, essendosi girate in anticipo. E lì c’è la prima svolta dalla partita. Servono un tocco sporco di Sylla e un altro muro di Danesi per festeggiare l’uno pari.

La terza frazione è complicata, Sylla viene murata per il 12-16 e allora Mazzanti la cambia con Elena Pietrini. Anche il coach si innervosisce per gli errori, in un timeout gli sfugge un’espressione quasi blasfema. Sul 16-20 c’è un errore dell’arbitra egiziana, che dirige con il velo, bianco, su tenuta nera, considera trattenuta una conclusione di Egonu che non lo sarebbe stata neanche con le regole della vecchia pallavolo, per nulla permissive. 

Il Belgio mantiene così 3-4 punti di margine, salvo incepparsi, nonostante una nuova incertezza dell’arbitra Khattab Taghrid a suo favore. Dal 20-24, Bosetti azzecca l’ace, poi Egonu la mette a terra, per due volte, con la sua grande elevazione. Herbots arriva a 30 punti con pochi errori, sul finire di terzo set. Perde efficacia ai vantaggi, viene murata da Danesi e poi spedisce la palla alta, per il 29-27.

Il quarto set è il più facile di questo Europeo, il Belgio crolla letteralmente, 25-9, sempre con Pietrini in banda, al posto di Sylla, che da un anno e mezzo ha perso qualcosa del suo tremendismo.

“L’ultimo set è stato ottimo – dice Cristina Chirichella, al terzo mondiale, come Monica De Gennaro -, nel secondo e nel terzo non abbiamo mollato quando loro erano in temperatura. Ci avevano messo in difficoltà, difendevano tutto. Anche se non abbiamo mostrato un’ottima pallavolo abbiamo retto ed era fondamentale recuperare anche questo svantaggio. C’è stata qualche svista, qualche errore di troppo nostro, dobbiamo sistemare qualcosa. Conta però questa determinazione”.

E Davide Mazzanti, che nei primi anni di nazionale non vedeva l’ora di giocare, adesso è diventato più calmo: “Se le sofferenze aiutano a crescere, siamo cresciuti tanti. Abbiamo sofferto, siamo stati bravissimi in fase di break e poi anche nel vecchio cambio palla”.

Sarà felice, davanti alla tv, anche la moglie, Serena Ortolani, che quest’anno si è ritirata, a 35 anni e mezzo, ha chiuso in serie A2 alla San Giovanni in Marignano. C’era, nel precedente mondiale, e giocò anche abbastanza.

In questo, l’Italia tornerà in campo giovedì sera, sempre alle 18, con il Kenya, e lì di nuovo darà spazio alle riserve.

Il Messaggero. Volley, Alessandro Bovolenta campione Europeo Under 20

C’è un Bovolenta sul tetto d’Europa, Alessandro Alberto è campione under 20, da miglior giocatore della manifestazione, a 18 anni, fra i più giovani del torneo di Montesilvano, in Abruzzo.
Il 24 marzo 2012 perse il papà Vigor, rodigino, per 13 anni in nazionale, con l’argento olimpico e due ori europei. Il suo cuore smise di battere a 37 anni, durante una partita di serie B2, a Treia, Macerata, con Forlì, dove stava chiudendo la carriera. Aveva sofferto di extrasistole, nel 2000 si fermò per 4 mesi, ma quel problema cardiaco non influì sul decesso. L’autopsia parlò di coronaropatia aterosclerotica severa, una patologia per la quale avrebbe dovuto fermarsi, ma nel 2015 i due medici che gli avevano rilasciato l’idoneità sportiva vennero assolti per insufficienza di prove dall’accusa di omicidio colposo. Assieme alla tragedia del calciatore Piermario Morosini, la sua morte ha aperto la strada ai defibrillatori negli impianti sportivi.
Alessandro aveva quasi 8 anni e a un mese dalla scomparsa del papà scese in campo con la nazionale guidata da Mauro Berruto nel primo Bovo day, quest’anno ha esordito in serie A a Ravenna, con cui il padre vinse la Champions league. La squadra è finita ultima, lui resterà in A2, si era rivelato in serie B, nella seconda squadra giallorossa.
E’ stato Marco Bonitta, il ct campione del mondo con l’Italia femminile, nel 2002, a volerlo nel settore giovanile romagnolo e fargli cambiare ruolo, era centrale come il padre, è diventato opposto, il finalizzatore offensivo. Un anno fa è andato al mondiale under 19 a Teheran, da più giovane dell’Italia, e fu quasi sempre titolare.
A fargli da filtro per le interviste c’è mamma Federica Lisi, romana, a lungo palleggiatrice in serie A1, a Roma, a Napoli, sino alla chiusura a Modena. “Senza paura è il motto di casa”, racconta lei. La famiglia abita in una villetta a Ravenna, la fece costruire nonno Gino. “Le difficoltà vanno sempre affrontate, siamo una squadra, 5 figli sono veramente come una mano”.
I Bovolenta si chiamano tutti con la A, Arianna ha 14 anni, le gemelle Angelica e Aurora 11 e il piccolo Andrea 9, è nato qualche mese dopo la morte del padre. Anche i tre piccoli giocano, a Ravenna, le bimbe nella gloriosa Olimpia. “Nei due anni di covid, anche i grandi fra i miei ‘nani’ frequentavano in dad una scuola di Trieste con tutor dedicati”. 
In stagione, Alessandro vive a Ravenna ma in foresteria con due compagni di squadra. Va in quinta ragioneria. “Continuo con l’istruzione parentale – spiega lui -, farò l’esame da privatista, come tanti sportivi. So che è importante studiare, per relazionarmi con gli altri. Mamma mi fa mantenere il cervello attivo, non si vive di sola pallavolo”.
Arianna da febbraio gioca nel Volleyrò, a Casal de Pazzi, Roma, dove frequenta il liceo linguistico, e sarà già inserita in B2. I Bovolenta cercano di non farsi schiacciare dal cognome. “E’ il mio, ne vado esclusivamente fiero”, sottolineava Alessandro. Ha cambiato numero di maglia, dal 30 al 7. “Ho scelto di non indossare il suo 16 perché io sono un’altra persona. Papà mi guarda da lassù, ma questa è la mia storia”. 
Il 30 maggio, nel giorno del compleanno di Vigor i 5 figli si ritrovano anche con i nonni paterni, che hanno perso un altro figlio, per leucemia. “Fisicamente mio marito non c’è – riflette Federica – ma è presente. Magari si parte scherzando e poi può uscire il discorso, parliamo della nostra quotidianità, siamo molto intimi nei ricordi. E Alessandro all’epoca era talmente piccole che ne ha pochi”.
Domenica sera, l’Italia ha battuto la Polonia campione del mondo under 19 al tiebreak ma il quinto set è stato facile. In rosa figurano altri due parenti d’arte, il palleggiatore Mattia Boninfante è figlio di Dante, bronzo olimpico a Londra, da secondo alzatore, e Luca Porro, fratello di Paolo, già in serie A, e miglior schiacciatore al mondiale juniores un anno fa. “Nella semifinale con la Bulgaria – riprende Alessandro – ho realizzato 27 punti, ma il merito è soprattutto della squadra, abbiamo cercato di sbagliare il meno possibile. Siamo come una famiglia, con tutti, e per me Gaetano Penna è come un fratello”.
In 105 giorni di ritiro, l’Italia under 20 ha disputato 19 partite, perdendone una sola. “E’ stata l’estate più bella della mia. E questo oro mi mette i brividi”.
L’Italia ha vinto tutti e 6 gli Europei under 20 della storia e anche tutti e 6 gli ultimi campionati giovanili, fra maschi e femminile, nelle 3 categorie, non ci riuscì neanche l’Urss. Il segreto è anche il direttore tecnico Julio Velasco, che fu allenatore di Vigor nell’argento olimpico del ’96. “Julio ci ha dato una grandissima mano dall’inizio, dal 12 giugno – conclude Bovo junior -, ci ha sempre accompagnato, provando a cambiare la nostra mentalità, a renderla vincente, anche adesso che ritorniamo nei club”. E il guru argentino dice che, come Vigor, Alessandro è un ragazzo d’oro. “Lo ringrazio. Il gruppo è di classe 2003 e 04, la mia precocità è questione di genetica, i due metri e 05 a 18 anni, ma proprio lui ha contribuito a farmi portare avanti, con la testa, oltre a cercare di migliorarmi tecnicamente”. In prospettiva, vale altri figli d’arte, Michieletto e Zaytsev.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Volley, Italia fatica ma batte il Porto Rico 3-0, ora il Belgio

Tre a zero anche nella seconda partita del mondiale, per l’Italia femminile, ma con tante più difficoltà. Porto Rico è migliore del Camerun, rimonta 3 punti ha un set point e si arrende per 28-26, grazie al colpo di Malinov, ieri titolare, al posto di Orro, subentrata bene negli altri due set. Mazzanti lascia a riposo una schiacciatrice, Sylla, e una centrale, Chirichella, Pietrini e Lubian non brillano e così nel secondo set dal -5 è determinante Caterina Bosetti, per il 25-21. L’Italia è superiore in attacco e a muro, non al servizio, recupera 4 punti nel terzo e chiude 26-24. Stasera, alle 18 (Rai2 e Sky) c’è il Belgio.
v.z.

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Ilmattino.it. Volley, Italia vs Porto Rico 3-0: Mazzanti cambia metà sestetto e le azzurre faticano. Brava Bosetti

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6952160.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6952199.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6953261.html

di Vanni Zagnoli

A differenza di Fefè De Giorgi, che effettuava cambi solo di fronte a cali di rendimento evidenti di titolari, Davide Mazzanti rinuncia a metà sestetto base, con Porto Rico, e anche così si spiegano le difficoltà in questo 3-0, molto più complicato rispetto alla gara d’esordio con il Camerun.

Le azzurre lavorano tanto in palestra, sul piano fisico, anche in questa prima fase, per arrivare al massimo nella terza settimana dei mondiali, che si concluderanno sabato 15 ottobre, e allora è utile far rifiatare e tre titolari, almeno mentalmente, e poi si ha quasi la sensazione di voler far allenare la squadra a recuperare svantaggi.

Con Porto Rico, dunque, l’Italia lascia in panchina la capitana Sylla per Elisa Pietrini, 22 anni, che da poco ha sposato il cestista David Paunovic, 27 anni, ex di Raphaela Folie, assente anche dalla Nations league per risparmiarsi un po’, dopo gli infortuni che l’hanno penalizzata in carriera. In regia c’è Ofelia Malinov, che da un anno in nazionale ha lasciato il posto ad Alessia Orro, utile negli ingressi nel secondo e nel terzo set. Al centro riposa l’ex capitana Chirichella per Marina Lubian, torinese, figlia di un pallanotista, che era già nel gruppo a 18 anni, al precedente mondiale.

Ad Arnhem, in Olanda, in uno dei tre campi da volley ricavati dallo stadio, l’Italia soffre in ricezione, con Pietrini, e fatica ad avere un campio palla fluido. Con il muro di Bosetti arriva sul 12-10, torna dietro ma sembra tranquilla, sul 23-20 di Lubian in primo tempo. Si fa rimontare da Enright, va sotto 25-26 eppure si riprende il set, grazie al muro di Egony e alla freeball di Malinov, con un colpo alla Giannelli.

Nel secondo, il muro di Lubian dà il 13-10, poi salgono in cattedra Reyes e Abercrombie, americana, naturalizzata grazie alla madre. Sul 15-20, il ct Mazzanti usa il doppio cambio, dell’alzatrice e anche di Egonu, con Sylvia Nwakalor. Grazie al muro, le azzurre si riavvicinano, Danesi ne piazza uno e attacca bene. Un challenge millimetrico offre la spinta decisiva, con un parziale di 11-2, con la regolarità di Caterina Bosetti, che pure in carriera è stata penalizzata da infortuni.

Nel terzo set rientrano Malinov e Paola Egonu, le caraibiche avanzano sull’8-13 sfruttando il nostro gioco, prevedibile. Due muri portano alla parità a quota 14, altro passaggio a vuoto sul 16-20. Il tempo a muro di Malinov e la fisicità di Lubian servono per il -1, Egonu trova continuità, Porto Rico la perde. Orro entra e batte bene, Danesi va in primo tempo, chiude in diagonale la nostra opposta. Per la giocatrice più attesa del mondiale, nata a Cittadella (Padova) da genitori nigeriani, 19 punti ma anche errori. Pietrini arriva a 15, Sylla in ricezione è più affidabile. I 6 punti in attacco e 4 a muro di Caterina Bosetti la propongono su buoni livelli. Sull’altro fronte, Ocasio, Enright e Valentin confermano l’efficacia evidenziata nelle stagioni in cui hanno giocato in Italia.

“Abbiamo faticato a leggere situazioni – spiega Davide Mazzanti -. Siamo stati lenti, ma anche capaci di recuperare le nostre capacità nei momenti di difficoltà. Abbiamo lasciato spazio eccessivo alle avversarie, faticando in ricezione e in difesa, salvo eccellere nei finali di set”.

Monica De Gennaro non si è prodotta nei salvataggi che ne fanno il miglior libero al mondo, anche a 35 anni. Il marito Daniele Santarelli allena la Serbia, campione del mondo, va sotto 2-1 con la Bulgaria di Lorenzo Micelli, poi sconfitta 15-9.

Domani per l’Italia ci sarà la terza forza del girone, il Belgio, che dovrebbe finire dietro anche all’Olanda. Si gioca dalle 18, con diretta su Rai2 e Skysport1.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Al Menti per respirare la leggenda del Real Vicenza

https://www.enordest.it/2022/09/25/al-menti-per-respirare-la-leggenda-del-real-vicenza/

Vanni Zagnoli

Il nostro viaggio a Vicenza è stato nella notte della salvezza sperata, che poi a Cosenza si è trasformata in retrocessione, in serie B, dopo appena due stagioni.

C’era Sara Vivian, ufficio stampa, affascinante. Segue il proprietario Renzo Rosso dalla serie C2, dal Bassano, Virtus, al Lanerossi. Sara ci ha consentito di raccontare lo stadio Romeo Menti, nel giorno di una bella conferenza stampa di Stefano Rosso, il figlio di Renzo, con il direttore generale Andrea Bedin, ex serie B, che avevo conosciuto in quella veste.

Sono passate troppe settimane, restano le emozioni. Il piacere di assaporare il biancorosso. 

Sono entrato sul campo del Menti, sul manto, verde, alla vigilia di un evento organizzato da romagnoli. Ho girato per le tribune, quel che non avevo fatto, ma molto avevo percorso, nella notte del mio viaggio da Civitanova, Marche, Macerata, dallo scudetto numero 7 della Lube, nel volley, a Vicenza, appunto.

Le emozioni, dicevo, del Menti. Le mie sono state forti, andai nel ’98, direi, addirittura per il Corriere della Sera, comunque era un Vicenza-Bologna, con Signori protagonista, c’era Francesco Guidolin, sulla panchina biancorossa.

E andai la notte magica della coppa delle Coppe, contro il Chelsea, contro Vialli, Gianluca, che da anni non sta bene, il Gianduca, come lo chiamava Gianni Brera. Finì 1-0, direi, e giocò un giovanissimo Massimo Ambrosini, pesarese, commentatore di Dazn, ex Sky, sport.

C’erano anche, credo, forse, Giovanni Ratti e Giorgio Barbieri, de La Provincia di Cremona, Ratti è una grande penna, molto più di me, adesso in pensione, ama la Juve e i fumetti, è pittoresco, fiabesco, nello scritto.

Ebbene, Enrico Pirondini, reggiano, di Guastalla, già allo sport di Mediaset e direttore de La Nuova Ferrara, lo spedì inviato a Londra, al ritorno, al 3-1, ma era uno 0-2, se ci fosse stato il var, a convalidare il raddoppio di Luiso.

Il Menti, dunque, è tantissima roba, qualcosa devo ancora scoprire, su youtube, da vannizagnoli.it, le riprese nell’ultima notte cadetta, all’interno dello stadio.

Ho solcato i settori, camminato, quasi pianto, perchè il Lanerossi è tanta roba.

Un giorno convincerò Giorgio Carrera ad aprirmi casa sua, era il libero, reggiano, di Bagnolo, in Piano, del Real Vicenza, per raccontare la squadra vicecampione d’Italia, dietro la Juventus, nel 1977-’78, con Paolo Rossi centravanti e Giovan Battista Fabbri in panchina, ferrarese.

Ricordate che per la morte di Pablito ho raccontato, anche in video, la figlia, di Gb.

Erano biancorossi eroici, di cui ci sono poche immagini, l’anno successivo uscirono al primo turno, in Europa, in coppa delle coppe, mi pare, con il Dukla Praga, all’andata il ceco Maceda mise fuori causa Rossi, al ginocchio.

Giussy Farina era il presidente, vive ancora, l’ho raccontato in video per Mediaset premium, la tribù del calcio, anni fa, andai proprio al ristorante, mi pare, non a casa sua, e ci fermammo a cena con lui con la troupe della tv.

Adesso è in casa di riposo, ma lucido, l’ho chiamato un anno e mezzo fa, alla morte di Pablito, era desolato, con tutti.

Era un Vicenza da mandare a memoria.

Ernesto Galli, dunque, scomparso, fra i pali, e poi Lelj, anche alla Fiorentina, e Marangon, Luciano, poi campione d’Italia, Prestanti era lo stopper, Carrera il libero, Guidetti prima o dopo il mediano a sostegno, avrebbe detto Sandro Ciotti, la voce rauca di radioRai, scomparsa ormai 20 anni fa, dopo Enrico Ameri. Rosi, Faloppa, Filippi, Paolo Rossi, appunto, ma anche Salvi, dalla cintola in su.

Volutamente non guardo su wikipedia, sarebbe troppo facile.

Quella sera, allora, di maggio, direi, del playout, andata, sono stato al terzo tempo, modello rugby, sotto la curva dello stadio Romeo Menti, avevo molto timore, non ho filmato tanto, ho sempre paura di prenderle, gli ultras non accettano di finire su youtube, ma non ho corso rischi.

C’era gente fisicatissima, di successo con le donne, ma sempre a bere birra.

La leggenda del Lane.

Quella sera arrivo tardi, per la ripresa, prima però mi godo lo store, del Vicenza, incredibile, da Champions league, mi manca l’hospitality.

Il Menti è un signor stadio, bello, ma non dappertutto, ha alcune parti ancora fatiscenti, brutte.

Conta che ci sia la famiglia Rosso, con il marchio Diesel e un potenziale da serie A.

Aspetto il Vicenza in Europa, come con Francesco, Guidolin, il mio allenatore preferito assieme a Giampiero Gasperini. Sono due fra i più sottovalutati al mondo, il trevigiano a 63 anni ha deciso di smettere, dopo il Galles, a 64 il Gasp insegue ancora il secondo posto e la semifinale di Champions league, quest’anno peraltro neanche è in Europa ma è in testa, dopo un lustro da record.

Il Vicenza è da record, è stato grande negli anni ’60 e ’70. Il Lane, il Vicenza. Da brividi.

Un giorno, andate al Menti, vibra. Vibra tutto, vibra il cuore. Anche se la squadra ha iniziato con 7 punti in 4 gare, in serie C. Magari duetterà per la risalita con il Pordenone e il Padova, l’Arzignano difficilmente reggerà, Triestina e Virtus Verona per il momento sono dietro.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. La sorpresa è l’Udinese. In B saltano panchine

https://www.enordest.it/2022/09/25/la-sorpresa-e-ludinese-in-b-saltano-panchine/

Vanni Zagnoli 

Il record dell’Arsenal, fa debuttare il trequartista dell’Inghilterra under 17 Ethan Nwaneri, che ha 15 anni e mezzo, è il primo sotto i 16 anni a giocare in Premier. Supera Harvey Elliott, esordiente nel Fulham a 16 anni e un mese.

E’ un esempio per l’Italia che centellina i giovani, escluso nei finali di campionato, quando esordiscono giusto per avere una soddisfazione, ragazzi che magari poi si perdono nelle categorie inferiori o addirittura smettono. Da notare che ai Gunners mancava il capitano Odegaard, 24 anni, norvegese, che arrivò al Real Madrid a 16 anni, senza peraltro sfondare, neanche in Olanda né alla Real Sociedad.

La tecnologia e lo sport. Luis Enrique fa allenare la Spagna con il walkie-talkie: “Così i giocatori mi sentono meglio, devo urlare di meno”. Il gps viene usato nel rugby, ma anche nel calcio.

Bologna-Empoli 0-1, gol di Bandinelli a un quarto d’ora dalla fine, era già stato decisivo un anno fa, a Reggio, con il Sassuolo. E’ il primo successo per Paolo Zanetti con i toscani. Al Venezia aveva ottenuto l’ultimo a febbraio, a Torino, venne poi esonerato a fine aprile. La penultima vittoria era stata a Bologna, a fine novembre. Comunque la sua ricerca del bel gioco adesso dovrebbe pagare, con gli arancioneroverdi aveva una rosa troppo debole, per salvarsi.

Alessio Tacchinardi esonerato dal Lecco, 4 anni fa da subentrato chiuse settimo, allora in serie D, adesso in C. Si era salvato anche alla Pergolettese, in serie D, nel 2015. A Crema in serie D, al suo paese, si dimise, e a Fano, da subentrato, retrocedette in D ai playout. Spesso il personaggio televisivo, opinionista di Mediaset dal 2014, quando allena va male. Come l’ultimo Aldo Agroppi, sferzante alla Domenica Sportiva contro Antonio Matarrese ma licenziato alla Fiorentina di Cecchi Gori mentre stava retrocedendo.

Le imprese di Udinese, 3-1 all’Inter, dopo il 4-0 alla Roma, è alla 5^ vittoria di fila, lassù, con un allenatore che dava spettacolo, in serie B, all’Ascoli, dopo un decennio eccellente, fra serie B e C. La prima vittoria del Monza in A è contro la Juve, la sorpresa di Raffaele Palladino, che infatti dà il merito ai giocatori, per i soli 5 giorni di allenamento. La caduta contemporanea di Juve e Inter, Milan e Roma, ovvero le favorite per lo scudetto, le più attese, anche Simone Inzaghi è un pizzico in discussione.

Il ritorno in nazionale di Manolo Gabbiadini, giocò titolare 5 anni fa a Milano, in Italia-Svezia 0-0, per oltre un’ora, poi lasciò il posto a Belotti. Ha 30 anni e con il suo sinistro conserva classe, nella Sampdoria non ha giocato tanto ma resta di interesse azzurro considerata la scarsità di grandi attaccanti.

Mercoledì sera è finita 0-0 l’amichevole fra San Marino e le isole Seychelles, ovvero 33mila abitanti contro 97mila, due posti turistici fra i più apprezzati al mondo, 211^ nel ranking Fifa San Marino, la peggiore nazionale in assoluto, a sorpresa, perchè in passato ha ottenuto anche risultati di prestigio, e il 198° posto per le isole nell’oceano indiano.

I 4 cambi in panchina in serie B, più i 3 già effettuati. Non ha senso sostituire Castori, con i suoi 10 campionati vinti, dopo appena 6 giornate. Se non piace il suo calcio, agli antipodi rispetto ad Alvini, passato in serie A alla Cremonese, il presidente Santopadre non doveva prenderlo, certo Silvio Baldini sarà più offensivo, con il Perugia. Si era dimesso dal Palermo, che poi aveva preso Corini. 

Più motivato il ritorno a Pisa di Luca D’Angelo, che meritava la serie A, dopo lo spareggio perso con il Monza, Maran è uscito male dalla coppa Italia e ha conquistato appena 2 punti in 6 gare.

A Benevento, il presidente Vigorito vuole licenziare Fabio Caserta, comunque buono la scorsa stagione, con semifinale playoff, per affidarsi a Fabio Cannavaro, che mai ha allenato in Italia e dunque sarebbe un rischio, fra l’altro ha ottenuto la clausola di un milione di penale in caso di esonero.

A Como il cambio è motivato con i problemi di salute di Giacomo Gattuso, il tecnico della promozione e della salvezza brillante, arriva Moreno Longo, retrocesso con l’Alessandria ma dopo la promozione storica. Il SudTirol aveva già rinunciato nel precampionato a Zauli, dopo 3 settimane con il vice Leandro Greco si è affidata al difensivo Pierpaolo Bisoli, con il quale può arrivare la salvezza.

Comunque 6 cambi in poco più di un mese di campionato sono molti.

Basket. La grandezza di Sergio Scariolo, vincitore di 4 ori e un bronzo agli Europei, con la Spagna. Più argento e bronzo olimpico, più l’oro mondiale. Il tecnico bresciano diventa l’allenatore più vincente di ogni tempo, del basket italiano, considerato anche il titolo Nba da vice, con Toronto.

Volley, le azzurre scelte da Davide Mazzanti, per il mondiale iniziato ieri con il Camerun. Rispetto all’oro europeo manca Sarah Fahr, che ad aprile si è rotta nuovamente i legamenti, al suo posto Marina Lubian, figlia di un pallanotista torinese. In banda torna Caterina Bosetti, che era infortunata, un anno fa, esce Sofia D’Odorico. Il secondo libero negli anni è cambiato spesso, ora tocca alla chioggiotta Eleonora Fersino, classe 2000, come Pietrini e Lubian

A Gardone Riviera, Marcell Jacobs ha sposato Nicole Daza, con parenti arrivati dagli States, ma non il padre. Elegantissimo nel suo smoking scuro, il campione olimpico dei 100 metri, anche mondiale indoor ed europeo, ha raggiunto in barca, da Desenzano, la location cara a D’Annunzio. Nozze e compleanno nella stessa giornata, per Nicole, splendida nel suo lungo velo, abbracciata dal piccolo Anthony. Coach Paolo Camossi era il testimone, molti gli azzurri: l’oro olimpico del salto in alto Gianmarco Tamberi, al compagno di staffetta a Tokyo Fausto Desalu, l’ostacolista Paolo Dal Molin, la staffettista Johanelis Herrera, la lunghista Laura Strati. E poi il presidente della Fidal Stefano Mei, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il vicepresidente federale e dt Fiamme Oro Sergio Baldo, fra i 150 invitati.

Boxe, la grandezza di Canelo Alvarez. Il messicano conserva il titolo dei supermedi e i titoli Wba, Wbc, Wbo e Ibf, batte il 40enne Golovkin, kazako per la seconda volta in 5 anni, la prima finì in parità: “Sono il miglior pugile al mondo”, aveva dichiato alla vigilia, probabilmente è vero.

L’Italia vince ai mondiali di subbuteo, a Roma, a cinecittà, su 26 nazioni, Luca Colangelo è il campione individuale, poi il titolo a squadre e l’argento fra i veterani e tra le donne.

Ciclismo, l’argento mondiale nella staffetta mista, le staffette miste portano medaglie all’Italia, nel nuoto, nell’atletica, nel tiro a volo e praticamente in tutti gli sport in cui vengono proposte.

Tre temi, intanto, dal festival della Gazzetta dello sport, a Trento.

Marcell Jacobs: “A Roma 2024, Europei, farò i 100 e i 200”. L’allenatore Paolo Camossi: “E’ una forzatura dire che ci alleniamo per battere Bolt”. “Io però ci penso, al record – dice Marcell -. Sono molto esplosivo, con buoni piedi, ottima velocità fin da subito e cerco di tenerla”. 

Camossi: “Le partenze sono diverse, in base anche al blocco, a Tokyo raggiunge la punta massima velocità agli 84 metri, nessuno fra i grandi ha quel valore. Il sogno è che raggiunga la maggior velocità all’arrivo. L’obiettivo per il 2023 sarà ripetere questa stagione, disputando però 15 gare”.

Jacobs: “Gli infortuni sono dipesi dal virus preso in Kenya, ero stato 3 giorni in ospedale, resta nei muscoli per 6 mesi. Mi presenterò agli Europei indoor a Istanbul da campione, mentre ai mondiali di Budapest cercherò la medaglia che mi manca. Mi sento giovanissimo, sino ai 20 anni mi sono divertito, non ho spremuto tanto il mio corpo, posso reggere altri 10 anni”.

Con Bruno Conti, Fulvio Collovati, Beppe Bergomi, Franco Causio e 

Altobelli, la rievocazione del mondiale del 1982. https://www.youtube.com/watch?v=Cl6Uk6Ou-bM

Video, ciclismo, Elia Viviani presenta il mondiale con arrivo stamane: “Van der Poel, Van Aert e Alaphilippe favoriti per il mondiale. Il circuito è duro. Bennati non è un ct troppo giovane”. 

Da “Enordest.it”

Enordest.it. L’Italia riassapora la magia del tennis

https://www.enordest.it/2022/09/25/litalia-riassapora-la-magia-del-tennis/

Vanni Zagnoli

Siamo stati a Casalecchio di Reno (Bologna), due venerdì fa, per la coppa Davis. Due giorni prima, l’Italia aveva battuto la Croazia, vendicando l’eliminazione di un anno fa, con l’Argentina è finita 2-1, con la sconfitta in doppio di fatto ininfluente, mentre domenica è arrivato anche il 2-1 sulla Svezia. A novembre, a Malaga, in Spagna, l’Italia affronterà gli Stati Uniti, nei quarti di finale, passa per prima nel girone emiliano, davanti alla Croazia. Le uniche sconfitte sono state domenica di Sinner, che già aveva sofferto con l’argentino Cerundolo, ed è stato superato dal più giovane dei fratelli Ymer, e appunto il doppio Bolelli-Fognini contro i fratelli argentini.

Bene Berrettini, ormai recuperato, in settimana è stato riserva per il team Europa, alla Rod Lever cup, torneo che segna l’addio di Roger Federer.

A Bologna è scesa gente anche da nordest, Casalecchio sta al capoluogo emiliano come Villorba sta a Treviso. Ci ha colpito l prezzo, 150 euro anche soltanto per seguire l’ultima gara di giornata, con due doppi su tre praticamente ininfluenti.

C’era grande pubblico e il biglietto non era neanche cedibile, cioè chi non se ne andava prima neanche poteva passare il tagliando ad altri, anche se chi l’ha acquistato è andato via.

Bella proprio la presenza dei tifosi, con vuoti circoscritti, con gli appassionati che davvero avevano voglia di grande tennis.

A proposito, la federazione tennis ha proprio ingaggiato dei sostenitori di professione, quelli della Lube Civitanova, che qui si raccontano.

E chissà come sarebbe andata, se avesse vinto lo scudetto del volley Perugia, sarebbero arrivati i sirmaniaci, molto più calorosi.

Questa è l’uscita del pullman, proprio

Con le nostre riprese empiriche, con 3 telefoni, abbiamo ottenuto anche di mostrare l’hospitality, alla quasi notte, di venerdì.

Tra il pubblico c’erano alcuni atleti, è uno Ludovico de Ventura, abruzzese di Vasto, che a 22 anni insegna già tennis e gioca, ma a Birmingham, la città dell’Aston Villa calcio, che vinse anche una coppa dei Campioni. Ludovico racconta il piacere di vivere della propria passione.

Il tifo e anche la postazione Rai, con Cristina Caruso e Omar Camporese, bolognese

Gli effetti del tifo, proprio. E la curiosità della voce che accompagna ogni servizio fuori. 

Il riscaldamento, degli azzurri, i palleggi da bordo campo

Un primo giro all’esterno dell’Unipol arena, con i cartelloni e le promozioni.

Un altro giro all’esterno e l’attesa per la vittoria di Sinner, con l’uscita di qualche centinaio di spettatori

I mezzi della produzione, Rai e supertennistv

Fra gli spettatori c’era un 72enne siracusano, di Floridia. Spiega quanto sia aggregante il tennis e quanto sia utile per gli anziani.

La magia delle racchette e delle palline, dunque, assaporata per alcune ore al più grande evento italiano della stagione, forse anche superiore agli Internazionali, a Roma.

Da “Enordest.it”

Ilmessaggero.it e ilmattino.it. Ciclismo, Elia Viviani: «Per il Mondiale favoriti Van Aert e van der Poel, ma Bettiol o Trentin possono sorprenderli»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/ciclismo_mondiale_elia_viviani_van_aert_van_der_poel-6946611.html

di Vanni Zagnoli

E’ dal 2008 che l’Italia non vince il mondiale di ciclismo, i 14 anni di digiuno avvicinano al ritardo record, fra il 1932, con il terzo oro di Alfredo Binda, e il 1953, con Fausto Coppi. Quei 21 anni in realtà sono proprio 14, dal momento che 7 edizioni non furono disputate, per la seconda guerra mondiale.

Elia Viviani, in Australia si può vincere, domenica mattina?

«Ci proviamo», risponde il veronese, oro olimpico di Rio, in pista, e portabandiera con Jessica Rossi a Tokyo, in cui ha vinto il bronzo. E’ a Trento al festival della Gazzetta dello sport.

Lei ha disputato 4 mondiali, il primo nel 2011. Perchè da 5 anni non rientra più nelle convocazioni?

«Il percorso sembrava facile, invece è molto duro, troppo per le mie caratteristiche. Il tratto in linea è molto impegnativo, c’è una salita di 7 km che può accendere la gara. Sono 278 km, assieme alla Milano-Sanremo è una delle corse più lunghe della stagione».

Come tutti i mondiali. Ma a quanto dal traguardo si può risolvere?

«In distanze del genere, può essere decisivo anche lo strappo di un chilometro. C’è un’altra salita di uno e mezzo, con pendenze molto ripide, l’ultima è a 7 km dall’arrivo e può lanciare un corridore da classiche, come Bettiol o Trentin, o naturalmente gli stranieri, il belga van Aert, l’olandese van der Poel e Alaphilippe».

Il francese viene dall’oro a Imola e da quello delle Fiandre. 

«Il tracciato di Wollonlong ricorda quello belga di un anno fa, la distanza e gli strappi corti ma ripidi valgono da trampolino di lancio verso la maglia iridata».

Quasi sempre l’Italia fa la corsa, poi però resta tagliata fuori dall’allungo decisivo.

«La nazionale ha preparato il mondiale al meglio, auguro a Bettiol, a Trentin e a chi volesse puntare al podio di riportare il mondiale nel nostro Paese».

A 42 anni, Daniele Bennati non è troppo giovane, come ct? Come quando Paolo Bettini venne nominato a 36, alla morte di Franco Ballerini?

«No, ha fatto una carriera perfetta per il ruolo, compreso l’avvicinamento, ideale. Ha vinto tappe in tutte le grandi corse, sul finire è stato fondamentale per Basso alla Liquigas e nelle squadre di Contador. E poi gli anni alla Movistar, a supporto di Valverde. Era diventato un gestore di squadra, il capitano che riesce a portarla in alto».

L’Italia è la più forte, come sempre?

«Nel complesso è forte, non partiamo però favoriti. Guardiamo a quei due fenomeni di Belgio e Olanda, possiamo contrastarli e inventare qualcosa di bello per arrivare primi».

Filippo Ganna è stato 7° nella cronometro. Neanche lui è invincibile?

«Nessuno lo è. Purtroppo non si può solo vincere».

Da “Ilmessaggero.it” e ilmattino.it

Il Gazzettino, volley femminile. Marina Lubian: “Il mondiale è molto lungo ma noi siamo prontissime”

Nell’Italia a caccia del titolo mondiale, dalle 15 di oggi con il Camerun, su Rai2 e su Skysport1, l’Imoco non è più il partito di maggioranza. Ha perso le attaccanti di punta: Egonu a Istanbul troverà il ct della Turchia, Giovanni Guidetti, mentre Sylla va a Monza, da dove arriva la schiacciatrice Alessia Gennari. Conegliano ha ingaggiato la centrale Marina Lubian, vincitrice della Challenge cup a Scandicci. Resta, naturalmente, la bandiera Monica De Gennaro, 35 anni e mezzo, miglior libero degli ultimi due mondiali, nel quarto posto di Milano 2014 e nell’argento di 4 anni fa, in Cina, e poi nell’oro estivo di Nations league.
Novara ha le altre tre centrali, Chirichella, Danesi e Bonifacio, più il secondo libero, Eleonora Fersino, 22 anni, di Chioggia, cresciuta nel Clodia e poi al Piave di Noventa. Poi due stagioni a Conegliano e da una a Novara. 
Marina Lubian, l’unica veneta del gruppo sarà davvero l’erede di Monica De Gennaro?
“Fersino ha grande talento e tutte le capacità di guadagnarsi il posto in nazionale”.
Il padovano Fabio Balaso è premiato come miglior libero del mondiale vinto dall’Italia, si fa la differenza anche con tuffi e ricezioni?
“La pallavolo è uno sport di squadra in cui tutte le pedine sono fondamentali, senza un primo tocco di qualità il gioco è sicuramente più complicato”.
Ad Arnhem, in Olanda, alle 18, incontrerete lunedì Porto Rico, martedì il Belgio e giovedì il Kenya. La chiusura del girone sarà domenica 2 ottobre, con l’Olanda, alle 16. Fiamminghe e Paesi Bassi possono insidiare il vostro primato?
“Le avversarie non vanno sottovalutate, è una competizione a cui tutte vogliono arrivare pronte, abbiamo battuto Belgio e Olanda nella Vnl, hanno giocatori di grande rispetto e quindi ci prepareremo al meglio per incontrarle”.
Passano le prime 4, come dalla seconda fase, poi l’incrocio ai quarti. Lì l’Italia ritroverà una squadra già incontrata nel primo o nel secondo girone, probabilmente Brasile o Cina, Olanda o Giappone. E’ strano?
“Per raggiungere l’obiettivo finale va incontrata la maggior parte delle squadre, la formula va accettata, non sarà un problema reincontrare una nazionale già affrontata, anche nell’ipotetica semifinale”.
Marina, entrò anche nel mondiale in Cina, a 18 anni, che effetto le fa essere parte della nazionale femminile più amata dagli italiani?
“Essere qui è un onore e un privilegio, darò il meglio di me per aiutare la squadra a raggiungere l’obiettivo che ci siamo poste”.
Sono 62 anni che non avviene la doppietta iridata, ci riuscì solo l’Urss. Essere favorite vi spaventa?
“È la parola che ci viene affiancata più spesso in questo periodo, siamo consapevoli dei nostri mezzi e abbiamo ambizioni. Non ci mette pressione, sappiamo cosa ci attende e nulla ci è dovuto”.
La coppa del mondo dura 23 giorni, con 12 partite, per chi arriva in semifinale: l’Italia di De Giorgi ha vinto con sole 7 gare, voi reggerete sul piano fisico?
“Il mondiale è molto lungo, ci siamo preparate in questi mesi, siamo prontissime”.
Daniele Santarelli allena la Serbia, campione in carica, e viene dai 4 scudetti a Conegliano. Guidetti al Vakifbank dal 2008 ha vinto tutto. Lavarini guida Novara e la Polonia coorganizzatrice, dopo l’incredibile semifinale olimpica con la Corea del su. Micelli è con la Bulgaria, 20 anni fa era staff di Bonitta, campione del mondo con l’Italia. Gli allenatori italiani sono sempre i migliori al mondo?
“In questi anni, ovunque hanno dimostrato che la nostra scuola di pallavolo è di altissimo livello”. 
Marina, come farà a contendere il posto a due centrali fra le migliori al mondo, Chirichella e Danesi?
“Daró il 110% come sempre. Il ct Mazzanti farà le sue scelte, contendere lo spazio a due centrali di livello assoluto è uno stimolo per me, mi aiuta a migliorare giorno dopo giorno e non vedo l’ora di mettermi alla prova di nuovo”.
Cosa prova quando piazza un muro punto?
“Mi dà una forte carica e adrenalina, credo sia una delle cose che mi da più soddisfazione”.
Le azzurre sono uscite ai quarti in 4 olimpiadi su 6, ai mondiali forse non esiste più questo rischio, grazie all’oro europeo di un anno fa in Serbia e al trionfo in Nations league con il Brasile. I quarti saranno martedì 11 ottobre, ad Apeldoorn e a Gliwice, idem le semifinali, mercoledì 12 e giovedì 13. L’Italia vale le finali, ad Apeldoorn, sabato 15. Paola Egonu è la migliore giocatrice e più pagata al mondo, guadagnerà un milione l’anno, agli Europei del 2017 e del ’19 non era stata impeccabile, ora è fortissima anche mentalmente.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Messaggero. Mondiali di volley femminile, Anna Danesi: “Pensiamo a vincerle tutte”

La seconda estate d’oro di fila per lo sport italiano vivrà un ideale prolungamento con i mondiali di volley femminile, con le azzurre favorite per il titolo. Iniziano domani, alle 15 con il Camerun, su Rai2 e su Skysport1, ad Arnhem, Olanda. Poi tre gare alle 18: lunedì con Porto Rico, martedì il Belgio e giovedì 29 contro il Kenya. La chiusura del girone domenica 2 ottobre, con l’Olanda, alle 16.
Anna Danesi, che effetto fa essere la nazionale femminile più amata dagli italiani?
«Siamo lo sport più praticato dalle donne, nel nostro Paese – risponde la centrale bresciana, 26 anni, al secondo mondiale, dopo due olimpiadi -. E l’argento di 4 anni fa ha portato a nuovo boom». 
E 4 milioni di italiani hanno seguito l’oro maschile, il 3-1 con la Polonia.
«Questo conferma che la nostra pallavolo è all’apice, anche di interesse».
Sono 62 anni che non avviene la doppietta iridata, ci riuscì solo l’Urss. Quante possibilità avete?
«Sappiamo di averne, sarebbe fantastico per l’intero movimento e per tutta l’Italia».
Il mondiale dura 23 giorni, con 12 partite, per chi arriva in semifinale: l’Italia di De Giorgi l’ha vinto con 5 gare in meno, reggerete sul piano fisico?
«Il nostro calendario è più lungo, abbiamo programmato sedute di pesi anche nella prima fase. Arriviamo belle cariche, con un lavoro di potenziamento importante, in estate. Io mi sento benissimo, grazie al preparatore Ezio Bramard».
L’Olanda ha speso 22 milioni di euro per cui ha deciso il calendario del mondiale, con le prime partite di ogni gruppo ad Arnheim, poi si giocherà anche in Polonia. Comunque il vostro cammino sarà tutto nei Paesi Bassi?
«Sì e questo è un vantaggio, anche se per la seconda fase andremmo a Rotterdam. Dal nostro hotel per arrivare alle palestre di allenamento o di pesi ci sono 25-40’ di pullman, insomma qua gli spostamenti sono rilevanti».
Com’è il vostro girone?
«Le partite più interessanti sono con Belgio e Olanda. Possiamo scoprire il nostro gioco, abituarci a sensazioni ed emozioni mondiali, senza sottovalutare le due africane e le caraibiche».
Passano le prime 4, come nella seconda fase, poi l’incrocio ai quarti. Lì l’Italia ritroverà una squadra già incontrata nel primo o nel secondo girone, dunque Brasile o Cina, Olanda o Giappone. E’ anomalo?
«E’ una novità, pensavamo di affrontare la quarta dell’altro girone, passassimo per prime, per due volte. Giocheremmo contro chi avremo già affrontato, può non essere il massimo per il pubblico, rivedere le stesse avversarie».
I punti deboli di quelle?
“Il Brasile ci può mettere in difficoltà con palle velocissime. Senza Zhu, la Cina perde qualcosa ma resta fastidiosa”.
Daniele Santarelli allena la Serbia, campione in carica, e viene da 4 scudetti a Conegliano. Giovanni Guidetti dal 2008 è al Vakifbank Istanbul e come lui ha vinto tutto, dal 2017 è alla Turchia. Stefano Lavarini è alla terza stagione a Novara, con una finale scudetto, e guida la Polonia. Gli allenatori italiani sono i migliori al mondo?
«Sì, ma non dimentichiamo Kiraly, campione del mondo con gli Usa, nel 2014, e Zè Roberto, con il Brasile dal 2003 e con due ori olimpici, l’abbiamo battuto nella finale di Nations in Turchia».
Lorenzo Micelli era nello staff dell’Italia di Bonitta, campione del mondo 2002, guida la Bulgaria e dice: “Per 5-6 anni le azzurre saranno la squadra da battere”. 
«Lo spero. Siamo giovani e, olimpiade a parte, abbiamo sempre ottenuto buonissimi risultati”.
Essere favorite mette pressione?
“Dipende come la vivi, a me il pronostico e la vittoria dei maschi caricano”.
L’Italia vanta l’oro del 2002, l’argento di 4 anni fa e due quarti posti. I quarti restano uno scoglio, come alle olimpiadi, dal 2000?
“Non sentiamo questo sbarramento, pensiamo a vincerle tutte”.
Un aggettivo o un appellativo per il sestetto titolare? 
“Lia Malinov è la testarda, si arrabbia anche in allenamento, se non le arriva un punto meritato. Miriam Sylla è trascinatrice, sempre allegra. Caterina Bosetti inventa ogni giorno un colpo d’attacco. Cristina Chirichella è sempre propositiva, per migliorare. Monica De Gennaro è la salva tutto, non fa cadere una palla”.
E poi Paola Egonu. Un anno fa ha condotto Le Iene su Italia1, chi di voi ha voglia di fare tv?
“Lei è un personaggio, nessun’altra è al suo livello”.
Al femminile, la battuta incide meno?
“Un po’ meno. Resta uno dei primi mezzi per mettere in difficoltà le avversarie. A noi neanche serve forzarla, siamo molto forti a muro e in difesa”.
Quanto vale il mondiale rispetto alle olimpiadi? 
“Uguale, sono ogni 4 anni. La differenza è con gli Europei, in programma ogni due”.
Mazzanti è ct da 5 anni, ha fatto il doppio incarico solo a Perugia, nella stagione post covid. E’ giusto che alleni solo la nazionale?
“Lasciamo le decisioni ai dirigenti, neanche saprei quante energie porti via un club”.
Nel calcio spesso le società vengono prima della nazionale, nell’interesse degli atleti, nella pallavolo è il contrario?
“Se fai bene nella squadra, meno nota a livello mondiale, vieni chiamata in nazionale. Che a noi dà visibilità”.
Quanto ha inciso il suo anno romano a Casal de’ Pazzi, al Volleyro’, miglior settore giovanile, a parte il club Italia?
“Fu una delle stagioni più belle, cui mi ero proprio divertita, imparando tanto a livello tattico. A 18 anni imparai a leggere il gioco avversario, determinante al centro”.
Danesi, dopo Conegliano e la finale con Monza va a Novara, tocca così i e tre i migliori club di questi due decenni.
“Giocherò con Chirichella anche in campionato, proveremo a vincere tutto”.
E cosa prova quando mura?
“Certi muri si ricordano quasi tutta la vita. Quello su Boskovic è stato il simbolo dell’oro europeo, nella finale contro la Serbia. Il nostro lavoro è sottovalutato, per una volta risalta”.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”