Ciclismo, Vincenzo Nibali si racconta a Libero.

 

CYCLING-ITA-GIRO-TOURVanni Zagnoli

Oggi parte dall’Inghilterra il 101° Tour de France, da Leeds a Parigi, con una puntata anche in Belgio. L’anglo-keniano Froome è il favorito, davanti a Contador e a Vincenzo Nibali, outsider è l’altro spagnolo Valverde. Ultimo italiano vincitore ai Campi Elisi è stato Marco Pantani nel ’98, il siciliano vuole imitarlo.
“Ho questo obiettivo – racconta – e lavoro per raggiungerlo. Non voglio partire da sconfitto, pur sapendo di battagliare con campioni come Froome e Contador. Ci sarà da divertirsi, anche per i tifosi”. Due anni fa raggiunse il podio, stavolta non si accontenterebbe. “Ben venga anche un altro gradino del podio, però ambisco alla maglia gialla”.
L’albo d’oro ha cancellato per doping le 7 volte di Amstrong, sforbiciati via anche l’altro americano Floyd Landis e Contador nel 2010. Ivan Basso arrivò secondo nel 2005, nell’ultimo anno di Lance Armstrong, i titoli però non vengono riassegnati a tavolino. “A me – spiega Nibali – interessa incidere il mio nome nel libro d’oro. E’ bello vincere le corse sulla strada, perchè a tavolino non danno emozioni”.
Il colombiano Nairo Quintana un anno fa è stato secondo in Francia e a maggio ha vinto il Giro, Nibali non si è pentito di averlo saltato. “Abbiamo impostato un programma diverso, improntato al Tour, non avrei potuto correre entrambe le gare”.
Pare che l’Astana non fosse contenta del rendimento stagionale del messinese, ma non l’ha richiamato. “Era un’informazione generale, comunicata a tutto il team. La squadra mi lascia la massima tranquillità per arrivare al meglio in gara. L’avvicinamento è stato in crescendo, perchè dal giro del Delfinato sono arrivate le prime risposte significative. Con il ritiro al passo San Pellegrino, ho perfezionato la condizione. C’era un po’ di tensione perchè la vittoria non arrivava, il successo di sabato, al campionato italiano, in Trentino, è stata una liberazione”.
Con la maglia bianca, rossa e verde, Learco Guerra fu secondo nel 1930 e nel ’33, come Felice Gimondi nel ‘72, mentre Coppi vinse nel ’49. Gianni Bugno, invece, è stato l’ultimo campione d’Italia a salire sul podio, secondo nel ‘91. “Avevo vinto il titolo da juniores, la maglia tricolore resta speciale, mi ha commosso. Indossarla aumenta le motivazioni, r icordo anche la tappa del ’99, vinta da Salvatore Commesso”.
Per Nibali anche le tappe apparentemente insignificanti possono nascondere insidie, moltiplicherà l’attenzione sul pavè della 5^ frazione, per evitare cadute. “Il Tour si deciderà in montagna, con 5 arrivi in salita e salite mitiche, Izoard e Tourmalet. La tappa più dura è la 17^, con le ascese al col du Portillon, al Peyresourde, al col de val Louron-Azet e al Pla d’Adet: si vince con la preparazione e il giusto percorso di avvicinamento, in questo senso mi sento più che sicuro”.
Nell’anno del mondiale di calcio, la carovana parte a luci spente, all’inseguimento della maglia gialla. Gli azzurri hanno fallito, il Paese cerca un riscatto sportivo e Nibali lo può offrirlo. “Il ciclismo è totalmente differente, anche per tipologia di tifosi.
Il Tour ha risonanza mondiale, il popolo della bici conta su di me e saprà riconoscere che mi sarò impegnato al massimo. Se poi offrirò un riscatto anche al flop dell’Italia, sarò il primo a essere felice”.
Lo “squalo dello Stretto” valuterà a fine Tour se disputare anche la Vuelta. Il mondiale è in Spagna, a Ponferrada, il 28 settembre e dopo due quarti posti il numero uno dell’italica pedivella spera nel podio. “Il ct Davide Cassani conta su di me, però mancano 3 mesi e adesso sono concentrato su questa corsa”.
Non c’è mai stato un campione in grado di fare tripletta, ovvero di vincere Giro, Tour e Vuelta di Spagna. “E’ molto difficile realizzare il tris, perchè è quasi impossibile essere al top in tutte e tre le grandi gare”.
Neanche debellare il doping è facile.“Il ciclismo sta facendo il massimo per combatterlo, i test antidoping funzionano bene”.
Per Vincenzo è una stagione particolare anche a livello familiare. A 21 anni, il fratello Antonio è passato professionista con la Marchiol, mentre la moglie Rachele gli ha dato Emma. “Anche per me un figlio è la gioia più grande. Il rammarico è essere spesso lontano da casa, per corse e ritiri. Adesso partire è ancora più difficile, ma il ritorno risulta bellissimo. Emma è una brava bimba, per ora ci lascia tranquilli. Cerco di passare con lei più tempo che posso”.
A lei sogna di regalare la maglia gialla.

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