Com’era bello il giornalismo di quando iniziavo, nel ’90

Si programmava tutto, le redazioni chiedevano o concordavano i pezzi in anticipo. L’analisi, la curiosità, il precedente, tutto era gradito. Gli spazi erano diversi, non serviva coglionella e coglionismo. C’era analisi, profondità, cronaca, pazienza tutto.

Com’era bello quando una redazione importante diceva: “Sì, mandami una notizia, 5 righe”. Poi è iniziato con il “non lo puoi fare tu, mandamelo presto. Con chi lo fai, per chi lo fai”.

Non ho più voglia, onestamente, di risolvere i problemi, di inseguire per giorni chissà quale esclusiva. Meglio uscire dalla scuola e diventare amici, amici degli amici.

A me è sempre mancato, questo. Pensavo bastasse lavorare, invece. No, basta il titolo, il sorriso, il sodalizio, farsi amare dalla redazione, dagli uffici stampa, dai campioni.

Ma poi non ho più voglia. Ma cosa devo dimostrare, poi, e a chi?

Mi basta godere della stima, avere un rapporto anche solo per mail con allenatori e campioni e gente normale, la migliore.

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