Il Gazzettino, Damiano Tommasi candidato per la presidenza della Figc

Damiano Tommasi quando giocava nella Roma (ilromanista.eu)

“Papà, andiamo”. Mentre Damiano Tommasi si racconta, in sottofondo si sente la voce di uno dei 5 figli, probabilmente Emanuele, 7 anni, il più piccolo. E’ sera, l’inseguimento ha successo dopo quasi un mese, fra impegni internazionali e istituzionali.
Presidente, il suo programma elettorale, come candidato alla Figc?
“Vogliamo organizzare la federazione sulla falsariga di una squadra di club, con un’esperienza sportiva forte, trasferita dal settore giovanile sino alla nazionale. Un buon modello con le giovanili, aiuterebbe anche l’Italia. E poi ci sono le seconde squadre, coinvolgendo la serie A su base volontaria, il progetto andrebbe calibrato sulla C per renderla formativa”.
E quando partireste?
“Già con la prossima stagione, alternando le seconde squadre ai ripescaggi eventuali, in base alla graduatoria. Dipende da quanti posti si verranno a creare, naturalmente speriamo che nessun club salti e che allora si creino ad hoc posti per le seconde squadre”.
Chi sarebbe già pronto?
“Hanno interesse le squadre in Champions, ma anche chi è in Europa league vuole giovani pronti all’esigenza di avere in casa una seconda squadra, senza mandarli in prestito, perchè dal prestito rientrano ben che vada a metà stagione, non quando servono”.
Come sarà, invece, la sua squadra?
“Espressione anche delle componenti della federazione, ci sono ruoli e competenze da inviduadare. Al club Italia arriveranno persone che vengono dal campo, con esperienza e conoscenze”.
Il suo staff passerebbe in Figc? Il dg Gianni Grazioli, ex giornalista de Il Gazzettino, a Vicenza, la struttura di comunicazione, la segreteria?
“Quello è da stabilire”.
Avranno un ruolo Baggio o Paolo Maldini? E Totti?
“L’obiettivo è coinvolgere chi ha portato tanto all’Italia, sul piano tecnico, e non solo nel club Italia. Servono competenze a supporto dei giovani e anche in quel tassello, sempre delle seconde squadre”.
Mai nelle federcalcio dei grandi Paesi ci sono stati ex giocatori?
“Boniek è tuttora al vertice della Polonia (che però ha un campionato di secondo piano, ndr), mentre lo spagnolo Angel Maria Villar è stato per 11 anni all’Athletic Bilbao: adesso là andranno alle elezioni, ma è pure vicepsidente Uefa”.
Dove Platini arrivò al vertice, ma due anni fa venne defenestrato…
“E partì da vicepresidente della federazione, dopo essere stato ct e copresidente del comitato organizzatore di Francia ’98”.
Ad Albertini andò male, l’assalto alla poltrona federale, perchè lei dovrebbe vincere?
“Il momento è molto diverso, dopo Italia-Svezia dobbiamo cambiare qualcosa. Un ex calciatore può dare contenuto tecnico al progetto sportivo con maggiore rilevanza. Il corpo elettorale rimane (20% contro il 51% assommato da Lega Pro e dilettanti, ndr), dunque è semplice, ma anche per questo sarebbe una grande novità”.
Ha appianato i dissidi con Ulivieri?
“Anche nella precedente elezione, il presidente dell’assoallenatori dichiarò che, se si fosse candidata uno delle componenti tecniche, l’avrebbe appoggiata, non fu così perchè vinse Tavecchio, su Abodi. Ora c’è stato un riavvicinamento, ma è un atto dovuto, perchè calciatori tecnici non posso che coesistere”.
Gravina si candida, probabilmente anche Sibilia, ma la Lega di A chi esprimerà?
“La volontà è dare a tutti a tutti rilevanza, sapendo dei ruoli, in base anche alle percentuali elettorali. Dal dopo Italia-Svezia sono rimasti gli stessi componenti del consiglio, ora si aspettano le elezioni dei consiglieri federali. Dobbiamo essere bravi a innovare strategie e operatività, pur essendo gli stessi”.
Quali riforme operate?
“Andranno definite con le leghe. La serie A deve contare più del 12% attuale, nel corpo elettorale”.
Da un mese il Var divide, quanto gli arbitraggi nella storia…
“E’ un anno di test, valido, ma evidenzia le difficoltà. Il grande supporto non toglie spazio alle polemiche, almeno però all’animosità in campo. E fa luce sui casi più discussi”.
Tommasi, chi vorrebbe come ct? Ancelotti aveva rifiutato, con Tavecchio…
“Dipenderà da quale federazione costruiremo, serve un cambio di marcia, per raggiungere un tecnico di altissimo livello fra quanti stanno alla finestra o non sono così vicini. I grandi nomi ci sono, giugno scadono i contratti, perciò sarò più facile avere più soluzioni. Al di là dell’under 21 verso Euro 19, Di Biagio prepara le prossime amichevoli dell’Italia, sarà di supporto e magari darà indicazioni al prescelto”.
Avrà il doppio incarico?
“Lui no, con la giovanile, nè in Italia siamo pronti, in altri sport come basket e anche volley funziona”.
In Germania, l’allenatore della promozione e dell’Europa league del Colonia è passato appena 10 giorni dopo l’esonero al Borussia Dortmund, ci arriveremo anche in A?
“Non è interesse di nessuno che un licenziato trovi un’altra squadra nello stesso campionato”.
Che ruolo avrà Malagò, sull’elezione?
“Da presidente del Coni è sicuramente preoccupato, quanto rispettoso dell’autonomia delle federazioni. Per ora il percorso è lineare, sicuramente complicato, frammentato, verso un rilancio vero. Cambiamo questo momento, convincendo e convincendoci”.
Lei ha preferenze, sul presidente di Lega?
“Da quando è scissa dalla B fatica a trovare una rappresentatività, una linea forte di politica sportiva, farebbe bene a tutti avere un interlocutore autorevole, che faccia il bene di tutti. Sono processi che rallentano tanto, a livello di federazione. Gli azzurri non qualificati al mondiale danneggiano anche i club, perchè salta il premio di convocazione, per parecchie squadre”.
Damiano, ma non è troppo buono per fare il presidente? Lo chiesero anche a Fabio Fazio, che rispose: “Che colpa ne ho io, se non sono così buono?”.
“Ecco, se non fossi così, penserei: “Chi me lo fa fare. Nelle federazioni sportive lo spazio è minimo, per gli ex professionisti del campo e questo crea il circolo vizioso del mancato impegno. Non si valorizzano storie, emozioni e competenze, sarà la vera sfida nelle prossime federazioni, dare una riconoscibilità, sfruttare la storia dei campioni, supportata da managerialità, per un giusto mix, che rifletta i successi dei club”.
Tavecchio si è dimesso ricordando i suoi successi. Ha 73 anni, vuole diventare presidente di Lega, ma mica sarà tutto da buttare, il suo lavoro, no?
“C’è stata poca lucidità nel valutare il momento, quella settimana trascorsa prima di dare le dimissioni. Nel duello fra Tavecchio e Abodi era mancata la partecipazione collettiva, con gravi errori, evitabili. Serviva sensibilità istituzionale, costata anche le dimissioni, ora si riparte con un altro percorso. Sarebbe bastato che il presidente si presentasse in sala stampa, a San Siro, dopo quello 0-0”.
Già, dopo l’eliminazione al primo turno in Brasile 2014, Prandelli e Abete si fecero da parte, invece Ventura e Tavecchio volevano restare. Avanti, ora, a preparare Euro 2020, con la prima partita all’Olimpico.

“C’è voglia di essere i protagonisti di un auspicato cambiamento e quindi c’è di mettere in gioco anche la mia persona in queste elezioni”.
Perchè vuole un candidato unico?
“Siamo convinti, e lo dice anche lo statuto, che per fare la riforma serva un largo consenso e la volontà di tutti di intraprendere un cammino, quindi l’auspicio è di non avere più di un candidato alle prossime elezioni e far sì che quel candidato raccolga tanti consensi. Sarebbe un successo come Federazione e come sistema calcio, un sistema che, dopo un evento leggermente traumatico come quello degli ultimi mesi, darebbe sicuramente un certo tipo di risposta. Bisogna essere realisti e non so quanto il nostro sistema sia pronto per avere questa visione nel prossimo futuro”.
Come dovrebbe essere la federazione? “Dare voce a tutti, che dia ad ognuno il giusto peso e le proprie responsabilità: ai calciatori, agli allenatori, a tutte le componenti, ed infine che dia la massima responsabilità a chi rappresenta la parte imprenditoriale. Ecco: questa dovrebbe essere la Figc”.
“È necessario andare d’accordo: non essere sempre uno contro l’altro. Bisogna pensare che a volte facendo un passo indietro a livello personale se ne possano fare dieci in avanti collettivamente. Questi bei discorsi andrebbero confermati sulla carta”, ha sottolineato il presidente dell’Assocalciatori.
Perchè aveva abbandonato il consiglio federale, di fronte alle mancate dimissioni di Tavecchio?
“Rappresento un movimento e delle idee, la cosa che più mi ha gratificato quando sono uscito da quella riunione è stata rispecchiare fedelmente i pensieri di chi ti ha dato il mandato di rappresentarli”.

Da “Il Gazzettino”

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