Il Gazzettino, la prima di Antonio Conte: “Avevo sette nuovi rispetto ai mondiali. Non ricordo parate di Buffon”

conteVanni Zagnoli
Antonio Conte è lì, a bordo campo, fatica a restare all’interno dell’area tecnica. Si smania sempre per tenere alta la tensione, come faceva già con la Juve, soprattutto nel secondo tempo: se la prende in particolare con De Sciglio. E’ anche così che l’Italia passa a Oslo dopo 77 anni.
“Non era semplice – spiega il nuovo citì -, queste sono sempre partite particolari e qui non sarà facile per nessuno riuscire a vincere. Erano i primi 3 punti, in nove giorni abbiamo fatto cose importanti, avevo visto lo spirito giusto anche in allenamento. Non ricordo parate di Buffon, siamo stati bravi e avremmo potuto arrotondare il successo. C’è la voglia di applicare gli schemi, di fare un buon calcio, dobbiamo progredire come palleggio e gioco”.
L’impostazione parte dalle retrovie. “E’ anche così che poi abbiamo preso alle spalle i difensori scandinavi. Si sono viste giocate importanti, sono contento della disponibilità, i ragazzi hanno voglia di fare qualcosa di importante: c’erano 7 nuovi, rispetto all’ultima gara dei mondiali. Guardiamo sempre al campo, chi merita gioca”.
In mattinata, il citì spiegava: “Non sono un taumaturgo, non faccio miracoli da solo: serve il concorso di tutti”.

E sulla questione Lotito era stato risoluto: “Non sindaco su questi argomenti, comunque in nazionale comando io”.

Pirlo è infortunato, poi a centrocampo sarà di troppo uno fra lo juventino, De Rossi e Verratti. “Vedo De Rossi centrale, è in grado di scalare tra i difensori”. Dunque la scelta sarà fra Pirlo e Verratti, ma è già stata effettuata, perchè il regista del Psg resta in panchina.
Il protagonista inatteso è Simone Zaza: “Sul piano tecnico – spiega il centravanti del Sassuolo -, era una partita diversa, perchè gli olandesi erano più forti, ma i norvegesi sono molto grintosi. Ho vissuto una settimana da sogno, condita dal primo gol: ora vorrei rimanere in nazionale”.
Sarebbe stato utile anche al mondiale. “E’ passato, in Brasile c’erano tanti attaccanti affermati. Fare la punta con questo citì è faticoso, correre però è indispensabile, per giocare di squadra”.

 

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