Il Giornale, come avevo interpretato la storia del suicidio della 16enne, con l’indagine ora sui genitori

Così avevo interpretato la storia della 16enne suicida, poi dalla redazione c’è stato qualche ritocco

Vanni Zagnoli
Rosita Raffoni aveva 16 anni, le mancava la famiglia sognata. I litigi con i genitori erano frequenti, le avevano impedito di andare a studiare in Cina, lei ha reagito levandosi la vita, ora papà e mamma si ritrovano indagati per maltrattamenti e istigazione al suicidio. E’ un vicenda dolorosa, che fa meditare, perchè qualsiasi figlio dai familiari vorrebbe il massimo. Ma poi, chi non commette errori, nell’educazione? E allora basta questo per rischiare una condanna?
Il 17 giugno, Rosita si lancia dal tetto del liceo classico Morgagni, a Forlì, verso il cortile interno che si affaccia sul campo da rugby. La scuola è chiusa, l’indomani iniziano gli esami di maturità. Dal prospiciente tennis club Marconi, due donne si accorgono della tragedia e chiamano i soccorsi. La giovane abitava a Fratta Terme (Bertinoro): era uscita di casa la mattina, diretta al centro estivo della parrocchia di Bussecchio, dove faceva volontariato con i bambini, quel pomeriggio di 9 giorni fa non ci è mai arrivata.
Aveva studiato il tragitto su come farla finita e raggiungere il tetto. Lassù lascia lo zainetto, all’interno i carabinieri trovano la lettera in cui spiega le ragioni del gesto. Descrive la quotidianità e il disagio familiare, compreso l’ultimo litigio con mamma (insegnante) e papà (senza lavoro), quando le comunicano che non proseguirà gli studi in Asia: aveva la media del 9,75, al terzo anno appena concluso. Nei giorni successivi, per almeno due volte minaccia di togliersi la vita, i genitori non se ne curano e questo configura l’ipotesi di istigazione al suicidio. Guidato dal luogotenente Gino Lifrieri, il nucleo operativo radiomobile perquisisce a lungo la casa dei Raffoni, prelevando computer e altri scritti sparsi. Il fascicolo è aperto dal procuratore Sergio Sottani e dal pm Marilù Gattelli, si fanno l’idea di violenze psicologiche subite da Rosita, di lì ipotizzano il reato di maltrattamenti.
Non aveva facebook, usciva poco eppure voleva allontanarsi da regole che non sopportava. Ne aveva parlato alla madre, anche la sera prima di morire. Aveva vissuto una sequenza di umiliazioni e privazioni, raccontate in quei fogli. Atto d’accusa, non di addio. Righe piene d’affetto verso amiche e compagni, per questo i carabinieri si appellano a loro, perchè raccontino episodi e confidenze per far luce sul disagio interiore di Rosita. “E’ come se la ragazza ci abbia chiesto di indagare – spiega un inquirente -. Era un dovere”. “Papà e mamma non mi apprezzano – aveva scritto -, nonostante i risultati scolastici eccellenti e il comportamento irreprensibile. Mi arrivano anche insulti”.
Neanche viene effettuata l’autopsia, il corpo della 16enne è cremato, alla presenza della sola famiglia: il fratello maggiore frequenta il liceo Morgagni, è tra i maturandi di questa estate.
Per stasera, intanto, i compagni della 3^ B organizzano una fiaccolata per le strade di Forlì. Alle 19,15, alla chiesa di San Filippo Neri, don Enzo Zannoni, docente di religione di Rosita, officerà la messa, poi il corteo raggiungerà la scuola teatro della tragedia. I partecipanti lasceranno un fiore, gli amici leggeranno un pensiero in ricordo di questa 16enne tanto vessata.

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