I giornali sottili, il battutismo, l’approfondimento proibito. Il mio pezzo dei sogni: Fabio Monti (Corriere della Sera) racconta la scuola friulana del salto in alto. Lezione di giornalismo

(v.zagn.) Preferisco il passato, sempre. I pezzi documentati, senza ironia. I pezzi che offrono un ragionamento, analitici, non per gente che non ha voglia di impegnarsi a leggere.

Come se l’analisi, il dato, fosse un handicap.

Oggi conta il battutismo, la scrittura leggera, la scorrevolezza.

Un caposervizio mi dice che alla quarta riga di un mio pezzo si innervosisce. Può essere, ma perchè è vietato approfondire, spiegare tutto nei particolari?

Perchè occorre romanzare lo stesso tema, girarci attorno? E’ una critica che mi hanno fatto a RadioMontecarlo due anni fa, è una critica rituale sui miei pezzi. Senza respiro.

Questo è un pezzo da scuola di giornalismo, del grande Fabio Monti. Competenza, archivio, racconto completo di particolari. Altro che prosa leggera, sorrisino, sbruffoneria.

Se io propongo in alcune redazioni questo pezzo mi accusano di essere fuori tempo, farraginoso, tassonomico, illeggibile, fastidioso. Fastidioso poi nella reiterazione della proposta e pure della storia o del tema. Fastidioso in tutto, insomma.

Questi, invece, è Fabio Monti, primattore del giornalismo sportivo in Italia dagli anni ’80, da quando io ero bambino. Questo dovrebbero insegnare nelle scuole di giornalismo, sui blog, ovunque.

A me invece dicono che è scritto come un bambino delle elementari.

Questo pezzo a me direbbero che è da giornale sportivo, ma neanche. Da sito specializzato di atletica.

L’amarcord, l’emozione, la storia, il territorio. Questo è giornalismo. Questo è il Corriere della Sera, questo è lo sport delle grandi testate e delle grandi firme. Che naturalmente scrivono a piacimento. Indiscutibili. fabio monti

LA STORIA

I SALTI DELLA TROST RILANCIANO UNA REGIONE CHE, GRAZIE ALLE QUALITÀ DEI PROPRI ALLENATORI E DEGLI IMPIANTI, HA SEMPRE PRIMEGGIATO NELLA SPECIALITÀ TECNICHE

Così rinasce la scuola friulana dell’alto, 40 anni dopo il record di Del Forno
L’ultimo è Talotti Dopo Di Giorgio, Bruni e Toso, l’ultimo campione friulano è stato Talotti, che ha saltato m 2,32

Alessia Trost riprende la grande tradizione del Friuli nel salto in alto, coniugandola al femminile. Una storia che ha radici profonde e si basa su due elementi: la qualità dei tecnici friulani, l’alto magistero tecnico di una specialità, dove anche i dettagli sono fondamentali e l’efficienza degli impianti, una piacevole anomalia per l’Italia, dove permane una carenza di strutture funzionali.

Senza dimenticare le appendici trivenete, riassunte ai vertici mondiali dalla carriera di Sara Simeoni, veronese di Rivoli, un oro e due argenti ai Giochi olimpici, prima donna a superare m 2,01 (due volte nel 1978, prima a Brescia e Praga).Nell’albo d’oro del record italiano dell’alto, spicca il nome di Enzo Del Forno, nato nel 1950 a Colloredo di Prato, frazione di Pasian di Prato, a 10 km da Udine. A Milano, il 26 giugno 1973, il giorno prima del record mondiale di Fiasconaro negli 800 metri (1’43Così rinasce la scuola friulana dell’alto, 40 anni dopo il record di Del Forno
L’ultimo è Talotti Dopo Di Giorgio, Bruni e Toso, l’ultimo campione friulano è stato Talotti, che ha saltato m 2,32

Alessia Trost riprende la grande tradizione del Friuli nel salto in alto, coniugandola al femminile. Una storia che ha radici profonde e si basa su due elementi: la qualità dei tecnici friulani, l’alto magistero tecnico di una specialità, dove anche i dettagli sono fondamentali e l’efficienza degli impianti, una piacevole anomalia per l’Italia, dove permane una carenza di strutture funzionali. Senza dimenticare le appendici trivenete, riassunte ai vertici mondiali dalla carriera di Sara Simeoni, veronese di Rivoli, un oro e due argenti ai Giochi olimpici, prima donna a superare m 2,01 (due volte nel 1978, prima a Brescia e Praga).

Nell’albo d’oro del record italiano dell’alto, spicca il nome di Enzo Del Forno, nato nel 1950 a Colloredo di Prato, frazione di Pasian di Prato, a 10 km da Udine. A Milano, il 26 giugno 1973, il giorno prima del record mondiale di Fiasconaro negli 800 metri (1’43″7, che è ancora primato italiano), era riuscito a saltare m 2,19, un centimetro in più di quanto fatto due anni prima da Erminio Azzaro; con continui miglioramenti, l’allievo di Fausto Anzil, uno dei maestri della specialità, puntando ancora sullo stile ventrale (che si stava avviando al tramonto), si era arrampicato fino a m 2,22 (8 giugno 1976), diventando il primo italiano capace di superare la barriera di m 2,20. Nel 1975 era riuscito a vincere l’oro alle Universiadi. Un campione scrupoloso negli allenamenti, rigoroso nell’apprendere e nel trasformare in risultati il lavoro di tutti i giorni.

A raccogliere il testimone da Del Forno, era stato Massimo Di Giorgio, friulano di Udine, talento precoce (m 2,17 saltati a 17 anni, allora miglior risultato mondiale della categoria allievi), capace di firmare in cinque occasioni il primato italiano; geniale interprete dello stile fosbury (il salto del gambero), era riuscito a portare il record da m 2,25 (15 aprile 1979) a m 2,30 (15 giugno 1981), soltanto tre centimetri in meno dell’attuale record italiano (Marcello Benvenuti), che risale al 1989. Di Giorgio, nato nel 1958, ha raccolto meno di quanto meritasse visto il suo valore, per colpa di alcuni problemi fisici, pur conquistando il bronzo agli Euroindoor del 1983 a Budapest e l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Spalato nel 1979.

La decisione di non inviare atleti appartenenti ai club militari all’Olimpiade di Mosca, causa boicottaggio per l’invasione in Afghanistan, lo aveva obbligato a restare a casa.Fra un record e l’altro di Di Giorgio, ecco il 2,27 di Bruno Bruni, classe 1955, nato a San Vito al Tagliamento, provincia di Pordenone, quinto agli Euroindoor del 1977 e quarto alle Universiadi di Sofia nello stesso anno. Un forte impulso alla specialità era arrivato nel 1988 da Luca Toso, anche lui in prima fila nel perpetuare la tradizione friulana. Nato a Tavagnacco (Udine) il 15 febbraio 1964, Toso era riuscito a saltare prima m 2,30, eguagliando il primato di Di Giorgio (13 luglio) e poi, meno di un mese dopo, m 2,32 (21 luglio, a Torino). La storia ha avuto altri aggiornamenti. Viene da Udine Alessandro Talotti, 32 anni compiuti in ottobre, una carriera giovanile in prima linea, con il quarto posto agli Euroindoor del 1999, allenato nel 2002 da Enzo Del Forno e Luca Toso. Nel 2002, è stato quarto anche agli Europei di Monaco, con m 2,27, la stessa misura del terzo, lo svedese Strand. Un anno dopo, il volo a m 2,30 in Coppa Europa nel caldo africano di Firenze, fino al 2,32 indoor a Glasgow il 29 gennaio 2005. Ma adesso tutti gli occhi sono su Alessia Trost. È lei che può spingere in alto l’atletica italiana, che ha bisogno assoluto di una campionessa dalla quale ripartire. RIPRODUZIONE RISERVATA

Monti Fabio
Pagina 43
(31 gennaio 2013) – Corriere della Sera

 

 

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