Il Giornale. Casadei jr: “Così il ballo liscio rischia di scomparire”. Mirko è figlio di Raul: “Siamo stati tagliati fuori con regole sommarie. Ora ci ascoltino. Facciamo almeno Balamondo, festival dei balli italiani. Perchè al ristorante si può stare a un metro di distanza e per danzare ne servono due?”

Mirko Casadei (gazzettadimantova.gelocal.it)

https://www.ilgiornale.it/news/politica/casadei-jr-cos-rischiamo-scomparire-1870101.html

Su il Giornale.it, grazie a Clarissa Gigante, anche il colloquio video, con skype, con il figlio d’arte. Questa è una versione più ampia della chiacchierata.

Vanni Zagnoli

Non sarà l’estate del valzer, magari della macarena. Le linee guida sulle sale da ballo impongono il distanziamento di almeno due metri, escludono così ogni danza di coppia, compresi tango e mazurka, per la delusione soprattutto della Romagna. 

Mirko Casadei, da leader dell’orchestra simbolo del liscio, come l’avete presa?

“Male perchè il nostro settore è totalmente tagliato. Si può ballare solo all’aperto e quei a due metri di margine, penalizzando tutti i lenti. Siamo preoccupati e danneggiati, perlomeno si potrebbe concedere il ballo fra sposati e fidanzati, gente che dorme nello stesso letto. Chissà perchè in spiaggia, invece, si può stare a un metro. Avevo proposto un tavolo di lavoro, con la regione Emilia Romagna: non si possono fare regola sommarie, mischiando balera e discoteca, movida e liscio. Vanno ascoltate le categorie, perchè conoscono i problemi”. 

Quali conseguenze prevedete?

“Semplice. L’anno scorso avevo 100 serate programmate nelle piazze italiane, adesso sono zero. Non basta un’ordinanza, aspettando che le cose si sistemino da sole. Serve omologare le situazioni, i due metri di distacco sono inspiegabili, rispetto al metro del ristorante”.

Restano giusto i balli di gruppo…

“Già, perchè in quelli si resta distaccati, ma non sono nostri, vengono da oltre oceano. Va difesa la tradizione, lo chiediamo al governo, al ministro alla cultura Dario Franceschini, ferrarese, dunque vicino alla Romagna. I Casadei, per esempio, esistono dal 1928, dal mio prozio Secondo, fratello di nonno di Dino, che gli faceva da autista. Raul subentrò nel ’60 e dieci anni più tardi, partendo da “Ciao mare”, portò il ballo liscio nelle hit parade, con una dozzina di brani”.

Ecco, a 83 anni suo padre cosa pensa?

“E’ un ottimista, ricorda la ripartenza dalla guerra, stagioni ancora più dure, certo per lui l’ordinanza è un colpo al cuore. Ha appeso la chitarra al chiodo nel 2000, va al mare, fa l’orto e mi controlla, perchè il nostro ballo rimanga di appartenza. Siamo in 9 musicisti, in tutto 20 famiglie sono ferme e con pochissimi ammortizzatori sociali. Dal vivo abbiamo proposto anche brani di Paolo Fresu, Simone Cristicchi e Goran Bregovic. Io sono diventato nonno a 40 anni, spero che ci sarà anche una quinta generazione dei Casadei, ho un figlio di 20 anni, Kim, suona la chitarra e si è laureato con 110 e lode, in economia e cultura straniera. Per noi è un lavoro, non un hobby”.

In Italia ci sono 5mila orchestre, altre simbolo sono Castellina Pasi e Bergamini. Andate anche all’estero?

“Noi siamo stati in Canada, Brasile e Argentina, persino in Australia. A Londra e Parigi, ma anche Kirghizistan. Sempre con qualità, portando anche canzoni nuove, vivendo anche alla crisi del Paese e adesso gli organizzatori hanno sempre meno forza. Abbiamo milioni di appassionati, tramandiamo la musica dei nonni, sempre presente alle sagre paesane, che erano affollatissime, coniugando buon cibo”.

Per quest’anno, però, “Romagna mia” si potrà ascoltare solo da seduti…

“In parte il provvedimento è capibile, la pandemia non va sottovalutata. Proponiamo allora un grande festival, Balamondo, Bala alla romagnola, proprio, che ospiti tutte le scuole di ballo nazionali, partendo da pizzica e taranta, da seguire almeno sulle sedie. Si darebbe prospettiva al settore, aspettando di riabbracciarci, secondo un filo conduttore di connessione fra le regioni. E’ sul tavolo del governo e del presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da tenere entro la fine dell’estate, a Rimini e Cesenatico”.

Località simbolo, dove la musica da ballo porta anche turismo, con penalizzazione ora anche dell’economia.

“E’ cultura, con artisti e musicisti, e anche filiera produttiva, con fonici, allestitori dei palchi e molte figure. E’ festa e tutela dell’ambiente. Non cerchiamo aiuti, da one shot, vogliamo rilanciare il settore, evitando di scomparire. Perchè se il lockdown è così lungo, rischiamo di fermarci per sempre”.

Il liscio è pure socialità ed esercizio fisico, per i non giovani.

“Non serve essere ballerini provetti, è amicizia, mette insieme genitori e figli”.

Vanno in crisi anche le storiche discoteche della riviera, il Cocoricò, che dopo il fallimento era stato acquistato dall’Altromondo studios.

“Dobbiamo evolverci, le balere annaspano, le disco ancora di più. Noi ci siamo spostati sulle piazze. Vediamo gli assembramenti nelle movide, con molti problemi. Noi invece potremmo garantire intrattenimento in sicurezza”.

Da “Il Giornale”

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