Il Messaggero. Basta: “E’ inutile vincere con le grandi se poi perdi con le piccole. Evitiamo giornate così”.

La stesura integrale degli spogliatoi della Lazio, ovvero Basta, il tweet di Anderson e colore. Grazie a Mimmo Ferretti, a Massimo Caputi, a Gabriele De Bari per l’opportunità.

 

basta
Dusan Basta

Cesena – Passa Mauricio in mixed zone, il brasiliano non si può fermare, la sua prima trasferta in serie A finisce senza gloria, contro il funambolico Defrel: è Dusan Basta a sostare presso ogni stazione televisiva. La Lazio fallisce l’avvio di girone esattamente come all’andata e il serbo è costretto a ripetere un’analisi con poca varietà di argomenti. A Udine arrivò due volte al preliminare di Champions, con Guidolin, alla Lazio si nota per la somiglianza al mitico Re Cecconi più che per il moto in fascia, non più perpetuo.

“Se vogliamo rimanere in alto – racconta -, non dobbiamo sbagliare queste partite. A Cesena non è stata la giornata giusta, ma queste occasioni non vanno perse. Per raggiungere obiettivi importanti, gare così vanno vinte. Inutile vincere con le grandi e poi perdere qui”.

In realtà la grande vera, il Napoli, è passata all’Olimpico, mentre Milan e Inter sono ex. “Miglioriamo da questo punto di vista. Se avessimo avuto l’atteggiamento giusto, a Cesena non avremmo perso. Sicuramente le assenze pesano ma non dobbiamo cercare alibi, perchè anche in altre gare avevamo defezioni, eppure le  facemmo nostre. E i tanti giocatori chiamati in causa si sono fatti trovare pronti, aspettiamo che rientrino alcuni elementi. Ora bisogna voltare pagina e pensare al Genoa”.

Dusan il biondo lo ripete, sul piano mentale è la strategia giusta, il problema è che la Lazio sembra una mucca da cartoni animati, dà regolarmente un calcio al bidone di ottimo latte faticosamente versato. “Abbiamo fatto bene in coppa sia contro il Torino che il Milan, il doppio impegno può avere inciso, non aggrappiamoci però alle scuse. Andiamo avanti con la consapevolezza che siamo una grande squadra, dobbiamo migliorare questi atteggiamenti. Purtroppo è andata così, bisogna guardare avanti”.

E’ una Lazio potenzialmente da secondo posto, eppure resta con appena 4 punti sul settimo posto. “Abbiamo in testa la zona Champions, però il nostro obiettivo è tornare in Europa, per cui dobbiamo rimanere con i piedi per terra: il campionato è lungo, il Napoli si può raggiungere, dobbiamo dare il massimo in tutte le partite, possiamo diventare i leader di questa zona di classifica”.

Rimane la speranza di mettere in bacheca la 7^ coppa Italia. “La vera Lazio si è vista contro il Milan, ripeto: noi siamo un’ottima squadra, abbiamo il giusto atteggiamento, aggrediamo l’avversario, proseguiamo su questa strada”.

In Friuli Basta giocava spesso sulla linea dei centrocampisti, ieri ha sofferto le virate di Defrel, da quella parte è mancata anche la verve di Candreva. “Io comunque sto bene”.

La verità emerge con la progressione delle interviste. “Forse siamo entrati in campo un po’ così, convinti di vincere facilmente. Non è andata in questo modo perchè si può perdere con qualsiasi squadra, la serie A è molto equilibrata, non va sottovalutato nessuno. Serviva maggiore aggressività, è un pomeriggio storto”.

Un incitamento collettivo arriva da Felipe Anderson, fuori dal derby, e allora twitta: ”Dai ragazzi, testa alta e non mollare mai. Sempre con voi e forza Lazio!”. Con il Genoa rientra, i suoi raid spaccano le difese, come Defrel ha fatto a Parma e ieri.

I biancocelesti sfilano verso il pullman con pochi sorrisi, Cana si piazza per qualche minuto davanti alla postazione di Sky per vedere qualche azione.

Allo stadio Manuzzi, nel quartiere La Fiorita, tre anni e passa fa Reja lasciò il comando della classifica e anche un pezzetto di Champions league, questa Lazio è più forte e le avversarie più deboli e allora resta la fiducia. C’è il rito degli autografi ai giornalisti romagnoli tifosi, le richieste sono pochi, i giocatori si allontanano sollecitati da Maurizio Manzini, storico team manager. Il pullman è là, Pioli fa per salire ma poi esce dall’altra parte perchè assieme al fido Murelli trascorre la domenica a casa, a Parma. Da pramzan de sass, come ama definirsi. Al Tardini la Lazio aveva imposto una superiorità non così evidente, a Cesena tradisce i nei rituali dell’èra Lotito, con quell’unica qualificazione in Champions conquistata grazie a Delio Rossi. Qui non ci sono alibi arbitrali, solo il rammarico per quell’autorete di Cataldi. Almeno il pari era lì, da prendere.

Vanni Zagnoli

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