Ilmessaggero.it. Krol racconta il suo mondiale: “Vedo l’Argentina in finale, il Brasile non lo so”

krolVanni Zagnoli
A 65 anni, Ruud Krol non ha più la maglia fuori dai pantaloncini. Era l’icona dell’Olanda, centrale difensivo (all’inizio esterno sinistro) della famosa Arancia Meccanica, seconda ai mondiali del ’74 e del ’78, con il calcio totale. Terminato il contratto con l’Esperance di Tunisi, attende una panchina: in Marocco o forse tornerà in Sudafrica.
Krol, divenne grande nell’Ajax e per due volte battè le italiane, in finale di Coppa dei Campioni.
“Nel ’72 il 2-0 all’Inter, a Rotterdam, con la doppietta di Cruijff, sfuggito al ventenne Gabriele Oriali, poi campione del mondo. L’anno successivo a Belgrado superammo l’accreditatissima Juve grazie a Johnny Rep, a bersaglio di testa dopo appena 8’”.
A 31 anni fu tra i primi campioni a emigrare, in Canada.
“Poi giocai al Napoli per 4 stagioni, dall’80 all’84, con Rino Marchesi in panchina perdemmo lo scudetto dell’81 per quell’autorete al San Paolo contro il Perugia. All’epoca in squadra c’erano 1-2 nazionali, adesso sono 13. Merito del presidente De Laurentiis”.
Che idea si è fatto dell’eliminazione dell’Italia?
“Mi è dispiaciuta, perchè ho sempre apprezzato il gioco di Prandelli. L’avvio del mondiale aveva proposto l’Italia vera, contro l’Inghilterra. Poi c’è stato il doppio blackout, con Costa Rica e Uruguay”.
Da calciatore chiuse in Francia, nel Cannes, mentre da allenatore girò il mondo: Malines (Belgio), Servette (Svizzera), Zamalek (Giza, Il Cairo).
“Divenni anche ct dell’Egitto. Ripresi nel 2000, come vice di Louis Van Gaal, in nazionale”.
Mancaste la qualificazione al mondiale di Corea e Giappone, quell’esperienza fu tra i rari flop nella carriera del ct dei Paesi Bassi.
“E’ un buon allenatore e l’ha dimostrato anche in questi mondiali, cambiando la difesa in corsa: dal 5-3-2 del primo tempo, negativo con l’Australia, al 4-3-3 finale. Eccellente anche il recupero con il Messico, complici i cambi. Non sempre si vince con lo stesso sistema, lui cambia e rimescola le partite. Mi hanno impressionato particolarmente il milanista De Jong, per la grinta, sino all’infortunio, e Robben per le accelerazioni da gol”.
Quali arancioni sarebbero all’altezza dell’Olanda di 40 anni fa?
“Forse solo l’esterno mancino del Bayern Monaco. Van Persie è lontano da Cruijff, per quanto sia il mio giocatore preferito della nazionale odierna: si è presentato con quel tuffo a volo d’angelo, contro la Spagna, mi ha raggiunto a quota 14 presenze mondiali, davanti abbiamo solo Sneijder. Non vedo punti di contatto con la mia epoca, è molto differente il gioco e pure la classe individuale”.
Nel ’74, in Germania, davate scandalo perchè il ritiro era aperto alle donne…
“La nostra forza era proprio il clima, oggi è tutto normale, martedì mattina 4 giocatori sono stati in spiaggia, a Ipanema, e altri 5 hanno optato per lo shopping a Rio. Magari ogni 4 giorni il ct Rinus Michels ci concedeva una giornata di libertà e allora le mogli ci raggiungevano: in fondo dai Paesi Bassi bastavano due ore in auto”.
Quel gruppo in patria resta mitizzato?
“Sì, ho ancora casa ad Amsterdam e quando ritorno avverto l’affetto della gente. Cruijff continua a lavorare per la tv, dopo i successi da allenatore all’Ajax e al Barcellona. Con quella nazionale peraltro ho perso i contatti perchè sono tornato all’estero, dopo il quadriennio da vice all’Ajax (di Van Gaal, nel 2003-04): Ajaccio, di nuovo in Egitto, gli Orlando Pirates in Sudafrica, lo Sfaxien in Tunisia”.
Gli arancioni sono favoriti, sulla Costa Rica?
“Indubbiamente. Però occhio alle sorprese, perchè nessuno si aspettava, per esempio, il nostro 5-1 sulla Spagna. Con la Grecia i centramericani hanno combinato poco, anche per l’inferiorità numerica da metà ripresa, però hanno subito appena 2 reti in 4 partite, con il portiere Navas formidabile”.
Ora che finale prevede?
“Si gioca in Sudamerica, le più attese dall’inizio sono le grandi del continente, Brasile e Argentina. Però la seleçao ha molta pressione, non sono certo che onori il pronostico, tantomeno dopo la prestazione negativa con il Messico e il successo solo ai rigori sul Cile”.
Leo Messi viene dall’annata più tribolata, con quei problemi di stomaco.
“E’ una questione nervosa. Incide anche se non è al meglio, qui ha già segnato 4 gol”.
Nessuna europea ha mai vinto il mondiale dall’altra parte del globo: solo l’Italia portò ai rigori il Brasile, nel ’94.
“E noi costringemmo l’Argentina ai tempi supplementari, nel ’78. Era padrona di casa nella finale di Buenos Aires, finì 1-1 e poi 3-1, con Kempes mattatore e i favori dell’arbitro piemontese Gonella”.
L’Olanda vinse l’Europeo dell’88, con il trio del Milan Gullit, Rjikaard e Van Basten, eppure ai campionati del mondo è accompagnata da una maledizione: quattro anni fa decise Iniesta, a 4’ dai rigori.
“Ancora non sono certo che arrivi in fondo, perchè la difesa resta vulnerabile. La base di reclutamento sono i 17 milioni di una nazione mediopiccola, eppure ci siamo aggiudicati anche 16 coppe europee e 3 intercontinentali”.
Nel 2010 Sneijder era stato determinante per la Champions e il mondiale per club dell’Inter, si è potenziato con un allenatore di kickboxing.
“Era stato Van Gaal a suggerirglielo, diversamente non l’avrebbe convocato. Qui non mi aveva convinto appieno, spero che la il pareggio con i messicani rappresenti la svolta del suo mondiale”.
Negli anni ’70, assieme al tedesco Franz Beckenbauer, aveva fama di difensore più elegante al mondo. Oggi chi è il migliore?
“Thiago Silva, il brasiliano del Paris Saint Germain. Ogni tanto sbaglia, eppure non ce lo si aspetta mai”.

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