La nostra storia d’amore, estate dell’89 ci conosciamo in chiesa, 4 febbraio del ’90 ci fidanziamo a una partita di volley, il 31-12-94 il matrimonio. E poi l’inseguimento al contratto offerto una sola volta, per due mesi

 

Dunque, oggi sono 20 anni di matrimonio. L’idea era di festeggiarli all’estero, magari non lontanissimo. O in una spa. O altrimenti con un aperitivo con amici, in città. L’influenza invece mi trattiene in casa. Giorni di insonnia più acuta del solito, doveva essere una settimana di ferie.

Però, come fosse una retrospettiva di racconto sportivo, chiudo gli occhi e torno indietro. All’estate dell’89. Ero metodico all’epoca, della santa messa. Nonna Maria – Elena all’anagrafe – era molto religiosa, nonno Tino non andava mai alle funzioni. Papà Vasco se vinceva la sua ansia, il panico, la fobia di emozionarsi, nello stringere la mano in segno di pace. Mamma Emilde andava spesso e per lei il momento era di socializzazione, di vedere compaesani. La vita della mia famiglia era dura, in campagna. Agricoltori e allevatori. I debiti erano stati azzerati da poco ma restava l’ansia, in più, la corsa forsennata, la paura di restare nuovamente senza soldi. O che quel che terreno regalato o quasi a un vicino di casa non bastasse per garantire un’esistenza serena alla famiglia.

 

Avevo 18 anni, la mia vita erano i libri e i quotidiani sportivi e lo sport in tv. Molto più cadenzato di oggi. Anzi, ero abbonato al basket, alla Reggiana, forse anche al volley. Per la mia famiglia lo sforzo mentale, più che economico, era notevole.

Papà occhio per i giocatori di classe, amava le giocate individuali, lo spettacolo, l’essenza del calcio. Impazziva per Matteoli, eravamo stati in curva assieme.  Amava, come me, ragionare con la propria testa. Amava Boniperti perchè ansioso quanto lui, era juventino. La Juve, il calcio erano la sua alternativa alle mucche, alla latteria.

Qualche volta leggevo Tuttosport – e dunque il direttore Dardanello che vedevo al Processo del Lunedì e Vladimiro Caminiti -, io magari chiedevo la Gazzetta ma lui preferiva Stadio. Perchè emiliano, perchè sosteneva fosse più equanime. Al Processo gli piaceva Ezio De Cesari.

Dunque, quella domenica a messa, avanzo, tra i banchi e noto quella ragazza dai lunghi capelli. Forse la stretta di mano, alla fine un dialogo minimo. Lei va a casa probabilmente a piedi, abita in via Confalonieri, a mezzo chilometro dalla chiesa di Pieve Modolena.

Io forse in bici, ero andato. Ci rivediamo, ogni tanto parliamo, in chiesa. Usciamo insieme per la prima volta domenica 4 febbraio, per una partita di volley. Silvia gioca a scuola ma non è appassionata, legge il Corriere della Sera, studia ragioneria allo Scaruffi.

Ecco. sì, ci incrociamo magari in tram, ma neanche sempre.

Quel giorno, dunque, il primo bacio, della nostra vita. Innamorati.

Segue la mia preparazione alla maturità, distratta dalla passione per lo sport e dai mondiali di calcio in Italia. Arriva un 38, se ricordo bene, per me umiliante. C’è la professoressa di italiano Elena Tardito che per consolarci a tavola, come classe, in pizzeria, dice: “Non preoccupatevi. Nessuno vi chiederà mai questo voto. Anche perchè andate tutti all’università”.

Tutti? Io ragiono con la mia testa, sempre. Io mi faccio presentare al Carlino, in luglio. Al Carlino di Reggio da Luciano Tessari, padre di Cristian, mio compagno di classe. E lì inizia la mia malattia, il giornalismo. E Silvia ne fa le spese. Trascurata per anni. Da full immersion.

Io ascolto Francesco Guccini e Ivano Fossati, l’università la lascio a tutti. Mi iscrivo e basta, non metto mai piede. 40 mesi al Carlino in cui riposo 5 giorni e basta – lavoravo anche nei festivi, per mettere avanti servizi -, non chiedo nulla e dal 93 invento il mestiere di freelance in Emilia Romagna.

Prima, c’erano pensionati, dopolavoristi che facevano i corrispondenti per hobby. C’erano caporedattore e caposervizio dello sport che amavano distribuire le collaborazioni a piacimento loro, in base al grado di servilismo.

Mai chiesto niente, messo alla porta perchè avevo troppe collaborazioni.

Silvia di tutto questo è testimone, partecipe e vittima. Ritaglia gli articoli, li colleziona. Si diploma. Lei è del ’73, nel ’92 prende 53, un buon voto. Cerca spazio in banca ma è molto seria. Non è la ragazza cercata oggi, occhieggiante e ammiccante, di professione adorante dei potenti e sprezzante di chi non serve a fare carriera.

E allora Silvia avanza a furia di contratti a termine. Neanche li ricordo tutti. Telecom, esperienze private, bonifica Parmigiana Moglia Secchia. Silvia lavora molto volentieri, in questo senso è figlia d’arte, di mamma Enza.

Dunque accade che il 30 ottobre del 1993 vengo convocato da Ezio Fanticini nell’ufficio di Gigi Zerbini. La mia collaborazione con il Carlino è terminata, per sempre. Curioso, dopo 40 mesi ai miei ritmi. L’8 agosto del ’91 pubblicai 10 miei articoli, di cui 8 siglati o firmati. Volete che aggiunga qualcosa?

E’ che chi ha voglia di lavorare spezza gli equilibri. Io, figlio di contadini, ero un po’ come i personaggi di Guccini. “Io, chierico vagante”. “L’inquietante presenza di Vanni Zagnoli”, sentenziava Pier Luigi Alberici.

Perchè mi trattenevo troppo in redazione, perchè ormai le scelte non mi toccavano, perchè si aspettavano solo scuse per allontanarmi. “Zagnoli”, guardava di sottecchi Gigi Manfredi, oggi capo della redazione. E con un gesto intendeva. “Ma cosa stai qua a fare?”.

Già, per esempio era molto più divertente Enrico Lusetti, quando passava, portava una ventata di chiasso, di clownesco. E poi era l’atteggiamento, un collega in attesa di assunzione frequentava spesso la casa di un caposervizio. “Era amicizia vera”.

Sulla cronaca ero debole, seppi anni più tardi, secondo la sentenza di Gigi Zerbini. Zerbini. Zerbini che aveva emarginato da Reggio Biagio Marsiglia, firma bolognese del Carlino poi nerista di punta al Corriere della Sera.

Dunque, ai miei genitori dico che ho lasciato io il Carlino, intanto avevo molte collaborazioni. Zerbini disse: “Non diremo che ti abbiamo mandato via noi ma che hai lasciato tu. A meno che non voglia essere tu a farlo sapere”.

Io sono sempre andato orgoglioso della loro cacciata, nel senso che è stato un calcio in faccia. All’impegno e alle idee evidenziate poi.

Va beh, il tutto fra sbalzi di peso, fra nonna Elena che si avviava all’infermità e a papà che nel tempo aggravava la depressione.

Maggio ’94. Lascio casa dei genitori, da via Berneri 2-1 mi trasferisco in via Rabbeno 10, interno 12. Papà non vuole che porti un pizzico di mobili. Poi riuscirò a farmi dare anche forse 20 milioni di lire. Mamma non era così d’accordo.

Ah, dimenticavo. Nell’estate del 93 dopo 40 giorni distruggo una splendida Opel Calibra. Costava 30 milioni di lire, venne valutata 1. Forse 20 o 25, non ricordo esattamente. Presi la Vectra azzurra.

Vivo da solo, per alcuni mesi, Silvia viene spesso ma preferisce tornare a casa la sera. Ci sposiamo, così anche papà digerirà meglio la mia scelta di abitare altrove.

Silvia, allora. Ecco, lei c’è, sempre. A parte il lavoro la sua generosità è senza eguali. E’ molto contesa anche in famiglia, dalla sorella Cristina e dai nipoti Giovanni ed Eleonora.

Parlando di lei, mi viene in mente Sacchi a proposito di Ancelotti: “Ha tutti i sentimenti migliori”.

Ecco, Silvia è così.

Sostiene che l’essere paciosi significhi anche essere buoni e credo abbia ragione. Volete mettere quell’ironia tutta dei giornalisti, esclusiva dei redattori o meglio ancora di caposervizio o capiredattori o aspiranti tali, quelli che cuciono le etichette? Quei giudizi taglienti per azzerare i colleghi che non piacciono e portare i mediocri e falsi umili?

“Tieni cagato Zigulone”, mi disse un giorno un caposervizio di Carlino Reggio. Perchè se mi permetto io una battuta, o meglio un giudizio professionale che riguarda un aspetto commentoso della Reggiana a 22 anni non me lo posso permettere, se invece lo fa il brioso Lusetti ridiamo tutti. Con tutto il rispetto di Enrico, bancario e uomo di tv.

Enrico che anni fa mi disse: “Sai che non convincevi, come personaggio televisivo, ma invece sto cambiando idea, sul tuo conto?”:

In tv vanno dette un po’ di stupidate per tenere alta l’audience, va sfidato come faceva lui il presidente Barilli. Insomma sono soprattutto i non giornalisti professionisti, che hanno poco da perdere, perchè di fatto non devono chiedere interviste, nè mantenere grandi rapporti con le società a essere favoriti.

Piacciono i polemisti puri. Senza peli sulla lingua. Chi per alimentare il proprio personaggio si appiglia  a qualsiasi cosa pur di fare una polemica reiterata. Per dire quello che il tifoso di pensiero ultrà o quasi ha piacere di sentirsi dire.

Perchè la calma, in campo e in tv, viene scambiata per mancanza di grinta. Basta qualche impennata, qualche battutona, nei tempi telesivisi. Le analisi le facciamo sui blog, neanche più sui giornali. “Non c’è spazio”.

Silvia negli anni è stata segretaria di redazione, collaboratrice di freelance, lei stessa freelance, casalinga. Autista, intervistatrice. Si è persino appassionata al calcio e un po’ allo sport.

Da mesi la costringo a leggere ogni mio articolo – quelli cartacei o online di testate serie -, lo fa con passione.

Registra le mie apparizioni televisive, mi annoda la cravatta prima di andare.

Pianifica le vacanze e quando vado con lei fa escursioni, cerca gli animali, io preferisco conoscere persone, ascoltare storie. Che almeno da qualche mese pubblico con una video intervista o con una notizia.

Silvia mi insegna la disciplina mentale, la gerarchizzazione delle priorità. Silvia ha la sfortuna di avere sposato un giornalista freelance. Presuntuoso, che vorrebbe mettersi al pari della stampa nazionale ma ne fa parte. Oggi il redattore di grande testata, anche locale, è inseguito, il freelance viene evitato.

Silvia c’è, sempre.

Silvia non pensa mai a se stessa, prima di tutto a me. L’altruismo di Silvia è unico.

Ricordo Luca Bottura autore di Quelli che il calcio, anni fa, aveva inventato la rubrica “Ce l’abbiamo solo noi”. Cioè il giubilo redazionale per una notizia esclusiva.

Ecco, Silvia ce l’abbiamo solo noi. Nel condominio di via Mazzoli, dove lavora, dov’è stata in vacanza. E’ difficilissimo non andare d’accordo con Silvia, perchè Silvia a differenza mia non vive di confronti, non ambisce a visibilità, non reclama soldi, carriera. Non chiede di firmare patti di stabilità, non è sindacalista, non si concede malattie.

Silvia ama guardare le fiction televisive, vorrebbe contemplare gli animali ma da noi, a Coviolo, c’è poco di vicino.

Silvia c’è.

Silvia è stata al gp di Imola, a San Siro, è rimasta fuori dallo stadio di Torino e di Empoli, mentre a Napoli a 20 anni era da sola e in mezzo al pubblico normale. Non era pubblicista, al momento di consegnarle l’accredito uscì quella norma.

Silvia è stata allo zoo di Pistoia e, poi, appunto, mi ha accompagnato a Empoli. Lei guida, io scrivo. O parlo in radio. In realtà, negli ultimi anni, scrivo molto meno, ma amen.

E in tv dimostro che ci sto anch’io. Perchè non basta avere un nome, essere occhieggianti o fare i comici. L’applicazione, l’autorevolezza, il coraggio pagano.

Silvia ama Mazzone che a me non piaceva perchè piaceva per le battute, alla gente. Ama Zeman e in questo sono d’accordo. Perchè i silenzi sono emblematici. Perchè sprecare parole?

Io per anni non ho mai fatto sconti a nessuno, adesso mi sono rotto e allora li faccio anch’io. Sapete che Guidolin è per il miglior allenatore del mondo, a TvParma gli chiesi cosa ne pensava dell’etichetta immeritata di prete falso, leggendogli l’attacco di un pezzo di Repubblica Bologna. “Don Matteo, un prete in bicicletta”.

Questo è giornalismo. Nel ’90 quando ho iniziato come oggi.

Ricordo al Processo quando Gianni Melidoni diede del lacchè a Gianni Minà. Ecco, noi non abbiamo santi in paradiso. Noi salutiamo senza falsa gioia, senza entusiasmo contagioso, senza terzi fini. Senza chiedere senza chiedere, facendo in modo di essere richiesti.

Noi, da Pieve Modolena, adesso Coviolo, MIgliolungo, senza santi in paradiso. Lei, figlia di un ex operaio del comune, Giuliano – si occupava di manutenzione stradale, venne premiato dal sindaco Spaggiari – e di Enza, ex sarta e poi pulizie a domicilio. “Sono una Gilioli”, diceva anni fa Cristina, sorella maggiore di Silvia. Intendevo di determinazione.

Io, figlio di un contadino, poi lavoratore a domicilio, a cottimo, attività intrapresa da mamma Emilde dall’83, mi pare.

Io, ringrazio Dio per avere conosciuto in chiesa, quel giorno, Silvia. Un angelo arrivato nella mia vita, dal cielo.

Silvia, la dimostrazione che non si vive di ambizione, di gara, di niente, ma la gioia è nelle piccole cose, in una carezza. Silvia.

Silvia, quante volte ha raccolto il mio sconforto per critiche ricevute di fronte a servizi, si è presa la tensione accumulata per onorare le scadenze dei servizi.

Silvia che non ha alcuna colpa. Silvia non mi ha chiesto di fare il freelance, l’ha subìto, lo assapora.

E per quanto mi sono guadagnato non devo nulla a nessuno, se non alla pazienza di Silvia.

Certo che ho sbagliato tutto, perchè dovevo fare la scuola di giornalismo, trasferirmi a Milano e puntare sulla tv. Come fanno tanti ragazzi di oggi. Ma io “fiero dei miei pensieri e di quel mio eterno incespicare”, canta Francesco Guccini.

Ringrazio Dio per Silvia e per i genitori.

Del lavoro di giornalista sportivo nazionale freelance vi parlerò ancora. Ma sappiate che io sto con Ancelotti, non con Conte. Con Gasperini, Delio Rossi, Mazzarri, non con Mourinho. I fenomeni non mi piacciono. Li accetto quando sono consacrati davvero, eventualmente.

Ecco, io mi ispiro ad Ancelotti. Sono lieto di incrociare il suo sguardo e di ricevere il saluto suo, di Inzaghi, quando capita di trovarli in sala stampa. Ibrahimovic, Cassano che mi piglia per il culo pubblicamente perchè mi presento per Messaggero, Secolo xix e Gazzettino lo lascio volentieri ai comici.

Io tengo Dino Baggio. Io sono Dino Baggio. Andatevi a riassaporare la carriera di Dino Baggio, sino al 2000. Prima di quel gesto dei soldi all’arbitro Farina, conferma di moggiopoli. Ecco, Silvia, io, siamo come Dino Baggio. Onesti, seri, applicati. Non chiediamo aiuti, non chiediamo regali, non facciamo i furbi, non pretendiamo, non usiamo le tecniche di comunicazione.

Non ci facciamo fotografare con i campioni nè gli allenatori. Siamo stati a Trieste, a raccontare il primo scudetto della Juve, contro il Cagliari. A Verona per quello mancato dalla Roma.

Siamo reggiani, emiliani, ci appassioniamo a tutte le squadre e ai personaggi che vogliamo. Facciamo meno sconti possibili.

Silvia è appassionata di video e fotografia.

Presenteremo libri, condurremo dibattiti, Silvia appunto si occuperà dell’organizzazione e delle fotografie.

Alla faccia di chi, nell’ottobre del ’93, mi cacciò dal Carlino perchè avevo inventato il mestiere di freelance a Reggio e che poi 5 anni mi disse che non potevo riprendere a collaborare perchè non sono laureato. Io, professionista dal ’99 e con il mio curriculum di collaborazioni.

Alla faccia di, a Reggio, non mi pubblica una lettera a firma di Futre, di Lucescu e di Valentina Vezzali, ritenendole poco credibili.

Alla faccia di chi non dedica una riga alla mia presentazione di un libro. Alla faccia di chi preferisce puntare su chi fa un altro mestiere ma collabora in esclusiva per la propria testata.

Alla faccia di chi, vi invito ad ascoltare Francesco Guccini: “Ruffiani, mezzecalze”.

Alla faccia di chi fa le domande ammiccanti in conferenza stampa e ha una verità in conferenza stampa, una quando scrive, una quando è a cena e di chi cambia spesso idea.

Alla faccia di chi a TvParma si atteggia come Gianni Brera al Processo del lunedì con Caminiti e gli altri.

Io tengo per chi voglio, faccio le domande che voglio, tengo tutte le squadre che voglio e seguo tutto ciò che voglio. Senza avere mai chiesto aiuto ad autorità religiose, militari, giornalistiche.

Io, chierico vagante, dice Guccini.

Quindi, nei confronti del provincialismo di certa stampa suono volentieri l’Avvelenata. “Ma sei avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni. Credete che per questi 4 soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto…”.

E a Silvia. “D’altra parte ti dico grazie”, come in un brano di Fossati.

Nella prossima vita, creerò le condizioni per essere assunto o per essere valorizzato al massimo. Perchè tessitori di rapporti si nasce, io faticherò a diventarlo.

Ma a me non importa di nulla. Solo di Silvia.

“E ho tante cose ancor da raccontare per chi vuole ascoltare. E a c… tutto il resto”, cantava Guccini.

Grazie a Silvia e ai tanti amici nel mondo dello sport e della sua vita.

Ascoltare Dante Bertoneri chiedermi aiuto mi fa guardare la vita con occhi diversi. Vuole che lo porti dal Papa, nel caso ci andremo anche con Silvia. Certo non è facile riuscirci, però nella vita ci sono capisaldi. Silvia, la fede, il tifo per i personaggi veri, il rapporto con i personaggi veri.

Di chi finge di non riconoscermi, rispetto a 20 anni fa, quando seguivo il Parma per molte testate, posso fare a me. Di chi si affida al Gianni Brera di Parma, di chi cambia idea spesso ma ha sempre gli argomenti giusti faccio volentieri a meno. Lo lascio volentieri a se stesso.

Preferisco occuparmi di gastronomia gratis… O di videointerviste gratis.

“Di mandolinari e tromboni”, diceva Gian Maria Gazzaniga, compianta firma de Il Giorno. Ecco, io faccio il mio lavoro e non cedo volentieri agli ammordimenti, anche se l’ho fatto in passato.

“Chiudiamo in gloria, amore mio  – dice sempre Guccini – che dopo a giorno fatto dormo anch’io”.

Ecco, per questo san Silvestro mi congedo con le note assaporate una settimana fa in studio a Telereggio da Gian Matteo Sidoli, 80enne reggiano che abita a Puianello, inventore della conduzione popolare nelle tv locali. Musiche natalizie, di Pavarotti e non solo.

Anzi no. “Chiudiamo in gloria, amore mio. Che dopo è giorno fatto e dormo anch’io…”.

E allora qui, oggi, idealmente, ringraziamo decine di nostri amici. Conosciuti in vacanza, persi di vista, compagni di scuola, colleghi miei ai quali trasmetto la mia precarietà. “Colleghi benpensanti”, diceva Fabrizio De Andrè.

Ecco, un grazie, un brindisi, a distanza, in alto i calici doppio, per Silvia, per noi, per voi. Buon anno. “Abbracciamoci tutti e vogliamoci tanto bene”, diceva Fabio Caressa per la vittoria del mondiale 2006.

Un giorno, chissà, saremo anche noi a una partita mondiale. Anzi, no, olimpica. Sapete come la pensiamo.

Un’arte marziale per me ha più valore del pallone, non c’è paragone.

Conta l’umanità. Gli orecchini, le cuffie, le wags, il coglionismo non importa. Mi tengo Silvia, lascio agli altri le bellone. Mi tengo il mio giornalismo, analisi e rigore, la comicità e il Gioan Brera fu carlo lo lascio a chi ha sempre ragione.

A chi quando Tommaso Ghirardi manifesta interesse per il Parma dice a Teleducato che aveva telefonato al suo vicino di scrivania al giornale per cui lavora per far sapere dell’interesse. “A Parma di impuffatori ne abbiamo già avuto abbastanza”.

A chi per anni si fa irretire dallo stesso, nei giudizi, e non solo da lui. A chi un mese e passa fa scrive di problemi economici nella testata dove lavora e poi viene indotto alla smentita su radio locale. A chi adesso si scaglia con Ghirardi come se fosse un poco di buono.

Io dico grazie Ghirardi, grazie a chi butta soldi nel calcio, perchè contribuisce a farci divertire, soprattutto nelle squadre in zona. A chi fa il debole con i forti – sul piano contrattuale o altro – e il forte con i deboli preferisco sì, i non giornalisti.

Ha ragione Beccantini. “Non siamo una grande categoria”. Me compreso, ci mancherebbe. Si prova a evitare gli sconti, non sempre si riesce. E da freelance i rischi sono esponenziali, rispetto al contrattualizzato o alla grande firma di grande testata. Onniscente e onnipotente. Che spiega a Ghirardi come fare il presidente, adesso anche a Leonardi come fare il dirigente, a Donadoni come fare l’allenatore. A chi ne ha per la Fifa, la Uefa.

E pure agli ex giornalisti comici che irridono colleghi assenti in tv e si sorprendono del fatto che io non stia zitto. Rispetto, prima di tutto.

Ma non delle regole assurde. Dei vigili che mi fanno la multa perchè sono fermo in macchina a scrivere, di chi rifiuta di raccogliere una mia denuncia dopo le 20, di chi mi multa perchè alle 4,36 dell’alba sono in sosta davanti a un bar in pista ciclabile.

Non rispetto delle mixed zone, del minutaggio, dei regolamenti lega, del concordare, dello spazio, della misura, dell’orario, dell’esclusiva. Dell’essere presenti che non conta più.

Non sono in condizione, ho la tosse e la gastroenterite, sennò avrei fatto un video, di tutto questo.

Dimenticavo. “Sei un collaboratore, non puoi fare certi pezzi. Ah, quello c’è dal ’68, è un’istituzione…”.

E il blog è riservato ai redattori o ex o firme comunque di livello.

Dimenticavo, sono una firma inflazionata. Per l’esclusiva scegliete chi esce dalla scuola e dà lezioni di giornalismo e vita. O chi esce dalla tv ma vi racconta la sua vita. A chi ha sempre la faccia giusta, al momento giusto, la battuta giusta, a chi ha successo. Ai fustigatori di politica, di costume, di sport. Ho in mente A.S. e S.L., uomo e donna, che ne hanno per tutti. Ecco, io mi tengo Bertoneri e chi non porta audience, mi tengo un giornalismo anche di rispetto e sentimenti.

Diffido di chi ha costruito la carriera da ex de Il Giornale da antiberlusconista. Di chi appena l’Italia viene eliminata dai mondiale twitta: “E adesso ce li vedremo paparazzati in estate con le wags”.

Vi lascio stravincere, voi che avete 400mila e passa mi piace su facebook, io ne ho 46 ma lo sbruffoncello lo lascio fare a voi che siete  capaci. A voi che ne avete per tutti.

A voi che diventate agenti Fifa a 40 anni e andate in tv a pontificare di calcio. A voi che spiegate agli spettatori il giornalismo e la vita.

A chi giocava in serie B femminile e discetta di tattica raccogliendo il consenso dell’allenatore del Modena e addirittura ha una ricetta per evitare le morti bianche nello sport.

E’ troppo facile. Io ammetto volentieri di avere sbagliato. Su Pellè, su altre situazioni, mi vanto di avere sbagliato. Alcuni non sbagliano mai. Se io, non di Parma, prevedo un risultato negativo per il Parma, sono un menagramo, un reggiano, se lo fa un giornalista parmigiano è solo realista.

E forse era meglio Maurizio Mosca, che prevedeva in ogni pronostico europeo la vittoria dell’Italia, l’impresa impossibile. Applausi. Alla sua memoria. Per un anno sono stato corrispondente dall’Emilia della trasmissione dov’era in studio lui.

Mi tengo i miei miti.

Ai microfoni i colleghi Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali, Claudio Ferretti, Enzo Foglianese…

E poi Rino Tommasi, Carlo Nesti, Stefano Bizzotto. Franco Bragagna. Ecco presto porterò a Reggio e Parma Bizzotto e Bragagna.

Dopo Beccantini, altro mito assoluto, sarà il modo di festeggiare i nostri 20 anni di matrimonio.

Giornalismo, storie, sentimento. Piano piano coronerò tutti i miei sogni. Tempo al tempo.

 

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