La Statistica. L’evoluzione di De Rossi è un bene o un male per la Roma?

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Daniele De Rossi

Il momento difficile della Roma e la prestazione offerta durante lo scontro diretto di lunedì sera contro la Juventus ha creato un clima di scetticismo nei confronti di Daniele De Rossi. Il centrocampista giallorosso è stato sostituito da Rudi Garcia nel corso del secondo tempo e dal momento in cui è uscito dal campo, i capitolini hanno ingranato la quinta e sono corsi verso il pareggio finale. Che cosa sta succedendo a De Rossi? Ce lo siamo chiesti anche noi e per rispondere abbiamo provato ad analizzare la sua evoluzione nel corso delle ultime stagioni, partendo dal 2009-10 e arrivando sino all’annata in corso. I dati che abbiamo esaminato, relativamente al campionato di Serie A e con un campione relativo ai 90’, sono stati sezionati in tre categorie differenti: passaggi, fase offensiva e fase difensiva.

Per ciò che concerne la prima sezione, quella relativa ai passaggi, abbiamo preso in esame frequenza dei passaggi, percentuale dei passaggi riusciti, numero di palle lunghe e palle corte medie. Notiamo immediatamente come nel corso degli anni sia aumentato sia il numero dei passaggi che la percentuale di quelli completati. Nel 2009-10, De Rossi viaggiava a 55,4 passaggi medi a partita (il dato più basso del campione) e con l’80,4% di questi completati (anche qui, il dato minore). Nel 2014-15, invece, la frequenza è salita addirittura a 82,5 (il dato maggiore) e la precisione al 90% (superiore addirittura all’89,3% del 2013-14). Un miglioramento che si può spiegare con un altro dato in costante aumento, quello delle palle corte giocate: nel 2009-10 erano in media 38 a partita, adesso sono quasi il doppio: 62,3. Sono raddoppiate anche le palle lunghe (da 6,6 a 12), ma è chiaro che si tratta di una sproporzione netta tra le due tipologie di passaggio.

Non è un caso che il primo picco nel numero di palle corte si abbia con la stagione 2011-12, quella della gestione Luis Enrique, nella quale De Rossi diede l’impressione di volersi assestare in via definitiva davanti alla difesa, cambiando in modo forse definitivo la propria tipologia di gioco. Una mutazione rientrata nel travagliato 2012-13, specie per l’intervento di Zdenek Zeman in panchina, e poi proceduta di slancio dall’avvento di Rudi Garcia nella stagione passata. De Rossi si è assestato in quel ruolo e il contesto al suo fianco è salito di qualità, permettendogli di aumentare le percentuali di passaggi completati. Ma, decisiva, pare comunque la scelta degli stessi. Che, essendo principalmente corti e frequenti, divengono meno rischiosi.

La prova indiretta si ha nella seconda parte della nostra analisi, quella che riguarda la produzione offensiva del centrocampista giallorosso. In questo caso, abbiamo analizzato le palle filtranti medie, il numero dei dribbling, delle palle perse, dei cross, dei key-passes, degli assist, dei tiri e dei falli subiti da De Rossi sin dal 2009-10. La prova del fatto che il giocatore si prenda meno rischi si ha nel minor numero di palle filtranti: se dal 2009 al 2012 viaggiava a 0,4 a partita, adesso è a 0,1.

Anche i cross (che nel 2012-13 hanno raggiunto l’apice: 0,5) sono ora a 0, mentre è dalla stagione 2012-13 che De Rossi non regala un assist. Ulteriori prove? I key-passes del 2014-15 sono la metà del 2009-10 (da 1,2 a 0,6, dato minimo del campione), i dribbling tentati un terzo (da 1,3 a 0,4) e con essi anche le palle perse, scese sino a 0,5 nel 2014-15. De Rossi sembra essere sempre meno un centrocampista e sempre più un difensore aggiunto, come proverebbe anche il basso numero di tiri (0,6 a partita in questa stagione, l’anno scorso erano 1 e nel 2009-10 1,9 a partita).

Concludiamo la nostra analisi con la fase difensiva propriamente detta: tackle, palle intercettate, falli commessi e duelli aerei vinti. Quello che stupisce, in questo caso, è il fatto che non si possa parlare di un corrispondente aumento dei dati in questione. Se De Rossi ha perso parte del proprio potenziale offensivo per ricoprire un ruolo di equilibrio davanti alla difesa, ci saremmo aspettati un aumento di tackle e palle intercettate. Invece non è così. I tackle sono al minimo nel campione (1,2 a partita, nel 2009-10 erano 2,6), mentre le palle intercettate hanno vissuto un picco nella gestione Luis Enrique (3,2 a match) ma sono sostanzialmente stabili in tutto il resto delle stagioni (erano 2,6 nel 2009-10, sono 2,7 ora).

Sono aumentati i falli (1,8, massimo in carriera e doppio dell’anno scorso), mentre l’unico reale miglioramento si ha nei duelli aerei, triplicati rispetto al 2009-10 nella stagione passata (da 0,6 a 1,9 a partita) e poco più che raddoppiati ora (1,4). In sintesi, il numero di tackle potrebbe non essere aumentato a causa dello stile di gioco di Garcia e del miglioramento del contesto in cui gioca (anche qui, si tratta di un tipo di intervento rischioso e non necessariamente utile alla squadra), ma viene da pensare che alla perdita nella produzione offensiva non sia corrisposto un aumento in quella puramente difensiva.

Tutto ciò è un bene o un male per la Roma? L’impressione è che Garcia faccia bene ad assecondare questa evoluzione tattica di De Rossi (anche l’età del giocatore suggerisce un posizionamento in campo meno dispendioso), ma che non si debba esagerare.

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