Le mie affinità elettive. Con Schittone, con Ampollini (anche se ha fatto una domanda tattica a Donadoni), con Milano, Balestrazzi, Angella, Pacciani, Piovani. Non con Boni, Schianchi, Gallerani, Cervi e in parte Bellè

Prendo spunto dalla conferenza stampa di oggi per qualche considerazione personale sui colleghi.

Dunque, non mi sentirete mai criticare Schittone, Pacciani, Angella, Milano, Marco Balestrazzi, lo stesso Piovani che in passato ho ritenuto troppo vicino al presidente Ghirardi.

Non mi dispiace Luca Ampollini, anche se vuole insegnare a Donadoni l’interpretazione della partita. Luca, te l’ho spiegato mille volte, ha ragione Donadoni, sempre, a prescindere, te l’ha spiegato. In genere gli allenatori hanno ragione, è troppo facile fare noi gli allenatori. Tu, Schianchi, capite di calcio ma non al punto da sostituirvi a Donadoni. Schianchi lo faceva con Baldini e poteva avere ragione. Donadoni mi pare diverso.

Gli interventi di Enrico Boni, con certi toni, non capisco che significato avessero. Su Schianchi avevo scritto un lungo dossier, quasi tutto contro. Lascio perdere, l’ho cestinato. Io stimo lui, lui non stima me. Pace.

Con Gallerani non c’è mai stato feeling. Neanche saluta, neanche stringe la mano. Schianchi saluta, almeno. Magari saluta con una presa in giro. E’ la supponenza tipica di chi lavora alla Gazzetta o a Sky. Ieri ho chiesto a Manenti di rivelarci qualcosa del suo privato. La sua fede calcistica, magari tifa una squadra particolare, certamente non il Parma, a occhio. Gallerani commentava a voce alta: “La sua fede religiosa”.

Le domande intime, intimistiche, psicologiche, danno fastidio. Sono patrimonio di pochi, comunque i colleghi che rappresentano le testate più importanti si sentono di un altro pianeta. Io preferisco persone umili come Gabriele Majo e tantissimi altri

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